Rif. Benigni - Rif. S. Marco 2000 (Sentiero Orobie Occidentali 101/5)


Published by daniered , 17 September 2017, 23h44.

Region: World » Italy » Lombardy
Date of the hike:17 August 2017
Hiking grading: T2 - Mountain hike
Waypoints:
Geo-Tags: I 
Time: 2:45
Height gain: 330 m 1082 ft.
Route:10 km
Access to start point:Ornica o Cusio - Val Brembana - Bergamo
Access to end point:Mezzoldo - Val Brembana - Bergamo
Accommodation:Rifugio San Marco 2000
Maps:Kompass 105 (Lecco/Val Brembana)

Link alla Tappa precedente: Bocchetta Alta Tre Signori - Rif. Benigni (Sentiero Orobie Occidentali 101/4)

Video: Rif. Benigni - Rif. San Marco 2000

Come da programmi, verso le 17:00 mi rimetto in marcia, per rientrare a fondovalle. Neppure il tempo di fare 200 m dal rif. Benigni e sono già al primo nugolo di cartelli, che non riserva particolari sorprese, riguardo alle possibili direzioni. Quello che però mi fa correre un brivido freddo lungo la schiena sono i tempi indicati: solo 20 minuti per il passo di Salmurano (e, avendo visto quanto è impervio il primo tratto della discesa, può riuscirci solo uno con una tutina blu e un mantello rosso sulle spalle ...) e ben 2 ore e mezza per Ornica! Se le tempistiche sono coerenti tra di loro, ci vorranno almeno 3 ore per rientrare a fondovalle! Se invece la prima è sbagliata e la seconda è giusta, potrei essere giù a Ornica tra 1h45, comunque troppo tardi per prendere il bus delle 18:31 (che poi, come avrò modo di sperimentare l'indomani, transita almeno un quarto d'ora prima, senza rispettare la tabella degli orari!).
 
Estraggo per l'ennesima volta la cartina, per decidere il da farsi. Dormire qui al Benigni, per poi scendere domattina, mi pare un po' sprecato. Se riuscissi a tirare sino al passo San Marco, domani potrei riempire tutta la giornata proseguendo sino a San Simone, Foppolo (bus per Piazza Brembana alle 16:40) o addirittura Carona (17:05), a seconda di quanto saranno ancora brillanti le gambe. Lo spannometro indica più o meno una decina di km, tra i vari saliscendi c'è da recuperare a malapena 350 m di dislivello e quindi in 2h30, forse addirittura 2h15 se mi spiccio un po', si può arrivare sotto il passo San Marco. Recupero il fogliettino degli orari dei bus, su cui mi ero annotato anche i numeri dei 3-4 rifugi della zona ed estraggo il cellulare, per provare a chiamare il prossimo posto-tappa. Accendo il display e il responso della Vodafone è una pugnalata alla schiena: "Solo chiamate di emergenza" :( Vabbé, iniziamo a scendere verso il passo e, magari, lì c'è campo. Alla peggio, mi toccherà risalire di nuovo i 200 m sino al Benigni o trovarmi un alberghetto d'emergenza a Ornica.
 
Il sentiero procede inizialmente per tornanti e non è particolarmente difficoltoso, ma solo un po' sconnesso, perché discende un pendio disseminato di vari blocchi di roccia rotta e qua e là c'è da saltellare. Dopo una decina di minuti, si arriva al tratto più impervio, che è un canalino roccioso dove la traccia si fa più ripida e si ritorce più volte su se stessa, per perdere in poche centinaia di metri di sviluppo almeno 50-70 metri di dislivello. La difficoltà non supera comunque quella dei primi 10-15 minuti di discesa dalla cresta Cermenati della Grignetta e dunque è davvero alla portata di qualunque escursionista, avendo solo l'accortezza di studiare bene dove appoggiare i piedi.
 
Meno di 10 minuti di facile traverso in piano e sono al passo di Salmurano, che in realtà è una piccola fessura ricavata nella cresta erbosa. Do un'occhiata verso nord e, bene illuminati dal sole, ci sono i pascoli dell'alta val Gerola. In mezzo ai prati verdeggianti, si riconosce anche un edificio, che probabilmente è il rifugio Salmurano indicato sui cartelli, con tanto di numero di telefono. E' 200 m più sotto, che andrebbero recuperati domani, ma potrebbe essere un punto d'appoggio d'emergenza, per cui estraggo il cellulare e ritento il giro di chiamate. La Vodafone è però ancora più assopita della bella addormentata nel bosco, perché di campo GSM non c'è proprio alcuna traccia. Nel percorrere il traverso precedente, vevo però notato che più avanti - oltre a un altro/a escursionista con delle braghette rosa fosforescente che mi precedeva di un quarto d'ora - c'era dapprima un traliccio dell'Enel e poi uno scatolotto con varie padelle sopra, che aveva tutto l'aspetto di una stazione radiomobile.
 
"Se non c'è campo lì, posso anche buttare via il cellulare ...", mi dico, ripartendo di gran carriera lungo il 101. Un breve traverso, una manciata di tornanti, passo sotto il traliccio e raggiungo il box di ferro dai bordi mezzi arrugginiti. Essendo sul filo della cresta, il vento sibila rumoroso e dunque devo trovarmi una nicchia un po' riparata, che individuo proprio accanto allo scatolotto. Il cellulare esce per l'ennesima volta dal cappuccio dello zaino, accendo il display e - ta daaaah - c'è la bellezza di 1 tacca di campo! Un minuto di pazienza e finalmente compare anche la scritta "Vodafone", per cui non c'è che da comporre il numero del Ca' San Marco: 0..3..4..5..8..6..2..2..2 Il cellulare rimane rigorosamente muto per una ventina di secondi e poi, quando ormai non ci speravo più, appare finalmente il tono di libero. Dopo un po' di squilli, mi risponde una signora, che però mi fa fare l'ennesima doccia scozzese: ho chiamato il numero giusto, ma loro NON fanno servizio pernottamento. Devo chiamare quelli che stanno "più in su" ed è abbastanza gentile da darmi la loro utenza, che cerco di imprimermi nella memoria.
 
Non so come si chiamino quello che stanno "più in su", anche perché la mia Kompass è vecchia di almeno una dozzina d'anni e non indica alcun altro rifugio nelle vicinanze, ma trascrivo rapidamente la sequenza di cifre e la compongo. Ennesima scena muta per diversi secondi, poi dall'auricolare esce l'agognato tono di libero. Uno squillo, due squilli, cinque squilli, dieci squilli ... ma esisteranno davvero quelli "più in su"? Quando ormai non ci speravo più, mi risponde finalmente un'altra signora: "Rifugio San Marco 2000 ...". Le chiedo se abbiano posto per dormire, è un po' titubante, ma dopo qualche secondo di esitazione una cameretta salta fuori. Le lascio il mio cognome e le domando a che ora venga servita la cena, per regolarmi sul passo da tenere. "Verso le 19:30 ... Ma, mi raccomando, non più tardi, perché poi avremmo problemi con la cucina!", mi risponde la signora. Il problema coi cuochi dev'essere davvero grosso, perché mi chiede dove sono, più o meno. "Mah, penso di essere più o meno a metà strada tra il Benigni e voi ... per le 19:30 dovrei essere lì", è la piccola bugia a fin di bene che mi tocca recitare, per evitare di dovere mangiare croste di formaggio e pelli di salame :)
 
Richiuso lo zaino, posso ripartire spedito alla volta del passo San Marco, col vantaggio che la risalita allo scatolotto dei ripetitori mi ha già fatto recuperare i primi 70-80 metri di dislivello. Si costeggia per un po' un ripido pendio erboso, il che è l'occasione per dare un'ultima occhiata alle cime che sovrastano il rif. Benigni, sulle quali grava ancora la spessa coltre di nubi che ho dovuto attraversare un'oretta fa. Verso sud e verso ovest, il cielo è invece molto più rassicurante, perché innocui cumuli galleggiano qua e là in un cielo sostanzialmente limpido, sebbene l'intensità della luce sia già attenuata dall'incedere della giornata.
 
Aggirato un promontorio erboso, si entra in un ampio catino, che la Kompass denomina come "il Valletto". Il centro del catino è disseminato di massi giganteschi e richiederà a occhio una decina di minuti per essere raggiunto, perdendo anche gradualmente quasi un centinaio di metri di quoto. Proprio là nel mezzo, adocchio di nuovo l'escursionista che mi stava precedendo, che avevo perso di vista durante la telefonata e che per un altro pezzo mi farà da lepre. Raggiunti gli impressionanti macigni disseminati in mezzo al prato, si rimonta dolcemente l'altro fianco del catino, sino a raggiungere l'amplissima sella erbosa che collega la cresta principale del monte Valletto con il cocuzzolo tondeggiante del monte Avaro.
 
Dopo una brevissima pausa per bere, riparto verso occidente, perché la strada è ancora molto lunga, seppure quasi tutta in piano o in discesa. Nel frattempo, ho purtroppo perso la mia lepre dai pantaloni fosforescenti, dato che lui ha preso invece la direzione della balconata del monte Avaro, da cui vuole probabilmente godersi l'ultimo panorama del pomeriggio.
 
Per un buon quarto d'ora, la traversata è davvero piacevolissima, perché procede pressoché in orizzontale per i dolci prati che scendono dal crinale delle Orobie e, volgendosi verso destra, lo sguardo si perde a contare i paesini della val Brembana. Sono anche stupito di incrociare, a quest'ora relativamente tarda del pomeriggio (saranno ormai le 18) una discreta combriccola di escursionisti che procede nel verso opposto al mio. Non credo stiano andando al Benigni, più probabilmente stanno rientrando al baitone che si vede più sotto, che poi la cartina mi dirà essere raggiungibile con una strada forestale da Cusio.
 
Al termine del lungo traverso, raggiungo un'altra spalla, segnalata dall'ennesimo grappolo di cartelli. Aguzzando lo sguardo, si può già indovinare in lontananza il catino del passo san Marco, ma c'è ancora da scollinare un altro crinale e da percorrere almeno altri 5-6 km. Da dove mi trovo, si potrebbe salire rapidamente (15 minuti) ai laghetti di Ponteranica, ma nella mia testa rimbomba ancora il monito della rifugista ("non oltre le 19:30!") e allora rinuncio alla digressione, che probabilmente mi avrebbe fatto tardare di una ventina di minuti.
 
Si costeggia per non più di 5 minuti quella che dovrebbe essere la testata della val Serrada (sempre a fidarsi della Kompass) e, quasi senza accorgersene, si valica il crinale erboso che dà accesso alla valle Ponteranica, la quale punta dritta come un fuso verso il rifugio Ca' San Marco. In realtà, la strada che risale verso il passo rimonta la testata di una valle assai più ampia (la val Mora), nella quale la valle Ponteranica si immette quasi "in contromano", per cui alla fine ci sarà un po' di contropendenza da affrontare.
 
All'inizio, il bacino erboso è molto ampio e quasi pianeggiante, probabilmente il residuo di un antico ghiacciaio. Seguendo sempre la traccia del sentiero, si punta abbastanza diretti verso l'evidente punto di sbocco del placido torrentello, dove quest'ultimo cessa di procedere con sonnolente anse nella torbiera e inizia invece a scavarsi un tragitto più diretto giù verso la val Mora. Poco prima di raggiungere il balconcino panoramico, la traccia scavalca il ruscello e si porta sulla sinistra orografica, che non abbandonerà più sino alla fine.
 
Con tragitto pressoché rettilineo e con estrema gradualità, si perdono almeno 150 metri di dislivello, che sono quelli strettamente indispensabili per puntare alla base dei pendii rocciosi del monte Colombarello, che dovranno poi essere aggirati. Dopo almeno 15 minuti di blanda discesa, quando il mormorio del ruscello è ormai lontano, la traccia inizia ad arcuarsi verso nord e a risalire leggermente: si è raggiunta l'ampia testata della val Mora, che dev'essere percorsa per intero, sino a toccare l'estremo opposto del catino, dove si possono già intuire varie baite.
 
Il pendio da attraversare diventa di nuovo più ripido e, in alcuni tratti, il prato cede il passo alle rocce e alle pietraie. Non c'è però davvero nulla di realmente difficile e si raggiunge in breve una bella spalla boscosa, dove alcuni cartelli segnavia indicano una diramazione che risale verso il passo di Verrobbio e il versante valtellinese. Il sentiero 101 percorre invece un ampio semicerchio verso ovest, che termina proprio in corrispondenza di un casermone che immagino essere il ca' San Marco. Non riesco invece a intuire dove possa essere il San Marco 2000, ma il nome - e il fatto che fossero "quelli più in su" - mi fa pensare che sia proprio su al passo, che è quotato 1.985 m.
 
L'aria della sera è sempre più tersa e, per questo, il Ca' San Marco sembra davvero a un tiro di schioppo. La brutta notizia, però, è che - giusto un palmo davanti al mio naso - la traccia inizia a sprofondare di quasi un centinaio di metri, che dovranno tutti essere recuperati alla fine, seppure con maggiore gradualità. Il sentierino scende molto ripido in mezzo ai mughi e raggiunge abbastanza celermente quello che dovrebbe essere il piano dell'Acqua Nera. Si attraversa il torrente che la solca e, seguendo una traccia che sembra tracciata col compasso, si va pian piano a intercettare il sentiero che arriva, a mezza costa, dal passo di Verrobbio. Un ultimo sforzo, godendomi la vista sulla val Mora e sul suo lago artificiale e sono finalmente al parcheggio sterrato del Ca' San Marco, che è già completamente deserto. Anche le persiane del rifugio sono tutte sbarrate e quindi non trovo alcuno a cui chiedere dove sia l'altro rifugio.
 
Trovo una palina con vari cartelli, ma nessuno mi è di particolare aiuto. Decido allora di iniziare ad avviarmi su per la bella mulattiera lastricata, che risale abbastanza ripida verso il passo San Marco. Il serbatoio è quasi in riserva, dopo il lunghissimo pomeriggio che mi ha visto partire da Valtorta poco prima di mezzogiorno, ma attingo alle ultime energie e cerco di risalire il più rapidamente possibile. Non sono tanto preoccupato di non trovare il rifugio, quanto di saltare la cena, perché le fatidiche 19:30 sono già passate da una manciata di minuti.
 
Quando ho risalito più o meno un centinaio di metri, il sentiero fa una svolta verso destra e riesco a vedere meglio il catino che stava alle mie spalle. Molto in lontananza, dove la diramazione asfaltata del ca' San Marco si stacca dalla strada principale, vedo un edificio molto grosso, che sembra più un albergo che un rifugio. "Vuoi vedere che è quello lì?", è il mio dubbio, anche se in quel punto la quota sarebbe ben lungi dall'essere 2.000 metri! Estraggo allora il telefono e, con un po' di fortuna, c'è una parvenza di campo. Chiamo il rifugio e, dopo qualche squillo, mi risponde di nuovo una voce femminile. Li rassicuro che sono praticamente arrivato e cerco di capire dove stiano, esattamente. La ragazza mi conferma che stanno più in su del Ca' San Marco, ma che che non devo salire verso il passo, tornando piuttosto verso la strada principale. Non ci sono allora dubbi che si tratti della grossa costruzione che si vede illuminata in lontananza, per cui posso chiudere la telefonata e rimettermi sui miei passi.
 
Lo stomaco inizia a brontolare e allora ridiscendo quasi di corsa il primo tratto di mulattiera che avevo percorso, sfreccio accanto al Ca' San Marco e, di gran carriera, percorro i 400 m della bretella di asfalto. Appena raggiungo la strada provinciale, riesco a leggere le insegne dell'albergo e, con grande sollievo, sono finalmente arrivato al Rifugio San Marco 2000. Mentre estraggo un pile leggero per essere più presentabile, do un'occhiata all'orologio e sono già le 19:50. Fortunatamente, la receptionist non è inferocita come temevo e anzi mi concede di fare anche una doccia nella mia cameretta, prima di risalire in sala da pranzo (e, sino alla ripartenza del mattino dopo, saranno davvero tutti gentilissimi). Mentre sarò seduto a tavola, mi domanderò però il perché di tutta questa fretta, dato quasi nessuno dei presenti (molti dei quali sembrano saliti in macchina) ha già iniziato a cenere e il servizio si concluderà con tutta calma, non prima delle 10 di sera!

Video: Rif. Benigni - Rif. San Marco 2000

Hike partners: daniered


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