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Alpe di Cadinello


Published by paoloski , 3 May 2017, 09h28.

Region: World » Switzerland » Grisons » Misox
Date of the hike:30 April 2017
Hiking grading: T4+ - High-level Alpine hike
Waypoints:
Geo-Tags: CH-TI   Gruppo Portola-San Jorio   CH-GR 
Time: 5:00
Height gain: 600 m 1968 ft.
Height loss: 600 m 1968 ft.
Route:11 Km
Access to start point:Gaggiolo, Autostrada A2, a Bellinzona prendere l'A13 ed uscire a San Vittore, proseguire verso Nord sulla cantonale fino a Roveredo, seguire le indicazioni per Laura e quindi quelle per San Fedee, passare davanti alla casa di cura e prendere la strada che sale in Val Traversagna, seguirla, al bivio con l' indicazione Roggiasca prendere a destra e proseguire fino a Laura. All'altezza del tornante in prossimità delle ultime case vi è un parcheggio gratuito.
Access to end point:Gita andata - ritorno.

Questo è un anno di ponti ma sembra che il tempo non voglia favorire le vacanze di chi può farle: Monica e Francesca sono entrambe partite e spero che, almeno dove loro si trovano ci sia il sole, qui la giornata è decisamente uggiosa, qualche sprazzo passeggero fra una coltre di nubi quasi continua ed una caligine che avvolge i fondovalle. D'altronde sono a casa da solo, anche Anna è impegnata, per cui decido di andare comunque a fare quattro passi: visto che "non c'è due senza tre" ritorno a Roveredo e da qui salgo a Laura, dove non mi pare essere mai stato. Parto con calma e poco prima delle 10 sono nei pressi dell'osteria del borgo, la strada per arrivare è sempre ingombra di pietrisco perciò sono salito lentamente e facendo molta attenzione. Alle 10, lasciata la macchina al parcheggio di lato al tornante, parto. L'intenzione è quella di salire all'Alpe Girso e seguire poi la cresta fino alla Cadolcia. Pochi passi e sulla strada già appare una coltre quasi continua di neve, il primo sentiero che sale all'alpe, seppur segnalato da una palina, è praticamente invisibile sotto la neve e poco sopra sembra anche invaso da rami ed alberi caduti. Proseguo e prendo il secondo sentiero, questo sembra in condizioni migliori e non ho problemi a salire, giusto qualche incertezza a tratti visto che di segnavia non se ne vedono, arrivo sulla cresta, dell'alpe neppure l'ombra, del resto qui la vegetazione è decisamente abbondante: pini sempreverdi e caducifoglie ormai pienamente infogliate, prendo il sentiero che sale in direzione Sud Est, seguirlo non è semplice, rami, alberi caduti e neve abbondante, arrivo ad una schiarita e non trovo più alcuna traccia del percorso, la cresta è in realtà formata da costoni paralleli separati da intagli anche profondi, cercando il percorso migliore fra una miriade di alberi rovinati al suolo e di rami carichi di neve che ingombrano i passaggi, mi perdo completamente, anche fare il punto non è semplice: sono in mezzo al bosco fitto e non vedo nessuna vetta o altro punto riconoscibile intorno. Proseguo alla ricerca di una radura nel bosco da cui poter vedere qualcosa, finalmente uno slargo fra gli alberi, qui faccio l'amara scoperta: cercando il sentiero ho innavertitamente girato in tondo e ora mi trovo a Nord Ovest rispetto all'Alpe Girso! Vabbè: non è giornata, ripercorro fedelmente le mie peste , arrivo al punto in cui ero sbucato sul displuvio e ridiscendo alla strada. Un'ora abbondante a girare come un ubriaco! Adesso seguirò la strada, questo almeno dovrebbe essere alla portata delle mie odierne capacità di orientamento!
Arrivo ad un bivio e prendo a destra per Gesero, sulla strada la neve è abbondante 10 - 15 cm, tracce nessuna a parte quelle di una miriade di ungulati, di lepri, di volpi e di mustelidi. Intorno ed in cielo radi volatili: corvi, cincie e, invisibili ma udibili, galli forcelli. Una palina segnavia indica un taglio, lo prendo, dalla carta vedo che mi eviterà un buon tratto di strada, salgo fra la neve abbondante in una rada boscaglia poi per un ripido pendio cespugliato. Risbuco sulla strada, l'attraverso e proseguo per tagliare un altro tornante, qualche incertezza quando arrivo ad uno slargo nei cui pressi secondo la cartina dovrebbe passare la strada poi salgo a destra e l'incontro. Poco oltre ecco un'altra palina segnavia: all'Alpe di Gesero si può arrivare tramite un sentiero più basso e tramite la strada, scelgo quest'ultima: per oggi mi sembra di aver già ravanato abbastanza nel verde. La neve diventa sempre più alta, poco oltre ecco una valanga che ha completamente ricoperto la strada per un tratto di una trentina di metri. Si è formato uno scivolo con un'inclinazione di una quarantina di gradi che da su un bel salto. Tiro fuori la piccozza e comincio a sondare la neve, non è dura, riesco ad entrare fin quasi alle ginocchia, supero l'ostacolo e noto un ex voto fissato ad una roccia: a quanto pare il posto qualche insidia la cela.
Riprendo a percorrere la strada, c'è qualche scarica, ma di dimensioni minori, da superare e finalmente arrivo all'imbocco della galleria della Cadolcia. Potrei anche seguire il sentiero che parte da qui ed evita il tunnel ma decido di tenermelo per il ritorno.
La galleria non è troppo buia e vi sono numerosi candele che pendono dalla volta, a metà il ghiaccio è decisamente abbondante, finalmente eccomi fuori. Vedo il Corno di Gesero imbiancato e poco appariscente sullo sfondo della coltre di nuvole. Salgo all'Alpe di Cadinello, la neve qui supera i 40 centimetri e, chiaramente, non è portante. Con gran fatica arrivo al cancelletto che segna l'inizio del sentiero che aggira la galleria. Faccio una sosta, bevo, mangio un po' di cioccolato, faccio qualche foto alle Primule irsute che spiccano fra le rocce e la neve, poi decido che per oggi si può anche tornare, mi preparo e imbocco il sentiero che ben presto si restringe e passa sopra una bastionata verticale, è ingombro di neve svalangata e decisamente adrenalinico, con la piccozza mi muovo cautamente in avanti, supero un paio di coni valanghivi e poco dopo sono costretto ad arrestarmi: una frana ha completamente portato via un paio di metri di sentiero, al di là questo prosegue sempre stretto ed esposto, al di sotto un salto verticale di diverse decine di metri, le rocce sembrano essersi staccate dalla parete recentemente, mentre infatti osservo la situazione sento il terreno che si muove sotto i miei piedi, faccio un salto indietro, pianto la piccozza, riprendo fiato e decido di allontanarmi rapidamente.
D'altronde anche se riuscissi a passare non è detto che il proseguio non mi riservi qualche altra sorpresa, non ho voglia di rischiare di rimanere bloccato fra due frane come un topo in trappola. Ripercorro il sentierino e mi ritrovo nei pressi del cancelletto posto al suo inizio. Consulto la cartina: per non tornare da dove sono arrivato potrei scendere all'Alp di Cadin seguendo un sentiero che vi giunge direttamente ma che, sul terreno, non riesco assolutamente ad individuare, oppure raggiungerla seguendo la stradina forestale. decido per quest'ultima e mi dirigo quindi verso Sud Est, c'è un cancello e dei cartelli segnavia su un albero, ad una curva vedo l'alpe 100 metri a picco sotto di me, sulla parete rocciosa alla mia destra centinaia di Primule irsute, poco più avanti un impluvio completamente svalangato.
La neve ricopre interaramente la strada per un centinaio di metri, avanzo cautamente, anche qui la neve sembra tenere bene, dopo aver percorso una trentina di metri raggiungo la parte centrale della valanga che qui è quasi verticale e mi accorgo che la consistenza della coltre nevosa diminuisce divenendo una sorta di polvere inconsistente, il salto al di sotto è di quelli che non lascerebbero scampo....torno indietro: la mia scorta di adrenalina per oggi è finita, a casa mi aspettano ed ho intenzione di andare in montagna ancora a lungo.
Ritorno all'Alpe di Cadinello, scendo di nuovo all'ingresso della galleria e la ripercorro, poco dopo l'uscita riattraverso il cono valanghivo che, confrontato a quelli affrontati sul sentiero e sulla stradina mi appare ora veramente banale. Seguo la strada, il panorama non è eccezionale: tutto è avvolto da un grigiore soffuso, all'altezza del primo taglio proseguo sulla strada: sto mangiando una barretta mentre cammino e non ho voglia di mettere mano alla piccozza, al secondo invece scendo direttamente per la ripida scorciatoia che avevo percorso stamane in salita. Ancora qualche chilometro di strada ed eccomi infine all'auto.
Riparto con calma visto che la strada è sempre ingombra di sassi e pietrisco e non sai mai cosa ti aspetta dietro le curve.
A Roveredo faccio una breve sosta per vedere i ruderi della chiesa di San Fedele, poi mi avvio verso casa.

Gita solitaria che in estate sarebbe assolutamente banale visto che il percorso si svolge perlopiù su strade e carrarecce con difficoltà fra il T1 ed il T2. In inverno ed in primavera, in presenza di neve, il discorso cambia decisamente: le valanghe sugli impluvi, i sentieri che scompaiono e percorrono cenge che da strette divengono esigue fanno si che le difficoltà aumentino di molto. Probabilmente il sentierino che aggira ad Est la galleria della Cadolcia in estate potrebbe presentare difficoltà fra T3 e T3+: è comunque stretto e si affaccia su un salto verticale senza che vi siano cavi o catene di sicurezza.  Attualmente a causa della frana direi che è assolutamente impercorribile. Gli impluvi sono ricoperti da coni valanghivi che in alcuni casi, come sulla carrareccia che scende all'Alp di Cadin hanno pendenze superiori ai 50° e si affacciano sul vuoto. Nelle condizioni trovate, a mio avviso, un T4+ ci sta tutto. ☺

Hike partners: paoloski


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