Alpe Quagiui - Valgrande


Publiziert von atal , 9. September 2014 um 13:31.

Region: Welt » Italien » Piemont
Tour Datum: 6 September 2014
Wandern Schwierigkeit: T3 - anspruchsvolles Bergwandern
Wegpunkte:
Geo-Tags: I 
Zeitbedarf: 7:30
Aufstieg: 1650 m
Abstieg: 1650 m
Strecke:Colloro (Riale del Ponte) - Alpe Stavelli - Bocchetta dell'Usciolo - Alpe Quagiui - Curt di Gubitt - Alpe Cortevecchio
Zufahrt zum Ausgangspunkt:Da Colloro, fraz. di Premosello Chiovenda si prosegue fino al ponte sul Riale del Ponte (620 m circa) dove c'è la possibilità di parcheggiare. Possono proseguire oltre solo i veicoli autorizzati.
Kartennummer:IGM Serie 25DB Foglio Cicogna Ed 1; IGM Serie M891 Foglio Premosello Chiovenda Ed. 4; CNS 285 Domodossola Ed. 2000; Carta Zanetti Parco Valgrande

Antrona? Bognanco? No, anche questa volta sarà Valgrande: il desiderio di approfondire prevale sulla curiosità di vedere nuove vallate.
 
E' da tanto tempo che vorrei visitare l'Alpe Quagiui e sento che è giunto il momento. Lascio l'auto al parcheggio alla diga sul sul Riale del Ponte (620m), sopra Colloro, e prendo la strada asfaltata per l'Alpe La Piana. Imbocco la mulattiera per l'Alpe Lut, dove si può ammirare una splendida fioritura di eriche. Ritrovo l'asfalto e arrivo al parcheggio per i veicoli autorizzati (42' dall'auto). Passo l'Alpe La Piana (999m, altri 4') e l'Alpe La Motta (1139m, 1:00 dalla partenza) seguendo le indicazioni per la Colma di Premosello. E' sempre un piacere attraversare questi luoghi curati e felicemente esposti a mezzogiorno.
Dopo La Motta, passati due torrenti (il secondo dei quali ho sempre visto in secca), a quota 1200 m circa lascio la mulattiera per la Colma e svolto a sx. Il bivio, evidente ma privo di segnaletica, è subito prima di un albero - un sorbus aria o sorbo montano - con segni di vernice bianchi e rossi sul tronco. Il sentiero risale un costone e traversa alla fine sulla dx, arrivando così all'Alpe Stavelli (1493m, 1:38 dal parcheggio sul Riale del Ponte).
 
Il percorso corrisponde al tracciato indicato sia sulla carta svizzera CNS 285, che sulla carta Zanetti. Non trova invece riscontro sulle carte IGM consultate (vecchia Serie 891 e nuova serie 25DB).
 
Salendo si può notare che nel canale tra la Cima Saler e la Rossola c'è ancora neve, cosa veramente eccezionale a fine estate, considerando la bassa quota e l'esposizione del versante.
 
All'alpe Stavelli una freccia rossa sul muro della baita a sx della fontana indica la direzione da seguire. Il sentiero si inerpica sul dirupato versante meridionale della cima Sciarina in un ambiente bellissimo, profumato di timo e immerso in un atmosfera piena di luce, quasi mediterranea.
 
Alcuni passaggi richiedono attenzione e, in un breve traverso su roccia, anche l'uso delle mani. 
Niente di trascendentale ma su altri percorsi passaggi analoghi sono stati protetti da funi e catene (penso ad esempio alla scala del Curtet o al sentiero della teleferica per Orfalecchio). In qualche punto la segnaletica è carente e il percorso non è intuitivo (sconsigliabile in caso di nebbia).
L'unica carta tra quelle consultate che riporta un tracciato in linea di massima corrispondente al sentiero attuale è la nuova carta IGM (serie 25DB): in questo caso sia la carta svizzera CNS 285 ed. 2000, sia la carta Zanetti 54, sia la vecchia tavoletta IGM mostrano tracciati molto diversi da quello effettivo.
 
In 56' dall'alpe Stavelli (2:34 totali) arrivo alla Bocchetta dell'Usciolo (1881 m secondo il cartello, ma per il mio altimetro e per la nuova carta IGM, in cui la di quota 1876 mi sembra riferibile all'elevazione della cresta a O del valico, la quota è inferiore di una ventina di metri). NB: l'Usciolo non è il punto più basso della cresta tra la Cima Sciarina (quest'ultima è la cima quotata 1978 m, ma non nominata, sulle carte situata a Ovest della Colma di Premosello) e il Pizzo della Rossola.

Attraverso l'Usciolo si entra in rispettoso silenzio nel mondo perduto dell'Alpe Quagiui: due nuclei di baite al centro di un vasto terrazzo prativo, di evidente origine glaciale, alla testata della Val Gabbio, più gli alpeggi satellite di Ca' di Gubitt e Cortevecchio, visibili a quote leggermente inferiori rispettivamente a sx e a dx. L'orizzonte è costituito dalle cime dell'Alta Valgrande.

Il sentiero di discesa si presenta molto umido nella parte alta ma è ben tracciato e non presenta difficoltà.
Dall'Usciolo sono sceso a Quagiui in 27' (3:01 totali dalla partenza).

I camosci si aggirano indisturbati sui massi e tra le rovine del più grande alpeggio dell'alta valle.
 
Quello che per me rende veramente unica la Valgrande sono i percorsi e i manufatti in pietra che parlano di un mondo diverso da quello attuale, di modi di vivere oggi per noi impensabili. Penso alla scala di Ragozzale, alle Strette delle Casè, o alle baite di Ca' di Gubitt, con il tetto a tre falde ancora perfettamente conservato, visibili scendendo a sx di Quagiui, lungo il sentiero segnato (poco, almeno nel tratto iniziale) che porta verso In La Piana.
 
Si può vedere un sasso con segni di vernice bianca e rossa nel campo di lavazz (Rumex alpinus) e ortiche che separa i due nuclei di Quagiui, appena al di là di un greto secco. Dal sasso ci si porta a nord (quindi a dx del sasso) e si punta ad un albero isolato (un sorbo degli uccellatori o sorbus aucuparia) situato dove il pianoro inizia a digradare verso valle. Dall'albero, il sentiero scende verso sx, puntando alle baite ormai ben visibili.
 
Sembra che l'attenzione per la Valgrande sia catalizzata dalla ben nota "wilderness", parola che a me piace poco, per una serie di ragioni, principalmente perché mi sembra che non rifletta la reale peculiarità del luogo rispetto ad altre aree selvagge che certo non mancano sulle Alpi italiane, penso ad esempio a gran parte delle prealpi carniche: territori vasti, scomodi, dall'orografia complessa e completamente inselvatichiti, privi di patenti altisonanti, dove però, a seguito dell'abbandono, non sono rimaste testimonianze del rapporto tra uomo e natura paragonabili a quelle che si trovano in Valgrande, in parte per la diversa caratteristica del materiale da costruzione reperibile in loco, in parte per la sismicità dei luoghi che certo non ha favorito la conservazione di quanto edificato, in parte - forse - per fattori in senso lato "culturali" che sarebbe interessante approfondire.
 
Chiudo la divagazione. A questo punto ho cercato di individuare il sentiero che, partendo dalla conca di Quagiui, traversa il versante E della Colma Piana tra i 1600 e i 1700 m di quota fino all'Alpe Oro delle Giavine. Nella parte finale il sentiero è visibile da lontano: il problema è trovarne l'imbocco. Questo sentiero è segnato solo sulla vecchia tavoletta IGM Serie 891. Non avendo trovato tracce a Ca' di Gubitt, sono ritornato a Quagiui e ho iniziato a traversare verso O, cercando di non salire troppo. Mi sono ritrovato così a vagare sui versanti sopra Curt di Gubitt tra ortiche, rododendri, ontanelli e velenosi aconiti, fino a portarmi all'imbocco del fornale sotto la bocchetta di Ogliana, seguendo quelle che evidentemente erano solo tracce di camosci. Alcune sembrano veri e propri sentieri ma alla fine tutte finiscono in niente o in tratti troppo ripidi o troppo pieni di ortiche: purtroppo nessuna traccia inconfutabile di passaggio umano, nè resti di vecchi sentieri. Per non perdermi, ho costruito io qualche ometto.
 
Intorno a Q 1866, quando mi sono reso conto che ormai si stava facendo tardi, sono ritornato a Quagiui e sono sceso a visitare l'Alpe Cortevecchio (1466 m), sul limitare del bosco di larici alla base del Monte Grassino.
 
Anche il sentiero per scendere a Cortevecchio è un po' da inventare: i rododendri hanno invaso i vecchi pascoli e, in alcuni punti mi sono ritrovato a camminare sorretto dai rami degli arbusti, altrove ho rimediato qualche graffio muovendomi nelle strette trincee create da ripetuto passaggio dei camosci.
 
A Cortevecchio sono sceso in circa 15'.
 
Una delle baite, con la porta porta aperta, invita ad entrare, ovviamente in punta di piedi. Allineato con il colmo di uno dei tetti delle baite, si vede finalmente l'Alpe Fornale, perso in mezzo al vasto versante orientale della Colma Piana.
 
Da questa prospettiva mi appare evidente l'errore fatto nel tentativo di trovare il sentiero per l'Oro delle Giavine: sono salito troppo sulla dx orografica del vallone che scende dalla Bocchetta di Ogliana, portandomi ad una quota dove il pendio si allarga a ventaglio, allontanandomi di fatto dalla meta. In quella zona si vedono delle tracce che traversano in diagonale verso la Bocchetta di Ogliana. Avrei dovuto invece attraversare il torrente più in basso,  poco sopra Ca' di Gubitt (dove il versante è, per così dire, "più stretto") e puntare al poggio chiamato Ör d'la Pescia, situato al confine tra bosco e prato sul costone che scende verso E dalla cima della Colma Piana.
 
Terminata la visita a Cortevecchio sono rientrato seguendo il percorso dell'andata (2:30 da Quagiui all'auto, al netto delle pause, di cui una - piacevolissima - con i proprietari di una delle baite dell'Alpe Stavelli).
 
Anche senza la soddisfazione di avere raggiunto i gli alpi Fornale e Oro delle Giavine, nel complesso è stata un'escursione bellissima in uno degli angoli più ricchi di fascino della Valgrande, il luogo perfetto in cui ascoltare il silenzio.
 

Tourengänger: atal

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