La Vierge (3232 m) - una “prima” (in solitaria) di HIKR


Publiziert von Sky , 24. September 2013 um 02:00.

Region: Welt » Schweiz » Wallis » Mittelwallis
Tour Datum:22 August 2013
Wandern Schwierigkeit: T3 - anspruchsvolles Bergwandern
Hochtouren Schwierigkeit: WS
Wegpunkte:
Geo-Tags: CH-VS   I 

La Vierge

Terme métaphorique pour ce sommet qui se présente comme un piton rocheux, à l'instar d'autres sommités alpines de même dénomination

 

Prima salita : Arthur Cust, J.-B. Parish avec Jean Maître, 26 août 1881

Roccia : Gneiss d'Arolla

 

Premessa

La Vierge mi colpì, per la prima volta quando, nel 2009, la vidi dalla base dell’Haut Glacier d’Arolla stagliarsi elegante, bellissima. E poi, un anno più tardi, dal Col Collon.

Cercai informazioni su internet, ma né su HIKR né su altri siti di montagna trovai nulla. Solo qualche foto.

Unica descrizione, ovviamente, quella di Maurice Brandt che, nella sua “Guide des Alpes Valaisannes”, opera fondamentale per ogni alpinista che abbia nel cuore il Vallese, scrive, in due righe scarne :

 

Par le SW

(F) De la base, 20 min.

De sa base SW atteinte en quelques min. du Col Collon (3087 m) suivre un couloir-cheminée et quelques rochers faciles.

 

Un colpo di fulmine. Una vetta poco conosciuta. Affascinante, ma, sulla carta, non impossibile.

Studio da quale parte affrontarla (dall’Italia, con il lungo viaggio in macchina fino all’alta Valpelline e poi tutta la salita fino al Col Collon, o dalla Svizzera, risalendo in solitaria tutto l’ Haut Glacier d’Arolla ?). Nell’estate del 2011 raggiungo il refuge des Bouquetins, percorrendo tutto il suddetto ghiacciaio, senza riscontrare alcun pericolo oggettivo per una salita in solitaria (i crepacci sono pochi e ben visibili).

Nel frattempo, con grande soddisfazione, riesco a reperire, usata, una copia del volume III della suddetta Guida del Brandt, altrimenti introvabile in quanto fuori stampa e che avevo potuto leggere, fino ad allora, solo in biblioteca.

Ora, sono pronto.

Lascio passare un altro anno, e questo, il 2013, decido di provarlo.

Una serie di disavventure e “avvertimenti” della montagna mi fanno diventare molto più cauto e timoroso, ma voglio provarci ugualmente, con tutta la dovuta attrezzatura.

 

Avvicinamento

Un po’ di acciacchi e finalmente decido per il giorno.

Sveglia alle 3.45 e partenza da Hérémence, avvolto dal buio più nero. Solo la luna illumina, a tratti, il cielo lungo la strada che porta alla volta di Arolla. Lì arrivo alle 5.40. Mi aspettano 3 km di strada pianeggiante da percorrere a piedi (mi rifiuto di non rispettare il cartello di divieto di transito, come fa una macchina che mi supera nel buio della notte, con la frontale), poi un tratto di salita lungo un sentiero che si inerpica sul fianco della montagna che porta a Plan Bertol, un brevissimo tratto con qualche staffa, poi un tratto in cui il ghiacciaio si è ritirato ed infine la lunga lingua glaciare.

Scelgo, biasimabile da alcuni, di non ramponarmi. Ricordo bene che la volta scorsa misi i ramponi e, poco dopo, me li tolsi perché senza senso. Infatti, per la stragrande maggioranza del percorso, si cammina sopra i detriti che il ghiacciaio ha nei millenni portato con sé, tanto da far dimenticare di trovarsi su di esso. E, anche altrove, la pendenza è così ridicola che lo scivolamento è pressoché nullo. Qualche piccolo problema solo nell’uscita dal ghiacciaio, ma, con grande attenzione, sono sulla morena e, in breve, sono al Col Collon (3h55m). Lì incontro una coppia di italiani che si preparano per la Pointe d’Oren. Fa strano salutarsi e parlare nella mia lingua, dopo settimane passate a scambiare parole in francese..

 

Attrezzatura

Parto con : imbrago, casco, 3 moschettoni, una fettuccia ad anello da 120 cm, 5 m di cordino da 5mm, una mezza corda da 30 m, discensore, coltellino svizzero, GPS e radio REGA. Tolgo gli occhiali da sole per avere la miglior visibilità.

 

Salita

Uno sguardo alla Vierge. Anche se il versante non è impressionante come quello che si vede arrivando da N, un po’ di timore ce l’ho..

Stavolta, decido di non “inventare” nulla. Seguire alla lettera le indicazioni della mia guida, seppur scarse. Il Brandt dice di avvicinarsi da SW. Setto come waypoint la cima e mi sposto in modo tale da avere la mia meta a NE. Una prima salita tra blocchi e poi, come per magia, ai miei occhi si apre proprio quel canale descritto dal Brandt : sono sulla via giusta !

Mi libero dei bastoncini (li recupererò in discesa) e maledico il mio essermi dimenticato di lasciare giù il materiale non necessario, ma ormai sono in pista..

Procedo con la massima calma.. un passo dopo l’altro.. muovendomi rasente la parete del canale, in modo tale da avere sempre un qualche spuntone a cui assicurarmi con la fettuccia. In questo modo sono lentissimo, ma la meta è così vicina (una cinquantina di metri in linea d’aria, anche se 160 circa di dislivello..) che posso permettermi di avanzare con questa lentezza. Una seconda fettuccia, per poter assicurarmi allo spuntone successivo, una volta liberatomi dal precedente, sarebbe stata utile. Mi viene in mente un servizio di SottoSopra su Alex Honnold, il più forte arrampicatore in solitaria del momento, che nella sua arrampicata in 19 ore delle 3 pareti più famose dello Yosemite ha praticato un misto tra arrampicata libera e in artificiale : un continuo pensare “adesso sono salvo” e “adesso non sono salvo”.

Superato il canale, sbuco in un tratto con facili blocchi, ma, una volta che li ho superati, mi trovo di nuovo su un terreno molto “delicato”. Ancora fettuccia, e via.

 

Finale

Mancano ormai pochi metri, secondo il GPS. Provo a seguire un canale, ma è troppo esposto da un lato, non me la sento. Se si deve passare di lì, pazienza, vorrà dire che darò forfait.. Provo comunque a tornare indietro qualche metro.. a provare un’altra via. Più facile, ma apparentemente più lontana dalla meta. Ed in più, a questo punto, mi dico, ovunque vada le difficoltà aumenteranno, avvicinandosi alla vetta.. Invece, sorprendentemente, sbuco sull’altro versante dove una traccia conduce molto facilmente alla vetta. In pochi passi, relativamente tranquilli, sono all’ometto. È fatta (1h15m) ! Alzo le braccia al cielo, è il coronamento di un sogno.. Mi guardo attorno : sulla via per le Pointes d’Oren c’è gente, su quella per il Mont Brulè anche.. sulla Vierge sono solo io !! Ammiro il panorama, mi gusto la vetta, ma non mi fermo a lungo : la discesa è altrettanto impegnativa e devo mantenere tutta la mia concentrazione.

 

Discesa

Ripercorro a ritroso la via di salita. Devo saperla ritrovare all’istante, non si può sbagliare. Il primo tratto è abbastanza facile, posso procedere con una certa tranquillità. So perfettamente che, quando vedo aumentare le difficoltà, posso fare delle doppie. Ho 5 metri di cordino e 15 metri per ogni calata. Non ho idea di quanto possano essere, lo scoprirò.. Arrivato al canale, non sto tanto a pensarci su : prendo uno spuntone, mi autoassicuro con la fettuccia, realizzo un anello con uno spezzone di cordino, preparo corda, discensore, prüssik e mi calo. Tutto molto bene. Identifico un altro spuntone e faccio lo stesso. Mentre sto per caricare la sosta, la sento muoversi..! Mi sposto rapidamente su un altro spuntone, fortunatamente riuscendo a riciclare l’anello appena realizzato ! Questa sosta è ‘sicura’ e mi calo senza ulteriori problemi. Recupero i bastoncini e sono fuori pericolo. Di qui posso proseguire senza più sicurezze. Finalmente mi sento tranquillo, posso rilassarmi e completo la discesa fino al Col Collon (1h30m), passando dal P3133. Mi tolgo casco, imbrago e tutto il resto.

 

Conclusione

Una salita in sé probabilmente non difficile, ma l’averla fatta in solitaria e l’essere una meta così poco conosciuta l’hanno resa molto interessante.

La roccia decisamente solida (tranne in quella circostanza) è stata indubbiamente un aspetto molto favorevole.

La lunghezza ridottissima della parte tecnica, un centinaio di metri di dislivello circa, ha permesso, nonostante il lunghissimo avvicinamento, di aumentare il tempo di salita (dai 20 minuti della guida, all’ora e un quarto effettiva) in modo da poter progredire in totale sicurezza. Una via più lunga non avrebbe permesso una tale lentezza.

In generale, adrenalina, concentrazione e gioia a fiumi.

 

Post-salita

Visto l’orario, mi concedo un’ulteriore velocissima salita in zona : il P3264, il punto più lontano, in direzione Pointes d’Oren, raggiungibile senza dover toccare ghiaccio, mi permette di arrivare su un balcone da cui ammirare in tutta la sua bellezza la mia “conquista” odierna, nonché il panorama circostante, ancora più aperto. Commuovente la targa col nome di una ragazza, Federica Corinne, prematuramente scomparsa, a cui i genitori hanno dedicato questa cima altrimenti senza nome.

 

Ritorno

Lunghissimo ovviamente il ritorno lungo il ghiacciaio, diventato come logico un insieme di rivoli d’acqua, ma comunque percorribilissimo senza ramponi.


Tourengänger: Sky

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Kommentare (4)


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maxcross1 hat gesagt: Bravo
Gesendet am 25. September 2013 um 09:38
Complimenti per tutto. Per l'impresa e anche per il racconto. Vierge, Kurz e Brulè fatti nel lontano 1994 dal rifugio Col Collon

Sky hat gesagt: RE:Bravo
Gesendet am 26. September 2013 um 19:48
Grazie, mi sono divertito in entrambi !
E complimenti a te per la Vierge, Pointe Kurz e Mont Brulè.. scelta raffinata, e gli ultimi due non devono essere per niente banali !
Ciao, Luke

gbal hat gesagt:
Gesendet am 25. September 2013 um 18:22
Complimenti. Davvero un bell'esempio di coraggio e determinazione oltrechè di organizzazione.
Ciao

Sky hat gesagt: RE:
Gesendet am 26. September 2013 um 19:56
Grazie per i complimenti !
In questo caso la salita non ha richiesto particolare coraggio.. sono stato in sicurezza praticamente per tutta la salita.. ma determinazione, sicuramente !
Era una di quelle cime che "corteggi" per anni.. e sono sicuro che tu sappia di cosa parlo !


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