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Cima di Bri, cresta SW: cima 2450


Published by tapio , 14 October 2011, 06h38.

Region: World » Switzerland » Tessin » Locarnese
Date of the hike:12 October 2011
Hiking grading: T5+ - Challenging High-level Alpine hike
Climbing grading: II (UIAA Grading System)
Waypoints:
Geo-Tags: CH-TI   Gruppo Poncione Rosso   Gruppo Cima di Gagnone 
Time: 10:00
Height gain: 1935 m 6347 ft.
Height loss: 1935 m 6347 ft.
Route:Pian Vaccaresc (650 m) - Cognera - Pincascia - Costa - Alpe Lavazzè (1658 m) - Alpe Cuneggio (1761 m) - Böis - cresta SW della Cima di Bri - cima 2412 - cima 2450 - cresta SW della Cima di Bri - Matarello (2173 m) - Tòr (1921 m) - Alpe Cuneggio e, da qui, ritorno a Pian Vaccaresc per la stessa via dell'andata
Access to start point:Gordola - Valle Verzasca - Lavertezzo - salire a destra e seguire per Cognera (limitate possibilità di parcheggio a Pian Vaccaresc)
Maps:CNS 276 T - Val Verzasca

“Sommità della catena principale, a picco su tre valli. Offre un panorama straordinario: chi può dimenticare i grandi pascoli degli Alpi Corte Nuovo e Cremenzè, sopra i quali emerge come un iceberg il panettone del Poncione d’Alnasca? O la parete W del Poncione Rosso nella forma che appare sulla sovraccoperta di questa guida? Ha una rimarchevole parete NW con diverse pieghe che una spolverata di neve autunnale mette bene in risalto” Giuseppe Brenna, Guida delle Alpi Ticinesi, Vol.2, pp. 395-396.

E ancora: “È un mondo da scoprire nelle stagioni intermedie, un universo per gente che non disdegna lo sforzo, poiché conscia di raggiungere orizzonti non meno meritevoli di quelli di montagne più paludate.” G. Brenna, ibid., p. 391

Era dal giorno dell’escursione alla Cima Lunga che ci pensavo: allora la Cima di Bri non aveva voluto mostrarsi se non per un fugace attimo. Anche se, a ben vedere, il seme che poi è germogliato mi era entrato in testa già parecchio tempo prima, circa un annetto fa, quando ero salito alla Cima di Gagnone.

Comunque, venendo alla gita odierna, parto, come già altre volte, da Pian Vaccaresc (650 m), sopra Lavertezzo, e prendo il sentiero della Val Pincascia, per non avere problemi. Dico così perché mi piacerebbe, una volta arrivato al Ponte di Forno (830 m), provare il sentiero della Val d’Agro; ma il Brenna sostiene che i sentieri che salgono dalla Val d’Agro verso la cresta Matarello-Cima di Bri sono ormai inesistenti. Magari, se tutto va bene, posso sempre provare al ritorno, se la vista dall’alto mi permetterà di smentire almeno parzialmente questa tesi (la realtà invece la confermerà).

Poco dopo il bivio per Cornavosa, in località Costa abbandono il sentiero ufficiale che va verso Fümegna e salgo invece a sinistra sull’altra traccia, recentemente “rinfrescata” con abbondanti segnavia di un bel colore rosso sangue: raggiungo così prima l’Alpe Lavazzè (1658 m) e poi l’Alpe Cuneggio (1761 m). In questo tratto vengo rallentato da alcuni ritrovamenti fungini: 3 porcini e 2 mazze di tamburo, che provvedo a pulire a fondo, in modo da essere cucinati senza altri accorgimenti (salvo il taglio) al mio ritorno a casa. Da Cuneggio evito il lungo traverso verso sinistra per il Tòr (1921 m) e salgo invece per via diretta e su terreno libero nella valletta/canale appena a destra rispetto all’elevazione (Trüch, 1882 m) che sovrasta Cuneggio. Il pendio è molto ripido: inizialmente la vegetazione è folta, per cui scelgo di passare sopra le pietre che numerose costellano la via. Più in alto rimane solo erba, ma la pendenza, se possibile, aumenta ancora. Arrivo finalmente sulla cresta in zona Böis, non lontano dalla quota 2275. Cuneggio si trova 500 metri più in basso, guardando giù non sembrerebbe possibile essere salito da lì…

Da qui proseguo sul filo spartiacque tra la Val d’Agro e la Val Pincascia. Man mano che avanzo le difficoltà aumentano. Supero una prima elevazione presso la quota 2412 passando a sinistra (il Brenna consiglia invece di passare a destra “con lieve discesa”: ma a destra c’è il vuoto!!!). Raggiungo la seconda torre (che si trasformerà poi in luogo di sosta per il pranzo) e da qui devo abbassarmi cospicuamente, sempre sul lato della Val d’Agro, per superare uno scoglio troppo alto per me. Risalgo, riprendo la cresta e giunto sulla terza elevazione in serie, più o meno quotata 2450, mi accorgo che davanti a me c’è il vuoto. A destra, altrettanto e, a sinistra, anche. Si tratterebbe di un salto di 4-5 metri in verticale, ma “by fair means” non lo si supera.

L’unica alternativa sarebbe di provare a scendere moltissimo sul lato della Val d’Agro per poi tentare di risalire, pur senza garanzia di successo. Ma dopo 6 ore e 20’ di marcia, incluso un bel tratto di cresta, decido che per oggi la “mia” Cima di Bri sarà quella di cui ho parlato prima. La cima vera, non molto lontana, può rimanere dov’è, bella e inaccessibile, regale e sfuggente. Non è detto che presto o tardi ci riproverò, magari da un’altra via.

Certo, anche senza cima principale lo confermo, mi trovo davanti a “uno di quei quadri che allietano l’esistenza”: il quadro, cioè, da qui visibile, del Poncione Rosso, nella forma riprodotta sulla copertina  del secondo volume della Guida delle Alpi Ticinesi. La celeberrima inquadratura è davvero presa da queste alture!

Torno sui miei passi e sulla vetta 2440, mosso da un invincibile destino, estraggo il Brie dallo zaino e mi rilasso in contemplazione.

Birra, Brie e Bri!

Per il ritorno, cosa del tutto consigliabile a chi voglia avvicinarsi alla Cima di Bri con la minore difficoltà possibile, per evitare la ripidissima via che ho seguito in salita scendo integralmente la cresta SW della Cima di Bri fino al Tòr (1921 m), passando naturalmente anche dal Matarello (2173 m). Dal Tòr a Cuneggio, anche se sembrava lunga, si riveleranno solo 20 minuti di buon sentiero (e anche qui, con segnavia rifatti di fresco)!

Da Cuneggio a Pian Vaccaresc, passando per l’Alpe Lavazzè, Ponte per Cornavosa, Pincascia, Forno e Cognera, discesa senza storia sul sentiero su cui passa anche la famosa e temibile sky-race Lodrino-Lavertezzo.

Escursione fantastica in una zona tanto selvaggia quanto bella, senza rimpianti!

 

Dettagli difficoltà:  

fino a Cuneggio:         mai oltre il T3

Da Cuneggio alla Cresta SW:         T5   

Cresta SW della Cima di Bri:          T5+     II                                                        

 

Tempi:

Pian Vaccaresc – Cuneggio:                                             3 ore

Cuneggio – Cima 2450, cresta SW della Cima di Bri:    3 ore

Cima 2450, cresta SW della Cima di Bri – Matarello:    1 ora

Matarello – Tòr:                                                                 20 minuti

Tòr – Cuneggio:                                                                20 minuti

Cuneggio - Pian Vaccaresc:                                              2 ore e 20 minuti


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Comments (8)


Post a comment

barbara2 says:
Sent 15 October 2011, 07h47
Il salto di roccia si aggira proprio a destra (lato di Val Pincascia), con lieve discesa, grazie al geniale passaggio chiave (alpinistico). Giuseppe Brenna, a una conferenza sulla Val Verzasca con magnifiche immagini, disse che era partito da Lavertezzo con Flaminio Cadlini e aveva percorso le creste della valle iniziando da questa cresta, incordandosi solo per la via al Poncione Rosso (vedi l'itinerario 1599).
Comunque complimenti per la tua salita e tutte le tue belle relazioni.

tapio says: RE:
Sent 15 October 2011, 11h11
Ciao Barbara e grazie per le interessanti ed esclusive informazioni! ...e anche per i complimenti!
L'amico Jules, che era presente al diaporama (ma forse si trattava di un'altra conferenza, chissà...), mi disse però anche che, nel presentare l'ascesa della parete S del Poncione d'Alnasca, Giuseppe Brenna affermò di trattarsi di una cosa "d'ordinaria amministrazione" (sì, magari per lui!): questo è tutto dire!

Venendo alla Cima di Bri, mi chiedo che cosa intendi con "passaggio chiave alpinistico", visto che parli di corde solo a proposito del P.Rosso.
Forse III grado (al limite tra corda e all free)?
E poi, bisognerebbe anche sapere cosa si intende per "lieve discesa" (di quanto?)
Comunque ero talmente impressionato dai baratri sul lato della Val Pincascia che non mi sarebbe mai venuto in mente di cercare un passaggio da quel lato, pur sapendo della teoria del Brenna.

Ciao e grazie,
Fabio

barbara2 says: RE:
Sent 16 October 2011, 07h48
Grazie per tuo scritto gentile.
Intendo qui dire che, con la difficoltà da F in su, siamo entrati nel campo alpinistico. Nelle lezioni di alpinismo si consiglia l'uso della corda per i principianti a partire dalla difficoltà F. La discesa sul lato di Val Pincascia è lieve e logica. Condivido con te che l'ambiente è impressionante.Non si tratta di un III grado. Oggi si potrebbe parlare di un T6, il vero T6. Infatti il T6 viene applicato anche a vie con tanti segnavia, scalini di ferro che azzerano le difficoltà originarie, corde fisse, sentierini formatisi dal frequente passaggio. Questo può creare confusione. Mi va comunque bene anche il T6 che tiene conto dell'ambiente in generale anche
se non ci sono le difficoltà tecniche del T6.
Alla Cima di Bri siamo nel mondo del vero alpinismo, che è una ricerca sotto ogni punto di vista. Tanti auguri per la tue prossime ascensioni.

tapio says: RE:
Sent 16 October 2011, 18h36
Grazie Barbara,
la tua risposta è chiara e precisa. Adesso ho capito: bisognerebbe arrivare sulla cresta in prossimità della quota 2412 (o oltre) con una freschezza sufficiente per poter cercare pazientemente il geniale passaggio chiave, senza farsi impressionare dai muri verticali che scendono in Val Pincascia.
La difficoltà F+ attribuita dal Brenna mi sembra comunque un pochino sottostimata, visto che io stesso, prima di tornare indietro, ho dovuto superare dei passaggi di II, con uso della forza (equiparabili al PD).
Globalmente, quindi, concordo con te, anche un T6 descriverebbe bene il tipo di difficoltà da affrontare.
Grazie ancora per le spiegazioni,
un saluto, Fabio

barbara2 says: RE:
Sent 17 October 2011, 06h38
Grazie anche a te.
La valutazione delle difficoltà a volte è proprio difficile. Su hikr la normale al Lagginhorn (un quattromila) è stata svalutata da PD a T4! E anche lassù ci sono passaggi di II.
In merito alla parete dell''Alnasca (con vie tecnicamente molto impegnative ma in genere ben protette), si tratta di due cose diverse. Conosco scalatori dell'Alnasca che si trovano a disagio in posti come alla Cima di Bri.
Per i nostri vecchi, che vivevano in simbiosi con la natura, il T6 era pane quotidiano e noi dobbiamo ammettere con umiltà di avere perso la loro freschezza: guarda il fantastico libro "Alpi di Val Bavona", di Giuseppe Brenna e Luigi Martini, appena uscito, ove le vie di T6 sono veramente tante.
Un cordiale saluto anche a te.

tapio says: RE:
Sent 17 October 2011, 23h13
Grazie Barbara,
le tue considerazioni mi sembrano piene di saggezza.
Riguardo alla valtazione delle difficoltà, si dovrebbe sempre fare riferimento a parametri oggettivi, validi per tutti, in modo da costituire davvero una scala su cui regolarsi. Ma poi spesso entrano in considerazione altre variabili, come le condizioni meteo, e così ci troviamo su hikr con differenze spesso notevoli.
Grazie per il consiglio sul libro "Alpi di Val Bavona": appena possibile farò in modo di procurarmelo!

Ciao, Fabio

barbara2 says: RE:
Sent 10 July 2013, 14h59
Buongiorno Fabio. Leggo sempre con piacere le tue belle, ricche e sentite relazioni.
A proposito della Cima di Bri e della sua cresta sud-ovest ti rinvio all’interessante relazione di Manuel (zaza) del 7 luglio 2013 (che rinvia anche alla tua relazione del 14 ottobre 2011).
Barbara

tapio says: RE:
Sent 10 July 2013, 18h47
Ciao Barbara, ti ringrazio per le belle parole che hai speso nei miei confronti, sei davvero gentile!
Avevo visto la relazione di Manuel ma mi era sfuggito il link al mio primo tentativo (Klick, Klack, Kluck, con le tre K di fila, mi aveva fatto pensare a qualcos'altro...) per cui grazie mille per la segnalazione.
La cengetta del Brenna penso che aspetterà ancora un po', nel senso che in caso di un nuovo tentativo di ascesa, mi piacerebbe provare una delle altre vie che il Maestro propone, del resto tutte molto interessanti...

Ciao, Fabio


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