Rochers-de-Naye salendo da La Lécherette, immerso nel fango


Publiziert von Mapuche , 23. August 2014 um 18:27.

Region: Welt » Schweiz » Waadt » Waadtländer Alpen
Tour Datum:14 August 2014
Wandern Schwierigkeit: T3 - anspruchsvolles Bergwandern
Wegpunkte:
Geo-Tags: CH-VD 
Zeitbedarf: 6:00
Zufahrt zum Ausgangspunkt:Da Bulle a Montbovon - treno Regionale Da Montbovon a Château-d'Oex - treno GOLDENPASS PANORAMIC Da Château-d'Oex a La Lécherette - Autopostale 174
Zufahrt zum Ankunftspunkt:Da Rochers-de-Naye a Montreux - Treno Regionale Da Montreux a Montbovon - treno GOLDENPASS PANORAMIC Da Montbovon a Bulle - treno Regionale
Kartennummer:App Svizzeramobile per iPad

Arrivare fino a La Lécherette partendo dal mio hotel a Bulle è già stata una piccola avventura, due treni più un autopostale tutti in coincidenza. Ed ora mi ritrovo qui, davanti ai segnavia che indicano i sentieri nella piccola località delle alpi Vodesi, sotto ad un cielo completamente coperto anche se non piove ancora, pronto a partire: il cartello mi dice che ci vorranno 5:10 minuti per arrivare in cima, in realtà non so ancora cosa mi aspetta. Rochers-de-Naye a nous deux!
All'inizio si procede su di una strada carrozzabile che, dopo aver passato un'installazione militare, scende fino alle rive del lago artificiale dell'Hongrin. Arrivati sul lago si segue la riva più settentrionale, su di una carrozzabile che è anche percorso ciclistico, e da lì in un paesaggio agreste stupendo si arriva fino alla diga. Da lì la carrozzabile segue il corso del fiume Hongrin e si continua a scendere fino ad arrivare alla fattoria detta "La Vuichoude d'en Bas", da qui si entra nella proprietà e si seguono le tracce che cominciano a salire verso un bosco di conifere ed il fango comincia già a coprire gli scarponi.
Nonostante stia piovendo da diversi giorni sia sul canton Friburgo che su quello di Vaud, gli allevatori continuano imperterriti a far affluire notevoli quantità di acqua corrente negli abbeveratoi, abbeveratoi che poi scaricano sui prati e i pascoli circostanti, ed alla fine il passaggio delle mandrie rende il terreno una vera e propria palude.
Superato il grande prato davanti alla prima Vuichoude, una volta raggiunto il bosco, le cose sembrano andare meglio, anche se in alcuni punti il sentiero è franato e si sale comunque con abbastanza difficoltà. Altro problema: a limitare i propri recinti, gli allevatori da queste parti utilizzano delle recinzioni di filo spinato e non dei cavi elettrici a bassa tensione o del semplice filo metallico, come nei Grigioni ad esempio, ed anche i cancelletti posti sui sentieri sono fatti in filo spinato. Tra l'altro gli allevatori del posto, paiono dei ferventi fautori del riutilizzo del filo spinato usato, tanto che in alcuni casi il filo spinato è vecchio ed ossidato: ci vuole molta attenzione in questi passaggi, meglio non ferirsi le mani!
Arrivato alla Vuichoude d'en Haute, mi ritrovo di fronte al primo cancelletto immerso nel fango fin quasi alle ginocchia; attraverso la proprietà ed il contadino mi saluta con cordialità, io ricambio i suoi sorrisi anche se vorrei dirgliene quattro ma, d'altronde, sono a casa sua e penso sia meglio continuare il mio itinerario. Superata la piccola fattoria, si estende un lungo pendio erboso, che da lontano sembra quasi compatto, in realtà il terreno coperto d'erba sprofonda fin anche, in alcuni casi, a superare il livello degli scarponi. Fortuna che ho i pantaloni lunghi ben stretti sulle caviglie e solo poco liquido penetra nelle calzature: averlo saputo, avrei trovato una nuova utilizzazione per le mie vecchie ghette. Dopo qualche minuto di cammino, raggiungo una strana passerella di legno nel bosco che, per un attimo, mi fa camminare sul solido (anche se sdrucciolevole), ma poi si riprende con un altro pendio ed un altro pantano fino ad arrivare alla Ferme de Chaude.
Le tribolazioni, ahimè, non sono finite. Arrivato al cancello di questa fattoria, noto sulla sinistra una mulattiera con tanto di segnavia bianco-rosso-bianco che sale da quella parte, faccio l'errore di seguire il segnavia e di non seguire la mia mappa digitale; dopo poche centinaia di metri, la mulattiera si interrompe e ricomincia il pantano alternato stavolta a grandi sassi. Davvero faccio fatica a procedere in avanti verso il Col de Chaude, decido che il male minore è salire il pendio alla mia destra e ritrovare la carrozzabile che sale dalla Ferme de Chaude (strada che avrei dovuto seguire fin dalla fattoria) e raggiungere il colle per questa via. Se qualcun altro decidesse di percorrere questo itinerario in tempo umido, e da quelle parti capita spesso, consiglio vivamente di attraversare la proprietà della Ferme attraverso i ben disposti (e non in filo spinato) cancelletti e di seguire la carrozzabile fino al sovrastante Col de Chaude: dal colle ci sarà ancora modo di faticare su di un bel sentiero, credetemi!
Il Col de Chaume è immerso nelle nuvole basse, nuvole che da qui fino alla vetta non mi abbandoneranno mai. Il sentiero è stretto ma insolitamente ben battuto, vista la giornata, e si procede abbastanza agevolmente tra i prati fioriti ed i pini mughi fino alla vetta; anche in prossimità del Plan d'Areine, dove c'è un alpeggio con del bestiame, il terreno è abbastanza compatto e si può marciare con poca difficoltà.
Finalmente raggiungo il giardino botanico, sono sicuramente vicino alla vetta, sì ma la vetta dov'è? In cima davvero non si scorge niente, intravedo qualche metro più in basso il fabbricato della stazione del trenino Goldenpass a cremagliera, che conduce fino a Montreux; scorgo anche quello che sembra un altare votivo tibetano trapiantato sulle alpi vodesi e proseguo ancora in cresta per qualche centinaia di metri: avrò raggiunto la vetta? Davvero era da tanto tempo che non stavo in una nebbia così fitta, anche se queste sono nuvole cariche di pioggia.
Mi rilasso giusto un attimo, sento il treno salire e corro verso la stazioncina; arrivo qualche secondo prima che il treno si affacci all'orizzonte estremamente ridotto, pago il mio biglietto per Bulle e mi accomodo in mezzo ai turisti, che sono in maggioranza saliti con la corsa precedente. Scendendo in treno dal versante verso Montreux, finalmente ho modo di uscire fuori dalla coltre di nuvole e di godermi la meraviglia della vista del Lemano, sulla riva francese mi pare perfino di scorgere la mia cara Évian-les-Bains. Quando, qualche settimana prima, studiavo i percorsi per le mie vacanze, avevo scelto questa salita proprio perché pensavo sarei stato ricompensato da un panorama mozzafiato, una volta raggiunta questa vetta delle Alpi Vodesi: bisognerebbe proprio ritornare da queste parti, in un estate più assolata di quella che stiamo vivendo ora.

Tourengänger: Mapuche


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Kommentare (2)


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gbal hat gesagt:
Gesendet am 26. August 2014 um 19:46
Una gita di grande impegno viste anche le difficoltà in cui ti sei trovato. Da quello che racconti penso ci voglia un equipaggiamento speciale antifango e una bella vaccinazione antitetanica x via delle recinzioni. Se poi ci fosse stato un bel sole, come sempre, tutto sarebbe cambiato.
Bravo Sergio

Mapuche hat gesagt: RE:
Gesendet am 2. September 2014 um 09:58
Ciao Giulio, alla fine, stufo di tant'acqua sono andato a Nizza a trovare un'amica e poi a Parigi. Adesso ho ripreso a lavorare a spron battuto, anche se ci sarebbero altre due escursioni grigionesi da documentare...
A presto!


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