Cima e Rifugio Foisc con ciaspole
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Inaspettata e magnifica ciaspolata
Una domenica così fortunata non capitava da tempo. Le previsioni erano pessime con pioggia intensa per almeno tutta la domenica.
Ci troviamo fra di noi e diluvia, a Chiasso diluvia, Lugano idem, Bellinzona acqua a catinelle, il cielo è nero-nero nonostante l'orario sia prossimo al sorgere del sole. Le cose cambiano drasticamente ad Ambrì, non piove più e guardando verso nord si vede una striscia di azzurro che lascia sperare. Usciamo ad Airolo, si capisce che ha da poco smesso di nevicare, girano gli spazzaneve. Ci dirigiamo verso sud lungo la cantonale, dopo due gallerie consecutive prendiamo la stretta strada che sale a sinistra con indicazioni Madrano. Oltrepassiamo Madrano e proseguiamo in salita, paesaggio magico con la neve che copre tutta la vegetazione. Una frenata improvvisa per lasciar passare una cerva, e subito dopo due piccoli, è sempre un piacere immenso vedere questi schivi animali, che in questi periodi si sopostano a valle in cerca di cibo. parcheggio alla solita fattoria prima di Brugnasco, il mondo attorno è tutto bianco, ma sopra il Lucendro il cielo è azzurro. Calziamo da subito le ciaspole, preceduti di poco da quattro sky-alp della Svizzera tedesca, che hanno battuto la neve fino a Rutan. Poco sopra Rutan, i quattro hanno seguito il percorso di cresta, quello che sale da Motti e Pian Toi, noi solitamente lo facciamo in discesa. Proviamo a seguirli ma si sprofonda troppo quindi torniamo sulla strada che da Rutan porta a Ce di Fuori, inutile dire che da qui in poi ci tocca battere neve ed aprire la pista. Io sono sempre ultimo e ho il compito di allargare il binario, ma Gimmy e Paolo di danno da fare. Da Ce di Fuori seguiamo la pista ben innevata che porta alla baita di Piano dei Schiuch, la neve è ben compatta e si sprofonda "il giusto" per non fare troppa fatica, oltretutto la strada è segnalata sui lati da paletti di legno, quindi non c'è pericolo di sbagliare. A Pian Sciuch troviamo il proprietario della baita che lavora a spalar neve sul suo piazzale, ci fermamo per fare un pò di chiacchere con questo simpatico signore, ci propone un caffè al ritorno, ci tocca declinare l'invito perchè abbiamo in mente di fare un giro ad anello. Qui inizia il tratto decisamente più impegnativo, nessuna traccia da seguire, nessuna bollatura, ci sono i ricordi delle escursioni precedenti. Tutto bene fino al Piatto dei Larici, dove si passa sotto le pareti verticali del Pian Alto, ci sono tracce di piccole slavine, solitamente le slavine sono ben abbondanti, anche se si fermano nella conca e noi passiamo ben distanti. Ultimo sforso per uscire dal bosco e siamo poco più di 100mt sotto la cima. Sarà il tratto più difficile perchè la neve è abbondante e si sprofonda di oltre 50cm, una fatica enorme per chi deve battere. Altra piacevole sorpresa vedere ben 3 galli forcelli spiccare il volo partendo da buche nella neve sotto i radi larici, uno ci è partito a poco più di un metro di distanza. Con molta fatica per tutti, risaliamo fino alla cresta dove abbiamo visto passare alcuni sci-alpinisti, fino a raggiungere la loro traccia e da lì in una decina di minuti alla croce del Foisc. Non c'è un grande affollamento, e soprattutto c'è in vetta un vento gelido e pungente. Dopo le foto di rito scendiamo al rifugio, dove ci tocca spalar neve per accedere alla porta di ingresso e da qui entrare nella gelida cucina. Accendiamo con fatica la stufa e pranziamo, oltre a noi quattro una coppia di sci-alpinisti di lingua tedesca e poi altri due italiani. Consumiamo i nostri panini, poi dolci, caffè ed alcolici ma il freddo non invita a restare in rifugio, firmiamo e paghiamo la tariffa poi usciamo dove cessato il vento al sole si sta proprio bene. Ci prepariamo a scendere, praticamente il linea retta sul costone Ovest, è puro divertimento quei 30cm di neve polverosa tengono bene sotto le ciaspole quindi fuori-pista e divertimento per tutti. Tratto ripido di discesa a zig-zag sopra Pian Toi e sosta come da prassi all'unica baita di Pian Toi, per cambiarci. Proseguiamo sul bel costone di Motti quindi discesa a zig-zag nel bosco incantato dalla neve di Rutan. Raggiungiamo la strada poco dopo le baite, dove la mattina abbiamo rinunciato a seguire la traccia degli sciatori per lo sfondamento. Ora mancano circa 2km da percorrere sulla sterrata, la pista è ora ben pestata non più intonsa come la mattina. Poco sopra il parcheggio ci sono i segni evidenti dello scioglimento della neve fresca, alcuni brevi tratti hanno perso la copertura di neve, ma arriviamo al parcheggio calzando le ciaspole. Ci cambiamo, pulizia alle racchette da neve e rientro a casa, dove troviamo un meteo ben diverso, non piove ma le nuvole scure già annunciano chiaramente il meteo delle prossime giornate. |
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