Monte Disgrazia 3678mt.
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La salita a questa cima, detta anche Pizzo Bello, è un altro di quei (tanti) "chiodi" fissi che una volta entrati nella mia testa non ne vogliono più uscire se non alla loro concretizzazione.
Dopo averlo studiato e ristudiato sulle carte ed averlo altresì ammirato innumerevoli volte da ogni dove si potesse vedere, il 19 Luglio 2009 è il gran giorno del mio tentativo, solitario ed in giornata.
L'unico dubbio riguarda la via da tentare con l'alternativa del canalone Schenatti rispetto alla via normale della cresta ovest nord-ovest.
Decido di portarmi questo dubbio finchè sarò lì e valuterò al momento tutte la variabili, dalle condizioni meteo a quelle del ghiacciaio e, non meno importanti, alle...mie.
Alle ore 5 e un quarto o poco più, approfittando della fantastica luce del mese di Luglio sono già a Predarossa nella più totale solitudine, anche se al vero vi sono parecchie auto parcheggiate (gente che ha sicuramente pernottato al Rifugio Ponti).
La strada per arrivarci è veramente al limite della percorribilità per un'auto non fuoristrada, ma tant'è volendo fare in giornata non posso permettermi di partire da più giù.
Il clima, per usare un eufemismo, è decisamente fresco (2° centrigradi e un filo di brina sull'erba) con vento in quota, inoltre nei giorni scorsi è scesa un po' di neve fresca sopra i duemilaottocento / tremila.
Dopo gli accurati preparativi per non dimenticare nulla (chiaramente d'obbligo piccozza, ramponi, un cordino di emergenza, fettuccia e moschettoni), via che si parte.
Raggiungo con un ottimo ritmo il rifugio Ponti a 2559mt. e senza fermarmi, se non per qualche foto e per mangiare qualcosa, proseguo oltre e arrivato al ghiacciaio calzo i ramponi ed impugno la piccozza.
La salita continua molto bene ma il vento, a folate, è freddo e fastidioso anche se sembra comunque stia scemando.
Incontro due alpinisti, mi pare di un gruppo CAI, che stanno scendendo senza aver fatto la cima perchè uno dei due non se la sente proprio e in questi casi come si dice, meglio non rischiare.
Davanti intravvedo invece non lontani degli altri scalatori che stanno salendo per la via normale, partiti di certo dal Ponti.
Arrivato prima della sella di Pioda devo gioco forza decidere per la via da seguire; con un ghiaccio in così buone condizioni e temperatura così fredda anche se non è prestissimo e non c'è nessuno per di lì vado per il canalone Schenatti, che ho letto essere classificato alpinistico AD e che incute un po' di timore per la pendenza.
I ramponi prendono benissimo (si capisce dal rumore...) e la piccozza mi è di grande aiuto in questa divertentissima anche se non banale salita.
Mi ritrovo quasi senza accorgermi sulla cresta finale, ricongiunto alla via normale, dove incontro altri tre alpinisti che scendono e dove, proseguendo in arrampicata su misto, giungo al cospetto del famoso (si fa per dire, per gli appassionati) Cavallo di Bronzo, un monolite rossiccio piazzato proprio nel bel mezzo della cresta, ormai a poca distanza dalla visibile vetta.
Questa roccia si deve superare praticamente salendo in groppa, a cavalcioni, (di lì il nome) con esposizione vertiginosa soprattutto alla propria sinistra.
Superata questa difficoltà sono in cima dove incontro altri due escursionisti, con cui scambiamo quattro parole.
Poco sotto alla vetta in direzione nord c'è il bivacco Rauzi 3640mt. che offre riparo in caso di emergenza.
La gionata è spettacolare e così il panorama, solo che sono un po' teso per via delle difficoltà affrontate in salita e per quelle, se vogliamo maggiori, della discesa che mi attende.
Non riesco a fermami più di tanto e così lascio partire i due escursionisti e li seguo non distante.
Ritornato al Cavallo scendo con un grosso impegno psico fisico ricongiungendomi con i due legati in cordata e quindi più lenti di me.
A questo punto procedo per primo in discesa fino al bivio tra la cresta normale ed il Canalone Schenatti.
Parlando con gli altri due ragazzi che in salita hanno fatto la cresta e sono curiosi di scendere dallo Schenatti, mi convinco di rifare il canalone anche se questa si rivelerà una scelta non proprio felice.
Per via dell'ora ormai tarda la neve ha mollato e lo strato superiore di fresco non è coeso con il ghiaccio sotto; arrivato praticamente fuori dal canalone, si stacca uno zoccolo proprio sotto i miei ramponi e la scivolata anche se controllata non è affatto divertente anche perchè al termine della rampa ghiacciata c'è un salto roccioso di un centinaio di mt.
I ragazzi dietro vedendo procedono in conserva con estrema cautela.
A questo punto mi porto fuori dalla zona esposta e gli altri due pure, per cui ci salutiamo e procedo più spedito verso il rifugio Ponti.
Lì arrivato mi rilasso e finalmente mangio e bevo qualcosa.
La tensione è finita, la gioia di questa vetta tanto sognata è immensa.
La giornata mi regala ancora scorci fantastici.
Anche questa è una cima che vorrei certamente ripetere per assaporarla maggiormente, ma d'altra parte quanto tempo libero servirebbe per esaudire tutti i propri desideri?
Per ora mi accontento così; grande magico Disgrazia, ciao.
Dopo averlo studiato e ristudiato sulle carte ed averlo altresì ammirato innumerevoli volte da ogni dove si potesse vedere, il 19 Luglio 2009 è il gran giorno del mio tentativo, solitario ed in giornata.
L'unico dubbio riguarda la via da tentare con l'alternativa del canalone Schenatti rispetto alla via normale della cresta ovest nord-ovest.
Decido di portarmi questo dubbio finchè sarò lì e valuterò al momento tutte la variabili, dalle condizioni meteo a quelle del ghiacciaio e, non meno importanti, alle...mie.
Alle ore 5 e un quarto o poco più, approfittando della fantastica luce del mese di Luglio sono già a Predarossa nella più totale solitudine, anche se al vero vi sono parecchie auto parcheggiate (gente che ha sicuramente pernottato al Rifugio Ponti).
La strada per arrivarci è veramente al limite della percorribilità per un'auto non fuoristrada, ma tant'è volendo fare in giornata non posso permettermi di partire da più giù.
Il clima, per usare un eufemismo, è decisamente fresco (2° centrigradi e un filo di brina sull'erba) con vento in quota, inoltre nei giorni scorsi è scesa un po' di neve fresca sopra i duemilaottocento / tremila.
Dopo gli accurati preparativi per non dimenticare nulla (chiaramente d'obbligo piccozza, ramponi, un cordino di emergenza, fettuccia e moschettoni), via che si parte.
Raggiungo con un ottimo ritmo il rifugio Ponti a 2559mt. e senza fermarmi, se non per qualche foto e per mangiare qualcosa, proseguo oltre e arrivato al ghiacciaio calzo i ramponi ed impugno la piccozza.
La salita continua molto bene ma il vento, a folate, è freddo e fastidioso anche se sembra comunque stia scemando.
Incontro due alpinisti, mi pare di un gruppo CAI, che stanno scendendo senza aver fatto la cima perchè uno dei due non se la sente proprio e in questi casi come si dice, meglio non rischiare.
Davanti intravvedo invece non lontani degli altri scalatori che stanno salendo per la via normale, partiti di certo dal Ponti.
Arrivato prima della sella di Pioda devo gioco forza decidere per la via da seguire; con un ghiaccio in così buone condizioni e temperatura così fredda anche se non è prestissimo e non c'è nessuno per di lì vado per il canalone Schenatti, che ho letto essere classificato alpinistico AD e che incute un po' di timore per la pendenza.
I ramponi prendono benissimo (si capisce dal rumore...) e la piccozza mi è di grande aiuto in questa divertentissima anche se non banale salita.
Mi ritrovo quasi senza accorgermi sulla cresta finale, ricongiunto alla via normale, dove incontro altri tre alpinisti che scendono e dove, proseguendo in arrampicata su misto, giungo al cospetto del famoso (si fa per dire, per gli appassionati) Cavallo di Bronzo, un monolite rossiccio piazzato proprio nel bel mezzo della cresta, ormai a poca distanza dalla visibile vetta.
Questa roccia si deve superare praticamente salendo in groppa, a cavalcioni, (di lì il nome) con esposizione vertiginosa soprattutto alla propria sinistra.
Superata questa difficoltà sono in cima dove incontro altri due escursionisti, con cui scambiamo quattro parole.
Poco sotto alla vetta in direzione nord c'è il bivacco Rauzi 3640mt. che offre riparo in caso di emergenza.
La gionata è spettacolare e così il panorama, solo che sono un po' teso per via delle difficoltà affrontate in salita e per quelle, se vogliamo maggiori, della discesa che mi attende.
Non riesco a fermami più di tanto e così lascio partire i due escursionisti e li seguo non distante.
Ritornato al Cavallo scendo con un grosso impegno psico fisico ricongiungendomi con i due legati in cordata e quindi più lenti di me.
A questo punto procedo per primo in discesa fino al bivio tra la cresta normale ed il Canalone Schenatti.
Parlando con gli altri due ragazzi che in salita hanno fatto la cresta e sono curiosi di scendere dallo Schenatti, mi convinco di rifare il canalone anche se questa si rivelerà una scelta non proprio felice.
Per via dell'ora ormai tarda la neve ha mollato e lo strato superiore di fresco non è coeso con il ghiaccio sotto; arrivato praticamente fuori dal canalone, si stacca uno zoccolo proprio sotto i miei ramponi e la scivolata anche se controllata non è affatto divertente anche perchè al termine della rampa ghiacciata c'è un salto roccioso di un centinaio di mt.
I ragazzi dietro vedendo procedono in conserva con estrema cautela.
A questo punto mi porto fuori dalla zona esposta e gli altri due pure, per cui ci salutiamo e procedo più spedito verso il rifugio Ponti.
Lì arrivato mi rilasso e finalmente mangio e bevo qualcosa.
La tensione è finita, la gioia di questa vetta tanto sognata è immensa.
La giornata mi regala ancora scorci fantastici.
Anche questa è una cima che vorrei certamente ripetere per assaporarla maggiormente, ma d'altra parte quanto tempo libero servirebbe per esaudire tutti i propri desideri?
Per ora mi accontento così; grande magico Disgrazia, ciao.
Tourengänger:
Luca_P

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