Pizzo del Moro, Tre Pizzi e Pizzo Nona - Valle Anzasca


Published by atal , 9 September 2017, 18h36.

Region: World » Italy » Piemonte
Date of the hike: 5 September 2017
Hiking grading: T5+ - Challenging High-level Alpine hike
Waypoints:
Geo-Tags: I 
Time: 8:30
Height gain: 1700 m 5576 ft.
Height loss: 1700 m 5576 ft.
Access to start point:Si percorre la strada della Valle Anzasca fino a Pontegrande, dove si svolta a sinistra e quindi a destra. Superato l'abitato di Bannio, si tiene la sinistra e si percorre la strada fino al suo termine, in località Alpe Giavine (parcheggio).
Maps:Mappa del territorio comunale di Bannio Anzino - Gruppo escursionisti Val Baranca - Ed Geo4Map

Entusiasmante traversata tra terra e cielo dal Colle di Baranca al Colle Dorchetta.

Annotazioni
Percorso lungo e faticoso, per lo più senza traccia, su terreno erboso, spesso ripido e con tratti esposti. Consigliabile nel senso descritto in modo da superare in salita i tratti più impegnativi.

Per l'accesso alla cresta, mi risulta che normalmente venga percorso il Croso del Lattaio, il canale che scende dalla cresta tra l'Alpe Oreto e il Colle di Baranca. In questa occasione ho salito invece il canale che scende immediatamente a Est dell'Alpe Oreto. In questo modo si giunge in cresta senza oltrepassare l'Alpe Oreto.

Dall'Alpe Giavine all'Alpe Oreto
Lascio la macchina all'Alpe Giavine, al termine della strada asfaltata che, uscendo da Bannio, passa da Valpiana e Case Rovazzi.

Imbocco il sentiero segnalato che in breve porta all'Alpe Castelletto e proseguo seguendo le indicazioni per il Colle Dorchetta. Superato un ponte di cemento, proseguo a Ovest seguendo le indicazioni per la Val Baranca. Superato l'Alpe Mundà, il sentiero attraversa un bel bosco di faggi fino ad arrivare ad un ponte di metallo, in prossimità di alcuni ruderi, con cui si supera il torrente Olocchia e si raggiunge la strada asfaltata, che percorro fino al suo termine, Piè di Baranca. Salgo quindi sulla mulattiera per Baranca fino all'Alpe Oreto.

Fino qui 1:45

Dall'Alpe Oreto al Colle Dorchetta
Incuriosito dalle numerose tracce che traversano il versante, mi porto sul conoide a sinistra (Est) delle baite e lo risalgo. Da notare che le tracce di animali si limitano a traversare, senza salire verso la cresta... Risalgo con molta cautela il canalino sovrastante, decisamente infido, a dispetto di quello che si può immaginare guardando le foto. Si incontrano dei piccoli salti su rocce scivolose e poco solide, con pochi appigli. Gli ontani vengono in aiuto solo nella parte terminale. Esco in cresta, dove splende il sole.

Alzo gli occhi e per pochi secondi mi sorvola la maestà di un'aquila.
 
Per proseguire versa la meta si deve risalire una ripida cresta ricoperta d'erba pungente, in cui il corpo affonda come tra le setole di un gigantesco animale. Salgo a quattro zampe, constatando fin dai primi movimenti che la tenuta delle suole su questo tipo di erba è eccezionale. E' una grande fortuna, perché siamo su pendenze assassine.

Ad un certo punto il terreno concede una tregua: la pendenza diminuisce, il colmo della dorsale si allarga per fare posto ad una sorta di altopiano, al cospetto della sommità di Ul Tignùs (quota 2174 m CNS). Mi fermo per allentare la tensione e mangiare qualcosa in vista della salita finale.

Superata una zona con grossi massi che precede un colletto, affacciato su un pianoro esposto a Nord dove vagano indisturbati i camosci, la cresta diviene per un tratto nuovamente ripida ma l'esposizione è minore rispetto al tratto iniziale. Procedendo sempre sul filo, raggiungo la cima del Pizzo del Moro, dove trovo solo un mucchio di sassi a segnalare la cima, come si conviene ad un luogo selvatico e poco frequentato come questo.
 
Sensazione impagabile di libertà. Una cima che mi ha emozionato come pochissime altre.
 
Proseguo lungo la verdissima cresta e, senza incontrare difficoltà particolari, scavalco le cime dei Tre Pizzi, dove non c'è nemmeno un ometto. E' il punto più lontano da casa: da qui inizia il ritorno.

Nella prosecuzione del percorso mi trovo ad aggirare qualche tratto roccioso con spostamenti di pochi metri sul versante Sud.

Sceso al Passo di Drocaccia (2097 m), risalgo su una cresta erbosa che, per effetto della stanchezza, sembra molto più lunga di quello che in realtà è (sono 150 m di dislivello), fino alla grande croce di vetta. La scritta "Pizzo Nona della Benna" sulla targa di metallo sembra una combinazione dei due nomi (presumibilmente alternativi) di questa montagna... 

Mi riposo e mangio ancora qualcosa prima della discesa.
 
Mi calo direttamente sotto la croce di vetta, con le baite dell'Alpe Helo 500 m sotto di me, quindi mi sposto sullo spigolo della cresta Est, che discendo con una mano costantemente stretta ad un ciuffo d'erba...
Ormai quasi al termine della cresta, un salto di roccia pochi metri sopra il Colle Dorchetta mi porta a traversare a destra (S) per scendere l'ultimo tratto in un canalino la cui uscita è alle spalle di un grande rudere nelle immediate vicinanze del valico.

Tempi
Alpe Oreto - Pizzo del Moro 2 ore
Pizzo del Moro - Pizzo Nona 1,5 ore
Pizzo Nona - Colle Dorchetta 1 ora

Dal Colle Dorchetta all'Alpe Giavine
Seguendo un sentiero ben segnato, raggiungo l'Alpe Dorchetta, ancora utilizzato, e quindi il bivio segnalato situato a Est dell'Alpe Mundà, da dove ero passato al mattino. Supero nuovamente il ponte di cemento e in breve sono al parcheggio dell'Alpe Giavine dove si chiude questa bellissima avventura.
Tempi: 1:10

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Comments (6)


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Sent 9 September 2017, 19h41
Bella cavalcata, complimenti!!!

atal says: RE:
Sent 9 September 2017, 19h45
Grazie Roby, questa veramente merita.

tignoelino says: RE:
Sent 9 September 2017, 20h40
Ero stato fino al Tignus, sù per un colatoio ripido con l' idea di fare il Tuo giro: le socie, si sono rifiutate!!! Tu continua ad esplorare, tanta roba.Ciao, Andrea.
roby

atal says: RE:
Sent 10 September 2017, 09h10
Avevo letto la tua relazione prima di partire per questo "viaggio". Se non sbaglio, avevi scritto che l'erba in cresta era bagnata. In tal caso, come dar torto alle socie...?
Comunque, come ho scritto, quell'erba lì, che è quella che punge un po', tiene benissimo (se é asciutta). Non è per niente ciularina...

Sent 9 September 2017, 22h51
(tradotto da Google)

Fantastica cresta! La vista sulla Valsesia e le sue foreste a volte evoca l'Amazzonia.

Avevo picnic sotto Colle Dorchetta, nelle rovine di Alpe Bach (Alpe del Rio) nell'ottobre 2015 ... e c'era pensato che eravamo nelle Highlands scozzesi. La sensazione di solitudine è davvero straordinaria in questo luogo.

Questa regione, ex insediamento di Walser, è piena di rovine di pascoli antichi di montagna. Un tedesco ha fatto un inventario qui:

http://www.klingenfuss.org/rim_svm.htm

Una vita non sarebbe sufficiente!

atal says: RE:
Sent 10 September 2017, 09h18
Ciao Chris, grazie del commento e del link.
Vedo che abbiamo avuto sensazioni simili. Davvero la Valsesia evoca l'Amazzonia con le sue foreste e con i suoi pascoli le Highlands.

A volte infatti mi chiedo perché viaggiare e andare dall'altra parte del mondo quando qui intorno c'è una tale varietà di ambienti. Basta solo fare un po' di fatica ed essere curiosi. D'altra parte si fa fatica anche a mettersi in coda per salire su un aereo...
Ciao,
Andrea


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