P3112 tra Col de la Rionde e Col de Cluson


Published by Sky , 19 September 2017, 06h53.

Region: World » Switzerland » Valais » Unterwallis
Date of the hike: 3 August 2017
Hiking grading: T4+ - High-level Alpine hike
Mountaineering grading: F
Climbing grading: I (UIAA Grading System)
Waypoints:
Geo-Tags: CH-VS 

La Tête du Grand Desert è una cima senza nome sulla CNS e questo gli è stato attribuito dal Brandt, nella sua “Guide des Alpes Valaisannes”. Per un amante come me delle curiosità topografiche e delle vette sconosciute, è manna dal cielo. L’avevo già attaccata, una volta, questa Tête du Grand Desert, ma in invernale. Quindi ci sta che il risultato sia stato fallimentare. D’inverno tutto è più difficile, e può esserlo anche di molto. Nella fattispecie, la provai dal Col de Momin, lungo la cresta W.

La Tête du Grand Desert è una montagna massiccia, rocciosa, piatta ed estesa, isolata, ben visibile dal ghiacciaio omonimo. È molto strano che non abbia un nome.

Non conoscendo le condizioni del Glacier du Grand Desert, la voglio provare da sud, dalla val des Bagnes. Tra l’altro, da questa parte, ho la possibilità di scoprire un’ulteriore vallone a me ancora sconosciuto, la combe de Momin, che si dirama verso NE a partire dal Lac de Louvie.

Parto da Fionnay. La salita alla Cabane de Louvie la conosco fin troppo bene. L’ho percorsa in discesa, a rotta di collo, solo pochi giorni prima, nella mia prova del primo tratto (Dixence-Fionnay) dello SwissPeaks, l’ultratrail di 170 km che dovrò affrontare a settembre. Superato il Lac de Louvie, seguo il sentiero che porta a Momin. Stranamente, pur essendo segnato, le tracce si vanno a perdere nell’erba, nel pascolo. Sembra come se si tratti di un sentiero abbandonato. Ad ogni modo, a me poco importa. Non ho bisogno di sentieri, e laddove ci sono, questi sono soltanto di aiuto. Arrivato a Momin, dove trovo una stazione metereologica, proseguo per il vallone. Fortunatamente, non si tratta di una pietraia fatta di massi enormi, tipica di quelle zone, ma seguendo il letto del torrente l’avanzare è veloce, fino al laghetto a quota 2870 ca. Davanti a me, sulla sinistra, ho l’immensa bastionata della Tête du Grand Desert, sulla destra il Col de la Rionde. L’idea è di salire sulla cresta a N del col de la Rionde (difeso da un ghiacciaio morente) e poi proseguire verso NNW verso la mia meta. Da qui incomincia il divertimento! Salgo da un blocco all’altro e, senza grosse difficoltà, arrivo in cresta, pochi metri sotto a quella che penso sia la cima P3112. Una volta salitoci, mi rendo conto (anche guardando il mio GPS) che in realtà la cima è una ventina di metri più a nord. Fortunatamente, anche lei è raggiungibile. Da lì mi guardo in giro. La giornata è nuvolosa e scruto costantemente il cielo per essere pronto alla ritirata in caso di pioggia, che però non cade. Non so se sia per questo, ma tutto attorno a me sembra grigio. Le montagne, le rocce, le pietraie, perfino i ghiacciai. Non mi piace granché. Osservo attentamente il ghiacciaio sulla via normale per Le Parrain, che mi piacerebbe fare, nelle prossime settimane. Sembra quasi interamente scoperto, quindi fattibile anche in solitaria.

Guardo la mia meta. La cresta che porta in vetta sembra assolutamente impossibile. Non so come faccia Brandt a dire “ci si sale senza difficoltà dal Cole de Momin o dal Col de Cleuson in 20 minuti”. Dal Col de Cleuson ci ho già provato e sono stato respinto (ma era inverno e tutto è più complicato, glielo concedo). Ora sono venuto da questa parte (il col de Cleuson è sotto di me), ma la situazione sembra di gran lunga peggiore, non riesco neanche ad immaginare come potrei salire. Lascio quindi perdere senza pensarci un momento. Tornerò, perché so che tornerò, ma dall’altra parte e non in inverno. Così, credo, sarà fattibile.

Per il ritorno, invece di ripercorrere la stessa via, decido di scendere dall’altro versante, quello del Glacier du Grand Desert, percorrere un traverso proprio sotto la cima che non mi ero sentito di fare, risalire il Col de Louvie, il cui sentiero ormai conosco a memoria, e ridiscendere a Fionnay ripassando dal Lac de Louvie. Non ho con me i ramponi, perché non pensavo di averne bisogno, visto che avevo escluso di salire dal versante nord. Il ghiacciaio, mi dico, è piatto. Già altre volte ne ho fatto uno solo con gli scarponi senza problemi. Mi abbasso sul ghiacciaio. Il fondo è duro e grigio, completamente scoperto. Ma, contrariamente a quanto pensavo, non così piatto. Mi sento scivolare un poco. Ho con me la piccozza, a cui mi aggrappo saldamente. Faccio un passetto alla volta. Che situazione paradossale: io, che sono un fautore dei ramponi in ogni stagione, questa volta non li avevo con me! Ad ogni modo, non rischio mai e, con gran lentezza, arrivo alla fine del ghiacciaio. Il tempo regge, nonostante le previsioni di brutto. La discesa lungo la morena mi riserva ancora un po’ di rogne, ma poi da lì è tutto sentiero.

La prossima sarà la volta buona per la Tête du Grand Desert?


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