Il Mottarone e il Mazzarone con anello da Omegna
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Le previsioni meteo costringono me e l'amico Francesco ad un ripiego su questa bella montagna che assicura una gita grandiosa.
Al bivio in cima a via Nobili, una signora a cui chiediamo conto ci sconsiglia di evitare il sentiero a sinistra marcato P2 per possibile innevamento sui canalini attrezzati (col senno di poi possiamo dire con buona sicurezza che di neve a quella quota non se ne troverà), pertanto optiamo per il P3 che percorre un bel bosco sino all'alpe del Barba. Dopo una breve sosta continuiamo a salire ora su pendenze accentuate, usciamo dalla faggeta e incontriamo una zona rocciosa, quasi lunare, ove vi sono rade betulle. Il panorama, vesto Ovest, sebbene un po' celato, ci esibisce il lago d'Orta con la sua piccola isola di San Giulio.
A quota 1200 circa, incontriamo la prima neve che, salendo, si farà omogenea. Il rifugio CAI Omegna è ormai visibile e, su neve portante, lo puntiamo per le massime pendenze raggiungendolo in breve. Continuiamo dietro il rifugio, risaliamo un'altra costa ed usciamo sull'affollato parcheggio delle piste da sci. Non ci resta che risalirle per giungere, due ore abbondanti dopo la partenza, alla cima del Mottarone, ove troneggiamo istallazioni di vario tipo. E' incredibile come tutta la salita si sia svolta nel completo silenzio, solitudine e bellezza, mentre qui, sulla cima, tutta questa ferragli e questi colori sfavillanti delle tute da sci corrompano la maestosità del luogo e dell'immenso panorama che offre su due laghi, il Maggiore (si vedono bene le Isole Borromee) e quello d'Orta.
Io non voglio essere un fanatico integralista della montagna e ho sempre sostenuto che questa dovrebbe essere fruibili a tutti anche con l'ausilio dei cavi e dell'asfalto, tuttavia non posso fare a meno di riconosciure la bruttezza e in qualche modo condannarla.
Dopo una sosta rigenerante in vetta, ci immettiamo sulle piste con le ciaspole ai piedi e proviamo a puntare verso Nord in direzione del monte Zucchero. Zelanti sorveglianti degli impianti impediscono tuttavia il nostro transitare senza saperci indicare vie alternative, pertanto, d'amblé, decidiamo di cambiare versante e dorsale, puntando verso Sud, Su quel lato, un rapido sguardo ci palesa una cimetta che vorremmo a questo punto raggiungere, consci di correre il rischio di inanellare un giro "ad minchiam".
Scendiamo allora sulla strada per Armeno (le ciaspole hanno già finito il loro lavoro, il resto è spallaggio) e procediamo un po' su asfalto, un po' su dorsale con neve ora difficile e sfondosa.
A vista, ci immettiamo su un sentiero sgombro, pratichiamo amene praterie, scavalchiamo antipatiche recinzioni e giungiamo alla base del nostro monte che cominciamo a risalire su una stradina sino a pervenire alla base del colmo finale. Non trovando tracce, decidiamo per un'aggressiva risalita libera del bosco inclinato a 35 gradi e in un quarto d'ora matto e disperatissimo arriviamo sul prato sommitale dove ci piace sdraiarci sull'erbetta fresca al limitare delle ultime nevi per una veloce pausa pranzo.
In assenza di qualsiasi voglia di tornare sui nostri passi, discendiamo la larga cresta sud e muovendoci liberamente su prati e boschi talvolta molto inclinati atterriamo sulla strada per Armeno che percorriamo sino alla Madonna di Luciago dove scopriamo il nome della seconda montagna salita: trattasi del monte Mazzarone, luogo caro ai climber che lo risalgono da un versante di roccia molto levigata, come in generale è la roccia su questo gruppo montuoso.
Poco dopo la chiesa della Madonna di Luciago, intercettiamo il sentiero che scende ad Armeno e in trenta minuti, esso ci porta transitando per boschi molto ben tenuti.
Attraversiamo il villaggio che diede i natali a generazioni di cuochi e camerieri che seppero farsi valere in mezzo mondo e ci rassegniamo a camminare 6/7 chilometri asfalto sino ad Omegna. Il procedere è comunque piacevole e perlopiù pianeggiante e attraversa graziose frazioni tempestate di fioriture d'ogni tipo tra cui riconosco Forsizie, Mimose, Magnolie e Peschi.
Arriviamo infine all'auto che ci attende da sette ore abbondanti.
Tempi comprensivi di pause, dislivello calcolato sulla risalita al monte Mazzarone.
Sviluppo: 21 km; SE: 36 km.
Al bivio in cima a via Nobili, una signora a cui chiediamo conto ci sconsiglia di evitare il sentiero a sinistra marcato P2 per possibile innevamento sui canalini attrezzati (col senno di poi possiamo dire con buona sicurezza che di neve a quella quota non se ne troverà), pertanto optiamo per il P3 che percorre un bel bosco sino all'alpe del Barba. Dopo una breve sosta continuiamo a salire ora su pendenze accentuate, usciamo dalla faggeta e incontriamo una zona rocciosa, quasi lunare, ove vi sono rade betulle. Il panorama, vesto Ovest, sebbene un po' celato, ci esibisce il lago d'Orta con la sua piccola isola di San Giulio.
A quota 1200 circa, incontriamo la prima neve che, salendo, si farà omogenea. Il rifugio CAI Omegna è ormai visibile e, su neve portante, lo puntiamo per le massime pendenze raggiungendolo in breve. Continuiamo dietro il rifugio, risaliamo un'altra costa ed usciamo sull'affollato parcheggio delle piste da sci. Non ci resta che risalirle per giungere, due ore abbondanti dopo la partenza, alla cima del Mottarone, ove troneggiamo istallazioni di vario tipo. E' incredibile come tutta la salita si sia svolta nel completo silenzio, solitudine e bellezza, mentre qui, sulla cima, tutta questa ferragli e questi colori sfavillanti delle tute da sci corrompano la maestosità del luogo e dell'immenso panorama che offre su due laghi, il Maggiore (si vedono bene le Isole Borromee) e quello d'Orta.
Io non voglio essere un fanatico integralista della montagna e ho sempre sostenuto che questa dovrebbe essere fruibili a tutti anche con l'ausilio dei cavi e dell'asfalto, tuttavia non posso fare a meno di riconosciure la bruttezza e in qualche modo condannarla.
Dopo una sosta rigenerante in vetta, ci immettiamo sulle piste con le ciaspole ai piedi e proviamo a puntare verso Nord in direzione del monte Zucchero. Zelanti sorveglianti degli impianti impediscono tuttavia il nostro transitare senza saperci indicare vie alternative, pertanto, d'amblé, decidiamo di cambiare versante e dorsale, puntando verso Sud, Su quel lato, un rapido sguardo ci palesa una cimetta che vorremmo a questo punto raggiungere, consci di correre il rischio di inanellare un giro "ad minchiam".
Scendiamo allora sulla strada per Armeno (le ciaspole hanno già finito il loro lavoro, il resto è spallaggio) e procediamo un po' su asfalto, un po' su dorsale con neve ora difficile e sfondosa.
A vista, ci immettiamo su un sentiero sgombro, pratichiamo amene praterie, scavalchiamo antipatiche recinzioni e giungiamo alla base del nostro monte che cominciamo a risalire su una stradina sino a pervenire alla base del colmo finale. Non trovando tracce, decidiamo per un'aggressiva risalita libera del bosco inclinato a 35 gradi e in un quarto d'ora matto e disperatissimo arriviamo sul prato sommitale dove ci piace sdraiarci sull'erbetta fresca al limitare delle ultime nevi per una veloce pausa pranzo.
In assenza di qualsiasi voglia di tornare sui nostri passi, discendiamo la larga cresta sud e muovendoci liberamente su prati e boschi talvolta molto inclinati atterriamo sulla strada per Armeno che percorriamo sino alla Madonna di Luciago dove scopriamo il nome della seconda montagna salita: trattasi del monte Mazzarone, luogo caro ai climber che lo risalgono da un versante di roccia molto levigata, come in generale è la roccia su questo gruppo montuoso.
Poco dopo la chiesa della Madonna di Luciago, intercettiamo il sentiero che scende ad Armeno e in trenta minuti, esso ci porta transitando per boschi molto ben tenuti.
Attraversiamo il villaggio che diede i natali a generazioni di cuochi e camerieri che seppero farsi valere in mezzo mondo e ci rassegniamo a camminare 6/7 chilometri asfalto sino ad Omegna. Il procedere è comunque piacevole e perlopiù pianeggiante e attraversa graziose frazioni tempestate di fioriture d'ogni tipo tra cui riconosco Forsizie, Mimose, Magnolie e Peschi.
Arriviamo infine all'auto che ci attende da sette ore abbondanti.
Tempi comprensivi di pause, dislivello calcolato sulla risalita al monte Mazzarone.
Sviluppo: 21 km; SE: 36 km.
Tourengänger:
rochi

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