Anello del Monte Motta


Published by cai56 , 2 October 2020, 19h53. Text and phots by the participants

Region: World » Italy » Lombardy
Date of the hike:27 September 2020
Hiking grading: T2 - Mountain hike
Waypoints:
Geo-Tags: I 
Time: 5:15
Height gain: 1498 m 4913 ft.
Height loss: 1485 m 4871 ft.
Route:Circolare 18,07 km
Access to start point:Da Milano a Sondrio lungo le statali 36 e 38; alla rotonda all'ingresso della città svoltare a sinistra in direzione Valmalenco e proseguire fino alla deviazione per Chiesa. Seguire per breve tratto le indicazioni per Chiareggio e, al primo tornante, deviare a destra verso Curlo. Un paio di aree di parcheggio lungo la strada.

La rete stradale della Val Lanterna (ramo orientale dell'alta Valmalenco) a partire dai primi anni '950 ha subito una radicale evoluzione (e trasformazione). Da un secolare pur semplice ma completo sviluppo di mulattiere e sentieri accuratamente costruiti per agevolare la logistica delle attività di pastorizia e di estrazione mineraria si è passati in un solo decennio ad una essenziale viabilità automobilistica: la costruzione dei due bacini idroelettrici di Campo Moro e di Alpe Gera e della corrispondente centrale in galleria richiedeva infatti l'accesso giornaliero di decine di mezzi d'opera. Dallo sviluppo di questa sola strada (Lanzada - Campo Franscia) è cambiato tutto: sono arrivati i turisti in massa, il bestiame è stato caricato in quota con i camion, sono state aperte miniere di talco moderne (ne rimane attiva una sola nei pressi Tornadri), ne sono state abbandonate molte fra le più disagevoli, Valbrutta ed i Dossi di Franscia sono stati sventrati da cave di serpentiniti. Sull'altro versante del Monte Motta si è sviluppata l'area sciistica del Palù che, soprattutto in assenza di neve, mette in evidenza i rimaneggiamenti inflitti al territorio.
Questa escursione tenta (con parzialissimo successo) di raccogliere e collegare i resti degli antichi percorsi di alpeggio e di cava: quando non si è trovato il passaggio originale comunque si è arrivati a percorrerne la direzione originale, benchè sovrascritta da asfalto, strade di cantiere (dismesse o attive), piste da sci e strade di servizio agli impianti. Il sentiero da Curlo a Tornadri è stato recentemente segnalato, ma in modo assai dozzinale; il resto è sufficientemente comprensibile. 


 Dal parcheggio più basso del Curlo si scende lungo la strada fino al tornante più vicino, dove si trovano le prime indicazioni: attraversato il ponte sul Torrente Rovinone, si sale una scalinata a sinistra fra le abitazioni fino a trovare la partenza del sentiero. Si tratta di un lungo traverso a saliscendi che, con brevi ma intensi strappi in salita o in discesa, sorpassa in quota le contrade di Lanzada Vassalini, Moizi, Lanzada centro, Ganda e Vetto (con calate a valle non sempre ben identificate) fino a raggiungere la provinciale all'altezza di Tornadri. Dopo poche decine di metri a margine della strada, il sentiero, presso un crocifisso in un cortile privato, riprende a salire tra i prati; la scarsa frequentazione ha fatto si che l'originale acciottolato risulti ormai sconnesso e nascosto dalla crescita di erba e cespugli, ma in breve si torna sull'asfalto della provinciale. La si segue per tutto il tratto compreso tra i due successivi tornanti: in corrispondenza del secondo si distacca una pista ora in disuso che ha sostituito dagli anni '950 ai '980 la mulattiera originale per dare accesso ad una piccola cava di serpentinite in blocchi e ad una miniera di talco della IMI. Il percorso affianca proprio quest'ultima, con la possibilità di visitare le strutture esterne che appaiono come abbandonate da un giorno all'altro, con ancora le tramogge ed i frantoi colmi e numerosi vagoncini carichi e pronti per esservi svuotati. Il sentiero sale ripido a monte della miniera con una serie di tornanti ravvicinati e cenge artificiali che, con la scritta su di un masso "Zoia e Scerscen", rivelano essere la vecchia strada per il Bernina e lo Scalino. [Prima della costruzione della carrozzabile, alla "Capanna" Marinelli si arrivava lungo il percorso Tornadri, Franscia, Dosso dei Vetti (Rif. Scerscen), Rifugio Musella e Rifugio Carate. Il Rifugio Zoia era tappa intermedia tra Franscia e il Rifugio Cristina, non esistendo nulla dell'attuale Campo Moro]. Ritrovata la carrozzabile, la si attraversa semplicemente e si riprende la salita sul bordo di un valletta ingombra di discariche delle soprastanti miniere abbandonate; si lascia a sinistra - pur essendo una valida alternativa, ma non la direttrice principale - la deviazione per il Ciudèe e l'Alpe Ua e si segue una vecchia strada di cantiere che risale, oltrepassati gli edifici dell'ex-Ristoro e di Villa Lena, agli sbancamenti dei Dossi di Franscia. Si aggira la cava in senso antiorario e si raggiungono le baite più alte di Franscia, dove si trova l'avvio della mulattiera per l'Alpe Musella: il tracciato è ben tenuto e, oltrepassate le baite di Fontane, si arriva velocemente ai Dossi di Vetto. L'ex-Rifugio Scerscen, l'unica costruzione a tre piani, ancora fino ai primi anni '970 ha funzionato come ristoro, poi è diventato abitazione privata. Da qui si procede in piano fino a deviare sulla sinistra lungo la sconnessa sterrata di servizio agli impianti sciistici di Campolungo: la si segue lungamente lasciando a destra, al bivio, la diramazione per il Bocchel del Torno; raggiunta l'ampia spianata dell'Alpe Campolungo si sale un poco in costa verso sinistra per portarsi all'altezza del Passo di Campolungo e raggiungerlo. Si continua a seguire la pista che scende direttamente allo svincolo di impianti presso l'Alpe Palù, dove ci si porta poi a seguire il tracciato della seggiovia che sale da San Giuseppe: molto più a valle, nei pressi di un'isolata costruzione (bar-ristoro durante la stagione sciistica), già in vista del più basso Rifugio Barchi, si volge nettamente a sinistra dove, parzialmente nascosta da una baracca, si trova la palina che ci indica l'imbocco del sentiero per tornare al Curlo. La traccia, un poco rovinata ed intersecata da percorsi di MBK downhill, scende agevolmente nel bosco di conifere raggiungendo le baite di Ciazzet (Piazzetto) e, poco oltre, quelle di Agnisci; qui si entra in ambito di cava e se ne seguono le ampie sterrate,andando poi a scendere fino ad Albareda. La piccola contrada, posta al culmine di ripidi prati parzialmente terrazzati, gode di notorietà ed ampia frequentazione per la presenza di una falesia attrezzata per l'arrampicata, con vie di media difficoltà che si sviluppano lungo le erosioni e le fessure di vaste placche montonate di nera serpentinite. [In loco è presente anche l'ancoraggio di una impegnativa slack-line che attraversa la valle con partenza presso la "Pineta"di Primolo]. Da Albareda il sentiero, a tratti un poco esposto, scende alla base dei prati e quindi si porta ad attraversare una boscaglia scoscesa fino a raggiungere le prime case del Curlo: seguendo la carrozzabile o, meglio, i vicoli acciottolati della contrada, si torna al parcheggio.

Hike partners: cai56, chiaraa


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Comments (3)


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Sent 3 October 2020, 06h22
Tentativo encomiabile

cai56 says: RE:
Sent 3 October 2020, 09h33
Esclusa la Bagnada, dimenticatoio e degrado totale. Non è necessario entrare nelle gallerie (ormai solo una pericolosa illusione), ma qui nessuno pensa nemmeno ad un'escursione per la conoscenza degli antichi siti minerari, quelli di scoperta, a conduzione poco più che famigliare...

Sent 3 October 2020, 11h26
Prima aspettano che non esista più nulla poi magari a qualcuno verrà in mente che si potrebbe recuperare i sentieri etc


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