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Pizzo di Gino


Published by Angelo63 , 7 January 2017, 18h50.

Region: World » Italy » Lombardy
Date of the hike: 4 December 2016
Hiking grading: T2 - Mountain hike
Waypoints:
Geo-Tags: I 
Time: 5:45
Height gain: 950 m 3116 ft.
Route:Tecchio - bivio Alpe Vacchera/rifugio Croce di Campo mt 1.700 - Alpe Vacchera - sentiero trincee - bivio mt 1975 - Pizzo di Gino - ritorno stessa via
Access to start point:SS Regina del lago di Como fino a Menaggio e poi proseguire verso Porlezza. Arrivati a Carlazzo imboccare la SP 10 in direzione Cusino, San Bartolomeo Val Cavargna sino ad arrivare a San Nazzaro. Qui si può entrare in paese, lungo la stretta via San Antonio, oppure proseguire in discesa lungo la provinciale e imboccare, sulla destra, una strada in salita che riporta indicazione per rifugio Croce di Campo. Le strade si ricongiungono e proseguendo si imbocca la via Tecchio, strada asfaltata con fondo non troppo sconnesso che sale con alcuni tornanti sino ad arrivare in un bosco di abeti. Qui lasciare l'auto in uno dei piccoli slarghi sulla sinistra prima dell'uscita dal bosco; possibilità di proseguire solo per mezzi autorizzati.

Per una uscita, con il gruppo AnDaSer finalmente al completo, si decide di raggiungere una delle mete a noi preferite: un bel balcone con vista sui nostri laghi. Le previsioni meteo assicurano una giornata soleggiata ma già al ritrovo una velatura nuvolosa copre la pianura e le prime alture vicino ai laghi. Arrivati sulla strada del lago di Como di aperture in cielo non se ne scorgono e l’umore di qualcuno inizia a rabbuiarsi, un po’ in sintonia con l’ambiente. Per risollevare il morale del gruppo propongo un cambio di programma: raggiungere la vetta più alta della dorsale delle prealpi luganesi, il Pizzo di Gino. Con Danilo ci ero stato nel giugno 2015 ma non avevamo praticamente visto nulla perché immersi nelle nuvole. Sergio invece non ci era mai stato e si era dovuto accontentare di osservarlo da tutte le angolazioni nelle varie uscite effettuate in zona. Cambio di programma accettato e ci dirigiamo verso la Val Cavargna per arrivare a San Nazzaro e da qui risalire in località Tecchio dove lasciamo l’auto.
 
Il percorso che abbiamo seguito è quello tradizionale già qui più volte descritto. Ci incamminiamo alle 9.15 lasciando gli ultimi abeti e proseguiamo lungo la ripida strada asfaltata, percorribile solo da mezzi autorizzati. Ad una altitudine di circa 1.500 mt l’asfalto termina e si procede su buona sterrata, sempre ripida fino a circa 1.700 mt dove il percorso finalmente spiana. Sono da poco passate le 10 e siamo abbastanza vicini al rifugio Croce di Campo che però non raggiungiamo perché ad un bivio proseguiamo in direzione dell’Alpe Vacchera, dove arriviamo alle 10.30.
Fa parecchio freddo, il terreno è gelato, la visibilità è buona ma la copertura nuvolosa persiste. Siamo posizionati proprio sotto le pendici meridionali del Pizzo di Gino la cui vetta si staglia lungo la cresta che porta alla Gazzirola per poi ridiscendere sino all’eremo di S. Lucio, ben visibile anche da qui.
Passiamo dietro l’Alpe seguendo il sentiero bollato che in alcuni punti è segnato con le indicazioni delle trincee. In effetti, dopo un tratto di leggera ascesa, si raggiungono i resti di alcune trincee della linea Cadorna e in questo punto si affronta un breve tratto più ripido per riprendere poi a salire più gradualmente sino ad arrivare ad una spalla del versante sud occidentale del Pizzo di Gino. Sono le 11, le indicazioni del percorso da seguire sono riportate su un ampio sasso posizionato ad una quota di 1.970 mt circa.
Di fronte a noi si presenta ora un ripido tratto su prato, innevato nella parte sommitale. Diverse bollature sui sassi aiutano ad individuare il percorso. Man mano che si sale e si incontra la neve ci rendiamo conto che è meglio cercare di passare dove affiorano i ciuffi d’erba. La neve infatti, seppur di modesto strato, è talmente compatta che il passaggio con gli scarponi senza ramponi è alquanto instabile. Nell’ultimo tratto, prima della croce di vetta, il fondo erboso è sostituito da un breve passaggio tra le rocce. Qui la consistenza della neve è decisamente maggiore e l’attenzione nel proseguire deve essere massima. Aiutati da qualche impronta lasciata da chi è passato nei giorni precedenti, arriviamo in vetta alle 12.05, dopo aver percorso 6,1 km in 2h di marcia ed aver effettuato soste per circa 50m.
Quest’ultimo tratto, percorso con difficoltà, non ci ha lasciato il solito buon umore di quando si raggiunge una cima. Fa sempre più freddo, scappa qualche fiocco di neve e il pensiero di dover affrontare un primo tratto di discesa impegnativo limita la nostra permanenza in vetta ad una decina di minuti. La visibilità è ancora buona ma la copertura nuvolosa persistente sicuramente non trasformerà il resto della giornata in un pomeriggio soleggiato.
Riprendiamo il cammino con estrema prudenza; il tratto iniziale in discesa è decisamente più difficile rispetto al passaggio durante la salita. Finalmente raggiungiamo i ciuffi d’erba che consentono appoggi più sicuri e un cammino più tranquillo. Alle 13 raggiungiamo il grande sasso a mt. 1.970 dove sono riportate le indicazioni dei percorsi e ci fermiamo per la sosta pranzo. Restiamo qui non più di 20 minuti perché la sensazione di freddo aumenta ancora. Ripreso il cammino, alle 13.45 arriviamo all’Alpe Vacchera dove sostiamo ancora una decina di minuti. Ora non ci resta che seguire la lunga sterrata, passare alle 14.20 dal bivio per il rifugio Croce di Campo, per poi raggiungere l’auto quando le 15 sono da poco passate.
 
Un vero peccato, la seconda salita al Pizzo di Gino senza aver avuto modo di apprezzare appieno le ampie visuali che si scorgono dalla sua cima. Dopo queste esperienze mi sono convinto che il periodo migliore per l’ascesa a questa cima è il primo autunno. Si evitano in questo modo il caldo estivo e i rischi, lungo l’ultimo tratto del percorso, della incombente stagione invernale. Ci ritorneremo valutando anche con attenzione l’incognita meteorologica.
 
Dati complessivi:
Km percorsi: 12,2;
Tempo marcia: 3h45m;
Tempo sosta: 2h5m;
Ascesa: mt. 950 circa;
Velocità media in marcia: 3,2 km/h;
Velocità media totale: 2,1 km/h.
 

Hike partners: Angelo63, squonk, Danilo54


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Comments (3)


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GIBI says:
Sent 8 January 2017, 21h58
in effetti pur non presentando particolari difficoltà l'ultimo tratto è da farsi con un minimo di attenzione anche in estate / autunno figuriamoci se c'è uno strato di neve ghiacciata !

comunque è sempre una gran bella cima da raggiungere ed è un peccato che la meteo non sia stata con voi più favorevole !

ciao Giorgio


Angelo63 says: RE:
Sent 8 January 2017, 22h23
Concordo con il tuo giudizio Giorgio. Ricordo che quel giorno tu sei andato alla Garzirola, non eravamo molto distanti.

Buone montagne e visto che non ce li siamo ancora fatti, auguri di buon anno
angelo

GIBI says: RE:
Sent 9 January 2017, 10h46
ciao e Buon 2@17 anche a te ... Angelo


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