Degollada de La Mesa e Barranco de Masca


Published by Floriano , 12 June 2010, 11h19.

Region: World » Spanien » Kanarische Inseln » Santa Cruz de Tenerife
Date of the hike:30 May 2010
Hiking grading: T3 - Difficult Mountain hike
Waypoints:
Geo-Tags: E 
Time: 6:45
Height gain: 335 m 1099 ft.
Height loss: 1270 m 4166 ft.
Route:Santiago del Teide 925m - Dergollada de La Mesa 1247 - Cumbre de Bolico 1247m - Cumbre de Masca 1048m - Cruz de Hilda 780m - Masca 600m - Playa de Masca
Access to start point: Da Playa San Juan si prende prima la TF47 fino ad Acantilado de Los Gigantos, poi si prende la TF454 verso Tamaimo: qui ci si immette nella TF82 che si segue fino a Santiago del Teide.
Access to end point:Playa de Masca: da qui solo con la barca si può rientrare a Acantilado de Los Gigantos.

Finalmente dopo tanti anni riesco a farmi una vacanza di 9 giorni e cosa pensate che abbia scelto per rilassarmi? Un bel trekking a Tenerife!!!
Non conoscendo assolutamente i posti mi affido a Fabrizio (Bicio per gli amici) un accompagnatore di Milano che organizza escursioni in Italia e all'estero e di cui seguo le avventure da qualche anno: il commento delle nostre giornate lo lascio a lui che con spirito di osservazione e sagacia è riuscito a ricreare bene lo spirito di queste giornate!

Commento di Fabrizio:

Partenza da Linate sabato 29 maggio, arriviamo a Tenerife nel primo pomeriggio e sull'aereo c'è un'allegra brigata del CAI di Cento, con la quale condivideremo parte del nostro tempo sull'isola. Loro seguiranno un programma più standard e umano di escursioni e verranno accompagnati da Cristina, mentre a noi ci tocca l'Enea con le migliaia di metri di dislivello più o meno giornaliere.
Preso possesso degli appartamenti, scopriamo le ultime novità: a noi sono stati riservati 8 appartamenti doppi, belli ampi e attrezzati di tutto punto (contro i 4 quadrupli, ma sempre a stanze doppie e bagno doppio concordati inizialmente). E questa è ovviamente una buona notizia. Ma come ad ogni medaglia, c'è l'altra faccia: per ottimizzare l'uso dell'immancabile pullman mattutino, l'ordine delle escursioni è stato ribaltato, il che non ci faciliterà il compito.

 

Siamo a St.Juan, una piccola cittadina di mare, lontana dallo schifo urbanistico di Playa das Americas. Piccola è piccola: la spiaggia è incassata vicino al porto e l'offerta di ristoranti è un po' scarsa. Andando ad affrontare il primo bagno nell'Atlantico, notiamo subito che la maggior parte dei negozi sul lungo mare è gestito da italiani: italiano è il piccolo supermercato, italiano è il ristorante dove faremo colazione ogni mattina e italiana è ovviamente l'unica gelateria.
In seguito scoprirò che anche il chioschetto sulla spiaggia (chiamarlo chioschetto è un eufemismo, dato che ha un sacco di coperti) è in mano italiana.
Ci diamo al bagno: l'acqua è fresca, non fredda e il sole è accattivante, specie per noi che abbiamo un lungo volo alle spalle.
La prima cena avverrà a colpi di tapas: è un po' come fare un mega happy-hour, dove mini portate di piattini tanto gustosi quanto indigesti, passano sul tavolo.
Meno male che c'è la coca, anzi la Coca (con la C maiuscola)!!!

 

1.a escursione: Degollada de La Mesa e Barranco de Masca

La settimana inizia e procederà ad un ritmo ben definito: sveglia alle 7:30, colazione alle 8:00, giro per la piccola spesa quotidiana (pane, banane, frutta varia, acqua), ore 9:00 partenza con il pullman privato, ore 10:00 (più o meno) arrivo all'attacco del sentiero.
Oggi ci tocca una lunga traversata di quasi 20Km, però con dislivello tutto sommato tranquillo: ai 400m in salita si abbinano i circa 1300m in discesa, che faranno urlare ginocchia e non solo (purtroppo).
Abbandonata la strada, si comincia subito a salire. Siamo nella vegetazione fatta di arbusti e pini canari ed è il nostro primo impatto con i sentieri dell'isola. Qui mica si incontrano le autostrade dolomitiche e nemmeno i morbidi percorsi alpini: qui ci sono sassi, terreno duro, alternato da zone laviche, talvolta sabbiose/polverose, spesso con brecciolino che fa tanto scivolata. I pendii sono vari e dipendono da zona a zona: oggi non ci ammazzeremo per questi.
Come se non bastasse il versante odierno è stato recentemente picchiato duro da degli incendi, ai quali i pini hanno reagito da far loro: bruciati tutti i rami e le fronde laterali, le eroiche piante hanno cominciato a buttar fuori polloni a destra e a manca, cosa che in pochi anni li ha resi simili a tanti gelati con il bastoncino, gelati alla menta, visto il colore.
Da dove l'incendio venga fuori non si sa: doloso? Per imprudenza?? Boh. Di certo l'ambiente è secco come il fondo del mio Martini (citazione rubata a 007) e arrivati sulla cresta siamo improvvisamente investiti da delle micidiali raffiche di vento. Da nord-ovest stanno arrivando le nubi, che lambiscono le cime circostanti. Noi per fortuna ne rimaniamo fuori, guadagnando dei bellissimi scorci verso il mare.

 In questo ambiente uno potrebbe pensare che di flora ce ne sia ben poca: ERRORE!!! E ce ne accorgiamo dalle numerose chiacchiere in Piero Angela's style su tutto quanto fa floreale. A dire il vero io, confinato nelle retrovie dal mio ruolo di scopa, perdo tutte le lezioni e temo proprio che i miei debiti formativi diventeranno insuperabili.

Inizia la discesa, tranquilla ma inesorabile, come il vento che ci spinge e ci squassa e solo sotto quota 1000 possiamo trastullarci di nuovo con il sole. Questo mescolone tra mare (lontano, ma ben visibile), rocce vulcaniche (rosse come rosso non c'è più), il verde della vegetazione che si nutre delle nuvole (non è uno scherzo... a questa lezione sono riuscito a partecipare anch'io) e il multicolore dei fiori rende la camminata unica.
Sarà purtroppo unica per chi, non controllando passo e scarponi, scivolerà sul brecciolino, piegherà la caviglia, gonfiandosela come un melone: distorsione sarà la diagnosi e con questa in saccoccia e con la caviglia bella imbalsamata, le sarà negata ogni altra escursione sull'isola. 
Ma il bello deve ancora venire... e prima del bello arriviamo al paesino di Masca (che i nostri compari di Cento conoscono meglio delle loro tasche), per una sosta bar e la prima delle lunghe soste-perdita-occhiali-da-sole (qui gli ottici fanno affaroni). Dal paese inizia il barranco di Marca (barranco=gola): una profonda forra scavata dall'acqua che percola le rocce puntando verso il mare. Noi la seguiremo tutta, infilandoci tra pareti sempre più strette, gigionando tra salti rocciosi e guadando il ruscelletto più e più volte. Il gruppo si allunga e devo tirare fuori frusta e voce da leone per le necessarie operazioni di accorciamento, necessarie soprattutto nell'ottica che ci attende il battello giù alla caletta.
Con fatica arriviamo nei pressi del mare e con doppia (anzi tripla) fatica raggranello anche chi esegue tagli senza la necessaria autorizzazione. Sono bagnato fradicio dal sudore e manca poco tempo per la barca, per cui, bagnato per bagnato, non perdo tempo e mi butto con braghe da trek in acqua. La goduria è infinita e i bollori mi si spengono immediatamente. L'acqua è a dir poco perfetta: limpida, fresca q.b., profonda e blu-verde. Peccato solo per la presenza delle barche ormeggiate.
Arriva la nostra: saliamo e ci allontaniamo dalla caletta passando sotto le ripide pareti de Los Gigantes. Dopo la faticaccia odierna ci godiamo il giusto momento di fancazzismo, che culmina con l'osservazione di un delfino, che pascola placidamente tra le reti di allevamento dei branzini.
L'arrivo a Los Gigantes (il paese) è mozzafiato: infatti il fiato ti si pianta in gola nel vedere tutte queste costruzioni, case su case che si stanno arrampicando lungo le pareti della montagna, al punto che l'ultimo livello disterà dal mare almeno un paio di chilometri.
Pullman, casa, doccia e poi di nuovo in pista. Il gruppo si divide: c'è chi preferisce infilare le gambe sotto il tavolo con poca fatica e chi invece agogna per andare alla festa ad Alcalà: oggi è la festa delle Canarie, ma cadendo di domenica, i furbacchioni isolani hanno pensato bene di fare festa anche il lunedì. Dopo una passeggiata costiera di qualche chilometro, ci tuffiamo nell'allegra festa paesana, troneggiata dalla presenza di un'orchestra che suona di tutto, basta che non sia di stampo folkloristico. Ma in questo momento a noi ci frega poco e nulla della musica: cibo, cibo, cibo è il suono che emettiamo come un sol uomo. Il cibo è fornito dal'unico baracchino, che miseramente depenna metà dei già pochi piatti presenti sul menù. Non sarà la cena che ricorderò per il resto della mia vita.
Dopo aver rischiato la pelle grazie ai fuochi d'artificio che devono aver importato direttamente da Napoli, per il ritorno ci affidiamo al locale servizio taxi, con una sola avvertenza per te, che magari stai pensando di fare un giro a Tenerife: occhio ad una signora cinese che consegna piatti cinesi a domicilio utilizzando il taxi, il tuo taxi.

Partecipanti: Antonella, Antonino, Antonio, Beppe, Chiara, Enea, Fabrizio, Floriano, Giovanni, Guido, Laura, Maria, Mauro, Nello, Paolo, Patrizia, Ugo

Percorso: 19,2 km
Dislivello in salita: 335 m circa
Dislivello in discesa: 1270 m
Tempo di percorrenza totale: 6,40 h (soste comprese)

Hike partners: Floriano, Chiara


Minimap
0Km
Click to draw, click on the last point to end drawing

Gallery


Slideshow Open in a new window · Open in this window


Post a comment»