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Abbazia di Piona e Chiesa di Santa Maria del Tiglio a Gravedona


Published by paoloski Pro , 31 May 2016, 16h19.

Region: World » Italy » Lombardy
Date of the hike:29 May 2016
Hiking grading: T1 - Valley hike
Waypoints:
Geo-Tags: I 
Time: 1:00

Come da previsioni, dopo un sabato più che discreto, la domenica si presenta con tutto un altro aspetto: dopo una notte di acqua e lampi alle 7,30 non piove ma il cielo è completamente coperto. Il tempo di vestirsi e far colazione e ricomincia a piovere. Vabbè: l'avevamo messo in preventivo. Con calma tiriamo fuori dallo zaino le ghette, i pantavento, gli ombrelli, salutiamo il gestore del rifugio Tavecchia e ci avviamo verso il fondovalle seguendo la strada carrozzabile percorsa da decine di mezzi fuoristrada, decisamente non tutti amano camminare. Alle auto ci si saluta dandosi appuntamento per la prossima lezione degli Incontri di Avvicinamento alla Montagna.
Io e Monica siamo autonomi ed avevamo già deciso che, nel caso fossimo scesi a valle già il mattino, avremmo fatto una disgressione culturale. Perciò invece di tornare verso Lecco, da Introbio proseguiamo fino a Bellano e da qui giriamo verso l'estremità settentrionale del Lario per raggiungere l'abbazia di Piona. Io vi ero stato da bambino con mio nonno e ne ho un vaghissimo ricordo, Monica non vi è mai stata.
Seguiamo le indicazioni che da Olgiasca ci portano a seguire per oltre due chilometri una strada carrozzabile perfettamente acciottolata che ci porta ad un parcheggio sulla riva del lago. Oltrepassiamo il cancello ed entriamo in chiesa. Dell'originaria costruzione romanica non rimane che l'abside, nel coro vi sono degli affreschi che potrebbero datare al XIV o al XV secolo. All'ingresso vi sono due magnifiche acquasantiere zoomorfe, a parte questo la chiesa non presenta altri arredi notevoli. All'esterno si notano i vari interventi di aggiunta ed i rifacimenti, anche il campanile fu rifatto nel XVII secolo.
Molto bello è invece il chiostro, con dei capitelli ben conservati, perlopiù con decorazioni floreali ma alcuni con delle figure antropo e zoomorfe. Quello che colpisce soprattutto è però l'ambiente in generale: forse perche non siamo ancora in piena stagione turistica, forse per l'ora, forse perchè la giornata è decisamente brutta, il luogo è quasi deserto e vi è una gran sensazione di pace. Visitiamo la poco distante grotta di Lourdes che è preceduta da un piccolo uliveto che fa da cornice al complesso, poi scendiamo fino al terazzo che si affaccia sul lago. Di fronte a noi ecco Gravedona, la nostra prossima tappa. Riprendiamo l'auto, risaliamo la strada acciottolato e ci dirigiamo verso Nord, attraversiamo Colico, superiamo l'Adda ed il Mera e ridiscendiamo verso Sud
Raggiunta Gravedona scendiamo per le ripide e strette stradine e parcheggiamo sul lungolago. Ci avviamo quindi verso Sud in direzione del complesso ecclesiastico di Gravedona.
Conosco Gravedona e Santa Maria del Tiglio per aver frequentato, ormai tanti anni fa, i corsi di restauro ligneo  della Scuola Regionale che qui ha sede. Da allora non vi sono più tornato ma mi è rimasto il ricordo di un monumento bellissimo.
Oggi è la volta per rinfrescare i miei ricordi e far partecipe di tanta bellezza Monica.
Come ricordavo questa chiesa è un autentico capolavoro ed è anche un unicum in ambito lombardo: i clocher-porte, vale a dire gli ingressi dalla torre campanaria sono diffusi in area renana e borgognona, da noi si trovano in Piemonte ma anche qui sono ben poco diffusi.
La costruzione alterna fascie bianche di marmo di Musso con pietra nera di Olcia ed è preceduta da un prato in discesa affiancato a destra dalla mole della chiesa di San Vincenzo ed a sinistra da un alto muro cosi da fare da fondale a quella che appare come una scena teatrale.
L'interno è a pianta centrale, l'edificio era nato infatti come battistero, con tre absidi laterali, è orientata e l'ingresso attraverso la torre campanaria avviene dal lato occidentale.
Ne abbiamo una prima attestazione nell'823 ma la chiesa nelle sue forme attuali data del XII secolo.
All'interno vi si trova un notevole ciclo di affreschi purtroppo andato in gran parte perduto. Rimangono comunque testimonianze di un Giudizio Universale e di una Madonna in trono con il Bambino, nonchè di numerosi santi fra cui alcuni come San Gottardo e San Giuliano Ospitaliere, a cui andava la devozione di mercanti e viaggiatori, che testimoniano l'importanza di Santa Maria del Tiglio e di Gravedona come luogo di sosta lungo la Strada Regina.
La vicina parrocchiale di San Vincenzo è invece un grande edificio di origine romanica, ne è attestata la consacrazione nell'anno 1072, sorta su un edificio di culto precedente Nel corso del XVII secolo è stata ampliata ed innalzata fino a renderla totalmente irriconoscibile: l'interno è quello di una chiesa tardo settecentesca a navata unica molto imponente con decorazioni ed arredi di buona fattura.
Sul lato settentrionale si trova l'accesso alla cripta dedicata a Sant'Antonio che, insieme ad alcuni elementi architettonici visibili nelle parti inferiori delle murature esterne, costituisce la residua testimonianza dell'originale edificio romanico. La cripta è stata ridotta per far posto alle fondamenta del sovrastante prespiterio ma anchè così è veramente notevole. È suddivisa in cinque navate divise da colonne con capitelli decorati altomedioevali e romanici. Nell'abside e su una parete si trovano dei lacerti di affreschi del XIV secolo. 

Hike partners: paoloski


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Comments (2)


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Menek says:
Sent 31 May 2016, 21h15
Ultimamente hai dato un taglio artistico/culturale alle tue escursioni... :)

paoloski Pro says: RE:
Sent 1 June 2016, 09h30
Specialmente quando la meteo non aiuta!


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