Torno: alla ricerca dei Massi Avelli e della Pietra Pendula


Publiziert von siso Pro , 5. Oktober 2010 um 23:45.

Region: Welt » Italien » Lombardei
Tour Datum: 3 Oktober 2010
Wandern Schwierigkeit: T1 - Wandern
Wegpunkte:
Geo-Tags: I 
Zeitbedarf: 3:30
Aufstieg: 440 m
Strecke:Torno, Piazza Caronti (230 m) – Parco archeologico dei massi-avello (400 m) – Piazzaga (550 m) – Montepiatto (653 m) – Pietra pendula (644 m) – Eiro (440 m) – Caraniso (290 m) – Torno (230 m).
Zufahrt zum Ausgangspunkt:Dogana di Chiasso – Da Como si imbocca la strada statale n. 583 per Bellagio – Blevio – Torno (14 km dalla Dogana di Chiasso strada).
Unterkunftmöglichkeiten:Albergo Ristorante Vapore, Via Plinio, Torno (Lago di Como)
Kartennummer:C.N.S. No. 1374 – Como – 1:25000; Carta turistico – escursionistica “Basso Ceresio - Lario Comasco – Val d’Intelvi - Mendrisiotto – Valceresio (Strade di pietra no. 1) – 1:30000.

Escursione pomeridiana nel Triangolo Lariano. Un “Nachmittagstürli” ricco di stimoli culturali e naturalistici: dai Massi Avelli alla famosa Pietra pendula.

 

Inizio dell’escursione: ore 13:45

Fine dell’escursione: ore 17:15

Temperatura alla partenza: 18°C

Temperatura al rientro:  19°C

 

Facile escursione per tutta la famiglia lungo mulattiere, strade lastricate e sentieri boschivi.

I motivi di interesse sono soprattutto la visita dei massi-avello: si tratta di tombe scavate negli enormi massi erratici di granito di cui è disseminato il territorio comasco.

 

Lasciamo l’auto nel piccolo parcheggio di Piazza Caronti a Torno, ad un altitudine di circa 230 m. Saliamo lungo le vie Tridi e Pozzo fino ad imboccare la mulattiera per Piazzaga. In pochi minuti ci allontaniamo dalle ultime case del paese. Dai terrazzi, solo in parte ancora coltivati, si ha un bellissimo panorama sul Lago di Como. Le nuvole mi impediscono purtroppo di fotografare il Poncione di Laglio, posto proprio sulla sponda opposta del lago.

Poche centinaia di metri sotto il sentiero, sulla sponda del lago, sorge la Villa Pliniana, che ospitò illustri musicisti quali Vincenzo Bellini e Gioacchino Rossini (1792 – 1868). Pare che in questa villa, nel 1812, compose il Tancredi, l’opera che lo avviò al successo.

 

La mulattiera sale a gradinate aggirando la costa orientale della montagna. Sul piano di Travaina oltrepassiamo l’antica porta daziaria, l’unico resto della cerchia muraria che cingeva alle spalle il paese di Torno. La tradizione vuole che chi passa sotto l’arco debba pagare il dazio e collocare quindi, simbolicamente, un sasso nell’apposita nicchia del pilastro di sinistra, ben visibile nella foto.

La mulattiera, scavata nella roccia, è protetta a valle da un bel muretto, al di là del quale si cela una profonda forra, dove scorre il torrente della Valle di Stravalle.

Pochi metri dopo la porta si attraversa su di un ponticello il fiume arrivando ad una cappelletta. Un segnavia giallo appeso al tetto dell’edificio indica l’inizio del sentiero archeologico, che in un circuito di circa due chilometri permette di ammirare in un’ora di cammino  tre avelli scavati in massi erratici di granito. A questo punto, credo che sia utile chiarire il significato di avello.

 

Massi Avelli

 

Con questo termine vengono indicate le tombe scavate nei massi erratici. Rappresentano testimonianze archeologiche note solo nell’area comasca. Sono tombe destinate a rimanere in vista e quindi sono giunte a noi violate da tempo e prive del corredo funerario. Non si conosce se fossero tombe singole appartenenti a capi o personaggi importanti o sepolcri di nuclei familiari, non presentando iscrizioni o dediche. Solo il masso avello ritrovato a Plesio, sopra Menaggio, è venuto alla luce con il suo coperchio monolitico. La copertura poteva essere anche a doppio spiovente con acroteri ai quat­tro angoli simile al coperchio di sarcofago murato all’esterno della parete absidale della Chiesa di Santa Tecla. I massi avelli sono stati studiati dal Barelli (1872) a dal Magni (1924). Ritenuti di epoca romana, i più recenti studi di G. Frigerio propongono una datazione risalente all’arco di tempo che va tra la caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.) ed il 588 d. C, quando i Bizantini abbandonarono l’Isola Comacina ed il territorio comasco conseg­nandolo al re longobardo Autari. Dei cinque massi avelli di Torno solo quello in località “Ai Piazz”, il più imponente come trovante ma con l’avello più pic­colo, presenta il cuscino scavato nella pietra e destinato a ricevere il capo del defunto con il viso rivolto ad Est, verso il sorgere del sole.

 

Dopo l’interessantissima visita ai reperti archeologici, riprendiamo il cammino circa 50 metri sopra la cappella da cui ha avuto inizio il circuito. Ora la salita si fa tosta: la mulattiera presenta un numero incredibile di gradini: da non credere! Circa 500 m ci separano dalla frazione di Piazzaga (550 m). 

La località presenta alcune cascine riattate e utilizzate come casette di vacanza o per il fine settimana.

Da Piazzaga il percorso diventa più agevole. Un segnavia ci immette sul sentiero che attraverso un bosco ceduo, ricco di massi erratici depositati dal Ghiacciaio Abduano, ci conduce all’incantevole località di Montepiatto. Per la verità, il sentiero diventa presto un’ardita stradina lastricata, protetta a valle da una ringhiera verde.

All’ingresso della località di Montepiatto osserviamo un grande crocifisso eretto dai Tornaschi.

Seguiamo ora il viottolo che passando davanti ad alcune ville e al parcheggio per i fuoristrada autorizzati giunge alla Trattoria Crotto Montepiatto, aperto il sabato e la domenica e per gruppi anche nella settimana.

Un segnavia vicino ad una fontana ci indica il percorso per raggiungere il punto culminante della gita, il colle su cui sorge la chiesa dedicata alla visita di Maria a Santa Elisabetta che nel XVI secolo faceva parte di un convento di monache.

Il posto è incantevole e invita ad una sosta.

Un sentierino che parte alle spalle della chiesa permette di raggiungere in pochi minuti la famosa Pietra Pendula.
 


Su un pannello didattico si legge:

 

Monumento Naturale sito nel Comune di Torno; 610 m s.l.m.

È un blocco di granito ghiandone proveniente da imponenti movimenti glaciali che ne hanno reso possibile lo spostamento dalla Val Masino; la pietra poggia su un basamento di roccia calcarea locale, presumibilmente forgiata dall’uomo in modo da simulare un grande e particolarissimo fungo.

Le sue dimensioni sono di 2x4x3 m, per un peso di 60 t circa.

La Pietra Pendula è certamente affascinante, sia per la curiosa e misteriosa espressione geologica che possiede, sia per la collocazione all’interno di un bosco maturo di latifoglie montane, dove dominano querce, ciliegi e carpini.

Le lettere PP incise sul masso potrebbero significare semplicemente Pietra Pendula, ma anche Proprietà Provinciale o Proprietà Privata.

 

Dopo la visita al Monumento Naturale proveniente dalla Val Masino e depositato 50-60′000 anni fa, ritorniamo fino al crocifisso di Montepiatto. Da qui scendiamo lungo la ripida stradina lastricata, che passando da Eiro e Caraniso, ci riporta in meno di un’ora a Torno.

Al nostro arrivo in paese notiamo che molte persone sono intente ad abbellire le strade e le piazze ponendo coccarde e ghirlande su portali, cancelli e finestre. È la festa del paese, in serata ci sarà una processione religiosa che attraverserà le viuzze del bellissimo villaggio rivierasco.

Nel 1913 lo scrittore Hermann Hesse (1876-1959) condensò in poche pagine l’emozione provata accostando, in battello da Como. La visione di Torno dal lago lo incantò e la definì “un amore a prima vista” (Passeggiata sul Lago di Como, in L’azzurra lontananza, pagg. 92-95, Sugarco Edizioni, Milano 1998).

 

Tempo di salita: 2 h 15 min

Tempo totale: 3 h 30 min

Tempi parziali

Torno (230 m) – Parco archeologico – Piazzaga (550 m): 1 h 30 min

Piazzaga (550 m) – Montepiatto (653 m) – Pietra pendula (644 m): 50 min

Pietra pendula (644 m) – Torno (230 m): 1 h

Dislivello teorico: 440 m

Sviluppo complessivo: 9,0 km

Difficoltà: T1

Copertura della rete cellulare: discreta
Partecipanti: Lore e siso

Tourengänger: siso


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