Oro delle Giavine - Valgrande


Publiziert von atal , 22. September 2015 um 13:05.

Region: Welt » Italien » Piemont
Tour Datum:20 September 2015
Wandern Schwierigkeit: T4+ - Alpinwandern
Wegpunkte:
Geo-Tags: I 
Zeitbedarf: 11:45
Aufstieg: 2150 m
Abstieg: 2150 m

Dopo un anno dalle ricognizioni precedenti effettuate dalla splendida zona dell'Alpe Quagiui, parto da Beura con l'obiettivo di raggiungere l'alpe Oro delle Giavine, nome che nulla ha a che vedere con il prezioso metallo, essendo solo il frutto di un errore di traduzione del termine dialettale ör (it. orlo), comune nella toponomastica della zona. Questa volta però rinuncio alla ricerca dei vecchi sentieri e raggiungo la Scala di Pozzolo, con l'intenzione di calarmi "semplicemente" sull'alpeggio dalla quota 1952 m IGM della Colma Piana. Alla fine è più pratico seguire le linee delle creste che ostinarsi ad attraversare versanti dove la vegetazione ha cancellato ogni traccia di passaggio umano ma bisogna comunque sapere che sarà un giro piuttosto faticoso...

L'andata
Percorro la bella mulattiera segnalata che da Beura porta all'Alpe Pozzolo e raggiungo l'uscita in cresta della Scala di Pozzolo o Bocchetta di Pozzolo (quota 1894 m IGM; poco più di 3 ore da Beura, percorso che avevo già descritto in questa relazione).
Da qui in avanti non c'è sentiero ma l'orientamento non presenta difficoltà particolari.

Traverso il ripido versante Sud della Punta Pozzolo e raggiungo la dorsale della Colma Piana a circa 1930 m di quota (poco più di 30' dall'uscita della Scala). Inizialmente la cresta della Colma Piana è facilmente percorribile anche sul filo, in questo primo tratto precipite sul Vallone di Locc (c'è anche una traccia di animali, pochi metri sotto il filo, sul versante di Nancino (O), che seguirò al ritorno) poi presenta due risalti non difficili da superare ma con qualche passaggio in discesa che richiede attenzione. Inizia quindi un tratto più affilato, che supero sul versante O (tracce di animali), fino a raggiungere un intaglio della cresta principale prima di un tratto roccioso. Aggiro l'ostacolo sul versante del Vallone di Locc (E) e riguadagno la cresta non appena termina la parete alla mia destra per lasciare spazio ad un ripido pendio di erba e rocce. Da qui in avanti la cresta è facilmente percorribile fino alla quota 1952 m IGM (1:20 dall'inizio dall'inizio della Colma Piana; circa 5 ore da Beura). Per raggiungere l'alpeggio, discendo la dorsale che cala verso la Valgrande, ripida ma facile, fino alle giavine (ometti), intorno a quota 1700 m. Ancora un breve traverso sulla destra e sono finalmente a cospetto dei ruderi dell'Alpe Oro delle Giavine (1711 m). Questo alpeggio, come tanti altri, è poco più di un cumulo di macerie ma la posizione è straordinaria. In piedi rimane solo un piccolo baitello che sembra in attesa del colpo di grazia per crollare definitivamente sotto il peso del suo stesso tetto. Su una pietra c'è una data incisa, 1925: meno di un secolo ci separa dal tempo in cui questi pascoli, ripidi e distanti da tutto, erano fonte di sostentamento.
In base al libro di D. Barbaglia e R. Cresta "Genti e Luoghi di Valgrande", l'alpeggio è stato caricato fino al 1951, incredibilmente non solo con bestiame minuto ma anche con bovini. 

La Valgrande non mi era mai sembra così vasta come da questa prospettiva. Quello che colpisce maggiormente è l'estensione dell'area boscata. Su questa dorsale panoramica che divide in due la V perfetta della Valgabbio si ha la sensazione di essere al centro del ventaglio delle convalli.
Si vedono bene i sentieri nella valle di Locc e quello che arriva da Quagiui. Si vede che dopo l' ör d'la pescia una traccia continua in leggera discesa e passa alla base di una zona rocciosa (una giavina? difficile dirlo da qui...), poi - superata la costa che da questa prospettiva nasconde alla vista l'Alpe Fornale, - continua in piano fino all'Oro delle Giavine.

Da Beura all'Oro delle Giavine ho impiegato 5:40, inclusa qualche breve sosta.

Digressioni
Prima di iniziare il ritorno vado vado a vedere come si presenta il sentiero che scende al guado del rio dei Locc. L'inizio è alla sommità delle giavine (ometti), ma ben presto si entra in una fitta e umida boscaglia, dove non ho più trovato nulla per capire a che punto iniziare la discesa verso il Rio dei Locc (che da qui non è visibile). Il guado a quanto ne so è un passaggio obbligato e, sul versante opposto, ci dovrebbe essere un passaggio ripido assicurato con un cavetto metallico...

Il ritorno
Per aggirare il tratto più impegnativo della Colma Piana, anziché traversare sul versante dei Locc (E), questa volta provo a passare sul versante di Nancino (O). Su questo lato la parete scende maggiormente e si perde qualche metro in più di quota ma come tempi le due soluzioni non differiscono di molto. 

Arrivato alla base del pendio terminale della Punta Pozzolo, anziché ripetere il traverso dell'andata, decido di salire fino in cima perché vorrei sperimentare una variante di discesa più rilassante rispetto alla ripida cresta erbosa della "via normale", percorsa in salita lo scorso anno. Arrivato in cima alla Punta Pozzolo (2081 m; 1:15 dalla quota 1952 m) scendo quindi in direzione della Testa del Parise e, prima della massima depressione della cresta, mi calo su facili rocce a gradoni sul versante dell'Alpe Cortevecchio (evidente passaggio obbligato ma non segnalato, dove ci sono comunque evidenti tracce di passaggio di pecore...). Traverso a destra su una sorta di cengia inclinata (probabilmente la Scala doveva essere qualcosa di simile...prima che venisse costruita) e arrivo così su facili prati. Scendo a sinistra di una giavina fino ad un grosso ometto e mi incammino su un sentierino che porta a sinistra, apparentemente nella direzione dell'Alpe Pozzolo (che da qui non è visibile). La traccia però continua a traversare rimanendo in prossimità della parete e ad un certo punto inizia a risalire leggermente. Decido quindi di abbandonarla e mi dirigo in discesa, senza traccia, tra larici e rododendri. Con un tratto finale più ripido, mi calo sul sentiero che collega gli Alpi Pozzolo e Cortevecchio nei pressi delle sorgenti del Rio Foicia. Seguo il sentiero verso sinistra e in breve sono all'Alpe Pozzolo (40' ora dalla cima).

NB: il sentiero utilizzato per la discesa dalla cima è segnato sulle carte e, dopo avere raggiunto i prati alla base delle piodate, porta all'Alpe Cortevecchio, non direttamente all'Alpe Pozzolo. Giunti a Cortevecchio conviene scendere al ponte sul Rio Foicia e ricollegarsi all'itinerario dell'andata senza passare dall'Alpe Pozzolo (comoda variante sperimentata lo scorso anno).

Per il resto della discesa ho ripercorso la mulattiera dell'andata.

Considerazioni finali
Il percorso non presenta difficoltà particolari, è solo molto faticoso. Ho affrontato qualche
passaggio esposto lungo la Colma Piana ma, come spesso avviene in questi ambienti, in alcuni casi sarebbero stati evitabili con qualche fatica in più... La difficoltà principale comunque è più di tipo psicologico, perché bisogna conservare parte dell'energia per uscire dalla Valgrande (come sempre l'uscita è in salita, quando molte energie sono già state consumate per raggiungere la meta...) e per la consapevolezza di poter contare solo sulle proprie forze, visto l'isolamento della zona (difficilmente si incontra qualcuno e il cellulare non prende).

Per quanto riguarda il raggiungere un posto come questo percorrendo una cresta e non un sentiero, potrebbe avere poco senso per chi è interessato (anche) a ripercorrere la storia di questi luoghi. La Valgrande però si concede un poco alla volta e difficilmente si riescono a trovare dei percorsi (a parte quelli ovvi, segnalati) senza avere fatto delle ricognizioni preliminari. In questo caso sono riuscito a vedere il vecchio sentiero cercato nelle occasioni precedenti. Quindi l'avere raggiunto l'alpe, anche se un po' furbescamente, è un inizio e non la fine...

Tourengänger: atal

Minimap
0Km
Klicke um zu zeichnen. Klicke auf den letzten Punkt um das Zeichnen zu beenden

Galerie


Slideshow In einem neuen Fenster öffnen · Im gleichen Fenster öffnen


Kommentare (3)


Kommentar hinzufügen

maxcross1 hat gesagt:
Gesendet am 23. Februar 2016 um 07:52
ogni tua escursione è una scoperta, un capolavoro.
Quasi ... non riesco più a leggerli, è tutta invidia la mia. La Val Grande è meravigliosa

atal hat gesagt: RE:
Gesendet am 23. Februar 2016 um 22:44
Grazie Max, veramente non so cosa dire dopo un commento così lusinghiero. Certo che non siamo in tanti ad apprezzare a tal punto anche questi angoli meno noti della Valgrande. Chissà che prima o poi non capiti di incontrarci, su questi o altri percorsi...
Ciao,
Andrea

gbal hat gesagt:
Gesendet am 26. Februar 2016 um 17:04
Il tuo lodevole lavoro di esplorazione in questi ambienti è o sarà molto apprezzato da chi ama questo tipo di percorsi.
Ti suggerirei di documentarlo, oltre che con l'ottimo testo e foto anche con una traccia che senza acquistare un GPS potresti procurarti visto che hai un iPhone (di App del genere dovresti trovarne una infinità; per l'energia viste le ore che sei fuori, ti suggerisco un Battery Pack esterno nello zaino).
Ciao


Kommentar hinzufügen»