Gran Zebrù … ci piaci tu! – m 3.851 – 6-7 Maggio 2011
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Si, lo so, è una battutaccia ma da quando
Luca_P mi ha proposto questa meta la frase mi ritorna in testa continuamente.
E si lo so,
Luca_P, che non dovevo andare in Val d'Avero a farmi 1300 m di dislivello il giorno prima sapendo che c'era la possibilità di questa impegnativa salita … diciamo che l'ho fatto per scaramanzia e quando mi è arrivata la telefonata che confermava la gita sono stata contenta di non essermi avventurata sul al passo.
Lo so … sono “crollata” poi tornando ai Forni dal Pizzini, ma i tempi di salita alla cima sono stati buoni, no?
Quando è arrivata la proposta non ci credevo: una cima molto impegnativa per me, non solo PD ma con anche il +!
E poi ne ho sentite di ogni su questa montagna e quando siamo andati in avanscoperta abbiamo pure trovato una croce di una diciannovenne morta sul Gran Zebrù 30 anni prima … Non c'è che dire, ero agitata :)
Ma
Luca_P era fiducioso ed effettivamente è andato tutto meravigliosamente bene.
Siamo arrivati in cima tra i primi (gulp!) anticipando gli sci-alpinisti che arrivavano sia da Solda che dal Pizzini.
La salita è impegnativa sia per la quota che per la pendenza che non molla mai, a volte più ripida, a volte meno ma sempre molto sostenuta.
Una salita che mi ha lasciato a bocca aperta. Fantastica! Fatta in questa stagione è davvero l'ideale perché non c'è ghiaccio vivo, i crepacci sono chiusi e trovi neve fino al Rifugio. Neve che abbiamo avuto la fortuna di trovare ancora consistente cosi che non si affondava poi tanto.
La parte tecnica la lascio raccontare a
Luca_P, io non posso che ringraziarlo per la gita e la pazienza che trova sempre nel venire con me.
Devo inoltre spezzare una lancia a favore del Pizzini. Tempo fa l'avevo fortemente criticato, ora devo ricredermi: ospitali, gentili, non hanno fatto alcuna obiezione al fatto che io pernottassi e basta. Qualche rimostranza sul nostro orario di partenza ma poi ci hanno fatto trovare il thermos per la colazione. La cena poi (di
Luca_P) era ottima e abbondante. Sono ripassati più volte sia con la pasta e le verdure, ma anche con la carne. Insomma … gran bel rifugio! E quando ho chiesto se potevo sedermi a tavola con il mio amico a mangiare le mie cose il rifugista mi ha risposto: perché, dove volevi andare? :)
Parcheggio Forni - Pizzini
Quota partenza: m 2.145
Quota arrivo: m 2.701
Dislivello secondo Gipsy: m 554 (solo salita, 2 m discesa)
Tempo totale, comprese le soste: 1 h 59 m
Km percorsi: 5,1 km
Pizzini – Gran Zebrù
Quota partenza: m 2.701
Quota arrivo: m 3.851
Dislivello secondo Gipsy: m 1.150
Tempo totale, comprese le soste: 7 h 21 m
Km percorsi: 7,8 km
Pizzini - Parcheggio Forni
Quota partenza: m 2.701
Quota arrivo: m 2.145
Dislivello secondo Gipsy: m 542 (solo discesa, 2 m salita)
Tempo totale, comprese le soste: 1 h 31 m
Km percorsi: 4,9 km
Non credere, piccolo uomo, di essere chi sa chi, perché prima che tu nascessi io già c'ero e quando tu non esisterai più io ancora ci sarò (La Montagna)
Vista da
Luca_P
La salita del Gran Zebrù o Königsspitze, seconda vetta dell’Alto Adige dopo l’Ortles, ha da sempre rappresentato per me un sogno, che pensavo tempo fa irrealizzabile.
Da dovunque e per le innumerevoli volte che io abbia potuto ammirarlo, da tutti i versanti, mi è sempre apparso fantastico con la sua forma di imponente piramide rocciosa ammantata di ghiaccio.
La salita è stata quella classica per la via normale dal rifugio albergo dei Forni 2178 mt., raggiunto in macchina da Santa Caterina Valfurva, per la val Cedec, il rifugio Pizzini 2706mt., il canale del Col di Bottiglia 3462mt. e la cosiddetta Spalla della parete sud fino alla vetta a 3851mt..
Dopo aver pernottato al Pizzini (dove ho incontrato un collega di lavoro che “faceva” il Cevedale con gli sci... della serie com’è piccolo il mondo…) abbiamo affrontato la salita vera e propria del Gran Zebrù su ottima neve trasformata e con temperatura di qualche grado sottozero già al rifugio alle 5 del mattino quando siamo partiti.
Dal rifugio Pizzini abbiamo raggiunto la base della piramide del Gran Zebrù aggirando a sinistra il grande roccione rosso che ci si trova davanti, mentre al ritorno l’abbiamo contornato dall’altra parte (potrebbe essere che in condizioni diverse da quelle trovate da noi quest’ultima via non sia consigliabile, dato che la via normale viene sempre indicata dall’altra parte).
Come attrezzatura abbiamo utilizzato ramponi e piccozza e, per la discesa, una corda da 20mt. in conserva.
Non abbiamo invece indossato il casco in quanto le scariche nel canalino del Col di Bottiglia, solitamente a rischio, erano praticamente nulle; così come non abbiamo usato due chiodi da ghiaccio, che pure avevo nello zaino, viste le ottime condizioni di tenuta della neve e l’assenza quasi assoluta di ghiaccio vivo.
Ritengo che le difficoltà della salita, oltre che quelle normali tecniche, con pendenze fino a 50° circa, dipendano in gran parte dalle condizioni in cui si trovano le parti ghiacciate ed innevate.
Per finire devo dire che è stata una salita fantastica, con tempo veramente eccezionale ed in ottima compagnia.
Grazie Königsspitze sarai sempre nei miei ricordi più belli.














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