In giro sulle Orobie per creste e vette sconosciute


Published by RocRaf74 , 26 May 2016, 22h03. Text and phots by the participants

Region: World » Italy » Lombardy
Date of the hike:21 May 2016
Climbing grading: II (UIAA Grading System)
Waypoints:
Geo-Tags: I 
Height gain: 1200 m 3936 ft.
Height loss: 1200 m 3936 ft.
Access to start point:Partenza rifugio Madonna della Neve Mezzoldo (BG)
Access to end point:Idem partenza

RocRaf74 e angy
Cosa fare questo sabato è la domanda che mi viene posta da Angela e Lella in settimana. Giovedì la neve è caduta abbondante oltre i 1.800 - 2.000 m e, volendo rimanere in bergamasca, decido di aprire la cartina e guardare un po' cosa non ho mai fatto. Ecco che l'occhio mi cade nella zona di Ca' San Marco. Tutti conoscono la zona del passo ed i monti Cavallo e Pegherolo, ma tutte quelle vette che stanno in mezzo, cosa sono? Qui ci sono delle splendide creste che non conosco. Ecco, bene, la quota non è elevata e la neve caduta da poco sicuramente non ci impedirà di percorre questa lunga cresta dal monte Azzaredo al monte Fioraro o Azzarini.
Partiamo con tutta tranquillità senza fare levatacce dal campo da calcio del rifugio Madonna delle Nevi a Mezzoldo lasciando subito Aldo, Grandemago, e seguendo lungo il sentiero 111 che sale in sinistra orografica del torrente, raggiunta la segnaletica che ci indica sentiero 124 e non sapendo cosa sia meglio, se proseguire sul 111 o cambiare, decidiamo di prendere il sentiero 124 'giro delle casere' che ci indica a circa 1h la casera Azzaredo. Si sale subito in uno splendido bosco di abeti fino a raggiungere  la casera Azzaredo e poi quella di Arale fino alla splendida conca dove è posizionato il rifugio Balicco ed il bivacco Zamboni. Più saliamo più riusciamo a meglio comprendere il nostro percorso anche se non tutti i passaggi ci sono chiari, soprattutto dal monte Azzaredo 2112 m e quello posto a quota 2254 m in quanto ci sono delle rocce e dei punti che sembrano impegnativi senza poi sottovalutare le neve presente su tutto il percorso.
Non ci facciamo scoraggiare e decidiamo di vedere passo per passo. Tra le due vette Azzaredo indicate dalla mappe il tempo passa veloce e ne perdiamo parecchio causa alcuni passaggi di II grado su roccia un po' esposti e la neve che li rende molto più difficili e scivolosi. Passato questo punto, ci diciamo il più difficile è stato fatto, direi di sì, ma la lunga cresta ci presenta molta neve in alcuni tratti.
Dalla seconda vetta Azzaredo ci fermiamo sul monte Tartano per una foto, scendiamo al passo di Budria e poi Lella ed io decidiamo di andare al pizzo del Vento attraversando un tratto di neve molto abbondante. 
Qui nel tratto di salita ecco una sorpresa inaspettata. Direi proprio che era da tempo che non mi imbattevo in questi "spaventosi" esseri striscianti. Lascio le racchette per arrampicarmi tra roccia, molta neve e cenge d'erba ma subito il sangue si gela, la mia faccia si trova tete a tete con due splendidi serpenti attorcigliati tra di loro a prendere il sole. Dove vado!!! Faccio un salto sulla cengia sotto gridando una vipera. Con Lella risalgo curiosando e si vedono una serpe nera che se ne va ed un aspide che intorpidito dal freddo non si muove per nulla. Noi dobbiamo passare di lì. Lancio della neve ma nulla, scendo e prendo le racchette e finalmente l'aspide con molta lentezza si nasconde sotto le rocce. Che fortuna che facesse freschino, se fosse stata estate, con molta probabilità, mi avrebbe morso, ero veramente a meno di 1 metro. Passiamo, ma sono certo che in discesa la rivedremo. Ed ecco che dopo la vetta l'aspide si trovava tutta arrotata su di una cengia di erba che ci aspettava, che meraviglia, che peccato non avere con me la macchina fotografica, rimasta ad Angy, avrei potuto fare una splendida foto da National Geografic.
Ritorniamo sulla nostra cresta dove ci aspetta Angy ed insieme facciamo una vetta di cui non conosciamo il nome. Noi pensavamo fosse il monte Fioraro ma Grandemago che ci aspettava poco prima della casera Azzaredo ci dice chiaramente non esserlo. Controlliamo le cartine e sì, che questa vetta sulle cartine non ha nome. 
La parte più difficile è sta sicuramente la discesa dal colletto tra le vetta senza nome ed il monte Fioraro in quanto non c'è traccia e la pendenza elevata con neve fresca ed erba l'hanno resa estremamente scivolosa.
Raggiungiamo la Casera Colomber, dopo aver tagliato il sentiero 101  e da qui dopo consulto decidiamo di scendere dritti nell'ampia conca, senza alcuna traccia, fino alla casera sottostante ormai abbandonata di Fiorano. Da qui, fortunatamente, prendiamo una traccia che poi diventa sentiero che porta alla casera Azzzaredo prima della quale sentiamo una voce, quella di Aldo, che ci fa capire di essere sulla traccia giusta.
Decidiamo di scendee da un sentiero diverso rispetto a quello di salita e quindi seguiamo i cartelli che ci indicano la frazione Fraccia. Qui manca un po' di segnaletica che indichi il rifugio Madonna delle Nevi, ma con l'intuito e seguendo le tracce che portano a valle passiamo e passando per le  baite Pigoletta arriviamo alla nostra macchina.
Che splendida giornata, come sempre, la scoperta di nuove posti ci permette di apprezzare con estrema gioia quanto fatto.

Hike partners: Lella, angy, RocRaf74


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Comments (4)


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Poncione says:
Sent 26 May 2016, 22h56
Molto bello davvero... e quanta neve ancora.
Bravissimi/e.

angy says:
Sent 26 May 2016, 23h45
Grazie Emiliano! Bello esplorare vette sconosciute e montagne ancora selvagge! Inaspettata neve...davvero tanta ancora!

Andrea! says:
Sent 30 May 2016, 23h56
Bello!
Mi toccherà andarci a fare un giro.
A.

RocRaf74 says: RE:
Sent 4 June 2016, 10h52
Ciao Andrea,
sì il posto è molto bello e soprattutto selvaggio. Sarebbe bello farlo in giornata dalla cima Siltri fino al passo San Marco.


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