Lattenhorn - SKT
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Molte persone a Montespluga, sia dirette verso la Val Loga che verso Tambò-Lattenhorn.
Neve sin dal parcheggio a inizio paese.
Da Montespluga seguiamo la strada per il Passo Spluga fino alla Dogana Italiana, per poi portarci sul suo lato Ovest (si può anche restare sin da subito da questa parte, ma sembra più scomodo anche se più breve).
Ora il percorso è evidente: si sale costeggiando una fascia di rocce fino a raggiungere una zona più aperta, poi scollinando oltre un dosso si vedono contemporaneamente sia il Tambò che il Lattenhorn.
Con un doppio traverso ascendente ci si porta sopra l'evidente bastionata che chiude il Lattenhorn a Est (qualcuno è salito anche più direttamente ;-)) fino a raggiungere una selletta tra le rocce, da da cui parte la cresta finale.
Qui l'inclinazione aumenta notevolmente: conviene lasciare gli attrezzi e proseguire a piedi, meglio se con piccozza e ramponi perché spesso (come ieri) la neve qui è un po' indurita dall'azione del vento. Più sopra la dorsale si allarga e la pendenza si addolcisce, fino al plateau sommitale.
Salita piuttosto faticosa, che alterna pendii più larghi a passaggi "obbligati" in cui è necessaria buona tecnica nelle inversioni in salita sul ripido (coltelli utili anche se la neve mollava già al mattino): per chi come me deve ancora migliorare in quell'aspetto, segnalo che occorre pensare in anticipo alla linea di salita migliore da seguire.
Discesa su bella neve primaverile, in alcuni punti da "aggredire" perché un po' appesantita (siamo pur sempre a metà Aprile) ma sempre sciabile fino all'auto.
Con Kiara, unica in giro con le racchette da neve e che ringrazio per avere accettato una gita che praticamente per lei è una passeggiata al parco !
Neve sin dal parcheggio a inizio paese.
Da Montespluga seguiamo la strada per il Passo Spluga fino alla Dogana Italiana, per poi portarci sul suo lato Ovest (si può anche restare sin da subito da questa parte, ma sembra più scomodo anche se più breve).
Ora il percorso è evidente: si sale costeggiando una fascia di rocce fino a raggiungere una zona più aperta, poi scollinando oltre un dosso si vedono contemporaneamente sia il Tambò che il Lattenhorn.
Con un doppio traverso ascendente ci si porta sopra l'evidente bastionata che chiude il Lattenhorn a Est (qualcuno è salito anche più direttamente ;-)) fino a raggiungere una selletta tra le rocce, da da cui parte la cresta finale.
Qui l'inclinazione aumenta notevolmente: conviene lasciare gli attrezzi e proseguire a piedi, meglio se con piccozza e ramponi perché spesso (come ieri) la neve qui è un po' indurita dall'azione del vento. Più sopra la dorsale si allarga e la pendenza si addolcisce, fino al plateau sommitale.
Salita piuttosto faticosa, che alterna pendii più larghi a passaggi "obbligati" in cui è necessaria buona tecnica nelle inversioni in salita sul ripido (coltelli utili anche se la neve mollava già al mattino): per chi come me deve ancora migliorare in quell'aspetto, segnalo che occorre pensare in anticipo alla linea di salita migliore da seguire.
Discesa su bella neve primaverile, in alcuni punti da "aggredire" perché un po' appesantita (siamo pur sempre a metà Aprile) ma sempre sciabile fino all'auto.
Con Kiara, unica in giro con le racchette da neve e che ringrazio per avere accettato una gita che praticamente per lei è una passeggiata al parco !
Tourengänger:
Serzo

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