M. Monoccola (2686 mt),Bivacco Mattia e Valle di Dois. Con il tempo incerto non chiedo altro.
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Dopo un paio d’anni ritorno in Val Paghera di Ceto, posto molto bello dove ci si arriva con una stradina niente male, stradina asfaltata, ma ultimamente un po ridotta maluccio. Due anni fa proprio da queste parti, in una giornata fresca e ventilata, incontrai un gruppone di escursionisti naturisti che pascolavano allegramente.
La macchina è parcheggiata la dove le costruzione finiscono, la palina che indica Bivacco Mattia è proprio a due passi (N°37). Si sale per una strada acciottolata, a volte ripida, oggi pure umida e scivolosa, intercettata la deviazione (cartello, Bivacco Mattia- 37 a) ora si prosegue su sentiero a tratti comunque acciottolato. E’ una salita discretamente ripida ma mai troppo faticosa, con un passo costante spuntiamo alla Malga Monoccola dove incontriamo il proprietario intento a “monitorare” i Camosci, lui è un cacciatore di “selezione”. Scambiamo quattro parole, ovviamente parliamo di ungulati, lui da irriducibile sparatore ci pianta una filippica sui Lupi che mangiano la selvaggina e che ancora non si vedono, ma secondo lui stanno scendendo dalla Valtellina. Pòta eee, ci dice, adès arrivano i Luppi e ci sistemano loro, col càso che notre rièsom amò a ciapà an Càmos! Pòta, rispondo io, i Lupi i ghè, fomei chi? Làsa che la Natùra la fase al so cùrs… sta mia le a ciapasèla e rompomes mia cuaioni. Fine del discorso e tanti saluti.
Qua il sentiero è stretto e passa una zona a vegetazione umida, costeggia un torrente impetuoso causa abbondanti piogge cadute nei giorni scorsi e in men che non si dica sbuchiamo proprio la dove il torrente va attraversato. La corrente è forte e di ponticelli non ce ne sono, con calma olimpica ci siamo aggrappati a delle roccette e poi con tre salti veloci abbiamo superato il problema. Fiuuu!
Siamo a quota 2000 circa ed ora la fitta vegetazione lascia spazio alla roccia, al momento amalgamata da un po di terra, risaliamo l’anfiteatro e a vista possiamo già notare dove si trova il Bivacco, sulla sua destra la zona del Listino domina un secondo anfiteatro. Dobbiamo guadagnare ancora 600 metri ma il sentiero non è poi così male, stando attenti alla bollatura posta sulle roccette con facilità arriviamo sotto il Bivacco che è abbarbicato in maniera isolata; il sentiero ora si biforca e noi non capiamo come salirci, senza farci troppe menate puntiamo dritti alla meta aggrappandoci alle facili roccette. 3h.
Il Bivacco è di modeste dimensioni, dentro ci sono 4 posti letto, ma ci sono tutti i comfort per cucinare e la vista è spettacolare. Essendo in cresta l’aria fresca si fa sentire, rinunciando al sicuro riparo partiamo per il vicino Monte Monoccola dove vogliamo pranzare. Passiamo la zona gradinata con attenzione, la grandine depositata nei giorni precedenti ha reso scivoloso il percorso, arrivati nei pressi dei resti della Grande Guerra siamo rimasti sotto il filo di cresta e sena grandi problemi siamo arrivati al M. Monoccola. 3h15 totali. La cima è rocciosa e non offre grandi spazi, in compenso la visuale ci ripaga dei nostri sforzi… si pranza.
Mentre pranziamo io studio la situazione, controllo la cartina e la traccia su Orux, una volta presa la via del ritorno decidiamo di allungare il giro puntando verso il Passo della Rossola. Facciamo a ritroso la cresta e ci immettiamo sul 37a, affrontiamo un primo traverso sino a sbucare una sorta di “spartiacque” dove c’è una breve zona attrezzata, lasciata la traccia che porterebbe ai bei Corni del Palone un secondo traverso ghiaioso ci deposita sotto il Passo della Rossola, breve deviazione con salita e Passo raggiunto. Qua c’è una sorta di capanno spartano sempre aperto, buono in caso di maltempo o altro. Sotto di noi sono ben visibili i due Laghetti (Rossola,Sensipie).
Il cammino prosegue, sappiamo che restando alti, a Nord dei laghetti, il sentiero scende verso la Valle di Dois, restando sempre attenti alla bollatura e ai tanti ometti pian piano perdiamo quota. Comincia a gocciolare, dopo che le nuvole sono sopraggiunte veloci, dopo un primo momento d’incertezza mani nello zaino e fuori il poncho.
La pioggia ci depista, non vediamo una vecchia traccia che scende dritto in valle e pieghiamo a Nord, allungando così il giro e puntando verso la parte alta della valle, ma giunti finalmente nei pressi del Torrente Dois posizioniamo il fianco a Sud e via per questa valle selvaggia e isolata. A Nord, su una selletta, vediamo il modesto Rifugio Maria e Franco ex Brescia.
Il sentiero è bello, terra sotto i piedi, ma passata la Malga Dois il sentiero diventa ripido sterrato, a tratti acciottolato, attraversato indenni il Torrente Dois la discesa verso Case di Paghera è un gioco da ragazzi. That’s alla folks!
Nota 1): C’è poco da dire sulla zona visitata, il Parco dell’Adamello non ha bisogno di pubblicità. La salita al Bivacco non comporta difficoltà, basta stare attenti nella zona rocciosa dove comunque gli ometti aiutano, facile anche la salita al Monoccola e bella la discesa dalla Valle di Dois. Il giro è prolungabile a piacere.
Nota 2): Cose a caso e chi se ne frega!
Son cose: Veneto, in un campo di grano spunta il ritratto di Putin. Letame nel campo vicino. Quindi due campi di letame?
Spinoza: Memorabile la scena di Fantozzi che insegue un autobus per le vie di Roma. Ora piangiamo la loro scomparsa.
Lercio: Vaccini obbligatori per gli anziani che vogliono essere ammessi ai cantieri.
Nota 3) Eric… l’Adamello? È tutto un Sasso!
SASSO.
L’Adamello è troppo alto per questo volo basso,
io son cabarettista e lascio ad altri il passo,
comunque io m’impegno e vado un poco a spasso.
Sasso,
scommetto sulla meta ed ora alzo il tasso,
puntate molto alte che provocan sbarbasso,
se vinco la mia sfida m’appresto per l’incasso.
Sasso,
la porta del bivacco è piccola e m’abbasso,
c’è poca gente dentro ma tende a far fracasso,
ragazzi calma e gesso o adesso io vi scasso.
Il percorso è ad anello e lo faccio col compasso, e in fondo mi domando: chi cazzo è mai sto Sasso?
A la prochaine! Menek,Rosa
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