Beaufort (3047 m)


Published by Sky , 1 September 2018, 20h20.

Region: World » Switzerland » Valais » Unterwallis
Date of the hike:15 August 2018
Hiking grading: T4+ - High-level Alpine hike
Mountaineering grading: F
Waypoints:
Geo-Tags: CH-VS 

Oggi voglio fare la Testa Grisa, un tremila in zona Gran San Bernardo, appena sotto il Mont Vélan. Non so come sarà il panorama, ma penso che sarà probabilmente oscurato in parte dall’ingombrante vicino. D’altronde non conosco quella zona ed essere così prossimo ad un gigante come il Mont Vélan può essere emozionante, così parto. Esco da casa non prestissimo in modo da non arrivare alla partenza con le prime luci dell’alba e poter quindi vedere bene la via di salita. Giungo a Bourg St-Bernard, scendo dalla macchina e mi preparo. Guardo nella direzione in cui devo andare e non mi piace. Non mi piace il terreno, grigio, che vedo in lontananza. So già che è ripido, dalla cartina, e vederlo così terroso non mi dà fiducia. Così, in pochi secondi, decido di cambiare meta. Non posso passare troppo tempo a prendere la decisione, è già abbastanza tardi. Un’idea, in realtà, ce ho già. Sono partito già con questa sensazione che si è concretizzata, guardando il pendio dal vivo, quindi non devo far altro che fare inversione con la macchina e scendere più in basso nella valle, a Bourg St-Pierre. La mia nuova meta, che, come la testa Grisa, avevo appuntato sul mio diario tra le cose da provare a fare quest’estate, è il Beaufort.

Con la macchina mi porto un po’ più in alto, salendo lungo la stretta strada asfaltata che in tanti utilizzano per salire alle capanne Valsorey e Vélan. Parcheggio sperando di non incontrare macchine in discesa, al pomeriggio, e parto. Il primo tratto è tutto su strada. Arrivo a Challand-en-Haut, poi da lì incomincia il terreno tecnico. Nell’alpeggio c’è una tenda. Ci passo di fianco e da dentro fanno capolino dei bambinetti che mi salutano! Proseguo nella vallata che si apre davanti a me. Il solo non è ancora sorto, problema tipico dei versanti esposti ad ovest. Non riesco bene a capire dove sia meglio passare. Decido di stare tutto sulla sinistra. È umido per terra. Niente di preoccupante, ma c’è da fare attenzione, specie sulle pietre. Sono sul tratto più ripido. Seguendo una mia linea di pensiero, calzo i ramponi. Personalmente, sono convinto che siano utili non solo sul ghiaccio, ma anche sui pendii erbosi ripidi. In condizioni umide, come oggi, questo è ancora più vero. A questo punto, cerco di stare il più possibile sull’erba, anche se i miei ramponi sono così consumati che andare sulle pietre non li rovinerebbero più di quanto non siano già! Il grip è ottimo, procedo bene, picca alla mano. Non ci sono pericoli oggettivi, solo da salire. Per rimanere sull’erba devo stare il più a destra possibile. Finalmente, vedo la luce e la fine del pendio ripido. Sbuco su un pianoro, dove posso togliermi i ramponi e riposarmi. Da lì, proseguo in direzione della mia meta. Alla mia sinistra, l’impressionante catena delle Maisons Blanches. Non l’avevo mai vista da questa parte, ed ora ci sono proprio sotto! Un po’ più lontano, si intravvede il Combin de Valsorey, con la sua impressionante parete NW. Gli ultimi metri verso la vetta sono divertenti. È presto. Il panorama attorno a me è molto vasto.

Delle nubi soffiano, leggere, superando il crinale creato dalla cresta SE. Mi fermo un po’ in cima, poi con calma inizio la discesa. Al fine di evitare di scendere dalla stessa parte del mattino, che trovo un po’ rognosa per la discesa, provo ad optare per un’altra via. Tramite un colletto (P2971), mi porto sul versante in cui c’era l’Ancienne Refuge de Penna. Il primo tratto è un po’ ripido e c’è da evitare un nevaio, poi spiana e diventa un intrico di massi, sui cui saltare dall’uno all’altro. Mi incuriosisce vedere questo Refuge de Penna, ma non trovo altro che un enorme masso ed il rudere di una catapecchia, che mi sembra impossibile essere stato un rifugio. Poco più sotto incontro un sentiero, ben marcato. Sulla mia carta non è segnato, ma di sicuro da qualche parte a valle porterà. Apparentemente arriva da Cabane Valsorey. Va un po’ su e giù, ma non fa niente. Ad un certo punto, si dirige verso un colletto. Lì vedo un gruppo numeroso con tanti bambinetti. Saluto e uno dei papà mi chiede se sono venuto da Valsorey. Gli rispondo di no, sono andato a fare il Beaufort. Chiacchieriamo un po’ e scopro che Challand-en-Haut era di loro proprietà ed erano proprio quelli che avevo incontrato, la mattina, passando a fianco della loro tenda! Da lì, mi spiega, il sentiero prosegue lungo la cresta e poi scende sul loro alpeggio . Do un ultimo sguardo alla mia vetta e poi mi incammino verso valle.

Una bella cima, decisamente fattibile da ogni lato e con uno scorcio un po’ diverso su panorami che conosco, anche se ancora non benissimo!


Hike partners: Sky


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