Mont Avic (3006m)- Valle di Campdepraz


Published by morgan , 9 September 2019, 23h50.

Region: World » Italy » Val d'Aosta
Date of the hike:16 August 2019
Hiking grading: T4 - High-level Alpine hike
Mountaineering grading: F
Climbing grading: II (UIAA Grading System)
Waypoints:
Geo-Tags: I 
Time: 9:00
Height gain: 1850 m 6068 ft.
Height loss: 1850 m 6068 ft.
Route:17,5km
Access to start point:Autostrada Torino- Aosta. Uscire a Verres, svoltare a sinistra per Chammpdepraz, risalire la valle fino alla fine della strada a Covarey

Ascensione alla cima del Monte Avic, bellissimo picco da cui prende il nome il "Parco naturale del Mont Avic", area naturale protetta della Val d'Aosta tra la Valle di Champorcher e il Vallone di Champdepraz. La salita è impegnativa per la lunghezza del percorso, il notevole dislivello, le difficoltà tecniche sulla cresta sommitale e per l'individuazione del percorso. 
Parcheggiata l'auto nel posteggio all'ingresso del borgo di Covarey (1258), io e Andrea iniziamo il cammino sulla strada asfaltata che ci porta a Veulla (1298) dove c'è un altro posteggio riservato ai residenti ed inizia la strada lastricata che sale dolcemente tra pascoli e boschi. Seguiamo il sentiero 6 che porta al lago gelato e, ignorate alcune deviazioni, giungiamo al crocevia in località Magazzino (1453) dove, lasciata la strada, svoltiamo a destra sempre sul sentiero 6. La via, superate alcune passerelle di legno su altrettanti ruscelli, prende a salire decisamente costeggiando il vallone del lago gelato in bosco di pino uncinato. Salendo il bosco si dirada fra arbusti e pietraie e il percorso, sin qui rettilineo, prende a salire tra secchi tornanti. Arriviamo in una conca dove il sentiero corre sull'antica mulattiera slittabile costruita in sasso e sopraelevata rispetto al terreno. La mulattiera era utilizzata nei secoli scorsi per il trasporto del materiale prelevato dalle miniere di magnetite del Lago gelato. A quota 2450 lasciamo il sentiero 6, che più avanti piega a sinistra, per deviare a destra sulla pietraia seguendo degli evidenti ometti. Non ne troviamo più e puntiamo in direzione ovest in direzione del Col de Raye Chevrère su un percorso da inventarsi tra enormi massi squadrati. Con difficoltà, salendo e scendendo sui massi, guadagniamo quota fino ad arrivare in una conca alla base del colle dove individuiamo un grosso ometto situato accanto ad uno dei tanti laghetti che caratterizzano la zona. Ci rendiamo conto di trovarci sulla via normale per il Monte Avic. Con un cambio netto prendiamo ora la direzione nordest seguendo un percorso segnato con ometti di pietra che, con un lungo traverso, si snoda tra i laghetti e si porta sul conoide detritico alla base del monte. Sempre seguendo gli ometti risaliamo il conoide tra pietraie e terreno detritico. Dopo varie svolte raggiungiamo l'intaglio roccioso (2927) dove inizia la via alpinistica. La via è alpinisticamente facile, su buona roccia con vari appigli e passaggi di I e II grado e non è mai realmente esposta. Occorre una certa attenzione nella scelta dei passaggi, comunque sempre segnati da ometti, e una verifica sulla solidità degli appoggi. Valutando attentamente ogni singolo passaggio raggiungiamo con fatica la madonnina sulla vetta del Mont Avic (3006). Incontriamo 4 escursionisti che stanno scendendo e dopo aver scambiato due parole ed un saluto ci concediamo uno spuntino. Questo incontro sarà l'unico della giornata. Dopo lo spuntino ci prepariamo per la discesa. Abbiamo con noi corde e imbrago e decidiamo di utilizzarli per maggior sicurezza nella discesa all'intaglio. La discesa richiede lo stesso tempo di salita. All'intaglio ci sleghiamo e scendiamo lungo il conoide. Vediamo che la via si divide ma, non conoscendo l'altra, optiamo per seguire la via fatta in salita. Torniamo tra i laghetti al grosso ometto e al pianoro sotto Col de Raye Chevrère dove troviamo segni gialli di sentiero e decidiamo di seguirli per evitare il difficoltoso percorso fatto al mattino. Siamo sul sentiero 6A che con alcuni saliscendi tra le rocce ci porta al casotto delle miniere da dove si scende al torrente emissario del Lago Gelato (2595). Siamo ora sul sentiero 6 che corrisponde all'antica mulattiera delle miniere. Scendiamo sulla mulattiera ritrovando, poco sotto, il punto dove, al mattino, avevamo lasciato il sentiero per seguire gli ometti. Sulla stessa via di salita percorriamo il lungo sentiero che ci riporta a Covarey.
Partecipanti: Andrea, Dario.
Tempi di percorrenza: salita 4h40' (4h00' all'intaglio) sosta 35', discesa 3h45' (40' all'intaglio, 1h45' al lago gelato). Tempo totale impiegato: 9h00'.
Meteo: bello, limpido, nebbie nelle valli al pomeriggio.
Note. Con il senno di poi, leggendo altre relazioni di salita, abbiamo individuato il punto esatto dove parte la via "corta" ma poi abbiamo preso la direzione ovest (nel canalone) invece della direzione nord che ci avrebbe portato direttamente sulla terrazza alla base del conoide della cima. Il ritorno lo abbiamo fatto sulla via "lunga".
La traccia gps pubblicata è, in alcuni tratti, disegnata manualmente per problemi vari di rilevazione, però dà l'idea. 


Hike partners: morgan


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