Bocchetta del Calvo


Published by cai56 , 27 September 2018, 16h08. Text and phots by the participants

Region: World » Italy » Lombardy
Date of the hike:24 September 2018
Hiking grading: T4 - High-level Alpine hike
Waypoints:
Geo-Tags: I 
Time: 7:00
Height gain: 1836 m 6022 ft.
Height loss: 2328 m 7636 ft.
Route:Traversata 20,33 km
Access to start point:Da Milano ad Ardenno lungo le statali 36 e 38; appena superato il ponte sul torrente Masino, svoltare a sinistra in direzione Valmasino. Risalire la vallata verso i Bagni e parcheggiare negli appositi spazi presso gli edifici delle terme.
Access to end point:Da Milano ad Ardenno lungo le statali 36 e 38; appena superato il ponte sul torrente Masino, svoltare a sinistra in direzione Valmasino. Risalire la vallata fino all'altezza della località Ponte del Baffo. Svoltare a sinistra e, in poche centinaia di metri, raggiungere la piccola frazione Cevo: alcuni piccoli parcheggi all'interno dell'abitato.

I punti di interesse di questa escursione sono due: la traversata della Bocchetta del Calvo e la visita della Valle Spluga. La Bocchetta, antico percorso dei cacciatori di camosci, ha conosciuto un moderno interesse turistico a partire dai primi anni 2000 con l'apertura del Sentiero Life ERSAF "Dal cigno alla pernice bianca" e successivamente con l'inglobamento nel Sentiero "Walter Bonatti"; interesse comunque molto relativo, visto che sul "libro di vetta" si trova testimonianza al massimo di una decina di passaggi all'anno. La Valle Spluga (ovviamente da non confondersi con la chiavennasca Valle di San Giacomo) è di certo il solco laterale più ingiustificatamente trascurato della Valmasino: considerando che si apre alla quota di 600 metri di Cevo e raggiunge i quasi 3000 della Cima del Desenigo e della Cima del Calvo, è evidente che presenti una spettacolare successione di ambienti che culminano nella bellezza del Lago Grande (gli altri due si trovano in avanzato grado di impaludamento). [E' da notare che in Valmasino i laghi alpini sono ben pochi]
Lo stato della segnaletica è ottimo (Sentiero Life e Sentiero Bonatti) fino alla Bocchetta di Spluga; poi, in discesa per la Valle Spluga, rimane poco o nulla della bollatura che la Comunità Montana di Morbegno attuò a fine anni '70: anche qui scarsissimo turismo e pressoché solo su base locale.

Oltrepassate le costruzioni  dei Bagni del Masino (attualmente abbandonate), si prosegue in piano lasciando a destra le indicazioni per il Rifugio Gianetti; quindi si comincia a risalire su sentiero sassoso una foresta di faggi (evitare anche un secondo bivio verso sinistra, che conduce alla casera  Ligoncio). Dopo le baite in rovina del cosiddetto Pian del Fango [bivio con un sentiero semisconosciuto per il Rifugio Gianetti], un nuovo tratto nel bosco su traccia ancora ripida conduce all'aperto presso gli antri sotto enormi massi dell'Alpe dell'Oro. Oltre, si sale il faticoso pascolo spesso sfruttando affioramenti di placche granitiche formanti veri e propri "sentieri di pietra"; in breve si raggiunge il visibile Rifugio Omio. All'angolo sinistro del piazzale lastricato si osserva una palina con varie indicazioni: tralasciato il sentiero che si dirige in piano verso la Bocchetta del Medaccio, si sale lungo l'altro sentiero inizialmente in comune fra il Passo Ligoncio, i due Passi della Vedretta e la Bocchetta del Calvo; la traccia non è molto ampia, ma ben visibile fra blocchi di roccia e greppi erbosi. Ben presto, in vista di una serie di briglie di contenimento in un canalone, si abbandona a destra la direzione verso il Passo Ligoncio e si prosegue in graduale salita attraversando il circo terminale della Val Ligoncio. Un'ultima palina indica la deviazione a destra per i Passi della Vedretta (Sentiero "Dario di Paolo") e si continua lungamente nella medesima direzione: la traccia sul terreno è ancora abbastanza visibile per il passaggio di cavalli al pascolo; oltrepassata la loro area di riposo occorre seguire la buona bollatura che, a questo punto, inizia a salire per via diretta sulla verticale della Cima del Calvo. Le strisce di pascolo sfruttabili per una progressione diminuiscono gradualmente a favore di lunghe colate di detriti delle più svariate dimensioni. Giunti alla base della parete rocciosa, si imbocca la larga cengia del Calvo, mai particolarmente impervia, ma inclinata a valle e spesso cosparsa di ghiaino; l'assistenza di catene come mancorrente è praticamente continua nella prima metà del piano inclinato [l'ultimo segmento è spezzato e libero a valle], poi un tratto con sentierino comodo e pianeggiante accompagna al canalino finale che sbuca alla stretta spaccatura della Bocchetta del Calvo. Imbullonata sulla parete di destra, la cassetta metallica contenente il libro dei passaggi, originale dell'ERSAF e compilato radamente per nemmeno un terzo delle pagine. Il versante di Valle Spluga, luminoso e quasi abbagliante per l'estensione di massi di granito chiaro, si presenta subito di lunga percorrenza: disceso un traverso con l'aiuto di una catena, si intraprende la progressione in direzione della Bocchetta di Spluga muovendosi da un masso all'altro con la massima attenzione camminando, saltando e con brevi passi d'arrampicata. Raggiunta faticosamente la Bocchetta di Spluga, si ritrova finalmente un po' d'erba e lo sguardo si spinge fino al Lago di Como: sulla destra si affaccia il Sasso Manduino, qui come robusta guglia con un ombroso versante nascosto dal fondovalle. La segnaletica in buone condizioni ci abbandona per scendere verso il Bivacco Primalpia o il Rifugio Volta. Un sentierino che taglia il versante orientale dello spuntone roccioso che separa la Bocchetta di Spluga dal Passo di Primalpia conduce fino ad un crocevia di segnalazioni non ben individuate: si sceglie la direzione che ripidamente conduce a valle, in direzione di massima verso la conca del sottostante bellissimo Lago di Spluga. Per evitare un canalone infido e salti di roccia, ci si sposta gradualmente verso destra cercando di non perdere di vista le blandissime tracce di un vecchio sentiero totalmente dimenticato (eppure sarebbe un tratto del "Sentiero Italia"!); quando tutto sembra smarrito, occorre scendere direttamente a sinistra in direzione di un pascolo a margine del lago: si ritroverà il sentiero e la sbiaditissima bollatura. Da qui bisogna tendere a seguire il corso del torrente, affiancando un paio di baite sparse (ruderi o con restauro abbandonato) e i due laghi più bassi ormai intorbati o sulla via di diventarlo; la discesa nel pascolo porta a oltrepassare la Casera Spluga e, ormai nel rado bosco, le baite di Corte di Cevo. Facendo attenzione a seguire il corretto tracciato nella foresta di abeti abbastanza fitta in un paio di punti, si raggiunge la radura di Corte del Dosso, abbandonata da decenni e con baite parzialmente crollate: un luogo di particolare suggestione. Da qui il sentiero è sempre ben evidente, anche se ripido, sassoso e spesso infestato da rovi e ortiche; la discesa incessante conduce quindi alla contrada Ceresolo, da cui si procede lungo una bella mulattiera che testimonia l'antica importanza di questa vallata. Il ponte sul torrente Cavrocco, che proprio qui recupera le sue acque risucchiate a monte di Ceresolo da un piccolo impianto idroelettrico, porta all'edificio della centrale, servito da una pista forestale che, in poche centinaia di metri accompagna fino a Cevo.



https://www.relive.cc/view/g25096598710

Hike partners: cai56, chiaraa


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Comments (4)


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danicomo says:
Sent 27 September 2018, 18h28
Caspita.... bellissimo!

cai56 says: RE:
Sent 27 September 2018, 20h33
Fuori dai soliti giri...

Menek says:
Sent 27 September 2018, 19h14
bello si...

cai56 says: RE:
Sent 27 September 2018, 20h33
Non sfigurerebbe come prosecuzione del Sentiero Roma


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