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Motton (2739 m) - Piz da Termin (2902.9 m)


Published by Varoza , 6 September 2012, 00h20.

Region: World » Switzerland » Tessin » Bellinzonese
Date of the hike:26 August 2012
Hiking grading: T5- - Challenging High-level Alpine hike
Mountaineering grading: F
Waypoints:
Geo-Tags: Gruppo Torrone Alto   CH-GR   CH-TI   Gruppo Cima Rossa 
Height gain: 2015 m 6609 ft.
Route:Santa Domenica (1035 m) - Scandalasc (1317 m) - quota 1539 m - Scorsö (1740 m) - Alp de Naucal (1804 m) - quota 2103 m - Bocchetta di Vedrign (2260 m) - Vedrign – versante NNW - Motton (2739 m) - cresta E - quota 2899 m - Piz da Termin (2902.9 m). Discesa prevalentemente per la stessa via di salita.
Access to start point:Allo svincolo autostradale di Bellinzona Nord si prende la A13 in direzione di San Bernardino. Dopo qualche chilometro di esce dalla semi-autostrada nei pressi di Roveredo/Grono. Ci si immette sulla cantonale in direzione di Grono fino al bivio che sale in Valle Calanca. Dopo ca. 16 km si raggiunge Santa Domenica.
Maps:CN 1274 Mesocco

Quest’oggi con la meteo si va a colpo sicuro. La cima c’è… l’unico dubbio resta il luogo di partenza: la Val Pontirone oppure la Val Calanca? Nonostante l’aggiunta di 300 metri di dislivello opto per la più soliva vallata grigionese, peraltro non ancora esplorata quest’anno.

Alle 6h10 mi inoltro su per il grazioso nucleo di Santa Domenica (1035 m) imboccando da subito il ripido ma bel sentiero con segnavia Bianco-Rossi che sale a risvolti fino ai monti di Scandalasc (1317 m). Superati i prati  del monte entro nel fitto Bosch del Canagn fino a costeggiare un enorme vallone con rada vegetazione. Lo risalgo tenendomi dapprima sul crinale di sinistra e poi, grazie ad una traversa un poco esposta (sentiero comunque largo) passo dalla parte opposta della scogliera, da dove in breve guadagno il bucolico monte di Scorsö (1740 m). Quest’oggi non sembra esserci anima viva quassù, anche se la radura ospita degli accoglienti rustici. Dopo una breve pausa mi incammino avvolto dai primi raggi di sole in direzione dell’Alp de Naucal (1804 m).

Da qui via i segnavia scompaiono anche se poco sopra l’alpe posso sfruttare una vecchia traccia in buono stato che mi permette di guadagnare senza fatica altri 200 metri di dislivello e di sbucare così sui verdi pianori di Gagnon de Naucal (2103 m). Oltre alla Bocchetta di Vedrign, che si trova proprio di fronte a me, da questa posizione riesco anche ad ammirare la prima meta di giornata… ossia il Motton. Sul versante calanchino della sopracitata cima individuo subito un passaggio (ben visibile sulla CN) che mi permetterebbe una via più diretta alla meta rispetto a quella che passa dalla Bocchetta di Vedrign. Decido di seguire comunque l’itinerario stabilito la sera prima e tra sassaie e pendii erbosi  mi porto dunque sulla selletta che costituisce la Bocchetta di Vedrign (2260 m).

Dalla sella discendo qualche metro sul versante pontironese scavalcando dei macigni che sembrano delle saponette… qui il sole non c’è ancora e la brina della sera prima rende il terreno insidioso. Superate indenni queste faticose barriere comincio la lunga ascesa su pietrisco (spesso malfermo), in direzione della conca di Vedrign. La salita dell’ampio versante N può avvenire a piacimento. Anziché spostarmi sui più dolci pendii proprio sotto la cresta NNW del Piz da Termin, mi tengo invece più sulla sinistra, ossia appena sotto le rocce della cresta NNE  del Motton. Voglio ispezionare la via di fuga citata sopra per cui raggiungo la bocchetta senza quota (ca. 2450 m) in prossimità di un ometto di sasso. Come pensavo, al ritorno, potrò discendere per questo tracciato senza problemi evitando così di ripercorrere la lunga e detritica vallata di Vedrign.

Proseguo oltre spostandomi ora più sul centro della conca, in quando non so ancora se salire dapprima sul Piz da Termin direttamente per il versante N, oppure se raggiungere il Motton, e poi seguire tutta la cresta E fino al culmine. Superato un piccolo nevaio mi ritrovo proprio sotto l’anfiteatro roccioso tra il Motton e la cima spartiacque di quota 2899 m. Il percorso più diretto lungo il versante N mi appare da qui molto insidioso e “permafrostico”… una roccia in disfacimento! Salire da quella via vorrebbe dire procedere con un passo avanti e due indietro (se ci fosse neve sarebbe un’altra storia). Senza troppo pensarci opto subito per il tracciato che mi sembra più sicuro, o meglio… meno friabile. Risalgo ancora un poco il ripido pendio detritico in direzione della cresta NNE, dopodiché imbocco un evidente canale che mi porta in breve ad una bocchetta a pochi passi dalla vetta del Motton (2739 m), che raggiungo verso le 9h50.

Da questo punto la vetta del Piz da Termin sembra molto distante, eppure la raggiungerò in nemmeno  40 minuti, senza incontrare particolari ostacoli. Dal Motton ridiscendo in breve alla selletta, supero un primo spuntone con facile arrampicata su roccia ed erba (altrimenti aggirabile facilmente a sinistra su esposto sentiero di capre - lo farò al ritorno) per poi proseguire lungo la facile e larga cresta E detritica fino allo spartiacque di quota 2899 m. Guadagnato questo punto non mi resta che camminare gli ultimi pianeggianti  metri fino al maestoso Piz da Termin (2902.9 m).

In vetta tira un venticello piuttosto fresco per cui cerco un comodo giaciglio appena sotto l’omone con la croce. E’ mattina inoltrata per cui mi concedo una buona ora e mezza di sosta. Da quassù sembra di poter toccare con un dito le numerose  torri del Torrentone ! Voltando invece lo sguardo giù verso la Val Pontirone il mio pensiero non può che andare ai miei avi che nel ‘700 in questa selvaggia valle ci campavano… Chi lo sa, forse qualcuno si sarà anche spinto fin quassù?

La vista sui residui del Ghiacciaio di Alto e di Basso con il terreno morenico del Büiòn (sul versante N del Torrente Alto) mi porta invece alla mente un gradevole dialogo durante una goliardica serata in Capanna Cava, quando per la prima volta dalla bocca di un autoctono sentii parlare dell’ingegnosa “Fabbrica del Ghiaccio”. Ebbene si… nel tardo ‘800 il ghiaccio era un bene prezioso e l’intraprendente società “La Cristallina” mise in piedi un sofisticato sistema per trasportare il pregiato materiale da quassù sino a Milano e Torino. Sulle pendici del Torrentone il ghiaccio veniva tagliato in cubi e riposto in apposite cassette di legno, dopodiché spedito a valle grazie a funi  e teleferiche (ci sono ancora dei resti ben visibili nei pressi di Biborgh, se la mente non m’inganna). A valle il ghiaccio veniva avvolto in coperte di lana e trasportato alla stazione di Biasca per mezzo di carri trainati da cavalli ed infine per treno in Italia. Con l’avvento della tecnologia è superfluo raccontare il triste destino che fece “La Cristallina”. Bello però pensare che un ormai misera lingua di ghiaccio custodisca affascinanti, antiche e (forse) folli storie…  

Beh…  mi risveglio dai miei pensieri che il mezzodì è passato da un po’… è ora di rientrare. Ripercorro di nuovo la cresta E… valuto questa volta dall’alto la via di fuga direttamente sul versante N, ma nuovamente la friabilità del terreno non mi ispira proprio… e tiro dritto sul più sicuro filo di cresta fino al Motton. Da qui, perdo quota tenendomi più sulla parte destra (cresta NNE), che in effetti risulta un po’ meno franosa. Più in basso incontro infatti anche degli ometti di sasso che mi guidano alla bocchetta di quota 2450 m ca. (citata in precedenza).

Mi fermo un momento per ammirare le curiose formazioni rocciose del Camin de Biancalan dopodiché mi incammino giù per il versante calanchino lungo il comodo (ed inaspettato) sentierino di capre, che seguo fedele fino a trovarmi al cospetto di un altro curioso spuntone roccioso. Lo supero sulla destra e continuo ora la discesa sempre sulla traccia che si fa viepiù meno visibile. Il terreno non resta comunque mai impervio e posso proseguire a piacimento in direzione del Gagnon de Naucal, dove mi ricongiungo al percorso di salita. Credo che questa variante possa far guadagnare una buona mezzoretta, anche se dal basso non è facile “beccare” il sentierino (ci si può comunque orientare bene grazie al caratteristico spuntone, sempre ben visibile).

Da qui non mi resta che seguire lo stesso percorso di salita, tranne una piccola deviazione per una radura in modo da raccorciare il percorso evitando di passare ancora dall’Alp de Naucal.

Note:
  
Vetta:
Uomo di sasso, libro di vetta e croce sul Piz da Termin.   
 
Santa Domenica:
Buona possibilità di parcheggio poco dopo il paese, prima della galleria.
 
Valutazione:
Santa Domenica - Alp de Naucal - Bocchetta di Vedrign: T3
Bocchetta di Vedrign - Piz Motton - Piz da Termin: T5- (per la friabilità) / F (Guida CAS)
Variante di discesa da quota 2450 m ca. - Gagnon de Naucal : T3  

Hike partners: Varoza


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Comments (7)


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ivanbutti says:
Sent 6 September 2012, 08h05
Complimenti per la bella escursione in una zona selvaggia e poco esplorata.
Un saluto, Ivan

Varoza says: RE:
Sent 13 September 2012, 00h46
Ciao Ivan, grazie. Descrizione perfetta. Da scoprire!
Saluti,
G.

pm1996 says:
Sent 6 September 2012, 22h57
Bella zona complimenti la copiero'.
Paolo

Varoza says: RE:
Sent 13 September 2012, 00h42
Ciao Paolo,
bella cima ed ambienti selvaggi, te la consiglio! Saluti.
G.

ciolly says: Mi piace!
Sent 6 September 2012, 23h04
Ottima scelta, davvero un bel posticino... "frequentatissimo".
Magari in futuro, impegnando un paio di giorni, una visita posso anche metterla in conto...
Tanti Auguri di Buona Montagna!

Varoza says: RE:Mi piace!
Sent 13 September 2012, 00h45
Ciao, eh si ho incontrato un casino di gente :-))
Saluti...

gbal says:
Sent 20 June 2013, 22h06
Ciao!
Solo per caso ho letto la tua interessantissima relazione. Lo è molto per me perchè ci avevo provato, "crapone" anche io, invece che dalla Capanna Cava come tutti da Santa Domenica. Però io non sono andato fino alla Bochetta di Vedrign ma sono salito sotto ai ripari palavangari, col sentierino delle capre che tu hai trovato in discesa. Purtroppo era una giornata "no" e mi sono fermato a 300m dal Motton, sull'assolata e scomoda pietraia che ha distrutto le mie forze. Ora metterò nel forziere la tua relazione per provarci di nuovo.
Un saluto
Giulio


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