Verso Punta San Matteo (3678) dal Rifugio Berni (2542) al Passo Gavia


Published by Alberto C. , 25 June 2015, 00h34.

Region: World » Italy » Lombardy
Date of the hike: 6 June 2015
Ski grading: PD+
Waypoints:
Geo-Tags: I 
Time: 6:00
Height gain: 1167 m 3828 ft.
Height loss: 1167 m 3828 ft.
Route:Rifugio Berni al Passo Gavia; ex Rifugio Gavia; Ghiacciaio del Dosegù; quota 3507 sulle pendici di Punta San Matteo. Ritorno per la medesima traccia.
Access to start point:Il Passo Gavia è raggiungibile sia dal versante valtellinese, da Santa Caterina Valfurva, sia da quello Bresciano, percorrendo la strada statale per il Tonale. Dal versante bresciano la strada è piuttosto stretta - si tratta di una vecchia strada militare - e per circa 5 chilometri l'incrocio di due veicoli risulta difficoltoso. Il Rifugio Berni si trova sulla strada e ci si arriva direttamente in auto.
Accommodation:Il Rifugio Berni.

Quest'anno le uscite scialpinistiche, a causa di problemi familiari, sono state scarse e l'allenamento non è granché, ma per la chiusura della stagione accetto la proposta di Andrea di questa meta abbastanza prestigiosa in rapporto alle nostre capacità.
Non ho raggiunto la vetta e ho avuto la mia prima esperienza con un crepaccio.
 

DIFFICOLTÀ.    BS (PD). Non presenta particolari difficoltà fin sotto la Punta, dove la pendenza si fa importante. In qual punto trovata neve durissima, i rampant non lasciavano segni; nel tratto iniziale della rampa, uno scialpinista, poco sopra a me, scivola e si fa un bel pezzo prima di riuscire a fermarsi, fortunatamente in quel punto di pericoli non ce ne sono. Altri si fermano a metà,  si tolgono e infilano i ramponi agli scarponi. Il tratto terminale della cresta, gli ultimo 150 metri di dislivello, si fanno a piedi.
Attenzione ai crepacci.

QUOTA MASSIMA:  m 3507, quota massima raggiunta, una quarantina di metri sotto il deposito sci.

QUOTA MINIMA:  m 2536, il ponte sul torrente Gavia a poca distanza dal Rifugio Berni.

SVILUPPO:  km 14,8

TEMPO DI SALITA:4h 10'

TEMPO DI DISCESA1h 50'         

NOTE SUL PERCORSO.    Dal Rifugio Berni (m 2542), sci in spalla, si perdono alcuni metri di quota per raggiungere il ponte che consente di superare il torrente Gavia (2536), per poi risalire l'opposto versante fino a raggiungere il vecchio Rifugio Gavia (m 2559), dove si calzano gli sci.
In leggera salita si aggira la spalla della Punta della Sforzellina. A quota m 2645 circa si perde quota per raggiungere il fondo del vallone dove scorre il Rio del Dosegù, una settantina di metri più in basso. Qui la neve si fa rara e spesso si è costretti a togliersi gli sci. Risalendo il ripido pendio morenico, si raggiunge il ghiacciaio del Dosegù (m 2950 circa); raggiunta una seraccata, sulla destra(senso di marcia) di questa, si supera un ripido tratto portandosi sulla parte superiore del ghiacciaio. Stando sua sinistra orografica, su un facile terreno ondulato, ci si dirige verso l'evidente  sella a sinistra della Punta San Matteo. L'ultimo pendio è che porta alla sella dove si lasciano gli sci, è molto ripido e quel giorno molto duro. Giunto a quota 3507, dopo avere assistito ad una lunga scivolata di una persona che mi precedeva, ho deciso di abbandonare l'impresa e di raggiungere il mio compagno di avventura che si era già fermato ai piedi del ripido pendio. I rampanti erano poco efficaci e per proseguire sarebbe stato necessario togliersi gli sci e proseguire con i ramponi agli scarponi.
 
Per la discesa abbiamo seguito l'itinerario della salita.
Poco sopra quota 3000, la neve è pessima, qua il rigelo non c'è stato; il pendio è abbastanza ripido, tutto arato dalle precedenti discese. Dopo un lungo traverso ci si presentano due alternative: proseguire per un altro tratto e scendere per un canale che, da lontano, presenta neve in pessime condizioni, oppure scendere per il canale più piccolo percorso in salita. Le due donne che ci precedono scelgono per la seconda soluzione; le seguiamo.
L'unico modo per girare è saltare. Il terreno è uniformemente arato dai ripetuti passaggi, non presenta segni particolari. Sono l'ultimo. Prima di arrivare vicino a quel che sembra un piccolo seracco, carico la molla per curvare; il terreno sotto gli sci sparisce. Mi trovo con la punta dello sci sinistro, che si è sganciato, all'altezza degli occhi; lo afferro e lo metto di traverso al nastro nero che ho all'altezza dello stomaco. I piedi penzolano nel vuoto. Il sinistro, libero dallo sci, trova rapidamente un appoggio, il destro lo spingo contro il lato opposto "a contrasto": si incastra; mi sento abbastanza stabile. "Andrea, sono finito in un crepaccio", grido al mio compagno. Intanto do uno sguardo all'interno del crepaccio: non è largo, ma poco sotto i miei piedi si allarga leggermente, le pareti sono coperte di candelotti di ghiaccio, il fondo non si vede, potrebbe essere profondo due metri, oppure dieci oppure ... chissà. 
Provo a forzare coi piedi: il sinistro ha un buon appoggio, il destro, con lo sci, è meno affidabile; lo sci messo di traverso alla fenditura garantisce un buon appoggio per le braccia. "Sono in un crepaccio", grido nuovamente.
Mi do una spinta e butto la testa verso valle. Lo zaino la segue e supera l'orlo della voragine. Un ruzzolone di alcuni metri verso valle coi piedi rivolti al cielo: "Andrea, sono uscito; sono fuori", grido.
Due profondi respiri; i due sci ci sono, i due bastoncini pure, e soprattutto, Alberto c'è, tutt'intero. L'escursione può continuare, baciata dalla fortuna.
 
 
METEO.         Inizialmente una bella e mite giornata, senza vento. poi sono sopraggiunte le nubi e gli ultimi metri della discesa sono stati accompagnati da qualche goccia di pioggia.        

NEVE.   In basso scarsa e marcia. Sopra i m 3100/3200 buona e molto dura (durissima nell'ultimo tratto). Bellissima sciata fino a quota 3000 circa, poi neve pesante e poco sciabile; in basso neve più sciabile.

COMPAGNI:Andrea. 

Hike partners: Alberto C.
Communities: Hikr in italiano


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Comments (1)


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danicomo says:
Sent 25 June 2015, 12h12
Caspita... bella storia!
Ciao
Daniele


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