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Dal Corbernas all'Albrun Pass: il grande Est di Devero


Published by rochi , 23 July 2013, 19h52.

Region: World » Italy » Piemonte
Date of the hike:20 July 2013
Hiking grading: T3 - Difficult Mountain hike
Waypoints:
Geo-Tags: CH-VS   I 
Time: 9:00
Height gain: 1400 m 4592 ft.
Height loss: 1400 m 4592 ft.
Route:vedi way points
Access to start point:L'alpe Devero si raggiunge dalla SS del Sempione, uscita Val Formazza. A Baceno girare a sinistra per Goglio Devero. Possibilità di salire all'alpe a piedi da Goglio o di percorrere in auto la strada asfaltata sino al parcheggio a pagamento (euro 5/gg)
Accommodation:Numerose strutture all'alpe e a Crampiolo tra cui il rifugio CAI Gallarate Castiglioni in località Canton.

Obiettivo di giornata è la salita al monte Corbernas sul versante orientale della splendida alpe Devero, con un auspicabile prolungamento lungo gli alpeggi del settore battezzato dal bravo Frangioni sulla sua bella guida escursionistica “Veglia – Devero”, il Grande Est.
Prima delle 7.00, lascio l’auto al parcheggio coperto adiacente la piana che raggiungo in pochi minuti, attraverso il ponte sul torrente verso il chiosco di legno del Tonino e m’incammino sulla comoda mulattiera dapprima in leggera salita verso Crampiolo.
Dopo un chilometro, abbandono il sentiero principale e giro a destra seguendo le indicazioni per “Corte D’Ardui”. Il sentiero prativo sale svelto e permette di tagliare la ponderale di servizio alla’alpe Sangiatto. Essa si raggiunge comunque dopo aver attraversato un ruscello su ponte di legno e non si abbandona più sino all’alpe e dopo aver costeggiato il lago di Sangiatto inferiore, magnifica oasi umida a 2000 m di quota.
L’alpe sembra deserta, sono le 8.00 del mattino, ma uno sguardo all’interno dello stabiello rivela la presenza di numerosi maialoni ancora tra le braccia d’Orfeo. Uno di loro apre un occhio, grufola infastidito, lo richiude e mi congeda con antipatia.
Dall’alpe circumnavigo il montagnotto che la sovrasta e, condotto da un segnavia, salgo ripido verso l’avvallamento che adduce tra residui nevai alla bocchetta di Scarpia.
Se si scende diritto si va al passo del Muretto e quindi in Formazza, se si prende la cresta a destra si sale al Sangiatto, mentre prendendo la dorsale a sinistra si punta al Corbernas. Non c’è sentiero ma alcuni ometti più in alto mi guidano, risalgo pertanto liberamente il pendio e mi lascio alle spalle almeno quattro ometti prima di intercettare un’evidentissima traccia che percorre un’ampia e pianeggiante cresta erbosa. Giungo pertanto ai piedi dell’edificio sommitale del monte e, al biforcarsi della traccia, mi dirigo senz’altro a sinistra perché la via da seguire è ormai evidente. Essa, su terreno friabile, taglia in diagonale la parete, supera un canalino (buono da risalire con neve in inverno) e si arrampica con strettissimi tornanti sino ai pratoni sommitali. Questi si percorrono e in breve si è sulla vetta segnalata da un ometto.
Panorama grandioso a trecentosessanta gradi con indimenticabili pictures sui sottostanti laghi Devero e Agaro.
Sono le 9.00 e ho un’ora di anticipo rispetto al time budget.
Bighellono sull’ampio pianoro sommitale alla ricerca di immagini da catturare e di una via di discesa alternativa. Non ne trovo e ridiscendo da dove son salito, prima con le mie solite difficoltà dove è molto ripido, poi con esuberanza da rivincita quando i pendii si fanno più dolci.
Prima delle 10.00 sono di nuovo all’alpe del Sangiatto, le mucche hanno avuto via libera e pascolano placide e dindondanti ai bordi del lago Sangiatto superiore regalando l’ennesima inquadratura da film wild and green.
Ho molte ore davanti a me e un’idea si fa strada: raggiungere la bocchetta d’Arbola (Albrun Pass), l’alto valico percorso dalle popolazioni Walser durante le loro colonizzazioni a sud della valle loro originaria del Goms.
Procedo sveltissimo sul grande est e valicando un dosso dietro l’altro, m’immergo in un susseguirsi di pianori la cui bellezza non ho la voce per dire. Attraverso la corte Corbernas e arrivo all’alpe della Valle, dove, amenamente seduto su un ponticello, mi congedo una sosta.
Ricomincio a procedere, ora su traverso affacciato alto sul lago Devero emergente da un mare di rododendri in semifiore e giungo al guado di un violento torrente che mi procura qualche mal di testa: l’attraversamento è comportevole di qualche rischio e con estrema attenzione (cadere qui vuol dire ritrovarsi cento metri giù acqua-trasportati e roccia-sfracellati) e piedi infradiciati approdo con un sospiro dall’altra parte.
Fresco di nuova fiducia riprendo la celere marcia che porta all’alpe della Satta, ma prima bisogna ora risalire un torrente e guadarlo almeno tre volte, ma qui è un po’ più semplice.
L’altopiano della Satta è un’altra meraviglia: è una zona umida solcata da tre, quattro laghetti ancora semighiacciati che si percorrono alla loro sinistra su facili traversi di neve sospesi sull’acqua.
Faristeggiando faristeggiando, pervengo infine all’alpe Forno, questa sì deserta ma ancora per poco: quando questo scritto sarà visibile probabilmente brune alpine brucheranno mattolina su quelle alte terre.
Sopra l’alpe ancora un guado (emozione di giornata) che compio sopra un instabilissimo ponte di neve che difatti in un’occasione cede ma per un piede solo che tanto è già fradicio. Con qualche sacramento sono di là e riprendo la salita al Passo. Superato un dosso, occorre percorrere un comodo traverso a volte nevoso ma non pericoloso e ai piedi del valico, risalire l’ampio nevaio che desta una certa impressione dal basso ma che si lascia percorrere easily.
È l’una, quando mi siedo finalmente ai bordi dello stretto corridoio dove Italia e Svizzera s’incontrano. Di là c’è la verde e ampia Binntall e da essa giungono moderni pellegrini in abiti tecno pro.
Mangio qualcosa, il tempo ora si fa nemico e mi tocca una lunga discesa che gioco forza dovrò aggredire. A darmi la svelta ci pensano neri nuvoloni che ben presto cominciano a lasciar giù acqua che, fortunatamente, non evolverà in temporale.
Scendo (con la solita esagerata cautela) il nevaio e quindi comincio a procedere a balzi. Al primo cartello segnavia, abbandono la via di venuta e giro a destra puntando diretto in discesa verso il lago di Piamboglio. Da questo, costeggiato sulla sinistra, e superato il muretto della vecchia diga attrezzato con catena che tanto fa penare una turista francese, scendo ancora veloce verso il lago Devero che dovrò costeggiare sulla lunga e scomoda alzaia destra, tutta sassi e saliscendi. Chi volesse rientrare per una via certamente più urban, alla fine del Piamboglio, dovrà seguire le indicazioni per Canaleccio e si troverà sul lato sinistro, percorso dalla ponderale discendente dall’alpe Forno.
Aggredisco l’alzaia e in breve sono alla diga e da qui a Crampiolo che è sempre un piacere per gli occhi, nonostante la nuvolaglia, nonostante i turisti un po’ troppo citizined, nonostante qualche cantiere in eccesso.
Una pausa e poi, per the summer main street, giù velocissimo a Devero che raggiungo alle 15.45, dopo 27 km (40 di SE), 1400 m di dislivello, e 9 ore d’immersione nel bellissimo assoluto, tanto assoluto da farmi pensare, davanti ad una salvifica birra da Fattorini, che Devero e il suo Grande Est, siano una delle cinque cose più belle che questi occhi han visto da quando sono aperti.

Il dislivello tiene conto (in modo approssimativo) dei vari saliscendi.
La difficoltà T3 si registra sul tratto terminale di salita al Corbernars e sui guadi non evitabili, altrimenti T2.
I tempi comprendono circa 1 ora complessiva di pausa.

Hike partners: rochi


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Comments (2)


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Vatar says:
Sent 24 July 2013, 12h27
Grande Rocco!
il Grande est lo ritengo tra le prime tre più belle zone in assoluto della Val d'Ossola, molto interessante la tua idea di salire anche il Corbernas e il P.so d'Arbola, non ti sei fatto mancare niente...il bello di questa località è proprio questa possibilità di creare diversi percorsi uno più interessante dell'altro.

Complimenti

Adry.

rochi says: RE:
Sent 24 July 2013, 19h08
Sono d'accordo su tutto, Adry, con un'aggiuntina (già citata nel rapporto): il Grande Est di Devero o ritengo tra le prime tre più belle zone al mondo (almeno tra quelle che ho visto io).
Ciao, grazie e buone montagne.
Rocco.


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