Dosso Tacher
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Oggi andiamo a toccare con mano ... anzi con sci ... la grande quantità di neve caduta in zona nei giorni scorsi. In queste condizioni le possibilità di scelta sono molto limitate: se il pendio è poco ripido si fa fatica a scendere sciando ... se è troppo ripido diventa pericoloso. Bisogna scegliere una via di mezzo.
E la scelta ricade sul Dosso Tacher in Val Tartano, una cimetta discretamente ripida e praticamente tutta boscosa, esclusi pochi metri sotto la vetta ma che comunque possono essere insidiosi essendo un po' esposti sul versante ovest. Nonostante sia una di quelle cime da fare in caso di condizioni generali poco sicure, non la farei rientrare nella categoria delle cime "facili". I ripidi boschi di accesso, con alcuni passaggi obbligati su sentiero possono rendere la discesa una gran bella ravanata.
Spesso nella classificazione delle gite di scialpinismo non si tiene conto di questo fattore ma solo della pendenza del pendio. Ma credo che un pendio anche ripido ma "aperto" sia più semplice da sciare rispetto ad alcuni boschetti, magari dove ci sono passaggi obbligati lungo il sentiero.
Ma torniamo alla gita.
Non siamo gli unici ad aver pensato a questa gita. Un buon numero di sciatori è già davanti a batter traccia e un altrettanto buon numero ci raggiungerà strada facendo. Nella prima parte la salita si svolge, come dicevo, in un ripido e abbastanza fitto bosco, dove la neve quasi fatica a raggiungere terra, tanto che sono numerose le pietre rimaste parzialmente scoperte (questo tratto alla fine lo scenderemo a piedi per non rompere sci ... e testa).
Usciti nelle radure intermedie, ci gustiamo finalmente il bellissimo ambiente di oggi, con gli alberi ancora carichi di neve. Seguo con calma il gruppone davanti che sta tracciando la trincea di salita fino a quando questi si fermano per gustarsi l'intonso pendio di discesa. Altri volenterosi aprono pista attraverso il secondo boschetto fino a sbucare su di un colletto ed iniziare la risalita verso la vetta, lungo la ripida dorsale. L'andamento (per forza di cose) lento di chi sta tracciando fa in modo che alla fine tutti ci si ritrovi nello stesso punto in attesa di proseguire. C'è troppa gente in giro e se la parte terminale potrebbe essere potenzialmente pericolosa preferiamo evitare di arrivarci in 15 tutti insieme.
A 60/70 metri dalla vetta decidiamo di spellare e farci una discesa per poi eventualmente ripellare. La gran quantità di neve non permette grandi evoluzioni e non posso certo dire di aver sciato visto che in molti punti o si andava giù dritto o non si andava.
Scesi nuovamente a quota 1600/1700 decidiamo di risalire almeno fino al termine della radura ma alla fine saliamo fino in vetta quando ormai la massa di gente è già scesa. La giornata super ci regala un grandioso panorama dei dintorni e il sole finalmente ci scalda quel minimo "psicologico" che ci serve per affrontare la seconda discesa ... fino alla macchina.
E la scelta ricade sul Dosso Tacher in Val Tartano, una cimetta discretamente ripida e praticamente tutta boscosa, esclusi pochi metri sotto la vetta ma che comunque possono essere insidiosi essendo un po' esposti sul versante ovest. Nonostante sia una di quelle cime da fare in caso di condizioni generali poco sicure, non la farei rientrare nella categoria delle cime "facili". I ripidi boschi di accesso, con alcuni passaggi obbligati su sentiero possono rendere la discesa una gran bella ravanata.
Spesso nella classificazione delle gite di scialpinismo non si tiene conto di questo fattore ma solo della pendenza del pendio. Ma credo che un pendio anche ripido ma "aperto" sia più semplice da sciare rispetto ad alcuni boschetti, magari dove ci sono passaggi obbligati lungo il sentiero.
Ma torniamo alla gita.
Non siamo gli unici ad aver pensato a questa gita. Un buon numero di sciatori è già davanti a batter traccia e un altrettanto buon numero ci raggiungerà strada facendo. Nella prima parte la salita si svolge, come dicevo, in un ripido e abbastanza fitto bosco, dove la neve quasi fatica a raggiungere terra, tanto che sono numerose le pietre rimaste parzialmente scoperte (questo tratto alla fine lo scenderemo a piedi per non rompere sci ... e testa).
Usciti nelle radure intermedie, ci gustiamo finalmente il bellissimo ambiente di oggi, con gli alberi ancora carichi di neve. Seguo con calma il gruppone davanti che sta tracciando la trincea di salita fino a quando questi si fermano per gustarsi l'intonso pendio di discesa. Altri volenterosi aprono pista attraverso il secondo boschetto fino a sbucare su di un colletto ed iniziare la risalita verso la vetta, lungo la ripida dorsale. L'andamento (per forza di cose) lento di chi sta tracciando fa in modo che alla fine tutti ci si ritrovi nello stesso punto in attesa di proseguire. C'è troppa gente in giro e se la parte terminale potrebbe essere potenzialmente pericolosa preferiamo evitare di arrivarci in 15 tutti insieme.
A 60/70 metri dalla vetta decidiamo di spellare e farci una discesa per poi eventualmente ripellare. La gran quantità di neve non permette grandi evoluzioni e non posso certo dire di aver sciato visto che in molti punti o si andava giù dritto o non si andava.
Scesi nuovamente a quota 1600/1700 decidiamo di risalire almeno fino al termine della radura ma alla fine saliamo fino in vetta quando ormai la massa di gente è già scesa. La giornata super ci regala un grandioso panorama dei dintorni e il sole finalmente ci scalda quel minimo "psicologico" che ci serve per affrontare la seconda discesa ... fino alla macchina.
Tourengänger:
Andrea!

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