Cima della Piancaccia (1610 m)


Published by siso Pro , 29 October 2015, 17h35.

Region: World » Switzerland » Tessin » Sottoceneri
Date of the hike:27 October 2015
Hiking grading: T3 - Difficult Mountain hike
Waypoints:
Geo-Tags: CH-TI   Gruppo Monte Generoso   I 
Time: 6:00
Height gain: 1122 m 3680 ft.
Route:Fattoria dei Bubi (700 m) – Lembro (713 m) – Alpe Bogo (757 m) – Salera (797 m) – Pianche (1200 m) – Pianca dell’Alpe – Passo del Crosèt o Buchéta di Crusétt (1364 m) – Cima della Crocetta (1391 m) – Passo del Crosèt (1364 m) – Cima dei Torrioni (1489 m) – Bocchetta Camoscia (1445 m) – Cima della Piancaccia (1610 m) – Cima dei Torrioni (1489 m) – Bocchetta Camoscia (1445 m) – Passo del Crosét (1364 m) – Rifugio Guardie di Confine (1350 m) – Rifugio Guardie di Confine (1207 m) – Costa del Bové – Alpe Pianca (908 m) – Piagno (725 m) – Sasso Grosso (595 m) – Fattoria dei Bubi (700 m).
Access to start point:Autostrada A2 - uscita Mendrisio – Melano – Rovio – San Michele – Beretta – Fattoria dei Bubi (700 m).
Accommodation:Rovio, Arogno.
Maps:C.N.S. No. 1353 – Lugano - 1:25000; Carta escursionistica transfrontaliera Monte Generoso - 1:25000; Carta turistico - escursionistica “Strade di Pietra” No. 1 – 1:30000.

Escursione in una bella giornata autunnale a cavallo tra i comuni di Rovio, Arogno e Pellio d’Intelvi, in un ambiente decisamente selvaggio; per tutta la durata della gita, sei ore, non ho incontrato una sola persona!

 

Inizio dell’escursione: ore 8:00

Fine dell’escursione: ore 14:00

Temperatura alla partenza: 8°C

Temperatura al Rifugio Guardie di Confine (1210 m), ore 12:30: 8°C

Temperatura al rientro: 16°C

Pressione atmosferica ore 9.00: 1020 hPa

Isoterma di 0°C a 2600 m

Sorgere del sole: 6.56

Tramonto del sole: 17.18

 

Trattandosi di una gita ad anello il punto di partenza della camminata odierna potrebbe variare a dipendenza del mezzo di locomozione utilizzato. Spostandomi con l’auto, decido di partire dal punto più elevato possibile. Raggiunto l’oratorio di San Michele, lungo la strada che collega Rovio ad Arogno, svolto a destra seguendo il segnavia per l’Alpe Bogo.

Le possibilità per parcheggiare sono assai scarse; trovo un piccolo slargo in zona Giaro, alla Fattoria dei Bubi, a 700 m di quota. Ipotizzo che la denominazione di questa fattoria, ottimamente restaurata, sia legata alla presenza di gufi reali (Bubo bubo). Mi sembra infatti inverosimile che si riconduca all’omonima etnia africana facente parte della più vasta famiglia dei Bantù.

Parto alle otto, nell’ombra mattutina proiettata dal massiccio del Monte Generoso. In località Lembro o Lambro (713 m), il sentiero mi porta sull’aia privata di una grande casa colonica. Sono un po’ imbarazzato; compio un giro attorno all’isolato finché al di là di un cancelletto trovo il segnavia. Il toponimo Lembro significa “luogo umido, paludoso”, deriva dal latino lama = palude. L’inizio della gita non è esemplare: superato il letto del Riale Lembro perdo immediatamente il corretto sentiero: lo ritroverò 200 m più avanti, dopo aver risalito un pendio boscoso con evidenti tracce di cinghiali.

In ulteriori dieci minuti di cammino pervengo ad una fontana che precede l’Alpe Bogo (757 m). Le cronache ricordano che il 26 dicembre 1859 un certo Pedroni vi perse la vita a causa di un valanga di neve, mentre andava ad attingervi dell’acqua.

Proseguo in direzione sud su uno strappetto fino alla piana di Salera (796 m) ai piedi del Colle di Sant’Agata. Salera era il pascolo dei bovini del Patriziato di Rovio. Sul muro di una minuscola baita qualcuno ha disegnato con vernice rossa una freccia accompagnata dalla scritta “Zivi”. L’indicazione è ben visibile, ma nel contempo assai enigmatica. Mi incammino sul sentierino a sinistra, che lasciando la radura si alza nel bosco alla base di una ripida parete rocciosa con tonalità che variano dal bianco al giallo fino al grigio scuro. Dopo 400 m converge nel sentiero che salendo da Rovio porta in zona “Crocette”. È una via di salita al Monte Generoso un tempo molto frequentata, ora molto meno. Cammino su un soffice tappeto di foglie secche di faggio, di carpino, di roverella e di cerro, sul versante destro della Valle della Croce. Il cammino, diventato presto molto ripido, si incunea fra imponenti torrioni calcarei: è un ambiente selvaggio da romitorio tibetano, che nemmeno il chiacchierio della Sovaglia riesce a rallegrare.

Dai 1100 m di quota, raggiunta la dorsale che separa la Valle del Lembro dalla Valle della Croce, il sentiero spiana; entro nella zona denominata Pianche. Si tratta di ripidissimi pendii erbosi adatti alla pastura o al taglio di fieno selvatico. Un tempo la gente di Rovio falciava in agosto l’erba di questi ripidi prati e la trasportava poi a spalla fino al paese. A questo duro lavoro, che metteva in serio pericolo la vita, partecipavano anche le donne. Solo a partire dalla fine dell’Ottocento i mazzi di fieno venivano calati con l’aiuto dei fili a sbalzo fino a Prato di Pioda, dove, con le slitte, si trascinavano nelle stalle di Rovio. Il fieno delle pianche, falciato regolarmente fino al 1952, veniva messo all’asta dal patriziato.

Per evitare di perdere questi importanti biotopi, qualcuno ha tagliato le piante pioniere che tentano di riconquistare la radura abbandonata e ha falciato l’erba accumulandola contro i tronchi.

A quota 1240 m, nel bosco fitto, perdo il sentiero. Per alcuni minuti vago senza una meta precisa seguendo le tracce dei camosci. La segnaletica, già carente, qui svanisce del tutto. Il sentiero si divide in numerose lievi tracce fra lo strame molto spesso. Proseguo senza una meta precisa, poi ritorno sui miei passi con scarsa sicurezza. La carta topografica non mi è di grande aiuto. Finalmente ritrovo quello che si dovrebbe chiamare sentiero ai piedi della Pianca dell’Alpe. Il ripidissimo prato, ancora all’ombra, in questa stagione è completamente privo di fiori. Gli anziani di Rovio lo chiamavano anche “Giardino della Regina”. A fine maggio qui fiorisce infatti il fiore emblema del Monte Generoso, la Peonia officinalis.

Superato un dislivello di 110 m pervengo alla sella che il segnavia svizzero chiama inopportunamente “Cima Crocetta (1360 m)” e che più correttamente quello italiano denomina Passo del Crosèt (1364 m)”, con l'accento grave. La vera Cima della Crocetta (1391 m) è ubicata 180 m più a NW e corrisponde al cippo di confine S 23 / I 1900. In dialetto è chiamata “Scíma di Crusétt”.

La raggiungo in soli 5 minuti di cammino, una deviazione che merita, pensando anche al grande lavoro che i boscaioli di Arogno svolgevano sul suo versante occidentale. Prima del 1900 il trasporto della legna si svolgeva esclusivamente mediante trascinamento nelle óve (= sovende), avvallamenti asciutti nei quali il legname veniva convogliato verso valle. La maggiore di tutte era l’Óva gránda, divisa verso l’alto in tre rami, lungo la quale il legname veniva fatto scendere fino alla sorgente dei Böss (600 m). I requisiti di queste “ferrovie di montagna senza binari e senza ruote” erano per prima cosa la pendenza, la maggior dirittura possibile, il fondo duro e compatto con i fianchi regolari che contenessero in qualche modo i tronchi che passavano molte volte a forte velocità con il rischio di saltare fuori da quella rozza pista. L’operazione poteva durare anche una settimana. A quei tempi, il Monte Generoso non faceva onore al proprio nome. Verso il 1900 si cominciò a far uso di cordine d’acciaio, i cosiddetti fili a sbalzo.

Ritornato al Passo Crocetta affronto la decisa salita, in territorio italiano, che mi porta dapprima alla quota 1426 m (cippo 23.2) e più avanti alla Cima dei Torrioni o Cima Camoscia (1489 m).


                                         Cima dei Torrioni (1489 m)

Il sentierino segue il filo di cresta, a qualche metro di distanza dalle impressionanti pareti strapiombanti. Una breve discesa mi accompagna alla Bocchetta Camoscia (1445 m), senza nome sulla carta topografica. L’ultimo tratto di salita mi offre delle stupende vedute sulla Valle di Gotta e sulla Valle del Bové, ammantate da un tripudio di colori dominati dal rosso, dal giallo e dal verde. Guadagnata la spalla, a quota 1540 m circa, rimangono ancora 150 m lineari con modesta pendenza. Dopo 3 h di cammino posso affermare Cima della Piancaccia (1610 m) geschafft!

Si trova sul confine tra Svizzera e Italia, segnalato dal cippo numero 23.4.

Oltre alle innumerevoli vette, da questa panoramica cima è possibile osservare il Lago di Lugano, il Lago di Como, il Lago di Varese e il Lago Maggiore.

Per la discesa percorro lo stesso sentiero della salita fino al Passo Crocetta (1360 m), quindi piego a destra, in direzione dell’Alpe di Arogno, in una zona un tempo molto frequentata dai contrabbandieri. Passo di fronte a un paio di rifugi per le Guardie di Confine, percorro la faggeta della Costa del Bové, visito l’Alpe Pianca (908 m), Piagno (725 m) e Sasso Grosso (595 m), per poi risalire fino ai 700 m di Giaro.

 

Camminata lungo un itinerario selvaggio del Monte Generoso, in un tripudio autunnale di colori.

 

Tempo di salita: 3 h

Tempo totale: 6 h

Tempi parziali

Fattoria dei Bubi (700 m) – Passo del Crosèt (1364 m): 1:55 h

Passo del Crosèt (1364 m) – Cima della Crocetta (1391 m): 5 min

Cima della Crocetta (1391 m) – Cima della Piancaccia (1610 m): 1 h

Cima della Piancaccia (1610 m) – Sasso Grosso (595 m): 2 h

Sasso Grosso (595 m) – Fattoria dei Bubi (700 m): 25 min

Dislivello in salita: 985,5 m + 136,5 m = 1122 m

Sviluppo complessivo: 11,4 km

Difficoltà: T3

Coordinate Cima della Piancaccia: 722'805 / 88'629

Copertura della rete cellulare: buona (Swisscom /TIM).


Hike partners: siso


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Comments (4)


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Daniele66 says:
Sent 29 October 2015, 21h42
Bella Siso e come sempre egreggiamente narrata......Daniele66

siso Pro says: RE:
Sent 29 October 2015, 21h56
Grazie Daniele!
Sono bellissime giornate autunnali che ci permettono di riscoprire le Prealpi, in attesa dell'arrivo della neve.
Cari saluti, a presto,
siso

gbal says:
Sent 4 November 2015, 19h44
Tante volte fatta, una delle mie preferite ma letta così assume un fascino maggiore.
Bravo!

siso Pro says: RE:
Sent 4 November 2015, 21h10
Grazie Giulio,
il massiccio del Monte Generoso non finisce mai di stupire! Ci sono così tante vie di salita, che non è possibile annoiarsi. Oltre alle bellezze naturalistiche, geologiche, culturali, storiche e al panorama impareggiabile, offre una ricchissima documentazione che spazia dalla divulgazione all'approfondita dissertazione.
Buona continuazione,
siso.


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