Gazzirola (2116 m)
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Bella escursione: più che a fine autunno, sembrava di essere a fine estate!
La temperatura, molto mite per la stagione (circa 10°C a 2000 m), ci ha accompagnati per tutta la camminata, salvo una breve pausa sulla vetta. La classica nuvola fantozziana ha infatti abbassato repentinamente la temperatura di diversi gradi: dopo un quarto d’ora si è però ritornati ai valori precedenti.
Inizio dell’escursione: ore 8:46
Fine dell’escursione: ore 16:27
Temperatura alla partenza: 8°C
Temperatura al rientro: 10°C
Il Passo di San Lucio con la salita al Gazzirola è una meta classica effettuabile in tutte le stagioni. Sulla carta escursionistica Valli di Lugano, 1:30000, appare il toponimo Monte Garzirola.
Stupenda la discesa con gli sci su Bogno, passando dapprima lungo la cresta di confine fino all’Alpe Tabano e piegando poi a ovest.
Punto di partenza è il grazioso villaggio di Certara, sul versante sinistro dell’alta Val Colla. Il nome del paese, di origine antichissima, deriva da “Serta Hara” e significherebbe stalla cintata.
Con un incredibile colpo di fortuna, riusciamo a parcheggiare nell’ultimo stallo libero del parcheggio al centro del paese, esattamente a 1000 m di quota.
Decidiamo senza indugi di lasciare le ciaspole in auto. La scelta si rivelerà azzeccata; anche in alto, l’abbondante neve caduta alcuni giorni fa si è completamente sciolta.
Seguiamo il segnavia in direzione del Passo di San Lucio, passando dai maggenghi di Pianca, Freggio e La Corte. L’Alpe Corte (1302 m) è abbellito dalla presenza di un laghetto, rivalorizzato poco tempo fa, anche con l’aiuto dei militari.
La strada forestale risale ora il crinale portandoci sul versante opposto, in una zona boschiva denominata Pescin. La pendenza qui si addolcisce: meno male, perché Anna, con le sue ampie falcate mi fa sudare le proverbiali sette camicie.
Attraversiamo la Valle del Cugnolo Storto. In questo vallone, all’inizio di febbraio, una slavina poneva numerosi problemi sia agli sciatori che ai ciaspolatori.
Il versante è completamente all’ombra; i primi raggi di sole ci raggiungono all’uscita dal bosco, poco sotto il passo. Siamo in una stupenda radura: qui il sentiero svolta decisamente ad est risalendo gli ultimi 90 metri di dislivello prima di raggiungere la capanna svizzera, a quota 1541 m.
Il colpo d’occhio su questa capanna non è gradevolissimo. Pur rispettando i gusti personali e le difficoltà finanziarie nella gestione dei rifugi, mi permetto di muovere una piccola critica a chi ha avuto l’idea di affiggere un telone pubblicitario di plastica variopinta, su un cancello metallico, anch’esso antiestetico. Come se ciò non bastasse, un gazebo, stile “party aziendale” o da festa campestre, pregiudica del tutto l’architettura già discutibile dell’edificio.
Decisamente più piacevole è il Rifugio San Lucio, poco più in alto, in territorio italiano. Pur trattandosi di una ex caserma delle Fiamme gialle, grazie al sapiente restauro e alla panoramica terrazza sulla Val Cavargna, risulta più bello.
Il valico prende il nome da un pastore (Uguzo, Luguzo, Luguzzone, Lucio) che la tradizione vuole sia stato ucciso nei suoi pressi. A compiere il delitto, secondo la leggenda, sarebbe stato in un impeto d’ira il suo padrone che lo odiava per la prodigalità sempre dimostrata nei confronti dei viandanti con i quali divideva il suo cibo.
Considerato il patrono dei pastori e dei casari, ma invocato anche per la guarigione dei mali della vista, San Lucio è raffigurato in una statua lignea nell’atto di offrire del formaggio.
La leggenda tramanda che nel passato, in occasione delle festa del santo (oggi celebrata il 12 luglio, il giorno di S. Rocco), la piccola pozza d’acqua che si trovava poco a monte della chiesa e nella quale sarebbe stata gettata la sua salma, si colorasse di rosso a ricordo del sangue versato nel martirio.
Dal Passo San Lucio si sale ora sul groppone erboso, per quasi 4 km, in direzione nord nord-ovest. A quota 1974 passiamo in prossimità del Rifugio Garzirola, anch’esso ricavato da una ex caserma della Guardia di Finanza.
Dal rifugio proseguiamo alle sue spalle per un ripido sentiero e un breve tratto di roccette fino alla Croce del Monte Garzirola (2075 m), situata sullo spartiacque.
Finalmente una bella croce: semplice, elegante e proporzionata.
La culminazione del Monte Garzirola (2116 m) si trova più a nord; la raggiungiamo per facili dossi, 3 h e 50 min dopo la partenza da Certara.
Il libro di vetta è conservato, si fa per dire, in un sacchetto di plastica, posto sotto due sassi, ai piedi del segnavia sommitale.

Stupenda la visione sulla costiera orientale della Val Cavargna, dal Pizzo di Gino fino al Monte Grona.
Ancora più ad oriente si distinguono il Pizzo Badile, il Pizzo Cengalo ed il Pizzo Bernina (4049 m), la vetta più orientale delle Alpi a superare i 4.000 m.
Gita stupenda sia per la meteo sia per la simpatia dei partecipanti.
Tempo di salita: 3:50 h
Tempo totale: 7:41 h
Dislivello teorico: 1116 m
Sviluppo complessivo: 17,2 km
Difficoltà: T2/EE
Libro di vetta: sì
Buona copertura della rete cellulare.
Partecipanti: Anna, Daniele, siso

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