Anello al rifugio Crosta
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Una giornata libera sia per me che per l'amico
POLI89 è cosa rara e da prendere al volo, così, questa mattina alle prime luci dell'alba già vagabondiamo in Valdivedro.
Nostra intenzione è raggiungere Dreuza, sopra Varzo per percorrere il sentiero sgombro da neve che conduce al rifugio Crosta. Al telefono è stata questa la prima scelta consigliata dal rifugista perchè la classica salita invernale da Maulone è totalmente su asfalto vista la latitanza di neve.
Purtroppo il vento della notte ha scaraventato a terra alcune piante di grandi dimensioni che ostruiscono la stradina per Dreuza e non ci fidiamo a lasciare l'auto a margine del bosco ancora in balia di Eolo.
La scelta obbligata è pertanto quella di raggiungere Maulone, parcheggiare, coprirci bene causa raffiche gelide e salire con pazienza gli otto chilometri di asfalto che ci separano dal rifugio. A dire il vero, la salita è piacevole, arriccchita da qualche rilassante sosta con vista sulle montagne della val Bognanco e, più a nord, il trittico del Sempione.
Dopo l'alpe Calantiggine la strada, per ampi tratti, è ricoperta da un buono strato di ghiaccio vivo, non sempre bypassabile, che induce a rallentare la progressione al fine di evitare capitomboli.
Superato questo ostacolo, il rifugio è in vista e, stufi del precedente monotono procedere, guadagniamo la meta dopo due ore abbondanti marcia risalendo ripidi costoloni misti neve erba.
La permanenza al caldo dell'amena struttura è quantomeno piacevole in compagnia dei simpatici gestori e coccolati da aperitivi e torte di ottima fattura.
Anche stare in terrazza è molto bello, affacciati a sud sull'Ossola dove sinuoso serpeggia il Toce o rivolti a nord ammirando l'immacolato canalone di Solcio, il Pizzo Boni e il Cistella che, sebbene non visibile, fa sentire la sua presenza immanente.
Dopo un'ora di questi vizi ripartiamo seguendo i consigli datoci: dal retro del rifugio parte la traccia per San Domenico completamente innevata così possiamo utilizzare le ciapsole sin qui spallate.
Questa traccia si fa ben presto larga e procede in falsopiano ascendente sino alla quota di 1850 circa ove comincia la discesa verso l'alpe Coatè. C'è qui, adiacente a belle baite, una croce di legno che costituisce un notevole punto panoramico sul monte Leone.
Grazie ai numerosi nastri sugli alberi non è difficile individuare la via che scende, a tratti ripida, nel bosco molto agitato dal vento. Questa via ci ricondurrà sull'asfalto nei pressi dell'alpe Calantiggine e da qui, con qualche taglio, per la via dell'andata riscendiamo a Maulone dove l'auto ci attende, infreddolita, da sei ore.
I tempi escludono la sosta in rifugio di un'ora, trenta minuti di pause totali durante il cammino sono invece compresi.
Sviluppo: 16 km circa; SE: 25 km circa.

Nostra intenzione è raggiungere Dreuza, sopra Varzo per percorrere il sentiero sgombro da neve che conduce al rifugio Crosta. Al telefono è stata questa la prima scelta consigliata dal rifugista perchè la classica salita invernale da Maulone è totalmente su asfalto vista la latitanza di neve.
Purtroppo il vento della notte ha scaraventato a terra alcune piante di grandi dimensioni che ostruiscono la stradina per Dreuza e non ci fidiamo a lasciare l'auto a margine del bosco ancora in balia di Eolo.
La scelta obbligata è pertanto quella di raggiungere Maulone, parcheggiare, coprirci bene causa raffiche gelide e salire con pazienza gli otto chilometri di asfalto che ci separano dal rifugio. A dire il vero, la salita è piacevole, arriccchita da qualche rilassante sosta con vista sulle montagne della val Bognanco e, più a nord, il trittico del Sempione.
Dopo l'alpe Calantiggine la strada, per ampi tratti, è ricoperta da un buono strato di ghiaccio vivo, non sempre bypassabile, che induce a rallentare la progressione al fine di evitare capitomboli.
Superato questo ostacolo, il rifugio è in vista e, stufi del precedente monotono procedere, guadagniamo la meta dopo due ore abbondanti marcia risalendo ripidi costoloni misti neve erba.
La permanenza al caldo dell'amena struttura è quantomeno piacevole in compagnia dei simpatici gestori e coccolati da aperitivi e torte di ottima fattura.
Anche stare in terrazza è molto bello, affacciati a sud sull'Ossola dove sinuoso serpeggia il Toce o rivolti a nord ammirando l'immacolato canalone di Solcio, il Pizzo Boni e il Cistella che, sebbene non visibile, fa sentire la sua presenza immanente.
Dopo un'ora di questi vizi ripartiamo seguendo i consigli datoci: dal retro del rifugio parte la traccia per San Domenico completamente innevata così possiamo utilizzare le ciapsole sin qui spallate.
Questa traccia si fa ben presto larga e procede in falsopiano ascendente sino alla quota di 1850 circa ove comincia la discesa verso l'alpe Coatè. C'è qui, adiacente a belle baite, una croce di legno che costituisce un notevole punto panoramico sul monte Leone.
Grazie ai numerosi nastri sugli alberi non è difficile individuare la via che scende, a tratti ripida, nel bosco molto agitato dal vento. Questa via ci ricondurrà sull'asfalto nei pressi dell'alpe Calantiggine e da qui, con qualche taglio, per la via dell'andata riscendiamo a Maulone dove l'auto ci attende, infreddolita, da sei ore.
I tempi escludono la sosta in rifugio di un'ora, trenta minuti di pause totali durante il cammino sono invece compresi.
Sviluppo: 16 km circa; SE: 25 km circa.
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