COVID-19: Current situation

Pizzo Stavello di Luserna (2259 m)


Published by emanuele80 , 21 December 2018, 12h45.

Region: World » Italy » Lombardy
Date of the hike: 8 December 2018
Hiking grading: T3 - Difficult Mountain hike
Mountaineering grading: F
Snowshoe grading: WT5 - Alpine snowshoe hike
Waypoints:
Time: 10:00
Height gain: 2050 m 6724 ft.
Access to start point:Da Milano al trivio di Fuentes lungo la SS 36; da qui seguire la ex-statale 38 fino ad Andalo. Parcheggio presso il cimitero.
Maps:map.geo.admin.ch

Come prologo al racconto della salita odierna, calza a pennello l’introduzione fatta da cai56 in una delle sue relazioni:

“La Val Lesina, che si dispiega - orograficamente molto complessa - alle spalle di Delebio e dell'adiacente Andalo è una delle valli orobiche meno frequentate dal punto di vista turistico: la bellezza è straordinaria, i sentieri non mancano e sono anche discretamente segnalati, ma la presenza escursionistica è bassissima probabilmente per il lungo accesso (si deve partire dal fondovalle valtellinese) e l'assenza di bivacchi o rifugi aperti e gestiti. Inoltre, le vette raggiungibili non sono di particolare richiamo, comportano comunque dislivelli ben superiori ai 2000 metri e presentano difficoltà ai limiti dell'escursionismo. Tutto ciò fa sì però che chi si avventura possa trovare un ambiente molto integro, solitario e - trovandosi all'interno del Parco delle Orobie Valtellinesi - ancora faunisticamente accettabile.”

Se a tutto questo aggiungiamo la severità delle condizioni invernali, il quadro generale lascia poco spazio alle interpretazioni e, complici anche alcuni errori di valutazione del percorso, la salita si tramuterà in un’esaltante avventura dal sapore pionieristico. Ma veniamo ai fatti.

Dal cimitero di Andalo, mi incammino lungo via Pedemonte, raggiungendo in breve una cappelletta votiva: qui imbocco il sentiero a destra che sale ripido fino a confluire nella pista forestale per Erdona. Incontro ben presto la caratteristica strada lastricata a forma di U, adibita allo strascico del legname, chiamata oga, che percorro fino alla sua fine, dove si trova lo scosceso maggengo di Revolido. Fino a qui ho guadagnato quasi 700 metri di dislivello, piuttosto diretti, con buona e costante pendenza. Seguo ora un percorso pianeggiante, raggiungendo il ramo orientale del torrente Lesina che si attraversa sul caratteristico Ponte delle Guardie o Ponte di Stavello. Superato il ponte, costeggio per un breve tratto il torrente, per poi risalire una dozzina di tornanti circondati da un’antica abetaia detta Vacaresc, fino ad una deviazione posta qualche metro prima di un ruscelletto e segnalata da un cartello in legno indicante l’Alpe Stavello. Qui proseguo verso destra con ripide giravolte fra abeti secolari e giovani ontani selvatici sino a raggiungere in breve una radura con le due baite dell’alpe, soprannominate I Soi. Procedo su sentiero fra splendidi corridoi intagliati in una bellissima abetaia, dove inizia a comparire la neve poco prima di arrivare in vista della Casera Stavello, posizionata ai bordi di un magnifico circo glaciale. Tiro un po’ il fiato e calzo le racchette, mentre ammiro la luminosa corona di cime che contorna la piana valtellinese alle mie spalle. Riparto quindi a sinistra proprio dietro la casera verso un ampio costone che risalgo per tutta la sua lunghezza fino ad incontrare la Baita di Cima. Qui il panorama si fa ancora più ampio e la vetta sempre più vicina ma ci sono ancora 450 m di dislivello da superare. Risalgo sul pendio sopra la baita nel fastidioso bosco di ontanelli per un centinaio di metri, puntando all’evidente sella fra la cima dell’Ala del Nibi ed il Pizzo Stavello; la progressione è molto faticosa a causa della neve inconsistente e quello che dal basso sembrava un percorso evidente, ora risulta sbarrato dai roccioni soprastanti. A questo punto inizio a compiere, intuitivamente, un lungo traverso pianeggiante verso destra, a caccia di un pendio o un canalino da seguire per guadagnare quota e sfruttando qualche traccia di animale come guida. Faccio due tentativi di attacco, ma le brutali pendenze ed alcuni muretti di roccia mi fanno desistere rapidamente: forse dovrei cambiare assetto e ramponarmi, però le racchette mi danno una buona sicurezza e, nonostante la stanchezza si faccia ormai sentire, voglio recuperare il tantissimo tempo perso negli sforzi sinora infruttuosi di portarmi verso la cresta. Decido quindi per un ultimo approccio, che si rivelerà poi quello buono: puntando bene i bastoncini nella neve farinosa, risalgo una ripida parete sui 40/45°, sbucando finalmente sulla cresta schiaffeggiata dal vento ma illuminata dal sole! Comunque, nonostante la punta della croce si veda e sembri oltretutto vicina, l’ultimo tratto di salita si rivelerà estenuante, dovendo fermarmi spesso per riposare ed aiutare un affaticato Zeus (come dargli torto!) con qualche spintarella.

Ed ecco la cima, oggi prestigiosa al pari di una conquista himalayana! Ammiro il panorama da questa remota vetta sentendomi così lontano da tutto e da tutti al punto da provare un senso d'inquietudine ma anche tanta gioia e soddisfazione. Pochi minuti però e ritorno alla realtà, la discesa sarà lunga e ho davanti a me poco meno di tre ore di luce!

Mi calo quindi con facilità sul lato opposto della cresta fino ad una selletta quotata circa 2120 m: scendere ancora sul versante N non se ne parla, nella neve non sembra affatto semplice individuare il percorso giusto, ed avendolo mancato da sotto non mi viene da escludere che possa incasinarmi anche in discesa. Verso sud, invece, vedo chiaramente in lontananza la Baita del Sugherone ed in prospettiva l’unica difficoltà potrebbe rivelarsi quella di superare il successivo salto del torrente per raggiungere il pianoro della Cascina di Mezzana. Come soluzione mi sembra quindi la migliore: prendo pertanto i miei riferimenti e mi butto a capofitto in discesa, puntando alle uniche baite che vedo e che raggiungo in poco più di un’ora, raccordandomi nell’ultimo tratto con un sentiero pianeggiante visibile anche con la neve. Il successivo percorso verso Mezzana, purtroppo per me, inizialmente lo manco, calandomi troppo in basso proprio sopra i salti di roccia del torrente, mentre l’imbocco della ripida discesa si stacca invece dal sentiero pianeggiante citato in precedenza, appena prima di accedere al pianoro di Sugherone. Corretto il tiro al prezzo delle ultime forze residue, perdo quindi quota nel bosco mantenendo con attenzione il tracciato estivo fino alle Baite del Saldarello ed in breve alla Cascina di Mezzana, dove giungo mentre il sole sta tramontando. Poco oltre mi concedo una rilassante pausa, il sentiero è ormai evidente ed in prossimità del bivio per l’Alpe Stavello il percorso si congiungerà con quello fatto al mattino che posso tranquillamente scendere al buio.

Giunto ad Andalo, si chiude una giornata per certi versi inaspettata ma memorabile: un tuffo nella natura selvaggia in assoluta solitudine, dove ho potuto respirare intensamente l’intima essenza dell’andare in montagna nella stagione delle dorate tinte crepuscolari e degli infiniti silenzi. Tutto questo ne è valsa la fatica spesa? Si, senza ombra di dubbio.

In compagnia del mio fidato Zeus, oggi in versione caterpillar.


Hike partners: emanuele80


Minimap
0Km
Click to draw, click on the last point to end drawing

Gallery


Open in a new window · Open in this window


Comments (2)


Post a comment

cai56 says:
Sent 21 December 2018, 16h49
Molto bello e molto avventuroso! Sopra la Casera di Mezzana è difficile orientarsi anche senza neve…
Ciao Marco

Andrea! says:
Sent 21 December 2018, 21h15
Grande!!!


Post a comment»