Cascina d’Armirone (1151 m) e Dosso delle Mede (1176 m)


Publiziert von siso Pro , 28. April 2013 um 22:00.

Region: Welt » Schweiz » Tessin » Sottoceneri
Tour Datum:28 April 2013
Wandern Schwierigkeit: T1 - Wandern
Wegpunkte:
Geo-Tags: Gruppo Monte Generoso   CH-TI 
Zeitbedarf: 4:30
Aufstieg: 637 m
Strecke:Salorino/San Rocco (485 m) – Giro di Cámpora – Parcheggio a quota 552 m, ai bordi della stradina – Occiò – Mattarello – Valle dell’Alpe – Incrocio strada per Cragno (881 m) – Ciapéi – Osteria La Peonia (1160 m) – Cascina d’Armirone (1151 m) – Dosso delle Mede (1176 m).
Zufahrt zum Ausgangspunkt:Mendrisio – Salorino (1 km). All’ingresso del villaggio imboccare la stradina lungo le cantine fino alla chiesetta di San Rocco, quindi la via “Giro di Cámpora”. Parcheggio vicino alla chiesetta, oppure, più avanti, ai bordi della strada, non appena possibile.
Unterkunftmöglichkeiten:Osteria La Peonia, Alpe di Mendrisio
Kartennummer:C.N.S. No. 1373 – Mendrisio - 1:25000.

Rilassante escursione nella faggeta della Valle dell’Alpe, fino alla sella dove sorgeva una mitica osteria di montagna, per decenni molto apprezzata dagli abitanti del Mendrisiotto. La Cascina d’Armirone è stata purtroppo abbattuta nel 1979.

Discesa guastata dalla pioggia battente.

 

Inizio dell’escursione: ore 9:15

Fine dell’escursione: ore 13:50

Temperatura alla partenza: 12°C

Temperatura al rientro: 15°C

 

Le avverse condizioni meteo non mi invitano all’abituale escursione sulla neve. Tuttavia, non mi va di rimanere fermo per il secondo fine settimana consecutivo. Opto per una passeggiata sulle pendici del Monte Generoso, caratterizzata da faggete, da interessanti affioramenti di biancone e radiolarite, da dossi, da baite e agriturismi.

Lasciata l’auto su una piazzola a quota 552 m, affronto a piedi gli ultimi 100 m di asfalto, prima di raggiungere la piana di Cámpora, che presenta pascoli occupati da pecore e asini, rustici e persino qualche abitazione primaria, nell’armonioso silenzio della natura rotto solo dal canto del cuculo.

Finita la piana, imbocco la mulattiera che risale la Valle dell’Alpe, di fianco al rumoreggiante Molina, il torrentello, spesso in secca, che nasce proprio in zona Bellavista/Cascina d’Armirone. Le piogge degli ultimi giorni gli conferiscono un’inconsueta baldanza che si traduce in vivaci cascatelle, che raramente o forse mai avevo notato.

L’aria è molto umida: nemmeno una fugace occhiata di sole riesce a mitigare la sgradevole sensazione che essa crea. A partire dagli 800 m di quota, si notano nell’acciottolato, accanto al calcare grigio, dei ciottoli di biancone che preannunciano gli affioramenti in zona Ciapéi. Negli anni ’70 una ditta era intenzionata a sfruttare questi filoni per produrre cemento. Per fortuna, tutte le forze politiche comunali e cantonali si sono opposte a questa richiesta, che avrebbe sconvolto buona parte del versante meridionale del Monte Generoso. È interessante sapere che una delle prime volte che fu applicato il microscopio elettronico per lo studio dei microfossili delle rocce, è stato proprio per l’indagine del biancone dei Ciapéi, da parte degli studiosi dell’Università di Berna nel 1956.

Il toponimo Ciapéi significa “affioramenti di roccia”; dal dialetto “ciapp”, che non necessita di traduzioni.

 

Raggiunta la strada per Cragno, la percorro per qualche metro fino al ponticello a quota 881 m. Sul lato a monte della strada si notano dei bellissimi banchi di rocce rossastre, dette radiolariti. Sono costituite prevalentemente di gusci silicei di radiolari, microrganismi marini unicellulari, che circa 150 Mio di anni fa, nel Giurassico, nuotavano nel Paleo-Mediterraneo.

 

Un ottocentesco cippo indicatore,  scolpito in un masso erratico, mi indica la via per il Monte Generoso.

Affronto ora un tratto della storica mulattiera realizzata dal Dottor Carlo Pasta prima della costruzione della ferrovia. Permetteva di trasportare al prestigioso albergo della Bellavista, sul dorso dei muli, l’approvvigionamento, ma anche i clienti più facoltosi sulle portantine, riccamente decorate di fiori. I trasportatori ricevevano un compenso di 5.- CHF per ogni viaggio dalla stazione di Mendrisio all’albergo!

Sui macigni affioranti di biancone si notano delle tipiche forme di carsismo superficiale: scannellature, docce, vaschette di corrosione.

In circa due ore di cammino raggiungo l’Osteria La Peonia (1160 m); la meta odierna non è più lontana, dista solo 720 m. Comincia a piovere: mantellina e ombrellino non mi risparmieranno per circa due ore e mezzo da una classica “lavata”, che impregnerà alcuni indumenti.

Alla Cascina non c’è alcun riparo: solo alcuni tavolini e una griglia. L’oratorio è chiuso.
 

                         La Cascina d'Armirone in una cartolina del 1910
 

La Cascina d’Armirone è un’alpe già citata nel 1548. L’antica denominazione era Cascina di Marmirono. La famiglia Piotti vi abitò per almeno due secoli, tanto che nei documenti d’epoca vengono sempre identificati quali Piotti della Cassina. Il 29 giugno 1751 il prevosto Giovan Battista Maderni da Capolago benedisse la chiesetta che lui stesso aveva fatto costruire “per dar comodo di messa a quegli alpigiani”. Nella seconda metà dell’Ottocento, anche per lo sfiorire dell’economia alpestre, Carlo Pasta decise d’investire in ambito turistico e di costruire sul Monte Generoso due alberghi, uno alla Bellavista e uno in Vetta. Stimolata dal suo esempio, la famiglia Chiaverio decise quindi di aprire un’osteria con alloggio presso la Cascina d’Armirone. Differenziandosi dalle altre strutture presenti sulla montagna in materia di prezzi, proponendo un servizio nostrano molto cordiale, l’osteria con alloggio divenne da subito molto popolare. L’attività dell’esercizio è quindi proseguita con successo fin verso il 1970. Nel 1979 sia l’osteria che l’annesso insediamento agricolo furono demoliti. Dell’antico agglomerato rimangono solo i tigli, gli aceri e l’oratorio dedicato a Maria Vergine Assunta, restaurato nel 2009 su progetto dell’architetto Fosco Moretti di Balerna.

 

Come programmato a tavolino, proseguo ancora per qualche minuto fino al Dosso delle Mede (1176 m), panoramico promontorio che in estate non è visitabile, per il divieto di camminare sui pascoli.

Lo raggiungo sotto una leggera grandinata.

 

Rilassante escursione nella Valle dell’Alpe, sull’amata montagna di casa.

 

Tempo di salita: 2 h 15 min fino alla Cascina; ulteriori 10 min per il Dosso delle Mede.

Tempo totale: 4 h 35 min

Dislivello in salita: 637 m

Sviluppo complessivo: 14,4 km

Difficoltà: T1

Copertura della rete cellulare: per tutta la Valle dell’Alpe assenza di segnale Swisscom.

In alcuni tratti ricezione di operatori italiani.

Tourengänger: siso

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