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Monte Zeda (2156 m) via Pian dei Morti, Valle Intrasca


Published by tapio , 14 April 2011, 10h51.

Region: World » Italy » Piemonte
Date of the hike:13 April 2011
Hiking grading: T3+ - Difficult Mountain hike
Waypoints:
Geo-Tags: I 
Time: 4:00
Height gain: 1566 m 5136 ft.
Height loss: 1566 m 5136 ft.
Route:Scareno - Piaggia - Pian dei Morti - Pian Vadà - Piè di Zeda - Monte Zeda (2156 m)
Access to start point:Si arriva a Scareno salendo da Verbania verso Cambiasca. Qui girare a destra verso la Valle Intrasca e poi ignorare le successive deviazioni a sinistra verso Caprezzo e verso Intragna. Al terzo bivio svoltare a sinistra per Scareno. Limitatissime possibilità di parcheggio

“Clutching at straws”, l’omaggio ai Marillion è doveroso, visto che il pezzo forte di questa escursione è stato la ricerca matta e disperatissima dell’appiglio alla paglia. E per non farmi mancare niente, non solo in salita ma, in base al solito adagio “l’ho fatto in salita, vuoi che non riesca a farlo anche in discesa?” ho ripetuto apposta la discesa per la stessa via, nonostante le alternative saltassero fuori come i funghi in autunno…

La parte incriminata è la lunga sezione centrale di questa gita, visto che il tratto iniziale e l’arrivo in vetta non presentano (e non hanno presentato nemmeno oggi) alcun problema.

Orbene: parto da Scareno, ridente paese della Valle Intrasca, alle 06.30. Il vento è stato forte per tutta la notte e anche alla partenza alcune raffiche mi fanno nascere alcuni dubbi circa il raggiungimento dell’obiettivo di giornata. Comunque mi avvio di buon passo e dopo non molto, in leggera discesa, supero il Torrente San Giovanni sul Ponte del Dragone (questo è il punto più basso di tutta la gita, 642 m). Salgo in un bel bosco di castagni ed arrivato nei pressi di una cappelletta sento un furioso parapiglia: che cosa sarà mai? Noto due bei cinghialotti che se la danno a gambe levate. I suini devono aver avvertito il mio rumore (il fogliame è ben presente, con anche degli accumuli ventati, data la notte tempestosa appena trascorsa) ed iniziano una fuga a zig-zag alquanto rumorosa. Io proseguo la mia marcia ed in breve pervengo a Piaggia, grosso “corte”, dotato anche di chiesa.

Qui, dopo essermi approvvigionato di acqua (non esistono altre fonti nel tragitto da me pianificato), comincio quella che si può definire “la ricerca della paglia portante”: evito tutti i sentieri “umani” e salgo per via diretta sopra Piaggia sul costone che scende dal Pian dei Morti. In effetti a sprazzi si può anche notare una traccia, ma per lo più è sepolta sotto abbondante paglia (anche qui il vento, immagino, avrà prodotto degli accumuli). Il ripido pendio si lascia comunque domare e nella zona chiamata Pian dei Morti tiro un po’ il fiato. Qui dei bellissimi faggi danno un po’ di ombra e di riparo dal vento, che continua la sua incessante azione. Passati i faggi la salita riprende severa e ripida e di tracce neanche l’ombra, ma solo paglia, paglia e paglia. A fatica sbuco sul pianoro del Pian Vadà, proprio davanti al nuovo bivacco (chiuso) recentemente fatto costruire dall’Ente Parco (Nazionale Valgrande). Un cartello affisso sulla porta recita “la struttura è disponibile su richiesta richiedendo le chiavi all’ente parco”. Ma che razza di bivacco è un bivacco dove non si può bivaccare? Di solito non usufruisco di simili strutture, ma oggi, con tutto questo vento, la porta aperta avrebbe fatto comodo…

Procedo ed in breve passo il Pian Vadà e mi ritrovo al Piè di Zeda: la neve presente è sul filo di cresta, a nord-est e a macchia di leopardo sul versante sud-est, dove passerò. Quindi nessun problema, in breve raggiungo la vetta (con solo alcuni passi sulla neve) e mi godo il sublime panorama. Sono le 10.30, quindi quattro ore totali di salita. Se non ci fosse stata la paglia, qualcosa in meno sarebbe bastato. Il vento non è fortissimo, comunque alcune corpose folate mi inducono a ritardare e spostare il pranzo più in basso. Rieccomi quindi al bivacco (chiuso), quantomeno c’è un bel muretto su cui sedersi…

Per la discesa inizialmente scendo a destra anziché seguire la cresta, ma due belle scivolate sulla paglia sul successivo traverso mi fanno tornare a più miti consigli e riguadagno così il culmine del mottone. L’attenzione in ogni passo è cospicua, la lentezza è d’obbligo, e così, passo dopo passo, raggiungo nuovamente il Pian dei Morti. Qui azzardo una leggera accelerazione, subito sedata dalla nuova ripresa della ripidità. Sempre con molta attenzione raggiungo Piaggia, dove sorseggio una gradita birretta, e poi da lì a Scareno senza più patemi. Per la discesa sono occorse tre ore e mezza. Il poco divario con la salita è imputabile alla paglia, così come il segno + vicino al T3. Facendo la Strada Cadorna si potrebbe ancora abbassare la difficoltà della gita: ma a mio giudizio è piuttosto noiosa. Meglio la paglia…


Hike partners: tapio


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