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Nel cuore della Gavala: Ör Colin e Costa Portone - Valsesia


Published by atal , 1 July 2020, 00h15.

Region: World » Italy » Piemonte
Date of the hike:27 June 2020
Hiking grading: T4 - High-level Alpine hike
Waypoints:
Time: 10:00

Il meteo incerto di sabato scorso mi ha fatto rispolverare un progetto che sarebbe stato sicuramente più adatto ad altre stagioni.

Per questo giro devo ringraziare Giovanni e "Ramon", che hanno postato delle utilissime e interessanti informazioni sulla pagina Facebook "Montagne della Valsesia", a cui attingerò a piene mani...

L'Ör Colin (Oro Collino sulla Mappa Rabbini, non a caso l'unico nome riportato tra tanti alpeggi identificati solo dal numero del catasto...) è il simbolo del mondo perduto della Gavala: situato in posizione baricentrica ma non toccato da sentieri segnalati, visitato raramente da pochi - per lo più accompagnati da gente del posto - è un alpeggio in rovina dove è collocata una cappella, incredibile in un luogo che oggi appare così isolato e imboscato. La cappella è in condizioni ancora relativamente buone e presenta anche una pietra incisa con una strana scritta, di non agevole lettura, in cui le N appaiono rovesciate, a ricordo di un'epoca in cui anche l'istruzione elementare era un lusso.

Sarà l'occasione per visitare anche l'Alpe Costa Portone e un alpetto poco più a Sud, di cui purtroppo non siamo riusciti a sapere il nome, dove troveremo un inaspettato e provvidenziale riparo dalla pioggia.

Va detto che da queste parti i tetti mancano, non solo per la vetustà degli immobili, ma anche perché la pietra locale, rompendosi in grossi blocchi, risulta poco adatta alla realizzazione di coperture, che tradizionalmente venivano fatte con le felci o con un tipo di erba che i locali chiamano sion.

Il percorso
Parto con Ferruccio da Isola di Vocca e prendo il sentiero 219 che risale la destra idrografica della Val Gavala. Dopo Stalmezzo, seguiamo ancora il sentiero ufficiale fino ad un grosso faggio, il fo dal lettre, dove un postino d'altri tempi lasciava la posta destinata agli alpigiani (circa 25 minuti da Stalmezzo).

Prendiamo la traccia sulla destra che traversa prima in piano e poi in leggera discesa verso Sud. Siamo sulla vecchia strada delle mucche dell'Ör Colin, mulattiera che un abbandono di lunga data rende a tratti poco riconoscibile come tale. Il sentiero tocca i ruderi di Cascinei. Un tratto franato in corrispondenza di un canale si supera con l'aiuto di un sottile cavetto in inox, in verità piuttosto scivoloso.

Il sentiero passa ai piedi dei ruderi di Selletto di Sotto e scende a guadare il Croso della Gavala in un punto in cui un vecchio cavo di teleferica si allunga sul torrente.

Sulla sinistra idrografica la traccia prosegue verso Sud segnalata da tagli, dapprima in prossimità del greto, per poi, dopo un canale franoso, risalire in diagonale il versante fino ai resti azzerati dell'Alpe Vertighe (circa 1030 m). Personalmente nutro seri dubbi che sia questo il nome dell'alpe. Vista la vicinanza con il Croso delle Ortiche, mi sembra verosimile che anche il nome dell'alpe sia Ortighe.

Fino qui il sentiero ricalca molto fedelmente il tracciato della vecchia Carta Svizzera in scala 1:50.000. Non si può dire altrettanto del tratto successivo. Ad ogni modo chi ci ha preceduto ha messo la traccia corretta su OSM.

Il percorso scende ad attraversare il Croso delle Ortiche passando tra piante cadute, risale la sponda opposta in corrispondenza a una carbonera e traversa in direzione Est superando un canalino laterale per poi aggirare in senso orario, con percorso a spirale davvero poco intuitivo, il ripido poggio successivo guadagnandone la sommità pianeggiante.

Qui troviamo finalmente i ruderi dell'alpe dell'Ör Colin, nome proprio che unisce due toponimi ricorrenti sia in Valsesia che in Ossola: l'Ör, ossia l'orlo (come quando diciamo "sull'orlo del precipizio...") e un diminutivo di colle o colla, ovvero un punto dove si scollina, si cambia versante, ad indicare che siamo sul colmo di una dorsale circondata da dirupi...

La cappella è rivolta a Nord, verso Vocca. Sembra che un tempo dal paese venissero fino qui per invocare la pioggia nelle estati siccitose. L'affresco purtroppo è distrutto a memoria d'uomo ma la cosa più straordinaria è la presenza di una lunga iscrizione incisa debolmente su una lastra. Secondo la lettura di Davide Filiè riportata nel post di Giovanni citato in apertura, il testo è il seguente:
  
QUESTA CAPELA FATA COSTRUIRE DAI NOSTRI ANTENATI E RICOSTRUITA PER LIMOSINA DELE DONNE DELLA COMUNA DI VOCCA E RISPETTIVI CANTONI NELL ANNO.

Purtroppo la scritta finisce qui e non ci è dato sapere quale sia l'anno...

Appena a Ovest della cappella, su una cengia affacciata sul Croso delle Ortiche, c'è una piccola sorgente, strategica per un alpe collocato su una dorsale in cui venivano condotte anche delle agili e smilze manzette.

Fino qui, circa 3 ore da Isola.

Ritorniamo all'Alpe Vertigo e andiamo in cerca del sentiero per Costa Portone. I tracciati sulla Carta Svizzera e su Open Street Map differiscono tra loro ma, in questo caso, nessuno dei due corrisponde alla realtà.

Saliamo il ripido pendio boscoso alle spalle dell'alpe, trovando una traccia evidente qualche decina di metri più in alto. La traccia assume le sembianze di un vero e proprio sentiero che attraversa a Ovest entrando nel vallone del Croso delle Ortiche. In qualche tratto si incontrano dei tornanti e poi il sentiero riprende a traversare, segnalato da qualche taglio. Arriviamo così alle rovine azzerate e imboscate di Costa Portone (circa 1300 m), costituito da numerosi edifici realizzati con grossi massi più qualche terrazzamento in prossimità di una giavina. Saliamo ancora e raggiungiamo la massima depressione della dorsale soprastante, a circa 1350 m, luogo selvaggio e suggestivo, da cui si gode di un bel panorama sulla parte più interna del vallone di Gavala e sulla zona della Finestra che avevamo visitato due settimane prima.

Ritornati a Costa Portone, a valle dei ruderi inferiori prendiamo una traccia che traversa in leggera discesa a Ovest e supera il Croso delle Ortiche. Il sentiero scende a tornanti la costa sulla destra idrografica e in breve raggiunge i resti di un alpetto (circa 1250 m), segnato solo su OSM, dove troviamo anche un'inaspettata balma e un muraglione costruito con massi enormi, probabilmente a protezione dalle valanghe. Subito dopo il nostro arrivo inizia a piovere e la balma si rivelerà davvero provvidenziale...

Passato l'acquazzone, ritorniamo sui nostri passi fino all'Alpe Vertighe. Qui lasciamo il sentiero e ci caliamo con percorso libero (e qualche passaggio scomodo...) fino alla confluenza del Croso delle Ortiche con quello della Gavala, che guadiamo. Giunti in sponda destra, risaliamo il ripido versante opposto e arriviamo ai ruderi dell'Alpe Pian delle Ruse Inferiore. Poco più in alto, nei pressi di una baita riattata con tetto in lamiera, incrociamo il sentiero 219 che ci riporterà a Isola di Vocca.

Hike partners: atal


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Comments (2)


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Sent 1 July 2020, 09h32
Un'altra esplorazione molto interessante della Gavala e penso che non sarà l'ultima.

Non conosciamo l'anno di costruzione della cappella perché, forse, l'autore del testo non conosceva i numeri romani e pensò che alla fine sarebbe tornato per inciderli più tardi, dopo essere stato informato?

atal says: RE:
Sent 1 July 2020, 13h34
Magari poi è incappato in qualche passaggio disastroso...;-)


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