Rifugio Gianetti


Published by cai56 , 6 September 2016, 18h50. Text and phots by the participants

Region: World » Italy » Lombardy
Date of the hike: 4 September 2016
Hiking grading: T4- - High-level Alpine hike
Waypoints:
Geo-Tags: I 
Time: 3:45
Height gain: 1536 m 5038 ft.
Height loss: 1529 m 5015 ft.
Route:Parzialmente circolare 15,04 km
Access to start point:Da Milano ad Ardenno lungo le statali 36 e 38; appena oltrepassato il ponte sul torrente Masino, svoltare a sinistra e risalire la Valmasino fino alla località Bagni. Parecchi posti di parcheggio disponibili, soprattutto ora che l'albergo è dismesso.

Fra due settimane cominciano le vacanze. Occorre incrementare l'allenamento al dislivello positivo in velocità, naturalmente usufruendo di percorsi ben noti e ben segnalati che non lascino altra preoccupazione che l'attenzione al mantenimento del passo e del fiato. La scorsa settimana ci siamo goduti lo spettacolo del Trofeo Kima da una postazione vicina al Rifugio Omio; questa volta saliamo al Rifugio Gianetti per il percorso classico e ne discendiamo per il versante dell'Alpe Sceroia lungo un sentiero ormai dimenticato e a tratti faticosamente agibile [La difficoltà indicata nella scheda è ovviamente riferita a questo "tracciato"]: va bene correre, ma una piccola razione di "wild" (e le sue lentezze) si inserisce volentieri.


Dopo l'affollamento della scorsa settimana - il passaggio degli atleti in gara nel Trofeo Kima attira centinaia di appassionati - i sentieri della Valmasino appaiono perfino deserti; la bella mulattiera che parte presso il piazzale delle terme Bagni di Masino si impenna subito nella massima tranquillità fino al terrazzo prativo di Corte Vecchia e, oltrepassata la strettoia fra i massi nota come Termopili, si addentra con il lastricato originale nella Val Porcellizzo. Un breve falsopiano boscoso anticipa una prima risalita a tornanti su pascolo aperto, si attraversa il torrente che precipita in cascata dalla Valle Scione e si torna per poco fra gli abeti. Il secondo tratto di risalita è altrettanto ripido e  - attenuandosi un poco - conduce fino al pianone della Casera Zoccone. Oltrepassata, anche con qualche passerella, un'area paludosa, il sentiero attraversa il torrente e imbocca i lunghi traversi che conducono al roccioso pendio finale in vista del rifugio. La traccia tende ad aggirare nel pascolo sassoso gli affioramenti di roccia, ma  - come molti hanno scoperto - è più redditizio risalire questi sentieri di pietra per la linea di massima pendenza: oltrepassato un ultimo grosso ometto di sassi, si raggiunge il Rifugio Gianetti, dominato dalle ripide pareti del Pizzo Badile e del Pizzo Cengalo.
Per quanto riguarda il ritorno, si scende per la via di salita fino a pochi metri dal ponte al pianone; sulla destra si individuano facilmente dei segnali a vernice che si distaccano verso destra, procedendo in piano parallelamente al torrente. La traccia, sempre abbastanza labile, devia decisamente a destra e risale un canaletto erboso fino a raggiungere un ripiano invisibile e insospettabile: ci si trova alla Casera Sceroia, rimodernata una decina d'anni fa e mai più usata. Da qui il sentiero scompare e, per orientarsi, è necessario individuare i miseri resti dei segnali a vernice; si scende, anche secondo logica, fino alle Baite basse di Sceroia e si tralascia una apparente prosecuzione in quota. La direzione - assolutamente senza sentiero - è direttamente a valle, attraverso un mare di romice ("slavazz") e ortiche fino ai pochi sassi perimetrali di un rudere. Entrando nel bosco, il sentiero torna evidentissimo, anche se palesemente trascurato non solo nella manutenzione (assente) ma anche dai passaggi. Si procede fino ad incontrare una valletta umida che si discende a lungo fino a raggiungere un punto di attraversamento del torrente: è indispensabile individuare una scrostata freccia di vernice rossa che indica il cambiamento di direzione; nessun segno di passaggio anche sull'opposta riva, ma, scostando le frasche rigogliose, è possibile individuare qualche indispensabile segnale a bandierina. Si risale una costa scoscesa (recenti segni di frana), poi si torna nel bosco dove si ritrova il sentiero ben praticabile; dopo una ripida discesa fra massi e radici si sbuca - ormai al termine della traversata - ai margini della radura di Pian del Fango. Poco a monte si individuano i ruderi di una baita; a poche decine di metri si indovina il punto di passaggio del battutissimo sentiero Bagni-Rif.Omio, ma separato dal diaframma di una muraglia di ortiche che occorre aggirare al meglio. Da qui si imbocca a sinistra il sentiero di accesso al rifugio e si scende  - anche "fuoristrada" - nel ripidissimo bosco fino a raggiungere i prati nei pressi delle terme.


Hike partners: cai56, chiaraa


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Comments (2)


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gbal says:
Sent 10 September 2016, 15h20
Allenamento riuscito!

cai56 says: RE:
Sent 11 September 2016, 20h50
Ma si...non c'è male ;-)


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