Monte Mucrone per la ferrata del Limbo


Publiziert von paoloski Pro , 24. Mai 2011 um 00:08.

Region: Welt » Italien » Piemont
Tour Datum:22 Mai 2011
Wandern Schwierigkeit: T3 - anspruchsvolles Bergwandern
Klettersteig Schwierigkeit: S
Wegpunkte:
Geo-Tags: I 
Zeitbedarf: 4:00
Aufstieg: 1150 m
Abstieg: 1150 m
Zufahrt zum Ausgangspunkt:Dall'uscita di Romagnano Sesia si prosegue sulla statale per Gattinara e Cossato, A Masserano si prende una superstrada che porta fino a Biella, da qui seguire le indicazioni per Oropa. Grande parcheggio gratuito alle spalle del Santuario, di fianco alla partenza della funivia e del Giardino Botanico.
Zufahrt zum Ankunftspunkt:Giro circolare.
Unterkunftmöglichkeiten:Pensioni ed alberghi a Biella, il Santuario offre un servizio di foresteria.

Per il Corso di Avvicinamento alla Montagna di quest'anno abbiamo deciso di ripetere la ferrata del Limbo al Monte Mucrono: era già stata fatta cinque anni fa ma in mezzo alla nebbia, io non c'ero per cui approvo, chi l'aveva fatta vuole riprovarla con la speranza, questa volta, di vedere il panorama.
Alla vigilia le previsioni meteo per la zona di Biella danno temporali serali, partendo presto da Varese potrebbe farcela buona.
Partenza alle 6, alle 8 abbiamo gli scarponi ai piedi e cominciamo la salita dal parcheggio alle spalle del complesso del Santuario, il cielo è azzurro e il Monte Mucrone si offre al nostro sguardo..
Il sentiero è in realtà una pista da sci, lo si nota dalla pendenza e dalla presenza di reti di protezione nelle curve, a 1800 metri circa lo abbandoniamo per prendere un sentierino sulla sinistra, dapprima i segnavia sono in rosa fluorescente ma poco sopra troviamo un bivio: i bolli rosa deviano verso sinistra in discesa, noi seguiamo la traccia di sinistra caratterizzata da scoloriti bolli gialli, all'incirca a  2000 metri incontriamo la neve, siamo in un vasto anfiteatro che adduce al canalino che porta al Colle del Limbo, che non dobbiamo però raggiungerre: la ferrata inizia più o meno a metà canale, sulla parete di destra. Troviamo uno spiazzo roccioso abbastanza grande per accoglierci tutti e venticinque, tanti siamo, e permetterci di indossare gli imbraghi e prepararci all'asciutto.
In breve (insomma una mezz'oretta fra il primo e l'ultimo ci sta tutta ma, d'altronde la ferrata dobbiamo farla in fila indiana!) siamo tutti pronti e ci allineiamo alla base della parete, dall'alto scende uno stillicidio d'acqua, e per approcciare il primo gradino dobbiamo fare una spaccata da un blocco di neve che copre i primi gradini.
Un primo tratto verticale e decisamente bagnato è seguito da un tratto strapiombante che si insinua in una sorta di camino - diedro, la ferrata prosegue su gradini ad andamento sghimbescio non proprio agevoli, continuiamo a salire per una successione di camini e spostamenti su brevi paretine, qualche tratto strapiomba e richiede un po' di forza, la roccia è buona e solida e offre numerosi appoggi ma i nostri allievi, causa inesperienza, li usano poco e fanno passi da gigante pur di raggiungere i gradini, ma comunque se la cavano egregiamente. Al termine di un primo tratto troviamo un corso di alpinismo che si appresta a salire un diedro accanto alla ferrata. Il secondo tratto è meno duro del primo: tratti verticali ma senza passaggi strapiombanti, il tempo nel frattempo si è guastato: un po' di nebbia, qualche timida occhiata di sole, però non piove. Il terzo tratto, il più breve, è caratterizzato da un ponte tibetano piuttosto ballerino: i tre cavi non sono allineati ma quello inferiore è disassato per cui, specie nel tratto centrale, si ondeggia abbastanza, comunque il ponte è breve e poco esposto, dopo qualche tentennamento tutti gli allievi lo superano, poco sopra vediamo la croce che caratterizza l'anticima : in un'ora e mezza i primi la raggiungono, gli ultimi arriveranno giusto dopo mezz'ora: cioè lo scarto iniziale. Decisamente un corso di velocisti!
Diamo fondo a bevande e cibarie e mentre il vin brulé di Gianni è quasi pronto inizia a piovere! Ci copriamo con le giaccavento, ci gustiamo un sorso riscaldante e partiamo: raggiungiamo la cima vera e propria del Mucrone dove si trova il basamento di una croce ed iniziamo la discesa lungo la cresta Nord Ovest dove si alternano neve e roccie.
 La pioggia si trasforma ben presto in una grandinata  torrenziale, alla Bocchetta del Lago deviamo verso Nord Est e raggiungiamo il Lago del Mucrone, ancora quasi interamente ghiacciato, ed in breve il Rifugio Savoia.
Qui incontriamo Mariangela ed Alberto che , partiti un'ora dopo di noi da Varese, pensavano di raggiungerci salendo in funivia; visto il tempo hanno però deciso di optare per una sana polenta al rifugio. Comunque ora il tempo si è rimesso al bello: il sole splende, il cielo è di nuovo azzurro, siamo quasi asciutti per cui decidiamo di scendere a piedi (del resto, vista la capienza delle cabine della funivia, a scendere tutti ci impiegheremmo un bel po' di tempo). Ma si sa il tempo in montagna cambia rapidamente: tempo mezz'ora ed arriva un nuovo diluvio, però stavolta non grandina! Quando raggiungiamo il fondovalle comunque torna a splendere il sole!

Bella ferrata, piuttosto dura e con qualche tratto (breve) atletico. Più difficile e più lunga della ferrata Nito Staich al Monte Tovo.

Tempi e dislivelli (soste escluse):
700 metri; 1h 30' all'attacco
300 metri; 1h 30' la ferrata
150 metri ; 20' la salita in vetta
1150 metri la discesa : 2h 30'

Tourengänger: paoloski


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