Dammastock 3630m
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Metti che venerdì aprano il passo della Furka....
Metti che le previsioni per il sabato siano buone...
Metti che ti sia rimasta ancora un po’ di voglia di neve...
Metti tutto in macchina senza tralasciare sci, bastoncini, pelli, scarponi, crema da sole, ramponi, rampanti, imbrago, casco, guanti ecc. ecc. ma soprattutto senza dimenticare uno skiboy (non un toyboy mi raccomando!) in ottima forma e parti verso nord.
Arriviamo al Furkapass verso le 22 sotto ad una pioggerella che ci scoraggia un po’. Parcheggiamo il potente mezzo camperizzato al Belvedere e cerchiamo di dormire sotto ad incombenti pareti di neve. Al mattino il cielo è coperto ma si intravede qualche stella. Ci prepariamo e alle 4:50 partiamo verso il ghiacciaio del Rodano. Il ghiacciaio si ritira di anno in anno ma l’ambiente è suggestivo. Ci accodiamo dietro ad una lunga scia di formichine che salgono in fila indiana lungo i dolci pendii bianchi, screziati da solchi scuri. È già chiaro ma il sole non si vuole mostrare. Attraversiamo banchi di nebbia, iniziamo a salire dei pendii più ripidi fino a quota 3000m e .... le previsioni si rivelano azzeccate!!! Finalmente la nebbia si dirada, esce il sole e vediamo la meta del nostro lungo vagare. L’ultimo pendio è spettacolare: a sinistra si scorge la cima rocciosa dello Schneestock e a destra la crestina del Dammastock già affollata di sci e, poco oltre, la vetta. Vorrei procedere velocemente ma l’ambiente è così bello che mi toglie anche il poco fiato rimasto! Due traversi e sono allo ski depot. La croce, pochi metri più avanti, domina un panorama stratosferico. Lascio che il mio Virgilio elenchi le cime che ci circondano (mi ricordo il Galenstock e il monte Rosa!) e dopo una breve sosta gli concedo una rapida salita anche allo Schneestock.
La discesa è lunga, lunghissima e la neve è meglio di ogni aspettativa. Una volta tanto il tempismo è perfetto. Nella prima parte la neve è compatta con un po’ di rigelo e sotto i 3000 è molle al punto giusto. L’ultima parte è quasi tutta di scorrimento, la percorriamo senza fatica, lasciandoci trasportare dagli sci che ormai sanno di aver concluso la stagione e puntano rassegnati verso valle. Passiamo sotto ai più ripidi pendii che salgono al Galenstock (magari ci rivediamo l’anno prossimo!) e sfrecciamo accanto a numerose cordate di alpinisti intenti a fare manovre sul ghiacciaio e a turisti curiosi che vengono a scoprire i segreti di questo essere potente e indomito, una tigre in un circo che anche in gabbia non ha perso la fierezza di ciò che è stata.
Il rientro si allunga con una deviazione a Münster, paesino walser che merita una sosta e poi, attraverso il Nufenen, torniamo verso sud.
Cose imparate in questa gita:
- mettere i Compeed prima di partire e non quando il danno è fatto.
- la corda nello zaino pesa, quindi o la si usa o la si lascia in macchina (oppure la si fa portare a qualcun altro).
- non andare su un ghiacciaio con la diarrea (ho visto cose che voi umani…….!!!!!!)
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