Guajara 2718m


Published by Floriano , 15 June 2010, 17h26. Text and phots by the participants

Region: World » Spanien » Kanarische Inseln » Santa Cruz de Tenerife
Date of the hike:31 May 2010
Hiking grading: T3+ - Difficult Mountain hike
Waypoints:
Geo-Tags: E 
Height gain: 1300 m 4264 ft.
Height loss: 570 m 1870 ft.
Route:Villaflor 1420m - Paisaje Lunar 1750m - Guajara 2718m - Parador Nacional 2150m
Access to start point:Da Playa San Juan si prende l'Autopista del Sur fino a Las Americas. Bivio per Arona sulla TF28 per Arona e si prosegue sulla TF51 fino a Vilaflor.

2.a escursione: Guajara 2718m

Coccolata e servita la nostra infortunata, che oggi se ne sta a riposo, sperando che la distorsione sia recuperabile, partiamo per quella che oserei definire "la maratona di Guajara".
Si parte da Villaflor, nella zona centro-meridionale dell'isola, proprio a  sud del vulcano del Teide e con un dislivello totale di 1300m (misurazione GPS alla mano) andremo sulla cima del Guajara a quota 2718m.

Si parte tardi, tardissimo, alle 11 passate e, dopo una breve discesa iniziale così, tanto per aumentare il dislivello, ci infiliamo in un incredibile ambiente popolato dei pennelloni mostrati nelle foto qui sotto: "viperina rossa del Teide" (echium wildpretii). Li abbiamo beccati proprio nel momento di massima fioritura e sono proprio spettacolari. Li dribbliamo e come se non bastassero ecco anche un pino canaro monumentale, che ha visto ere ed eruzioni, salvandosi dalla lava rovente.
Fa caldo, veramente caldo e il bosco non so se faccia più piacere per l'ombra che offre o più dolore per il vento che non fa passare.
Spossati arriviamo alla finta sosta pranzo delle 14: finta perchè non tutti hanno capito che questa sarebbe stata l'ultima seria occasione per mettere sotto i denti qualcosa. In realtà di sostarelle se ne faranno parecchie, perchè è impossibile non bere e appena si troverà un po' d'ombra se ne cercherà la frescura. Oggi ho imparato una nuova parola: calima o Kalima (non saprei). So solo che vuol dire caldo boia e per giunta umido, insomma una vera e propria canicola.
Siamo in vista del paesaggio lunare: una fantastica formazione rocciosa creata dal vento e dall'acqua.
Ma torniamo alla sosta pranzo. Ci allieta con la sua presenza la famosa "pernice deambulante"(Pernicionem camminantis L.), che si ciba delle briciole altrui, senza dare però eccessiva confidenza, probabilmente memore delle antiche usanze dei canari autoctoni (qui chiamati aborigeni) che festeggiavano una volta all'anno a colpi di pernice alla lava... e oggi cade appunto la ricorrenza.
Riprendiamo il cammino uscendo dal bosco. Il terreno si fa scuro, poi rosso, poi ancora scuro e sempre più sabbioso e polveroso. Stando nelle retrovie avrò ingoiato chili di polvere alzati dagli scarponi. Il sentiero è spesso delimitato da sassi ed è ben visibile e facilmente percorribile, grazie anche alla pendenza modesta che qui offre.
L'ambiente cambia ancora e poi di nuovo: è un susseguirsi di variazioni, che fanno di questo percorso un vero spartito musicale.
Incrociamo altri pennelloni proprio quando siamo in vista della cima ...
era meglio non dire nulla, perchè l'arrivo da qui sembra dannatamente lontano. No, non sembra: è dannatamente lontano.
Risaliamo sul sentiero ormai diventato roccioso fino ad incrociare la deviazione per la cima. Chi non ha più nemmeno gli occhi per piangere (o chi non ha voglia di rischiare di rimanere accecato dalla fatica) si fermerà qui, attendendo il nostro andirivieni.
Si parte per l'ultimo tratto: davanti i macho-man (e le macho-woman) pompano dai quadricipiti in giù seguendo il passo marziale del capo; dietro io e un paio di tranquilloni adeguiamo il nostro passo all'ambiente e al fiato rimasto. Sono contento di stare qua dietro: il caldo e la polvere ormai hanno cementato la mia dentiera incollando il palato superiore a quello inferiore: non riesco nemmeno a parlare, al massimo fischio tra gli interstizi dentali.

 Sono 300m di salita, che assomigliano molto a 3000, ma ce la faremo anche in questa occasione. Il pendio ad un certo punto si affloscia, la cima del Teide spunta dall'altro versante e la presenza di alcuni ometti di pietra ci racconta che siamo sulla cima. E' la prima volta in vita mia che raggiungo una vetta alle quattro e mezza del pomeriggio: lo dico a puro titolo di cronaca. Acqua e generi di conforto si sprecheranno.

Purtroppo la calima ci impedisce di avere quella visibilità che sarebbe stato il giusto premio per la scammellata odierna e osservando davanti a noi la cima del Teide, che ci sovrasta di ben 1000m, penso alla giornata di domani, quando pesteremo il versante orientale del vulcano.
Scendiamo, scendiamo, scendiamo. Scavalliamo il versante e ci tuffiamo nel cratere  di un'antica bocca vulcanica collassata su se stessa. Il primo tratto della discesa è da tenere sott'occhio, perchè il brecciolino è quello di ieri e la stanchezza è anche più importante di ieri e non vorrei che qualche altra caviglia ci faccia qualche brutto scherzo.
Poi si raggiunge un'ampia pista, che ha di bello che è piatta e di brutto che è lunghissima. Ma poi la bellezza del percorso vince ai supplementari grazie al nuovo ambiente: potremo essere tranquillamente sulla superficie di Marte e probabilmente qui hanno girato qualche kolossal... è l'ambiente ideale.
Ma di bellezza si nutre l'occhio e non la pancia, per cui tagliamo dove possiamo tagliare per arrivare all'agognata conclusione dell'escursione: siamo al Parador, un bell'albergo di proprietà pubblica, del quale ci interessa solo il bar.
L'assalto al bancone è assicurato, specie dalle nostre teste di ponte, che anticipano, anche se di poco, l'arrivo del resto della fanteria.
Dopo aver sgarganellato a dovere, riprendiamo il pullman per il rientro alla base, passando per nuovi ambienti che meriterebbero una foto, ma è troppo tardi e poi ripasseremo di qui anche dopodomani con più tempo a disposizione.
Stasera niente bagno in mare, ma solo una mega doccia e un tuffo al ristorante, da dimenticare: siamo stanchi e c'è aria di scintille nell'aria, scintille che per fortuna si placheranno velocemente.
Da domani cambierà musica, lo prometto.

Nonostante la fatica e il caldo, posso tranquillamente dire che questa camminata è stata una delle più belle che ho fatto recentemente: la varietà e l'unicità degli ambienti, i colori, la gioia di condividere questa giornata con un gruppo sempre più coeso e sparacavolate... questo è il mio ricordo.


Partecipanti: Antonella, Antonino, Antonio, Beppe, Chiara, Enea, Fabrizio, Floriano, Giovanni, Guido, Laura, Maria, Mauro, Nello, Paolo, Ugo

Percorso: 19,5 km circa
Dislivello in salita: 1300 m circa
Dislivello in discesa: 570 m
Tempo di percorrenza totale: 7,45 h (soste comprese)

Hike partners: Floriano, Chiara


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Comments (2)


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UpTheHill says: Avrai atteso 14 anni...
Sent 16 June 2010, 21h04
...ma ti sei rifatto alla grande. Che paesaggi splendidi. Roba da prendere su lo zaino e partire immantinente.

Attendo le prossime :-)

Floriano says: RE:Avrai atteso 14 anni...
Sent 16 June 2010, 21h22
Arrivano Nino:
"con calma atavica il guerriero depose le armi e presa una penna cominciò a narrar delle sue avventure ..."

Un caro saluto, Floriano


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