Laghetto di Zoc


Published by cai56 , 11 September 2018, 17h25. Text and phots by the participants

Region: World » Italy » Lombardy
Date of the hike: 9 September 2018
Hiking grading: T3 - Difficult Mountain hike
Waypoints:
Geo-Tags: I 
Time: 3:45
Height gain: 1167 m 3828 ft.
Height loss: 1273 m 4175 ft.
Route:Parzialmente circolare 13,18 km
Access to start point:Da Milano a Sondrio lungo le statali 36 e 38; al termine della tangenziale, poco prima del passaggio a livello, svoltare a destra e proseguire in direzione di Piateda Alta. Poco prima del paese dirigersi a destra in Val Vedello e oltrepassare Agneda. A metà della piana, in corrispondenza di un'area picnic del Parco delle Orobie, inizio del divieto di transito per i non autorizzati e ampio parcheggio.

Giornata particolare, con scelta della meta a grandi linee ed all'ultimo momento. In zona Lago di Scais gli obiettivi non mancano di certo, ma, volendo escludere a priori per eccessiva frequentazione la direzione del Rifugio Mambretti, ci si dirige obbligatoriamente in Val Vedello. Il fondovalle, ancora pesantemente caratterizzato dai ruderi delle abbandonate miniere di uranio, non ha un aspetto del tutto accattivante e anche i pochi alpeggi presenti sembrano risentire dello stato di squallore aleggiante; per cui occorre salire di quota: l'ambiente rimane particolarmente selvaggio, caratterizzato da tetre pareti di roccia malsana o da scivoli quasi verticali di magro pascolo, ma il Laghetto di Zoc (peraltro segnato su poche carte e turisticamente del tutto trascurato) riscatta il tutto con i suoi riflessi e la vivacità dei suoi pesci.

Dalla piana di Agneda si prosegue lungo la carrozzabile sterrata salendo i ripidi tornanti che accompagnano (al bivio a destra) fino all'altezza del coronamento della diga di Scais. Si continua mantenendo sulla sinistra il bacino dal famoso color turchese camminando sulla pista di servizio agli impianti minerari AGIP aperti e chiusi negli anni '70 e '80 del '900; oltrepassata una arrugginita pensilina (terminale di teleferica) si sale fin poco oltre il secondo tornante: sulla sinistra, seminascosta da un dosso, la Baita Cornascio. A poche decine di metri dalla curva si stacca sulla destra un buon sentiero non segnalato: salendo costantemente, si riporta all'altezza del Lago di Scais sui pascoli della Baita dei Gras. Cambiando diametralmente direzione per la seconda volta, si torna verso sud con una traccia di sentiero tendente alle Baite Zoc: per il momento non occorre raggiungerle, ma, appena possibile, si inizia la risalita a vista del pendio erboso che costituisce il fianco orientale del vasto Monte Motta (o Mottone) di Scais. Raggiungerne la cresta sommitale non implicherebbe alcuna difficoltà tecnica, ma oggi l'idea di salire circa settecento metri di dislivello aggrappandosi con le mani ai ciuffi d'erba non ci sembra sufficientemente accattivante. Di conseguenza ne saliamo circa la metà per poi deviare a sinistra verso l'ampio vallone che raccoglie le valanghe del Pizzo Ceric: in effetti la traversata non è del tutto lineare ed una traccia di animali che si può riconoscere risulta troppo bassa e scomoda da raggiungere; destreggiandosi fra cenge e qualche roccetta non del tutto solida, si raggiunge il fondo del solco che, risalito, conduce fino alla conca rocciosa col piccolo laghetto, attualmente con un livello superficiale di circa un metro sotto il suo  massimo.
Volendo variare in qualche modo la via di discesa, è possibile scendere a vista nei pressi di un solco torrentizio semi-fossile che un tempo doveva fungere da emissario di un lago ben più grande dell'odierno [Attualmente immissario ed emissario filtrano profondamente fra le rocce del substrato, affiorando probabilmente solo nei periodi di disgelo.] andando a raggiungere la Baita dei Gras. Attraversando fra le numerose tettoie in funzione di stalle per le capre, si rinvengono i segnali (pochi e scrostatissimi) della GVO  (Gran Via delle Orobie) da seguirsi in discesa verso la pista delle miniere, che si raggiunge all'altezza di un torrente incanalato. Da qui, seguendo in discesa la sterrata in questo tratto assai dissestata, si torna ad oltrepassare la tettoia della ex teleferica fino ad individuare - a terra - un segno di cambiamento di direzione: scendendo a destra si raggiunge un ponte che introduce al sentiero del giro del Lago di Scais. La traccia, pianeggiante e piuttosto frequentata, attraversa un ambiente umido ed ombroso con vegetazione di muschi e licheni molto abbondante e particolare, andando a raggiungere, oltrepassato un torrente immissario, le Case di Scais. Si prosegue lungo il lago fino alla casa del guardiano della diga, dove si trova la sassosa mulattiera che scende a tornanti nel bosco fino ad attraversare l'emissario (belle erosioni nel letto del torrente) convergendo nella carrozzabile seguita in salita. Da qui fino al parcheggio per la via di andata.


https://www.relive.cc/view/g24581912625

Hike partners: cai56, chiaraa


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Comments (2)


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Sent 12 September 2018, 14h38
ho gia inoltrato domanda per una seconda vita. questa non mi baster@ a fare tutto quello che vorrei. e come se non bastasse ogni settimana tu proponi cose sempre piu intriganti:-)

cai56 says: RE:
Sent 12 September 2018, 15h40
Non riuscirai a farmi sentire in colpa...


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