Laghit e Cima di Lugezzasca
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Laghit de Lugezzasca: uno dei luoghi più selvaggi e appartati del Sud delle Alpi, raggiungibile solo con un percorso complesso e difficile da reperire. Quanto basta per farne una meta appetibile per il duo Benedetto e Luzzi.
Alle 7.30 del mattino siamo già all'inizio della valle della Forcola di fronte a Soazza. Il tempo è più che buono, molto migliore di ieri. Ci avviamo di buona lena e dopo poco, nella gola, la sorpresa: il vecchio ponte è stato spazzato via e al suo posto c'è una passerella appena sopra il fiume. Un cartello avvisa che, in caso di maltempo, il passaggio potrebbe essere impossibile! Per fortuna oggi non c'è problema.
Andante con brio scorre la bella e ripida mulattiera che conduce all'Alpe Crasteira, un tracciato suggestivo ricavato fra alte pareti di roccia. Sopra di noi incombe il gigantesco Piz Pombi, Luzzi comincia a fare domande, mi sa che lo ha un po' stregato. Un'oretta e siamo allo straordinario montacarichi che serviva l'Alpe, con tanto di tronco di legno come contrappeso, e poco più su si apre la verdissima conca dell'Alpe di Crasteira, dove ci accolgono due anziani. Viaggiamo dolcemente nei verdissimi prati, sorvegliate dalle manzette che si riposano al sole; in lontananza appare il Pizzasc e, poco dopo, le "canne d'organo" che sostengono la conca del lago, un po' lontane dice il Luzzi. Solo la linea di alta tensione rovina un po' la magia del luogo.
Un'altra mezz'ora e siamo al bello stallone dell'Alpe di Quarnei, incredibile quante bestie dovevano esserci in passato in questa valle. Qui comincia l'avventura: seguiamo un po' ancora il sentiero della forcola e poi giriamo a sinistra scendendo rapidamente al torrente. All'inizio tutto bene: seguiamo la traccia incerta del vecchio sentiero, alcuni ometti ci confortano che il percorso è giusto. Poi il sentiero si perde, saliamo a un salto pensando sia la famosa caverna da cui parte il passaggio obbligato per il lago. In realtà siamo troppo a destra, ma troviamo comunque una traccia che sale a svolte fra i salti di rocce; con un po' di fatica usciamo in alto circa 50 m sopra il lago. E' andata bene, ma raccomandiamo a chi volesse seguire le nostre orme di cercare il passaggio giusto, che è molto più semplice.
La conca del lago è un posto davvero incantato. Il laghetto a forma di cuore, di un azzurro purissimo, si stende ai piedi di alte pareti, più in altro le cime ancora ammantate di neve. Sotto di noi, nell'erba, i camosci brucano tranquilli, non deve passare troppa gente da qui. Sono le dieci e mezza e la stanchezza comincia a farsi sentire. Ci avviamo sul sentierino sopra il lago che porta verso la bocchetta di Fredolan. Saliti circa 300 metri ci imbattiamo in un'eccellente marcatura bianco e blu (cosa ci fa qui dove proprio non passa nessuno?) che ci guida sui passaggi obbligati a superare la bastionata sopra il lago e poi su su per sterminate pietraie al piedi del Fil de Lughezzasca.
Raggiunta la cresta di confine si apre un panorama impressionante che abbraccia tutta la Bregaglia, la Valchiavenna e più vicino, il lago del Truzzo. In breve seguendo prima il sentierino e poi su facili passaggi di roccia raggiungiamo la cima che offre un panorama fantastico sul lago proprio sotto di noi, il vicino Piz Pombi e la Mesolcina. A sud la vista si spinge fino al piano di Magadino e al Monte Ceneri!
Un breve sosta e scendiamo in bocchetta; di qui il rientro sarà via la valle di Fredolan. Rapidamente scivoliamo sui detriti e poi profittiamo dei nevai per una rapida discesa che ci evita tanti sfasciumi. Se almeno la conca di Lugezzasca era ingentilita dal lago e da qualche pascolo, qui tutto è desolazione, solo rocce, nevai e scasciumi che colmano il fondovalle. In breve raggiungiamo la soglia sulla valle della Forcola e ci accingiamo alla parte più delicata della discesa. Si puo scendere tutto a sinistra su di un pendio detritico o a destra superando il torrente su ripidi canali erbosi (nella parte centrale c'è un grande salto di roccia, prestare attenzione!). Scegliamo la via di destra e, dopo poco, si apre la visione magica del Baitino del Corn, appollaiato a metà della grande parte del Pombi. Scendiamo rapidamente cercando il percorso meno difficoltoso, serve un po' di intuito. Superato il pianoro non bisogna scendere dritti, ma obliquare a destra nel bosco fino a una grande canale. Sul bordo passa il vecchio sentiero del Corn che il breve porta al Pont de la Vachen, dove c'è appunto il solo ponte che permette di superare il torrente. Prestare molta attenzione all'orientamento in questro tratto.
Passiamo il fiume risaliamo in breve al sentiero della Forcola e rotoliamo rapidamente a valle; prima delle tre i nostri piedi sono felicemente sicuramente nella fontana in fondo alla discesa per un bagno ristoratore.
E' un escursione stupenda in luoghi appartati e magici, dove l'uomo ormai si avventura sempre più raramente. Il laghit de Lughezzasca è un posto magico, un dolce e azzurro specchio d'acqua fra montagne severe. E' un'escursione per genete resistente e, soprattutto, capace di orientarsi su terreno senza sentiero. Sia la salita al lago (oggettivamente complessa), sia la discesa dal Fredolan richiedono un buon senso di orientamento. E' possibile pernottare all'Alpe di Crasteira, all'Alpe di Quarnei o, ancora meglio, al meraviglioso rifugio al Passo di Campel Alt.
Alle 7.30 del mattino siamo già all'inizio della valle della Forcola di fronte a Soazza. Il tempo è più che buono, molto migliore di ieri. Ci avviamo di buona lena e dopo poco, nella gola, la sorpresa: il vecchio ponte è stato spazzato via e al suo posto c'è una passerella appena sopra il fiume. Un cartello avvisa che, in caso di maltempo, il passaggio potrebbe essere impossibile! Per fortuna oggi non c'è problema.
Andante con brio scorre la bella e ripida mulattiera che conduce all'Alpe Crasteira, un tracciato suggestivo ricavato fra alte pareti di roccia. Sopra di noi incombe il gigantesco Piz Pombi, Luzzi comincia a fare domande, mi sa che lo ha un po' stregato. Un'oretta e siamo allo straordinario montacarichi che serviva l'Alpe, con tanto di tronco di legno come contrappeso, e poco più su si apre la verdissima conca dell'Alpe di Crasteira, dove ci accolgono due anziani. Viaggiamo dolcemente nei verdissimi prati, sorvegliate dalle manzette che si riposano al sole; in lontananza appare il Pizzasc e, poco dopo, le "canne d'organo" che sostengono la conca del lago, un po' lontane dice il Luzzi. Solo la linea di alta tensione rovina un po' la magia del luogo.
Un'altra mezz'ora e siamo al bello stallone dell'Alpe di Quarnei, incredibile quante bestie dovevano esserci in passato in questa valle. Qui comincia l'avventura: seguiamo un po' ancora il sentiero della forcola e poi giriamo a sinistra scendendo rapidamente al torrente. All'inizio tutto bene: seguiamo la traccia incerta del vecchio sentiero, alcuni ometti ci confortano che il percorso è giusto. Poi il sentiero si perde, saliamo a un salto pensando sia la famosa caverna da cui parte il passaggio obbligato per il lago. In realtà siamo troppo a destra, ma troviamo comunque una traccia che sale a svolte fra i salti di rocce; con un po' di fatica usciamo in alto circa 50 m sopra il lago. E' andata bene, ma raccomandiamo a chi volesse seguire le nostre orme di cercare il passaggio giusto, che è molto più semplice.
La conca del lago è un posto davvero incantato. Il laghetto a forma di cuore, di un azzurro purissimo, si stende ai piedi di alte pareti, più in altro le cime ancora ammantate di neve. Sotto di noi, nell'erba, i camosci brucano tranquilli, non deve passare troppa gente da qui. Sono le dieci e mezza e la stanchezza comincia a farsi sentire. Ci avviamo sul sentierino sopra il lago che porta verso la bocchetta di Fredolan. Saliti circa 300 metri ci imbattiamo in un'eccellente marcatura bianco e blu (cosa ci fa qui dove proprio non passa nessuno?) che ci guida sui passaggi obbligati a superare la bastionata sopra il lago e poi su su per sterminate pietraie al piedi del Fil de Lughezzasca.
Raggiunta la cresta di confine si apre un panorama impressionante che abbraccia tutta la Bregaglia, la Valchiavenna e più vicino, il lago del Truzzo. In breve seguendo prima il sentierino e poi su facili passaggi di roccia raggiungiamo la cima che offre un panorama fantastico sul lago proprio sotto di noi, il vicino Piz Pombi e la Mesolcina. A sud la vista si spinge fino al piano di Magadino e al Monte Ceneri!
Un breve sosta e scendiamo in bocchetta; di qui il rientro sarà via la valle di Fredolan. Rapidamente scivoliamo sui detriti e poi profittiamo dei nevai per una rapida discesa che ci evita tanti sfasciumi. Se almeno la conca di Lugezzasca era ingentilita dal lago e da qualche pascolo, qui tutto è desolazione, solo rocce, nevai e scasciumi che colmano il fondovalle. In breve raggiungiamo la soglia sulla valle della Forcola e ci accingiamo alla parte più delicata della discesa. Si puo scendere tutto a sinistra su di un pendio detritico o a destra superando il torrente su ripidi canali erbosi (nella parte centrale c'è un grande salto di roccia, prestare attenzione!). Scegliamo la via di destra e, dopo poco, si apre la visione magica del Baitino del Corn, appollaiato a metà della grande parte del Pombi. Scendiamo rapidamente cercando il percorso meno difficoltoso, serve un po' di intuito. Superato il pianoro non bisogna scendere dritti, ma obliquare a destra nel bosco fino a una grande canale. Sul bordo passa il vecchio sentiero del Corn che il breve porta al Pont de la Vachen, dove c'è appunto il solo ponte che permette di superare il torrente. Prestare molta attenzione all'orientamento in questro tratto.
Passiamo il fiume risaliamo in breve al sentiero della Forcola e rotoliamo rapidamente a valle; prima delle tre i nostri piedi sono felicemente sicuramente nella fontana in fondo alla discesa per un bagno ristoratore.
E' un escursione stupenda in luoghi appartati e magici, dove l'uomo ormai si avventura sempre più raramente. Il laghit de Lughezzasca è un posto magico, un dolce e azzurro specchio d'acqua fra montagne severe. E' un'escursione per genete resistente e, soprattutto, capace di orientarsi su terreno senza sentiero. Sia la salita al lago (oggettivamente complessa), sia la discesa dal Fredolan richiedono un buon senso di orientamento. E' possibile pernottare all'Alpe di Crasteira, all'Alpe di Quarnei o, ancora meglio, al meraviglioso rifugio al Passo di Campel Alt.
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