Pizzo Tre Signori (2.554m) da Ornica


Published by Simone86 , 20 May 2016, 23h41. Text and phots by the participants

Region: World » Italy » Lombardy
Date of the hike:15 May 2016
Hiking grading: T3 - Difficult Mountain hike
Mountaineering grading: F
Waypoints:
Geo-Tags: I 
Time: 8:00
Height gain: 1630 m 5346 ft.
Height loss: 1630 m 5346 ft.
Access to start point:Ornica - parcheggi lungo le vie del paese, oppure ampio parcheggio appena oltre la seconda chiesa

Visto da SIMONE

Oggi siamo un quartetto "duro" al completo e, dopo una settimana di valutazioni escursionistiche è venuto il tempo del Pizzo Tre Signori!  Montagna famosissima, spesso osservabile nella sua mole dalle principali cime circostanti, è un must nel curriculum di ogni escursionista locale.  Personalmente mi ha sempre attratto il nome, la fama e la posizione. Il nome (relativamente recente) in quanto posto sull'incrocio delle tre antiche terre di Repubblica di Venezia, Ducato di Milano e la Repubblica dei Grigioni (quand'essa possedeva la Valtellina). Ora rimane comunque punto d'incontro delle province di Sondrio, Lecco e Bergamo. E già questo è attraente. La fama perchè personalmente ne ho sentito vociferare almeno alla pari delle Grigne e del Resegone. Mi son sempre chiesto cos'abbia di particolare, oltre ad essere la più alta vetta del gruppo che porta il medesimo nome. La posizione forse perchè dalla sua punta si uniscono tre famose vallate: Valsassina (tramite la Val Biandino), Valtellina (tramite le Val Gerola) e Val Brembana (tramite Valle dell'Inferno e Val Stabino). E sempre per la sua posizione mostra un panorama talmente vasto su altrettante cime famose che si lascia ammirare per ore. Altro motivo di interesse personale l'aver scoperto che mio padre ci salì nel lontano '73, con tanto di foto d'epoca, ma suppongo dal versante della Val Biandino e quindi dalla via del Caminetto.
 

Ore 8.00: eccoci ad Ornica, 994m, dopo un lungo ma piacevole viaggio tra le valli bergamasche. Parcheggi a volontà (consiglio di superare la seconda chiesetta del paese, o comunque valutare bene negli spazi bianchi pre e post paese). La prima oretta passa veloce su ampie mulattiere ma le pendenza parlano chiaro: qui niente merenderos, si parte subito con salite lattacide!      I cartelli, chiari e onnipresenti, ci guidano facilmente all'Agriturismo Ferdy, 1415m, dove oggi sgorga acqua da ogni posto immaginabile (arriviamo comunque da 6gg di pioggia...).    Una simpatica fontana canina ci offre un drink. Il sole scalda ma un forte vento da nord spegne spesso l'entusiasmo degli spogliarellisti. Si prosegue. 

La Valle dell'Inferno è anch'essa affascinante nel nome. Queste le info trovate su www.valbrembanaweb.it : "un tempo la Val d'Inferno non aveva questo nome ma si chiamava Val Fornasicchio. Osservando ed analizzando una mappa del 1800, scopriamo che il territorio di Ornica è una fucina unica  e possiede numerose chiodarole con maglio (si contano almeno 1 maglio da ferro, 7 fucine da ferro, 8 mulini da grano, 1 pila da orzo), alimentate dalle Valli d'Inferno e Ciusur, che significa "chiuso" a differenza della parte superiore chiamata "ciara". Nei secoli passati, tra la bocchetta del Monte Trona e il lago Nero esistevano diverse miniere di ferro; parte del minerale estratto veniva trasportato a Ornica, a dorso di mulo, per alimentare il forno di fusione. La presenza considerevole di forni e fucine con l' utilizzo del  carbone prodotto sul posto per la lavorazione del ferro, poteva aver alimentato nella fantasia popolare l'accostamento all'Inferno, luogo del fuoco per eccellenza". In effetti la roccia è particolarmente ferrosa e, man mano che si sale, si scovano aree particolarmente ricche del minerale. Anche attorno alla Baita Predoni a Q1800 circa(costruita sotto un imponente masso che ne fa da tetto) è tutto ferroso.  L'ultima baita,la Corna dei Vitelli, è un'altro esempio spettacolare di riparo semi-naturale. Dopo di essa, a Q1900 circa, iniziano le prime lingue di neve.

Intanto, assieme ad altri due escursionisti, sono arrivati due cagnolini ma... dicono che li hanno seguiti dal paese! Mentre loro si fermano e noi proseguiamo, i cani si prestano a farci da guide alpine! ...(si vede che siamo più simpatici noi!).
Si scollina sulla parte alta della valle, dove grosse bastionate rocciose e immensi monoliti tentato di limitare l'accesso ai curiosi. Dall'alto invece, l'imponente Sfinge osserva dalla notte dei tempi il susseguirsi dei passanti, rispettosi ed abbagliati dalla sua naturale perfezione. Qui siamo su neve portante. Qualcuno monta i ramponi, ma non sono indispensabili.

Un ultimo muro di neve ci porta finalmente alla Bocchetta d'Inferno, Q2300m. Il vento ci trafigge il viso, la stanchezza incombe e mancano ancora 250m di salita su neve... insomma la parte più bella! Qui si deve sfoggiare la resilienza; ok, ma oggi l'ho dimenticata a casa... Filo e Martina spingono sul gas e raggiungono per primi la cima; io tentenno poco dietro di loro, mentre Federico, col suo passo più gestito, arriverà pochi minuti dopo.   La parte finale, con neve, è davvere un suggestivo ambiente alpinistico! Un muro verticale (già ben scalinato) che mette a dura prova le ultime energie rimaste. Ma una volta raggiunta la vetta è uno spettacolo, uno spettacolo davvero!! Pizzo Tre Signori, 2554m, ci siamo!!! Gennarino e Pierluigia (così abbiamo battezzato i cagnetti) sono in cima con noi, in attesa di una gustosa ricompensa, grandissimi!! Pierluigia, attenta, osserva con le orecchie dritte la salita di Federico, come se volesse controllare eventuali pericoli... alla fine abbiamo pensato che in quel cane doveva essersi reincarnato lo spirito di qualche vecchio alpinista locale. Era incredibile, balzava ovunque, passava su cengie microscopiche peggio che uno stambecco, padroneggiava le neve e la roccia come non ho mai visto fare ad un cane!...Gennarino invece, forse più anzianotto e certamente più affaticato (vista la lunghezza degli arti), si è piazzato in stand-by sul ciglio del burrone...

Riconosciamo moltissime cime e ci fermiamo più di un'ora ad osservare il paesaggio di questa bellissima giornata. Poi purtroppo è ora di rientrare. Con attenzione scendiamo il ripido pendio Est restando un po' più a Nord (almeno è ghiacciato e tiene bene, ramponi indispensabili), poi con un traverso ci ritroviamo sulla via di salita. La discesa, a balzi su neve, è divertentissima. Sempre con le dovute attenzioni alle rocce affioranti. Più in basso la neve inizia a marcire e si affonda. Tolti i ramponi non resta che scendere la lunga Valle dell'Inferno in compagnia dei due cagnetti che non ci molleranno mai fino alla macchina. Avrei volentieri portato a casa Pierluigia!





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