Tot Dret : Gressoney - Courmayeur (130 km, 12000 m D+)


Published by Sky , 16 September 2019, 19h49.

Region: World » Italy » Val d'Aosta
Date of the hike:10 September 2019
Hiking grading: T2 - Mountain hike
Waypoints:
Geo-Tags: I 
Time: 3 days

Premessa. Seguo il Tor des Geants, l’endurance trail di 330 km della Val d’Aosta, da prima che incominciassi a correre. L’idea che mi ero fatto allora era che, da buon escursionista qual ero, ce l’avrei potuta fare. Poi, qualche anno dopo mi sono dato alle gare, portandone a casa un buon numero. La più lunga, 165 km. Nel frattempo, però, ho capito una cosa: che, per poter pensare di finire il Tor, l’avrei dovuto affrontare con una mentalità completamente diversa da quella che tengo oggi in gara: come una passeggiata, non come una corsa. Se mai deciderò di farla, lo devo tenere ben a mente.

Per poter partecipare al Tor, però, c’è da partecipare ad un sorteggio, visto che ogni anno il numero delle persone che provano ad iscriversi è di gran lunga maggiore dei posti disponibili. In occasione della decima edizione del Tor, però, l’organizzazione concede a 200 finisher del Tot Dret la possibilità di iscriversi al Tor 2020 senza dover passare dal sorteggio. Così, decido di provarci. Se arriverò alla fine, potrò pensare se tentare il Tor.

Il Tot Dret (“tutto dritto” in valdostano) è la “sorella minore” del Tor des Geants e ne percorre gli ultimi 130 km che collegano Gressoney e Courmayeur, seguendo una “linea” quasi orizzontale!

A luglio ho riprovato l’X-Alpine, una 111 km in Vallese, l’unica gara in cui mi sia mai ritirato, con l’intenzione di prendermi la rivincita, ed invece è stata un’altra sonora débâcle. A questo punto ho perso quella sfrontatezza con cui ho affrontato tutte le gare in precedenza. E partire per fare una gara tosta come il Tot Dret, che tutti temono, senza sicurezza non è una buona cosa. Cerco di autoconvincermi che le 3 settimane trascorse in Vallese salendo vette serviranno. Stiamo a vedere.

Partenza alle 21 di martedì. Dopo tre giorni di freddo e neve in quota, le temperature sembrano in aumento. I primi 3 chilometri sono su sterrato in leggera salita, e la cosa mi fa paura, perché so che tutti partiranno a cannone ed io mi farò trascinare. In griglia, però, mi metto dietro ad un mio amico di Chiavari, che col suo socio punta a finirla. Abbiamo cenato assieme, parlando di tempi di passaggio, salite, discese e robe del genere. Per me è deleterio fare una gara insieme a qualcuno (ognuno ha i suoi ritmi, le sue crisi, i momenti in cui va forte e quelli in cui va piano… andare allo stesso passo di un altro, in gara, vuol dire soffrire per non poter andare più veloce o tirarsi il collo per non rallentare troppo l’altro…), ma per questo breve tratto va bene avere un riferimento “lento” (la loro idea è di prendersela comoda). Appena partiti tutti corrono e non è facile non farsi trasportare. Anche loro vanno forte e li perdo addirittura di vista, poi però, sgranato il gruppo, ci ricompattiamo, riusciamo a rallentare, farci sfilare e riprendere fiato per un po’, ottima idea per arrivare all’attacco della salita dell’Alpenzù senza avere il cuore a mille. Sulla salita, al contrario, incomincio a superare uno via l’altro. Il sentiero è davvero ripido, ma io sto bene, benissimo. L’unico problema è che sono troppo coperto e sto sudando, ma non voglio fermarmi ora. C’è una leggera nebbiolina, ma niente di fastidioso. Scollino. Sono passato dal Col Pinter al Walser Trail un anno fa, salendo dalla parte opposta. Mi ricordo di aver fatto fatica a trovare la traccia nel punto più ripido, salendo a quattro zampe con i bastoncini sulle spalle. Ora invece, affrontando in discesa quel tratto, il sentiero è visibilissimo e facile. Tanto meglio. La discesa su Champoluc, da lì in poi, è corribile e divertente. Arrivo al ristoro con già 2h20’ di vantaggio sul cancello. Ottimo! Mi fermo solo 6 minuti per mangiare qualcosa e riparto. La mia strategia in questo genere di gare è di fermarmi il minimo indispensabile ai ristori o nelle basi vita, a meno che non sopraggiungano problemi fisici! Una volta che ho mangiato qualcosa, riempito la borraccia di coca-cola e preso qualcos’altro da portar via (un grappolo d’uva, ad esempio, è perfetto: posso sgranocchiare un acino dopo l’altro mentre mi sto incamminando, e l’uva è dolce, piacevole da mangiare e ricca di liquidi! Ma anche della coca-cola posso berla dalla mia ecotazza mentre sto andando) posso rimettermi in marcia. Facendo così, scalo sicuramente un gran numero di posizioni, tutti quelli che sono arrivati prima e non sono ancora ripartiti, e in fin dei conti fermarsi di più che bisogno c’è?

Il tratto fino a Saint-Jacques è tutto in leggerissima salita, mi piace un sacco, posso alternare corsetta e camminata veloce. Poi, all’improvviso, incomincia il sentiero. Poco prima rallento, prendo fiato e mi preparo per la salita del Col de Nannaz. Il ristoro è poco sotto il colle. La cosa bella è che appena scollinati ce n’è subito un altro (il Col des Fontaines) e tra uno e l’altro si perde pochissimo di quota: due colli al prezzo di uno! Anche la discesa su Valtournenche non è male. Qui il ristoro è più abbondante. Prendo un piatto di insalato di riso e ne approfitto per togliere la maglia bagnata sulla pelle ed il micropile. 12 minuti in tutto e riesco.

Uscito dal centro, incomincia la salita verso il Rifugio Barmasse. Ho dietro due del Tor. La cosa curiosa è che i concorrenti delle due gare, di 130 e 330 km rispettivamente, corrono sugli stessi sentieri, i primi partendo due giorni e mezzo più tardi! Quindi può capitare di incontrare gente che ha sulle gambe 200 km di più di te. Inoltre, per come sono messi gli orari di arrivo, quelli che incontri del Tor sono tutti concorrenti forti, che stanno viaggiando sulle prime posizioni. Ebbene, questi due concorrenti, della Repubblica Ceca, mi superano. Sono sicuramente più forti di me, ci sta anche se sono in giro da 235 km ed io da 35, uno dei due è stato il 52° dell’edizione 2018, lo riconosco dal numero del pettorale, che, sotto i 1000, riporta la posizione dell’edizione precedente. Dopo un centinaio di metri, però, mi accorgo di non essere più lento di loro. Così li raggiungo, li supero e li distacco. Questo mi dà un’enorme sicurezza. Arrivo al Rifugio Barmasse e, ancora una volta, mi fermo solo un paio di minuti. C’è gente dentro, seduta, e altra fuori che si sta preparando. In un battibaleno, passati tutti. Devo fare attenzione però a non compromettere l’alimentazione, con questo giochetto. Ma finora mi sto nutrendo nel modo giusto, cercando di alternare dolce e salato, caldo e freddo. Continuo a star bene. Non so se riuscirò a tenere questo passo fino alla fine, ma sto bene e devo provarci. Quello di cui sono sicuro è che arriverò a Courmayeur. A Valtournanche il mio margine sul cancello è aumentato a 3 ore e mezzo. All’X-Alpine viaggiavo nell’ordine del quarto d’ora, finché sono stato in gara. Mi sento al sicuro. Sta sorgendo il sole. Uno sguardo sul Cervino, che sparisce poco dopo dietro qualche montagna. Qualche tornante di sentiero per arrivare alla Fenêtre d’Ersaz e si incomincia la discesa verso Torgnon, prima in mezzo ad un pascolo, poi su una sterrata senza fine. Qualcuno mi raggiunge e mi supera, ma ne ho passati così tanti che alla fine il bilancio non può che essere sempre positivo! Altro ristoro veloce e salita al Col Fenêtre. La discesa è divertente, divertentissima! Ripida, ma su un sentiero dai mille tornanti e dal fondo morbido. Riesco a tenere una velocità verticale di 1500 m/h circa, un valore altissimo, per me che non sono discesista! Vuol dire che il sentiero è molto “redditizio”! In questo modo in un attimo sono giù nella Val de Saint Barthélemy. Un’altra lunga sterrata ci porta (sì, perché sono in compagnia di un gruppetto di valdostani e due danesi) al Rifugio Magià. Qualche minuto di pausa e riparto alla volta dell’Oratorio di Cuney. Incomincia a far caldo. Mi guardo attorno. Vedo montagne, ambienti, vette come piacciono a me. Ho deciso, la prossima estate la passerò in Valle. A Cuney bevo un po’ di sali, chiedo com’è fino al Col Vessona (la ragazza  del ristoro mi dice che ci sono dei su e giù per un totale di 250 metri di dislivello, quindi perfetto per me!), prendo un grappolo d’uva e lo porto via con me. Faccio amicizia con un ginevrino, passiamo il Col de Chaleby e poi puntiamo al Bivacco Clermont, che però sembra non arrivare mai. Il sentiero è a mezzacosta e dietro ogni curva, ogni valletta, spero che sia lì, ma non lo è. Poco importa, ancora qualche minuto e ci sono. Una  crostatina inzuppata nel tè e riparto. Il Col Vessona è vicino, solo una decina di minuti. Lì, si are il panorama sulla mia amata Valpelline. La discesa verso Oyace è lunghissima. Il primo tratto su un versante ripido, con un sentiero un po’ sabbioso, ma tranquillo, poi un lungo falsopiano. In tanti mi superano, la discesa non è il mio forte, e sto incominciando a pagare. Nel tratto nel bosco le cose vanno un po’ meglio, il terreno morbido mi è più congeniale. Ad un certo punto sento arrivare uno dietro di me ed io, istintivamente, accelero. Lui mi dice di non preoccuparmi, che è sul Tor, non sul Tot Dret! E che a sua volta gli è capitato di “battagliare” con qualcuno che non gli aveva fatto capire che era sulla corta. Nella fattispecie, averlo incontrato è stata una fortuna.. lui, pur avendo 270 km nelle gambe, è comunque veloce perché viaggia attorno alla 20ma posizione del Tor.. per me avere un riferimento in discesa più o meno del mio passo è un aiuto prezioso.. alla fine ci siamo “tirati” a vicenda, un po’ io un po’ lui! Finalmente il mio altimetro mi segna che siamo più o meno alla quota di Oyace, era ora. Prima di arrivare, però, mi aspetta uno strappo, corto ma violento, ma non fa nulla, l’abitato è lì vicino. La base vita, però, sembra essere nel punto più basso, ridendo mi chiedo se non potevano metterla un po’ più su, visto che poi si sarebbe dovuto tornare indietro per salire verso il Col Brison. Ad ogni modo, arrivo in base, prendo la mia sacca (così piccola che è quasi inutile averla, poco più grande di una per le scarpe). Devo stare concentrato: tutto quello che toglierò o metterò condizionerà quello che avrò con me nel tratto fino all’arrivo. Metto via i ramponcini, che avevo preso con me inutilmente, una maglia a maniche lunghe bagnata, che scambio con una quella a maniche corte della mia squadra, associata con i manicotti, mentre non cambio né le calze né le scarpe, che avevo messo via. Le mie nuove Hoka Mafate EVO si sanno comportando egregiamente, non voglio toccare niente. Mangio dolce (frutta e yogurt) e chiedo se ci sarà la possibilità di dormire nei prossimi ristori (Ollomont e Saint-Rhemy en Bosses) e la risposta è negativa. Provo quindi a mettermi in branda, pancia in giù, 5 minuti di timer. Ma, a differenza dello SwissPeaks, non riesco a “perdere conoscenza”, e così dopo un paio di minuti decido di lasciar perdere e ripartire. Si vede che è troppo presto (è il pomeriggio del secondo giorno), non ho ancora abbastanza sonno.

Dopo aver trascorso 35 minuti nella base vita del 71° km, dunque, riparto. La salita del Col Brison (e la discesa) mi spaventano. Provai il Col Brison due anni fa con Silvia e, anche se ho un ricordo bellissimo di quella giornata e delle mille chiacchiere che facemmo, odiammo quel colle, in particolare il primo tratto della discesa. Fa caldo. Mi bagno la testa con l’acqua di un torrente. Ho una crisi di sonno. Sono lento, lentissimo. So che, poco prima dell’ultimo, tremendo strappo verso il colle c’è un ristoro. Ho deciso che, una volta arrivato lì, mi metterò il piumino e mi stenderò a terra provando a dormire. Fortunatamente, appena arrivato al ristoro, chiedo se posso dormire, e mi dicono che posso buttarmi per terra, però se voglio posso stare 5 minuti in branda nel mini container di plexiglas che hanno portato lassù. Meraviglioso. Mi butto giù, dopo essermi tolto tutti gli ammennicoli che ho addosso e attaccati alla cintura, tanto da sembrare un albero di natale. Ancora, metto la sveglia di 5 minuti, chiudo gli occhi ma non riesco a dormire. Non capisco come possa essere. Avevo sonno, accidenti. Eppure, una volta aperti gli occhi, pochi secondi prima di sentire il suono della sveglia, mi sento riposato. Riparto (quasi) come nuovo. Il colle è molto più vicino di quello che ricordavo, mentre la discesa è proprio odiosa. Faccio un pezzo con un danese, uno dei due che avevo visto stamattina. Il suo amico si è fatto male al ginocchio. Cose che capitano in queste gare. Chiacchieriamo un po’. Al ristoro lungo la discesa ci offrono polenta e prosciutto alla griglia. Forse non è il massimo da digerire, ma la voglia c’è ed una fetta la mangio. Ollomont è vicino, la strada è ripida ma non fa male.

Ancora un breve ristoro e riparto. Non so perché, ma ero convinto che la salita del Col de Champillon fosse facile, una strada sterrata o giù di lì. Un cavolo! Arrivato al rifugio ho un’altra crisi, devo fermarmi tre quarti d’ora, incomincia la nausea  e soprattutto fan male i piedi. In più mi spaventa la salita finale al colle. Mi fanno mangiare una pastina, ma è bollente e insipida, ne mando giù solo qualche cucchiaiata. A questo punto non mi resta che ripartire. Fortunatamente lo strappo è meno violento di quello che sembrava ed in breve sono su. In discesa sono lento, mi fa male anche una caviglia, ma da dietro non arriva tanta gente. Cerco di compensare spingendo nel lungo traverso. È notte fonda e non mi oriento per niente, non capisco da che parte si deve andare, ma poco importa, tanto c’è solo da seguire le bandierine bovinamente. Sono sullo sterrato. Sarà lunghissimo e noioso, ma posso spingere, correre, senza sentire male. Ho dietro qualcuno. Tenerlo a distanza è un modo di non abbassare il ritmo. I pensieri incominciano a vagare nella mia testa senza un senso, per via della mancanza di sonno. Fortunatamente, mi raggiunge un ragazzo di Alessandria. Chiacchieriamo. Ecco, questo è il modo di star svegli a vicenda. Parliamo delle nostre vesciche, di quante volte ci siamo fermati a far pipì, di gare e di cose così.

Dopo Saint Rhemy-en-Bosses partiamo, insieme ad un ragazzo rumeno, alla volta del Rifugio Frassati. Quando la strada diventa sentiero io però non riesco a star loro dietro. Pazienza. Qui ognuno ha il suo passo, e questo continua a cambiare da un tratto all’altro. Per un po’ sei in compagnia di qualcuno, poi d’improvviso non lo vedi più. Il Frassati sembra non vedersi mai, è una cosa davvero frustrante. Mi metto a guardare addirittura il GPS per capire quanto manca e dov’è. Alla fine, ci sono. A darci da mangiare al ristoro c’è Lisa Borzani, ultratrailer fortissima e già vincitrice al Tor. Le chiedo come va il suo ginocchio e mi racconta perché si è ritirata al Tor, qualche giorno prima. Quando sto per andarmene, mi prende la frontale e gentilmente me la mette nello zaino. Nel frattempo è albeggiato. Sono ancora nei cento, ma so che perderò tante posizioni. La salita al Malatrà è una passeggiata, è la discesa fino a Courmayeur che è infinita. Mi passano in tanti, ma stringo i denti. Ad un certo punto mi viene il dubbio di poter finire oltre i duecento, ed allora ciaociao salto del sorteggio. Al Bertone chiedo in che posizione sono. Se mi rispondono 190 o giù di lì non mi fermo un secondo. Invece sono attorno alla 130ma. Allora me la posso prendere comoda! Quando finalmente il sentiero diventa strada, incomincio a correre. L’emozione della sfilata per le vie del centro fa passare tutti i dolori. Sono appena sopra le 40 ore e 131°, ora devo decidere se iscrivermi al Tor l’anno prossimo. Se lo farò, ho un anno di tempo per cambiare mentalità ed affrontarlo con lo spirito di escursionista e non di ultratrailer. Per il momento mi godo il mio finisher al Tot Dret!


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Comments (18)


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Daniele66 says:
Sent 16 September 2019, 21h27
Penso che ogni commento sia superfruo........sei un grande......Daniele66

Sky says: RE:
Sent 17 September 2019, 21h32
Non è superfluo e, anzi, fa sempre molto piacere!

asus74 Pro says: Saremo in tanti a dirti che sei un grande!
Sent 17 September 2019, 07h44
Capitata questa mattina per caso sul sito mi sono persa nella lettura della tua mitica esperienza. Mentre leggevo mi sembrava di vederti nell'impresa ...Complimenti
Miriam

Sky says: RE:Saremo in tanti a dirti che sei un grande!
Sent 17 September 2019, 21h41
Complimenti a te per la pazienza ad averlo letto.. per me è un modo di cristallizzare, di tenere memoria delle mie avventure, anche nei dettagli che agli altri possono risultare noiosi!
Grazie, Luca

Sent 17 September 2019, 15h51
...da Oscar Hikeriano 2019!!!! Bello ed emozionante il racconto!!! Bravissimo!!!
Graziano

Sky says: RE:
Sent 17 September 2019, 21h46
Grazie per la candidatura ;-)
In realtà è un po' fuori dai canoni di un rapporto di HIKR, che il più delle volte è il racconto della salita ad una vetta, ma l'ambiente è pur sempre la montagna, questo è indubbio!

delboo says:
Sent 17 September 2019, 16h02
bravo! per la prestazione... e per il racconto! Posso ben capire che la zona di Cuney ti abbia fatto venire la voglia di fare le vacanze in Valle ;-)

Sky says: RE:
Sent 17 September 2019, 21h29
Grazie Francesco ;-)
La valle di Cuney mi ha ricordato un po' le mie montagne.. ma son convinto di trovare cose interessanti anche nelle valli a Sud (Valgrisa, Val di Rhêmes, Valsavarenche..)!

delboo says: RE:
Sent 18 September 2019, 08h47
bravo... hai scelto le valli più selvagge.. non avevo dubbi

Sky says: RE:
Sent 18 September 2019, 09h14
Ovviamente! Manco a dirlo, la valle che più conosco è la Valpelline, ma mi son riproposto di esplorare anche altre regioni che non fossero necessariamente legate al Vallese ;-)

cristina says:
Sent 17 September 2019, 21h10
Grande prova, in questi Trail la testa conta tantissimo immagino.... 3 gg senza dormire, obbligarsi a farlo in 5 minuti.... Un altro pianeta :-). Complimenti e auguri per il prossimo anno.... Tentalo in ogni caso, arrivato fino a qui sarebbe un peccato rinunciare.... Auguroni e complimenti anche per il bel racconto.

Sky says: RE:
Sent 17 September 2019, 22h05
Certamente, nell'ultratrail determinazione e soglia del dolore elevata sono fondamentali!
Tutto questo, da quello che mi hanno raccontato, nel Tor des Geants è elevato all'ennesima potenza ed è facile finire per farsi male.. ma, come hai detto, sarebbe un peccato rinunciare!
Ciao e grazie

Camoscio says:
Sent 17 September 2019, 21h28
Per me sei di un altro pianeta! Se proverai il Tor des Géants sarà già una conquista uscirne vivo! :) Complimenti!!!

Sky says: RE:
Sent 17 September 2019, 22h22
Per noi "esseri umani" l'unico obbiettivo del Tor è finirlo!
Grazie ;-)

paoloski Pro says:
Sent 18 September 2019, 09h13
Complimenti, mi hai fatto venire voglia di riprendere a correre e a far gare, appena risolvo i problemi fisici.
Ciao, Paolo

Sky says: RE:
Sent 18 September 2019, 09h48
Per questo genere di gare non è mai troppo tardi!
Ciao, Luca

andrea62 says:
Sent 18 September 2019, 10h18
Come dice Daniele66 ogni altro commento lo trovo superfluo: complimenti!
Andrea

Sky says: RE:
Sent 19 September 2019, 11h17
come ho detto a Daniele66, ti dico grazie! Questo è un modo differente di vivere la montagna (ad esempio, ho fatto solo un paio di foto, io che di solito ne faccio decine..), le sensazioni rimangono nella mia memoria! Però, oggi è stata per me anche l'occasione di vedere delle regioni della VdA che non conoscevo e che andrò ad esplorare in futuro!
Ciao, Luca


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