Valserhorn, cresta Sud Ovest quasi integrale


Publiziert von paoloski Pro , 23. September 2013 um 15:35.

Region: Welt » Schweiz » Graubünden » Hinterrhein
Tour Datum:22 September 2013
Wandern Schwierigkeit: T4+ - Alpinwandern
Klettern Schwierigkeit: II (UIAA-Skala)
Wegpunkte:
Geo-Tags: CH-GR 
Zeitbedarf: 8:15
Aufstieg: 1600 m
Abstieg: 1300 m
Zufahrt zum Ausgangspunkt:Autostrada A13, tunnel del San Bernardino, uscita di Nufenen.
Zufahrt zum Ankunftspunkt:Gita circolare.
Kartennummer:CNS 1254 Hinterrhein e CNS 1234 Vals

Ci sono montagne che si fanno desiderare: il Valserhorn per me è una di queste, è la quarta volta che ne tento la salita, chissà che oggi sia la volta buona.
Siamo io e Monica, partiamo da Nufenen dopo esserci bevuti un caffè al ristorante Rheinwald, saliamo alla fontana sulla piazza, giriamo a sinistra, attraversiamo la parte occidentale del villaggio e proseguiamo sulla strada in direzione di Hinterrhein per circa 1 chilometro, poco prima dell'inizio del bosco, nei pressi di una baita isolata, ecco il cartello giallo con le indicazioni Valserberg, Alp Piänetsch, Vals. Il sentiero sale subito abbastanza ripido in direzione Nord Ovest portandosi presto sotto le pareti della Wandflue, ogni tanto perdiamo il tracciato visto la gran presenza di traccie e sentierini che caratterizza questa prima parte del percorso.
Comunque basta salire mantenendosi paralleli alla Wandflue per arrivare in vista dell'isolato edificio dell'Alp Piänetsch.
Il paesaggio è splendido: dall'alpe si possono già agevolmente ammirare una quantità di cime ma quelle che attraggono l'attenzione sono il Chilcalphorn da una parte e l'Einshorn dall'altra.
Proseguiamo in direzione del Valserberg ed anche il Fanellhorn spunta fra le cime.
In breve eccoci al passo. Vediamo il sentiero che discende verso Vals percorrendo la Peiler Tal, la nostra meta però è il Valserhorn, relazioni di salita da qui non ne ho trovate ma il Brenna, in "Grandi cime per i nostri giorni" dice che la salita è possibile (per quanto sconsigliabile ai non alpinisti).
Vabbè andiamo a verificare...cominciamo a salire seguendo un sentierino che zigzaga su un ripido versante, poi lo traversa, supera un impluvio e...finisce su uno strapiombo torniamo indietro per un tratto e decidiamo di salire direttamente più o meno per la massima pendenza, è un pendio a 45° di erba e roccette, arriviamo in un punto leggermente meno inclinato e puntiamo ad un canalino al termine del quale troviamo un traverso che ci porta rapidamente su una sella in vista della cresta Sud Ovest, fin qui niente di particolarmente difficile: le difficoltà non superani il I grado, aggiriamo un piccolo risalto ed eccoci finalmente sulla cresta che qui è larga e ben percorribile.
Più su vediamo tre distinte torri che sembrano fare da guardia alla sommità: le raggiungiamo e Monica sale nel canalino di sinistra, ha il suo bel d'affare per superare il camino non tanto per la difficoltà d'arrampicata, che non supera il II, quanto per la fragilità della roccia, ogni appoggio si sbriciola ed ogni appiglio si muove. Raggiunge un terrazzino, salgo anch'io, prosegue ancora per qualche metro e si trova sul nulla: da qui c'è solo un salto di una quarantina di metri.
Ritorniamo, con qualche difficoltà, sui nostri passi ed affrontiamo il canalino di destra, ora vado davanti io, arrivo in cima, aggiro la torre e mi trovo su un traverso in erba e roccette che porta ad un grande canale, decidiamo che con un po' di precauzione sia affrontabile, ripassa in testa Monica ed eccoci nel mezzo del canalone una decina di metri sotto il suo sbocco.
Guardo su e valuto che da li non andremo da nessuna parte, Monica decide che però vale la pena di risalire la decina di metri per controllare "de visu". In pochi minuti siamo sulla forcella, dall'altra parte c'è il vuoto e si vede sulla sinistra lo sbocco sul nulla del canale affrontato in precedenza.
Guardo al possibile proseguio della salita: un muro strapiombante che valuto di V, in libera e con questa roccia neanche a parlarne!
A dire il vero però c'è anche, sulla destra una lunga cengia che corre quasi orizzontale e va a superare la parete che cinge il lato orientale del canale. Diciamo che se qui la roccia avesse la qualità del granito del Furka si potrebbe anche tentare, purtroppo qui la consistenza è quella di una pasta sfoglia per cui decidiamo di discendere il canalone e aggirare l'ostacolo.
Anche questo però non è uno scherzo: la pendenza in alcuni tratti supera i 45° ed il fondo è un misto di erba scivolosa e sassi che non aspettano altro che staccarsi per raggiungere il fondovalle, non bastasse la specie vegetale più presente sono i cardi spinosi per cui ci tocca anche valutare bene dove appoggiare le mani.
Parto io per primo, discendo metà canale poi riesco a ripararmi dietro ad un roccione sulla destra di modo che possa scendere anche Monica senza timore di bersagliarmi di sassi, ora attraversiamo sulla sinistra ed aggiriamo la parete del canale, guardo su, un muro continuo preclude l'accesso alla cresta, attraversiamo quindi i ripidi prati senza abbassarci, raggiungiamo il versante settentrionale del costone che si diparte dalla cresta Sud Ovest ed iniziamo la risalita, al solito misto di erba e sassi segue un tratto di grandi roccioni molto più agevoli da risalire, finalmente esco sulla cresta in prossimità di un'anticima, a destra vedo la sommità del Valserhorn un centinaio di metri più alta. Mi porto sull'anticima e da qui riesco a vedere la cresta sotto di me e la sommità delle tre torri che tanto ci hanno fatto dannare.
Raggiungiamo l'ometto del Valserhorn, di libri di vetta neppure l'ombra, mangiamo e poi, finalmente ci guardiamo attorno, oggi ho portato anche il binocolo e così possiamo bearci con la vista ravvicinata delle cime innumerevoli che si vedono da questo straordinario belvedere.
Sostiamo un'oretta e poi riprendiamo il cammino, seguiamo la cresta Nord Est, a sinistra veramente precipite, raggiungiamo la selletta quotata 2780 metri, superiamo un risalto roccioso ed eccoci alla Lückli, la cima occidentale del Tällihorn è appena più in la ma per oggi abbiamo già dato: non vediamo l'ora di scendere.
Di sentieri anche qui neppure l'ombra, comunque rispetto al canale la pendenza qui è niente anche se per raggiungere la strada agricola dobbiamo scendere per 600 metri. Passiamo nei pressi di due piccole costruzioni con una fontana e puntiamo quindi alla grande stalla di Steinigboda un centinaio di metri al di sotto, poco prima di arrivarvi vediamo una jeep su un tratto di pista sterrata, intorno però non vi è nessuno.
Finalmente eccoci sulla stradina: quanto è apprezzabile, a volte, l'asfalto.
Ci avviamo verso Nufenen tagliando ogni tanto i tornanti lungo i prati quand'ecco che veniamo raggiunti dalla succitata jeep, il conducente, un abitante della Domschleg salito a raccogliere erbe officinali, ci offre un passaggio, gliene siamo profondamente grati: ci risparmia una buona mezz'ora di cammino sulla strada!
In pochi minuti eccoci al piazzale del ristorante, ringraziamo il nostro autista, ci cambiamo, ci beviamo un succo di mele al ristorante e siamo pronti al ritorno.

Il Valserhorn vale la salita, non fosse che per il panorama grandioso e la sensazione, essendo piuttosto isolato, di trovarsi in "cima al mondo".
Certo la salita dalla cresta Sud Ovest non la raccomanderei, la consistenza della roccia è veramente infima, oltretutto, non avendo trovato alcuna relazione, abbiamo dovuto decidere di volta in volta il percorso di salita.
Probabilmente esiste anche una via più agevole ma vai a sapere dove!
Il percorso più tranquillo per la cima è quello che sale da Steinigboda, anche qui però la salita non è agevole: di sentieri non ce n'è proprio, si sale per prati e macereti, tutto sommato la risalita del costolone che porta all'anticima Sud Ovest fatta da noi potrebbe essere la meno faticosa: almeno la parte finale è di bei roccioni stabili che si salgono con soddisfazione.

Tourengänger: paoloski


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