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La Torre (3225 m)


Published by emanuele80 , 25 January 2018, 17h48.

Region: World » Italy » Piemonte
Date of the hike:14 October 2017
Hiking grading: T4+ - High-level Alpine hike
Mountaineering grading: F
Climbing grading: I (UIAA Grading System)
Waypoints:
Time: 10:00
Height gain: 1950 m 6396 ft.
Access to start point:Autostrada A5, uscita Ivrea. Seguire le indicazioni per Ceresole Reale. Superata Noasca, prima della galleria, girare a destra su stradina asfaltata per Balmarossa fino alla sbarra. Diversi posti auto.
Maps:Valle dell'Orco n.14 1:25000, L’Escursionista & Monti editori

Lo spunto per questa gita nasce fondamentalmente dal desiderio di visitare i Laghi di Ciamousseretto, due solitari specchi d’acqua adagiati in uno degli angoli più sperduti nel versante piemontese del Parco Nazionale del Gran Paradiso. La ghiotta opportunità è però quella di aggiungere la salita a La Torre, cima satellite dell’imponente Ciarforon, oltre alla possibilità di rientrare per il Vallone del Roc e chiudere così un anello di ampio respiro. Tra l’altro la giornata si preannuncia fotonica a livello meteo per cui non c’è tempo da perdere, si parte!

Trattandosi di una lunga cavalcata con le ore di luce a disposizione ormai ridotte, decido di partire molto presto e qualche minuto prima delle 5 sono già in cammino. Imboccato il sentiero n.543 con indicazione Gran Piano (trascurando il sentiero a destra per il Rifugio Noaschetta), raggiungo in breve i pressi della borgata Varda e, mantenendo la mulattiera a destra, trovo un incrocio di sentieri dove il n.543 procede a sinistra per Borgo Vecchio Ceresole e a destra in salita inizia il sentiero n.552 per il Gran Piano. Proseguendo da lì a poco esco dal bosco e su traccia salgo per prati che diventano pianeggianti. Il firmamento è abbagliante e si possono ammirare innumerevoli costellazioni; un’ampia fascia luminosa che pare la Via Lattea è perfettamente distinguibile e piovono anche un paio di stelle cadenti, alimentando la mia meraviglia. Incrociata l’ampia mulattiera che sale da Noasca, la percorro ad ampi tornanti con pendenza lieve e costante fino al Gran Piano, dove è presente la ben ristrutturata ex Casa di Caccia, ora Casotto PNGP.

Qui inizia ad albeggiare e cominciano anche i primi incontri, sempre emozionanti, con la fauna selvatica. Proseguo nel vallone nella direzione indicata per il Bivacco Ivrea e l’AVC e, dopo aver aggirato dei salti rocciosi, mi dirigo a sinistra su delle rocce montonate, che sovrastano un valloncello non visibile salendo. Trascurato un bivio a destra, proseguo a sinistra con un lungo mezzacosta, riprendendo poi a salire e scavalcando una bastionata rocciosa, toccando in seguito il rio emissario del Lago inferiore di Ciamousseretto e da lì a poco il bacino lacustre. Qui una sosta è doverosa e l’ambiente merita numerosi scatti fotografici.

Ripartito, procedo inizialmente in piano e poi in salita sul fianco sinistro idrografico del Vallone di Ciamousseretto con una traccia che si innalza con ripidi risvolti, tenendo sulla sinistra il torrente emissario del Lago superiore di Ciamousseretto. Giungo sulle sponde del laghetto (questo più piccolo e un po’ secco) una volta uscito sul gradino, con un breve traverso in direzione ovest, ed il maestoso e silenzioso volo di un giovane gipeto accoglie il mio arrivo in questo luogo lontano dalla realtà.

Il Colle della Torre e l’omonima cima sono proprio di fronte a me: non sembrano molto lontani ma il raggiungimento del primo si rivelerà essere il tratto più faticoso. Gli ultimi 50 metri sono ripidissimi e franosi e devo recuperare costantemente una buona dose di equilibrio per non scivolare sopra i fini sfasciumi; i passi che precedono l’arrivo al colle sono una liberazione e giunto all’ometto mi si para davanti la Becca di Monciair in tutta la sua bellezza.

Dal colle mi sposto su pietraia sul versante ovest aggirando alla base lo zoccolo roccioso che sostiene un paio di pronunciati spuntoni; subito dopo salgo lungo un’evidente e stretta cengia-canale che arriva alla cresta rocciosa. Seguo la facile cresta, tenendomi leggermente sul versante Ciamousseretto, e con pochi passi raggiungo l’ometto in pietra de La Torre (targhetta del CAI di Rivarolo).

Il panorama complessivo è di quelli deluxe ma gran parte della scena è rubata indubbiamente dal Ciarforon, vero e proprio colosso visto da questa prospettiva, persino il Gran Paradiso sembra una cima secondaria.

Tornato al colle, inizio la discesa nel vallone opposto e con pendenza minore, seguendo gli ometti presenti che è buona cosa non perdere di vista in quanto sulla pietraia non sono sempre ben identificabili, nel mio caso ho dovuto correggere il percorso un paio di volte. Ben presto la pietraia lascia spazio ai prati, sui quali sorge in un bel pianoro il Bivacco Giraudo. Raggiunta poi l’Alpe Foges, abbandono il sentiero principale di destra che scende a Ceresole e, trascurando anche quello di sinistra che torna con un lungo traverso al Gran Piano, scendo in corrispondenza di una labile traccia che oltrepassa in successione numerosi alpeggi (alcuni in rovina), seguendo degli sbiaditi segni rossi a fare da guida. Non senza sbagliare, tra le numerose tracce di animali, riesco a raggiungere Potes quasi 700 m più in basso, prendendo come riferimento il torrente e le varie baite indicate sulla cartografia che in questo caso risultano davvero provvidenziali. A Potes oltrepasso Cappelle, Mola e Maison lungo il sentiero natura, raggiungendo poi Varda dove chiudo l’anello e ritornando in seguito al punto di partenza per la via dell’andata.

Gita memorabile nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, un’immersione totale nell’ambiente naturale vissuta in completa solitudine per l’intera giornata (nessun umano incontrato). In questi casi è come varcare la soglia per un altro mondo e scorrazzarci all’interno qualche ora: il ritorno alla civiltà è sembrato così strano…


Hike partners: emanuele80


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Comments (2)


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Menek says:
Sent 27 January 2018, 10h53
tutto molto bello...

emanuele80 says: RE:
Sent 25 February 2018, 11h46
Si, magnifica questa zona del parco, nulla da invidiare al più frequentato versante valdostano.

Ciao,
Emanuele


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