Traversata Carnica, quei quattro pazzerelloni!


Published by Amadeus , 27 August 2016, 21h46. Text and phots by the participants

Region: World » Italy » Friuli Venezia Giulia
Date of the hike:17 August 2016
Hiking grading: T4+ - High-level Alpine hike
Mountaineering grading: PD-
Waypoints:
Geo-Tags: I   A 
Time: 5 days
Route:Dal Rifugio Sorgenti del Piave, rif Calvi, rif Lambertenghi-Romanin, rif. Marinelli, Passo Monte croce Carnico

Eccoci, pronti alla partenza, giro progettato, rifugi prenotati, obiettivi di salita concordati; quattro pazzerelloni pronti ad incontrarsi al Passo Monte Croce Carnico.
Sono le 12 circa e ci troviamo : io, Irene, Renato(mio compagno dell'alta via 1 Adamello dello scorso anno) ed Alberto, fratello minore di Renato.
Lasciamo un'auto lì e con la seconda partiamo alla volta di Cima Sappada e da lì risaliamo la stretta valle del Sesis percorsa dal fiume Piave, sì proprio quello che "mormorava"; troviamo un bel parcheggio di fonte al rifugio piani del Cristo.
Prima tappa, dislivello 420 mt, T2
Salita per la bellissima valle del Sesis su di un sentiero naturalistico che man mano svela questa bellissima zona con montagne di un bianco "dolomitico"; alle 17.30 siamo al rifugio Sorgenti del Piave, lì vicino sgorga, formando un minuscolo laghetto, il fiume più famoso, storicamente, d'Italia.
Ci sistemiamo, posti letto, zaini a terra, accordi con le simpatiche gestrici che scopriamo con origini austriache, il che dimostra come le montagne NON dividono ma uniscono le persone. Attendiamo la cena osservando l'avanzare della sera con le sue lunghe dita che attenuano la luce del giorno.
Seconda tappa, dislivello 864 mt, T3+, I UIAA
Colazione al mattino, sono le 7.50 quando lasciamo il rifugio e ci dirigiamo verso l'attacco alla cresta owest del monte Peralba(pietra bianca), grande e possente monte che sovrasta il rifugio, con una parete bellissima con la presenza di molte vie.
Noi saliamo piano nel bosco, poi questo cede ad una lunga ed esposta parete adagiata di rocce con una buona possibilità di appigli per piedi e mani, saliamo sempre più su ambiente alpino siamo ai 2000, poi su per i 2400, creste e baratri ci si presentano, i bolli(sbiaditi e scarsi) ci permettono di aggirare le parti più rischiose, ma voltandosi l'immagine di ciò che è sotto ai nostri piedi....bè qualche grammo di adrenalina ce la pompa in corpo.
Poi con un ultimo strappo, per parete leggermente più verticale siamo alla cima 2694 metri, le nuvole ci contornano, qualche altro escursionista stà godendosi quel poco che si riesce a vedere, due ragazze emergono dalla ferrata Sartor, cosa che io ed Irene mettiamo nel "carniere" delle "cosedafare".
Sostiamo qualche minuto, mangiamo qualche barretta, cioccolata, panino fatto al rifugio, poi suonata la campana della pace iniziamo la discesa dalla cresta est.
Questa si presenta più breve ma più ripida, qualche tratto di corda ci aiuta a percorrere un canalino ostico, poi sbuchiamo in una valletta erbosa che degrada fino al passo Hochalpljoch, confine fra Austria ed Italia, pieghiamo a destra e ci avviamo verso il passo del Sesis da li con ripida discesa planiamo sul rifugio Calvi. 
Terza tappa, dislivello circa 2000 mt, T2
Tappa di trasferimento, ma di una bellezza selvaggia e di una solitudine straordinaria, partiamo dal rifugio Calvi, ripercorrendo il passo di Sesis a ritroso, poi colà giunti pieghiamo a destra ignorando il primo sentiero dei Cacciatori che porta al monte Chiadenis, prendiamo il successivo e scendiamo nella valle del Fleons, siamo in pieno tracciato del Sentiero Carnico, boschi immensi e cascate d'acqua ci accompagnano fino a raggiungere la Malga Fleons di sotto, abitata da quattro simpatici "malgari", giovani ed in gambissima.
Traboccante piatto di formaggi di malga, birra e tre caffè ci vengono serviti, ci fermiamo circa 1/2 ora a parlare, la simpatia ci avvolge subito in una atmosfera cordiale; credo sia stato uno dei momenti più "magici" di questa nostra giornata di "transumanza".
Riprendiamo il cammino, passiamo una seconda malga abitata da un malgaro con pecore e capre, poi iniziamo a salire i due passi : la sella di Sissanis a 1987 metri e poi al passo di Giramondo 2005 metri, prima di questo possiamo ammirare il lago di Bordaglia, un vero gioiello disteso in un immenso scenario di cime e pendii erbosi.
Ora scendiamo in territorio Austriaco per un sentiero scosceso fra boschi di abeti, poi viriamo a destra percorrendo un lungo traverso che ci porta a costeggiare la Malga Wolayer di sopra, quì la fermata è d'obbligo, sono le 16 ed un certo languore di percorre.
Irene ci aiuta ad ordinare un ottimo tagliere di speck, formaggi, birre che ci consentono di superare l'ultima, impegnativa salita al lago di Wolayer, su cui si specchia l'omonimo e bellissimo rifugio austriaco, siamo al confine, rientriamo in territorio Italiano, qualche centinaio di metri ed approdiamo al rifugio Lambertenghi-Romanin; in effetti è stata una tappa molto lunga, abbiamo calcolato circa 20 km visto che i nostri strumenti(vedi App) nei vari attraversamenti di confine sono andati in tilt. 
Quarta Tappa
La sera al rifugio Lambertenghi Romanin, progettiamo la salita del giorno dopo sulla cima del Coglians, la più alta cima del Friuli, abbiamo conosciuto una simpatica coppia di Prato : Leonardo e Giada, Leonardo spiega che è possibile la parete nord senza passare per la nuova ferrata, ma salendo almeno la prima parte più dura, attraverso la traccia della vecchia ferrata dismessa..
Questa proposta affascina Irene ed Alberto col suo fare un pò "guascone" si offre di accompagnarla, Renato più ragionevole propone di salire per lo Spinotti ed io mi offro di accompagnarlo, pertanto l'indomani due squadre affronteranno la salita. 
Quarta Tappa, dislivello 930 mt, T3+ (Amadeus e Renato), I(UIAA)
Questa tappa, partendo dal rifugio, scende attraverso il sentiero 144 verso il rifugio Tolazzi, a quota 1800 circa si gira a sx per arrivare ai piedi del sentiero attrezzato Spinotti.
Iniziamo la salita, subito un canalino con una scala inserita nel suo interno, si sale, poi una serie di paretine con cavo di acciaio, gli appigli sono abbastanza, Renato si dimostra abbastanza sciolto e mi segue tranquillo, poi alcuni tratti di parete sono non protetti ma si sale ugualmente.
Arriviamo al coston di Stella(2200 mt), poi un lungo traverso a ferro di cavallo ci permette di salire un'ultimo tratto di roccia bagnato, tramite scalette di legno alla fine raggiungiamo un vasto altopiano dove a sx pieghiamo salendo un primo lungo ghiaione, poi un piccolo salto di roccia ci fà accedere ad un secondo ghiaione.
Al termine del ghiaione, inizio a salire un salto di rocce di circa 100 mt di dislivello, Renato è rimasto indietro ed io voglio salire sul Coglians per vedere Irene ed Alberto dove sono, supero la salita arrampicando e sono sulla cima, nuvole e qualche schiarita, ma dei due nessuna traccia, penso abbiano sbagliato strada, sulla cima una famiglia e cinque Sloveni.
Ad un tratto Irene mi chiama : Ale trova una corda! che fare, corde non ne ho, chiedo alla famiglia, nulla; mi rivolgo agli Sloveni in inglese, "tranquillo, siamo del soccorso alpino Sloveno", in un attimo con corda e moschettoni sono sulla cresta esposta da dove stanno salendo Irene ed Alberto, aiutano quest'ultimo a percorrere una strettissima cresta e poi sono con me sotto la campana.
La discesa ci porta a recuperare Renato, percorrere il sentiero verso il Pic Chiadin e poi al rifugio Marinelli.

pirene
Quarta Tappa, dislivello 970 mt, T4+ (Pirene e alberto), III(UIAA)
Come ha già detto Alessandro per la prima parte di questa tappa ci dividiamo in due coppie, Alberto ed io iniziamo la salita verso il lato nord del monte Coglians... partiamo di buona lena convinti di avere le idee chiare su cosa ci aspetta. Costeggiamo il lago Wolayer sul lato destro e seguiamo il sentiero ben segnalato con bolli rosso/bianco. Dopo circa un quarto d'ora di salita ci troviamo su una selletta senza più capire qual è il sentiero che dobbiamo prendere. Mi torna utile il saper parlare tedesco e chiediamo di poter guardare la cartina di due signore austriache. Scopriamo di aver già sbagliato e a quel punto decidiamo di proseguire comunque senza ridiscendere il sentiero. Così attraversiamo quello che io chiamo  Il "montarozzo rosso", attrezzato con corde per facilitare la breve arrampicata e successiva discesa dall'altra parte che ci porta all'attacco del nostro vero obiettivo. 
Iniziamo a seguire i radi bolli giallo/rosso (della ferrata vecchia) che ci fanno salire impiegando gambe e braccia per superare più di qualche passaggio difficile. Alberto mi segue ma fin dall'inizio mi rendo conto che la sua giovane età e l'allenamento in palestra non sono sufficienti per cavarsela tra le rocce. La salita si sta rivelando davvero impegnativa per Alberto mentre io mi rendo conto quanto una buona tecnica è più utile della forza fisica, e mi diverto. Così per aiutare Alberto a superare qualche passaggio complesso mi improvviso a fargli da coach. Ad un certo punto ci troviamo a percorrere un sentiero che segue la parete di traverso e che ci porta alla ferrata nuova (bolli rotondi blu). Quì inizia un nuovo tratto davvero impegnativo, verticale e emozionante sia per i passaggi che per il panorama. L'ultimo tratto si sviluppa in cresta e a pochi metri dalla cima mi trovo davanti un breve passaggio aereo assicurato con la corda ma seguito da una roccia esposta e un gran bel vuoto sotto di noi da entrambi i lati. Guardo la faccia di Alberto e per un momento penso: questo passaggio non lo farà mai. Invece lo ha fatto e così la mia richiesta di mandarmi la corda era solo dato dalla mia preoccupazione. Alessandro era lì, poco più in alto che ci aspettava sulla cima e quando ci siamo abbracciati la tensione e la fatica di Alberto si sono sciolti e mi ha mandato cordialmente a quel paese, ma so che non dimenticherà mai questa splendida montagna. 
alla prossima e 
Berg Heil bella gente

Quinta Tappa, dislivello 811 mt, T2
Passiamo la notte al Marinelli dove la vista è unica e l'atmosfera è delle più piacevoli, tutto passa alla fine di fronte ad un bicchiere di birra ed al racconto della giornata, al mattino ci aspetta una bellissima discesa verso il Passo di Monte Croce, il sentiero che discendiamo ci permette di godere di tutte le bellezze di questa regione alpina che ci ha stupito e rapito.
Alla prossima!



P.S. Non ho messo nè i tempi nè i kilometri, xchè questi giorni, che io chiamo i giorni dello "spirito", non sono essere misurabili con i soliti valori.

Ho aggiunto 10 foto del mio amico Renato, lo merita per la loro bellezza.

Hike partners: Amadeus, pirene


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Comments (5)


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Menek says:
Sent 27 August 2016, 22h05
Bello, come mi avevate detto... su le mani!
Un plauso particolare alla spericolata sudtirolese!
Ciaooo

Amadeus says: RE:
Sent 28 August 2016, 08h01
Vero ho per moglie una vera arrampicate, non la ferma nulla

andrea62 says:
Sent 28 August 2016, 16h21
Bella traversata che vi invidio!
Ciao
Andrea

Amadeus says: RE:
Sent 29 August 2016, 07h25
Grazie, si veramente bella, ciao

gbal says:
Sent 30 August 2016, 17h43
Divertimento massimo questi ragazzi.
Complimenti a voi


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