Sentiero Roma (anello)


Published by Alberto C. Pro , 19 January 2013, 23h46.

Region: World » Italy » Lombardy
Date of the hike: 4 August 2012
Hiking grading: T6 - Difficult High-level Alpine hike
Via ferrata grading: F
Waypoints:
Geo-Tags: I 
Time: 6 days
Height gain: 4870 m 15974 ft.
Height loss: 5048 m 16557 ft.
Route:Bagni di Masino - Rifugio Omio - Rifugio Brasca - Rifugio Gianetti - Rifugio Bonacossa - Rifugio Ponti - Predarossa - Filorera

Credo si tratti della prima Alta Via delle Alpi, almeno per quanto riguarda il versante italiano; infatti il tratto originario – quello che collega i Rifugi Gianetti e Allievi – risale alle seconda metà degli anni ’20 del XX secolo (forse 1928).
Lo hanno chiamato Sentiero Roma, ma ha poco a che vedere con le Alte vie dolomitiche, dove il sentiero c’è, evidente e quasi sempre comodo. Qui, lasciato il Rifugio Gianetti, un sentiero è stato presente solo per brevi tratti, per il resto campo libero con una buona segnatura del tracciato. Bisogna ammettere che non ci sono mai stati problemi di orientamento o dubbi sulla direzione da prendere, e questo grazie alla buona segnatura fatta con scritte, bandierine e frecce verniciate sulle rocce; poca la segnaletica su paline. Penso che qualche problema sorga con un bel nebbione o, peggio, con una nevicata che coprirebbe tutto e, considerata la quota, possibile in qualsiasi stagione. 

Il Sentiero Roma inizia dalla Val Codera, quindi con partenza da Novate Mezzola, e termina nella Valle di Sasso Bisolo, cioè a Filorera, o in Val Malenco per chi avesse più giorni a disposizione e più energie. Per risolvere il problema logistico del recupero dell’auto senza dovere utilizzare una mezza giornata ad aspettare mezzi pubblici, ho cercato di addomesticarlo in un anello con parcheggio dell’auto a Filorera e un breve spostamento in autobus, il primo giorno, per raggiungere i Bagni di Masino e, da qui, il Rifugio Omio.
 Però, non volendo trascurare la Val Codera, nel progettare il trekking avevo previsto dal Rifugio Omio di raggiungere il Rifugio Brasca, appunto in Val Codera, attraverso il Passo del Ligoncio, per poi raggiungere il Rifugio Gianetti percorrendo l’intera Val Codera attraverso il Passo Porcellizzo.    Due bei passaggi un po’ oltre il sentiero.  Purtroppo le condizioni meteo non buone, soprattutto le nubi ben più basse dei punti di transito, hanno consigliato percorsi meno avventurosi.

1° giorno (04-08-2012): da Bagni di Masino al Rifugio Omio.
Difficoltà: E (Sentiero ripido ma ben tracciato e segnalato. In gran parte nel bosco).
Salita m 953
Tempo: 2.20
Distanza: km 4,5.

2° giorno (05-08-2012): dal Rifugio Omio al Rifugio Brasca per il Passo dell'Oro.
Difficoltà: EE  -  Percorso senza particolari difficoltà, quasi sempre ben segnalato. 
Salita m 435
Discesa m 1219
Tempo: 4.10
Distanza: km 6,2
 Nella notte c’è stato un temporale e c’è ancora bagnato. Le relazioni sconsigliano di affrontare il Passo del Ligoncio in queste condizioni. E’ anche quanto dice la rifugista, che rincara la dose con: c’è una placca inclinata e molto esposta senza una catena di aiuto; mancano alcune catene, e per chiudere, l’altro giorno una guida (alpina o escursionistica?) è tornata indietro col cliente.
A parte questo, la cosa che preoccupa di più è il fatto che non siamo ancora riusciti a vedere dov’è. Quella zona è costantemente immersa nelle nubi. Anche il resto presenta un po’ troppe nubi; un varco è in direzione del Passo dell’Oro; decidiamo di lasciare perdere il Ligoncio - intanto non lo ruba nessuno - e di fare il passo dell’Oro. 
Il percorso non presenta difficoltà ed è sempre ben segnalato con bandierine e scritte dipinte sulla roccia: una scritta a destra, una a sinistra; ma una palina non era più pratica, più visibile e, tutto sommato, meno deturpante? In questo campo dobbiamo imparare dagli Svizzeri. 
Ottima l'ospitalità al Rifugio Brasca.

 3° giorno (06-08-2012): dal Rifugio Brasca al Rifugio Gianetti per il Passo di Barbacan.
Difficoltà: EE  -  Ultima parte della salita al Passo di Barbacan per sfasciumi senza una traccia obbligata . 
Salita m 1456
Discesa m 220
Tempo: 4.50
Distanza: km 7,8
Anche questa mattina le nubi celano la via programmata; sono tutte ammassate proprio là alla testata della Val Codera.   Le relazioni consultate prima della partenza non erano molto chiare sul Passo del Porcellizzo. Il gestore del Rifugio Brasca afferma che il sentiero è stato recentemente ritracciato fino al Bivacco Pedroni-Del Pra (m 2600), dove si dovrebbe incrociare la traccia che collega la Capanna Sasc Fura al Rifugio Gianetti attraverso i Passi della Tribunasca e Porcellizzo (m 2962), dopo … non si sa, la sua descrizione diventa approssimativa. Probabilmente il sentiero sparisce e bisognerà procedere su terreno libero attraversando in risalita la vedretta o, più probabilmente, quello che il ghiaccio ha lasciato ritirandosi.   Decidiamo che forse è meglio fare il più tranquillo Passo di Barbacan, anche perché nel primo pomeriggio è prevista pioggia.
Come s’è detto anche oggi niente panorami. Sopra la nostra testa è azzurro ma tutt’intorno, impigliate nelle cime, c’è una bella corona di nubi. A quota 2160, dopo il bivio col sentiero che porta al Passo dell’Oro, siamo nelle nubi; fortunatamente non sono troppo dense e non ci sono problemi di visibilità.  L’ultimo tratto della salita si svolge su sfasciumi – quasi su terreno morenico.
Giunti al Passo la temperatura non lo fa un luogo molto accogliente, così dopo una breve sosta prendiamo la discesa, e non ci fermeremo più fino al Rifugio Gianetti perché, nel frattempo, il cielo si è completamente coperto e la minaccia di pioggia si fa via via più pressante.  Arriviamo la Rifugio con qualche goccia che scende dal cielo, dopo un quarto d’ora si scatenerà un acquazzone con grandine. Azzeccata la scelta (caldeggiata dal gestore del Brasca) di partire di buon’ora. 

4° giorno (07-08-2012): dal Rifugio Gianetti al Rifugio Bonacossa per i Passi Camerozzo, Qualido e dell'Averta.
Difficoltà: EEA  -  Diversi tratti attrezzati in corrispondenza dei Passi. Alcuni tratti attrezzati sono abbastanza esposti. Molto lunga e diretta la discesa dal Passo Camerozzo. Sempre buona la segnatura della traccia.
Consigliata imbragatura e set da ferrata. 
Salita m 713
Discesa m 853
Tempo: 6.40
Distanza: km 11,2
Finalmente una bella giornata. Il cielo è sereno e dalla valle, sotto di noi, solo qualche nube di condensa sale per dissolversi ai raggi del sole. Anche oggi optiamo per una partenza di buon’ora: la tappa è abbastanza lunga e ci sono parecchi su e giù.
Manteniamo un buon passo e arriviamo al Rifugio Bonaccossa in otto ore soste comprese. Non male se si considera che nell’ultimo tratto, dopo il Passo dell’Averta, visto che era presto, ce la siamo presa con tutta calma. Era troppa la voglia di goderci il sole ed il cielo sereno, dopo le nubi dei giorni precedenti. Abbiamo goduto di buoni panorami con scorci anche sul Rosa. Non ampie viste, ma i monti granitici alla testata delle varie Valli sono spettacolari. 
Il passo del Camerozzo è un intaglio ben squadrato – inconfondibile. Fortunatamente la traccia del sentiero aggira le pietraie. Il Passo lo si raggiunge percorrendo un breve tratto attrezzato, esposto in alcuni punti. Dal Passo Camerozzo si scende velocemente per una ripida ferrata: divertente e senza particolari difficoltà, magari un po’ esposta. Più semplici gli altri due passi, entrambi attrezzati. Lunga traversata di due ex circoli glaciali con un susseguirsi di perdite e riguadagni di quota. Dal Passo dell’Averta si perde quota con alcuni tratti attrezzati. Il Rifugio si avvista presto, ma per raggiungerlo ce ne vuole.  

5° giorno (08-08-2012): dal Rifugio Bonacossa al Rifugio Ponti per i Passi di Val Torrone e Cameraccio, e la Bochetta Roma.
Difficoltà: EEA  -  Tratti attrezzati: discesa dal Passo di Val Torrone; salita al Passo Cameraccio; salita alla Bocchetta Roma. Terreno morenico instabile poco prima dell’attacco dl tratto attrezzato per il passo Cameraccio. Dopo di questo non c’è più un vera traccia di sentiero, tutto si svolge su grassi sfasciumi, comunque è ben segnalato con bolli e bandierine in vernice.  Consigliata imbragatura e set da ferrata. 
Salita m 1269
Discesa m 1039
Tempo: 8.50
Distanza: km 13,3
 La tappa più dura del trekking: lungo sviluppo, diversi perdite di quota, si toccano i punti più elevati, diversi tratti attrezzati, ferrate non banali e sassi, sassi e ancora sassi. Insomma, un vero tappone. 
il tempo è ottimo; solo una nube sale dalla valle ed indugia insistente fra le cime prima di dissolversi al sole.
Primo obiettivo della giornata è il Passo di Val Torrone che si raggiunge senza problemi con una dolce salita attraversando delle grosse e umide placconate. L’evidente sentiero che parte dal Rifugio, presto si esaurisce in appena percettibili tracce.  La discesa dal Passo di Val Torrone la facciamo imbragati per un ripido canalino in presenza di umido.  Poi, attraverso i pascoli dell’alta Val Torrone, si continua a perdere quota fin sotto i 2300, per poi risalire su buona traccia fino al Bivacco Manzi-Pirotta.  Da questo punto si entra in ambiente ex glaciale.  Lo scioglimento del piccolo ghiaccio  ha lasciato parecchio terreno instabile ed il traverso per raggiungere l’attacco della ferrata è parecchio insidioso. La ferrata non presenta particolari difficoltà, è stato decisamente più difficile raggiungerla, e raggiungiamo l’ampio Passo Cameraccio (quota massima di tutto il trek) per una meritata sosta.  
Dal Passo, dopo un tratto di ripida discesa con una perdita di quota di circa 250 metri, inizia un’interminabile traversata fra placche e sfasciumi fino a raggiungere il Bivacco Kima. Il Bivacco sorge sul filo di una vecchia morena, ed è una costruzione abbastanza recente e ben conservata.   
 Dal Bivacco si perde quota per un’ottantina di metri, poi si ricomincia a salire, attraversiamo due brevi nevai, il secondo abbastanza ripido, per giungere all’attacco della ferrata.  Sarà stata la stanchezza, ma questo breve tratto di ferrata che porta alla Bocchetta Roma ci è sembrato non proprio banale. 
Sul versante opposto al nostro il grigio del granito, dominante fino a quel momento, lascio il posto al colore ruggine della Cima di Corna Rossa e dei Corni Bruciati. Sfasciumi anche questi, di colore diverso ma sfasciumi poco rassicuranti: sembrano muoversi solo a guardarli.

6° giorno (09-08-2012): dal Rifugio Ponti a Filorera.
Difficoltà: E  -  Sentiero, poi, da Preda Rossa tutta strada in gran parte asfaltata, con qualche “taglio” nel bosco.  
Salita m 44
Discesa m 1717
Tempo: 3.40
Distanza: km 14,6


Compagno d'avventura: Jacopo

Anche questa mattina le nubi celano la via programmata; sono tutte ammassate proprio là alla testata della Val Codera.   Le relazioni consultate prima della partenza non erano molto chiare sul Passo del Porcellizzo. Il gestore del Rifugio Brasca afferma che il sentiero è stato recentemente ritracciato fino al Bivacco Pedroni-Del Pra (m 2600), dove si dovrebbe incrociare la traccia che collega la Capanna Sasc Fura al Rifugio Gianetti attraverso i Passi della Tribunasca e Porcellizzo (m 2962), dopo … non si sa, la sua descrizione diventa approssimativa. Probabilmente il sentiero sparisce e bisognerà procedere su terreno libero attraversando in risalita la vedretta o, più probabilmente, quello che il ghiaccio ha lasciato ritirandosi.   Decidiamo che forse è meglio fare il più tranquillo Passo di Barbacan, anche perché nel primo pomeriggio è prevista pioggia. 

Anche questa mattina le nubi celano la via programmata; sono tutte ammassate proprio là alla testata della Val Codera.   Le relazioni consultate prima della partenza non erano molto chiare sul Passo del Porcellizzo. Il gestore del Rifugio Brasca afferma che il sentiero è stato recentemente ritracciato fino al Bivacco Pedroni-Del Pra (m 2600), dove si dovrebbe incrociare la traccia che collega la Capanna Sasc Fura al Rifugio Gianetti attraverso i Passi della Tribunasca e Porcellizzo (m 2962), dopo … non si sa, la sua descrizione diventa approssimativa. Probabilmente il sentiero sparisce e bisognerà procedere su terreno libero attraversando in risalita la vedretta o, più probabilmente, quello che il ghiaccio ha lasciato ritirandosi.   Decidiamo che forse è meglio fare il più tranquillo Passo di Barbacan, anche perché nel primo pomeriggio è prevista pioggia. 
Anche questa mattina le nubi celano la via programmata; sono tutte ammassate proprio là alla testata della Val Codera.   Le relazioni consultate prima della partenza non erano molto chiare sul Passo del Porcellizzo. Il gestore del Rifugio Brasca afferma che il sentiero è stato recentemente ritracciato fino al Bivacco Pedroni-Del Pra (m 2600), dove si dovrebbe incrociare la traccia che collega la Capanna Sasc Fura al Rifugio Gianetti attraverso i Passi della Tribunasca e Porcellizzo (m 2962), dopo … non si sa, la sua descrizione diventa approssimativa. Probabilmente il sentiero sparisce e bisognerà procedere su terreno libero attraversando in risalita la vedretta o, più probabilmente, quello che il ghiaccio ha lasciato ritirandosi.   Decidiamo che forse è meglio fare il più tranquillo Passo di Barbacan, anche perché nel primo pomeriggio è prevista pioggia. 
Anche questa mattina le nubi celano la via programmata; sono tutte ammassate proprio là alla testata della Val Codera.   Le relazioni consultate prima della partenza non erano molto chiare sul Passo del Porcellizzo. Il gestore del Rifugio Brasca afferma che il sentiero è stato recentemente ritracciato fino al Bivacco Pedroni-Del Pra (m 2600), dove si dovrebbe incrociare la traccia che collega la Capanna Sasc Fura al Rifugio Gianetti attraverso i Passi della Tribunasca e Porcellizzo (m 2962), dopo … non si sa, la sua descrizione diventa approssimativa. Probabilmente il sentiero sparisce e bisognerà procedere su terreno libero attraversando in risalita la vedretta o, più probabilmente, quello che il ghiaccio ha lasciato ritirandosi.   Decidiamo che forse è meglio fare il più tranquillo Passo di Barbacan, anche perché nel primo pomeriggio è prevista pioggia. 
 
 

Hike partners: Alberto C.


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