Bocchetta Alta Tre Signori - Rif. Benigni (Sentiero Orobie Occidentali 101/4)


Published by daniered , 2 September 2017, 11h18.

Region: World » Italy » Lombardy
Date of the hike:17 August 2017
Hiking grading: T2 - Mountain hike
Waypoints:
Geo-Tags: I 
Time: 1:45
Height gain: 350 m 1148 ft.
Height loss: 365 m 1197 ft.
Route:5 km
Access to start point:Valtorta
Access to end point:Ornica, Valtorta
Maps:Kompass Lecco/Val Brembana

Link alla Tappa precedente: Valtorta - Bocchetta Alta Tre Signori

Video: Bocchetta Alta Tre Signori - Rif. Benigni

Mentre consumo il mio rapido pranzo al sacco con un piccolo branco di ungulati a farmi da guardaspalle, do un'ultima occhiata alla cartina e cerco di fare due calcoli per capire se ci sia abbastanza tempo per passare dal rif. Benigni e scendere a Ornica a prendere il bus delle 18:31. A occhio, da qui al Benigni sono due falangi e mezza, quindi circa 5 km, e il cartello segnavia indica un tempo standard di 2h40. Riducendolo a 2/3, potrei essere là fra 1h45, cioè un po' prima delle 5. La discesa sino a Ornica lungo il 107 per il passo di Salmurano è più o meno della stessa lunghezza (5 km), ma è appunto discesa, per cui potrebbe essere chiusa in 1h15. Chiudere il giro è un'impresa un po' tirata per i capelli, ma il pullman per tornare a valtorta sembra prendibile.
 
L'ultimo dubbio è la stabilità del meteo, perché il Pizzo dei Tre Signori è sempre incappucciato da un denso cumulo grigiastro. 3B Meteo dava però tempo relativamente stabile per il prossimo paio di giorni ed escludeva categoricamente il rischio di temporali o anche solo di rovesci. In effetti, abbracciando con lo sguardo tutto il contorno della Valtorta, tutte le cime sono sovrastate a una certa distanza da cumuli abbastanza spessi ma di un innocuo colore bianco, per cui il Pizzo deve semplicemente scontare il fatto di essere la cima più alta nei paraggi, il che lo condanna a essere una calamita per l'umidità.
 
Il dado è allora tratto, si richiude lo zaino e si riparte lungo il sentiero dei Solivi, segnavia 101. Il traverso del fianco sud del Pizzo non presenta particolari attrattive in sè, perché si continua a camminare per un ripido pratone abbastanza monotono, entrando in innuverevoli insenature e aggirando altrettanti promontori. Verso l'alto non si vede nulla, se non la nube che avvolge la cima; se non altro, c'è una discreta vista sulla Valtorta, dai Piani di Bobbio ancora bene illuminati dal sole a scendere. L'aspetto positivo è che la traccia è pressoché piana e si procede molto spediti.
 
Dopo 25 minuti di marcia, si arriva a un ultimo costone più pronunciato, dopo il quale si apre l'ampio solco della valle dell'Inferno. Dal pulpitino panoramico (sono a circa 2.200 m di quota), cerco di studiare meglio l'incrocio di sentieri che si intuisce in mezzo alla valle. A fidarsi della mia vecchia Kompass, la traccia del 101 precipiterebbe maleficamente sino a quota 1.900, per poi risalire in modo altrettanto brutale di circa 200 m, sull'altro lato del solco. Dovrebbe però esserci un raccordo che non scende sotto i 2.050 m e cerco vanamente di trovare l'uno e l'altro percorso. Per questo, scendo piano piano lungo il costolone, nel timore di perdere troppa quota e di mancare la fantomatica "scorciatoia".
 
Sceso per circa 5 minuti, raggiungo il punto in cui il sentiero fa una curva a gomito, abbandona il crinale  e si spinge verso il centro della valle. Mi pare di scorgere un'unica traccia, che probabilmente è la "scorciatoia" della Kompass, ma che sembra tutta marcata con i bolli 101. La stessa incrocia un sentiero saliente e poi sembra proseguire abbastanza in piano in mezzo alle due grosse frane che occupano la parte orientale del vallone, per perdersi sotto una parete.
 
Pur avendo perso un po' di quota, sembra che più in basso di così non si debba scendere e allora riparto spedito, raggiungendo velocemente il centro del vallone, dove - vista la quota - sono sorpreso di trovare un ruscelletto che sgorga in mezzo ai macigni. Ne approfitto per abbeverarmi, rabboccare la borraccia e riparto nuovamente. La traccia corre in piano attraverso una pietraia un po' meno grossolana, ritorna nel prato e infine va a lambire la base di un ripido pendio roccioso. Poco più avanti, si apre un ripidissimo canalino erboso, che appare l'unico varco per vincere la bastionata. Il sentiero, infatti, svolta a 90° e spara su per la linea di massima pendenza, regalandomi 5 minuti al cardiopalma.
 
Recuperata così in un baleno una quota attorno ai 2.150 m, c'è da bordeggiare su una sponda erbosa la parte più alta della medesima parete, sino a sbucare su un ampio pendio che sale verso nord, chiuso tra severe bastionate rocciose a oriente e ad occidente. Se possibile, la nube che incappuccia il culmine di questa montagna è ancora più grigia e densa di quella che avvolgeva il Pizzo, ma dietro di me i cumuli stanno pian piano dissolvendosi, grazie all'incedere della giornata e alla diminuzione della spinta convettiva che pompa umidità verso l'alto. A rincuorarmi ancora di più, c'è una coppia di ragazzi che si sono fermati qualche decina di metri più in alto. "Ti stavamo aspettando al varco :)", mi dice lui. Scambiamo allora quattro chiacchiere e mi spiega che devo risalire per intero questo pendio disseminato di rocce, raggiungere una cima, scendere, risalire a un'altra sella, "... e poi sei arrivato".
 
I due, beati loro, scendono leggiadri, mentre io devo rimboccarmi le maniche e riprendere a sbuffare su per il pendio, per recuperare quei 100-150 m di dislivello che ancora mancano per raggiungere la "Cima Coppi" di questa tappa. Il sentiero, fortunatamente, sale con tornanti abbastanza ampi e, dopo qualche minuto, raggiungo un grosso macigno su cui è scritto a vernice "P 3 S" e sovrastato da un cartello segnavia spezzato in due. Da qui, il sentiero si indirizza più verso destra e, con un paio di tornati attraverso una colata di pietre, guadagna una selletta erbosa, dove c'è tempo per riprendere un po' di fiato e riguardare per l'ultima volta il catino dell'alta Valtorta. E' passata più o meno 1 ora, da quando sono partito dalla Bocchetta Alta del 3 Signori.
 
Come all'inizio della tappa, ora la traccia corre in piano verso oriente per qualche minuto, ma qui l'ambiente appare un po' più severo che sul fianco meridionale del Tre Signori, forse anche per la nube fantozziana che mi sovrasta e che oscura tutto ciò che mi circonda. Con poca fatica, si raggiunge finalmente l'ampio filo della cresta, che si deve seguire ancora per qualche centinaio di metri, mirando alla croce che sta 20-30 m più in alto. Non c'è alcuna difficoltà particolare da affrontare e così sono presto in cima a quella che dovrebbe essere la Cima di Giarolo, 2.314 m. Il panorama che si apre verso nord è davvero molto affascinante, complici anche i giochi di luci e ombre creati dai cumuli che oscurano parzialmente il sole. Dalla testata il cui culmine è occupato in questo momento dal mio fondoschiena, ripidi crinali rocciosi scendono scuri a sinistra e a destra. Più avanti, irrompe accecante la luce del sole, che illumina in tinte brillanti (il verde dei pendii erbosi e il grigio/rossastro delle rupi) la sponda orientale e che proietta le lunghe ombre del tardo pomeriggio dalle cime occidentali. A chiudere il panorama di questa valle sospesa, il blu quasi irreale delle acque del lago artificiale di Trona, che è sorvegliato su entrambi i lati da due aguzzi gendarmi, che dovrebbero essere il Trona a occidente e il Tronella a oriente.
 
L'ultimo panino da addentare è la scusa per rimanere ammaliati dal panorama, ma il tempo stringe e bisogna ripartire. La traccia abbandona quasi subito il filo della cresta e, con un paio di zig zag, si abbassa lungo il fianco sud, che bordeggia sino a raggiungere rapidamente la bocchetta di Trona, dove un palo segnavia oberato di frecce indica più o meno tutte le possibili direzioni del mondo. Da qui in avanti, camminerò per diversi minuti nel dubbio, perché il segnavia "101" improvvisamente scompare dai bolli e viene sostituito da un fantomatico n. 8, che probabilmente risale a un paio di ere glaciali fa e che è almeno più vecchio della mia Kompass degli anni '90 :) Si continua comunque a camminare più o meno in piano, lungo il pendio meridionale della cima successiva (quella di Valpianella?), che è sempre un prato disseminato di un gran numero di massi affioranti. Senza particolare sforzo, si è alla bocchetta successiva, che - a fidarsi della descrizione del sentiero sul portale del CAI di BG - dovrebbe essere quella di Piazzotti. Qui, un palo segnavia, indica verso destra (sud) un'ulteriore possibilità di discesa verso il paesino di Ornica, marcata col numero 107/A. Il sentiero principale inizia invece a discendere dolcemente e verso oriente il vallone che punta poco sotto il passo di Salmurano. Riconto mentalmente i valichi che ho scollinato da quando ho incontrato i due ragazzi: anche il secondo è stato messo in cascina, per cui dovrei essere praticamente all'arrivo.
 
Mi ricordo, dalla cartina, che il rif. Benigni non sta esattamente lungo il sentiero 101 (che qui, peraltro, non trova alcun riscontro sui segnavia sul campo), per cui l'attenzione è rivolta soprattutto a non scendere inutilmente lungo la valle e a non mancare la diramazione verso il nido d'aquila. Dopo qualche minuto, appare finalmente un cartello che invita a risalire leggermente il fianco sinistro del solco, per poi bordeggiare a mezzacosta le rupi sovrastanti. Qui i grossi macigni prendono il sopravvento sul prato, ma il sentiero è comunque sempre ben tracciato e agevole, cosicché in pochi minuti di blando saliscendi si raggiunge la traccia principale di accesso al rif. Benigni, la cui bandiera tricolore si vede già sventolare oltre il costone. Un ultimo piccolo sforzo ed eccola lì, la piccola baita dalla facciata gialla e dal ripido tetto a due falde. Il personale del rifugio sta armeggiando davanti al portico d'ingresso e altre 4-5 persone sono accomodate ai tavoli sulla destra. Vista l'ora (sono le 16:45) e il cielo grigio, non mi aspettavo di trovare molto più affollamento di così.

Dietro il rifugio, il promontorio continua in piano per altri 100-150 m e dunque mi spingo sino alla sua estrema propaggine, dove c'è un piccolo altare sovrastato dal classico disco indicatore delle cime e dove posso finalmente appoggiare lo zaino a terra. Il panorama migliore è senz'altro Verso nord, dove si apre un bello scorcio sulla valle di Pescegallo. Anche qui la vista è deliziata dagli stessi giochi di luce e ombra che avevo ammirato una mezz'oretta prima dalla cima di Giarolo, ma che il solco ha un aspetto molto più placido del severo catino di Trona. Verso occidente, la sagoma del rif. Benigni è invece coronata da un ampio catino roccioso, che la luce cupa filtrata dagli spessi cumuli rende probabilmente più severo di quanto realmente sia. A sud si intuisce il solco della val Salmurano, che poi confluisce in quello principale della Valtorta; a est, dopo il profondo solco del passo Salmurano, continua il crinale delle Orobie.
 
Dopo avere rifiato una decina di minuti e sbocconcellato qualcosa, do un'ultima ricontrollata alla cartina e mi accingo a scendere verso Ornica lungo il 108 e poi il 107, per andare ad attendere il pullman che dovrà riaccompagnarmi a Valtorta. In realtà, per come evolveranno gli eventi, le prenderò solo la sera dell'indomani, ma questa è un'altra storia, che sarà raccontata in un altro report ;)

Video: Bocchetta Alta Tre Signori - Rif. Benigni

Link alla tappa successiva: Rif. Benigni - Rif. S. Marco 2000

Hike partners: daniered


Gallery


Slideshow Open in a new window · Open in this window


Post a comment»