Passo di Zambla - Capanna 2000 - Pizzo Arera (2512 m)


Published by daniered , 16 August 2016, 18h41.

Region: World » Italy » Lombardy
Date of the hike:15 August 2016
Hiking grading: T3 - Difficult Mountain hike
Waypoints:
Geo-Tags: I 
Time: 2:45
Height gain: 1290 m 4231 ft.
Height loss: 1290 m 4231 ft.
Route:Passo di Zambla - Capanna 2000 - Pizzo Arera
Access to start point:SS della Val Brembana sino ad Ambria, poi su per la Val Serina sino al passo di Zambla. In alternativa, SS della val Seriana sino a Ponte Nossa, poi su sino al passo di Zambla.
Maps:Kompass 104 (Foppolo/Val Seriana)

Vedi anche: Video

Bloccato nel traffico ferragostano che cerca di risalire la val Seriana, già all'altezza di Nembro decido di abbandonare la colonna praticamente ferma e risalgo su verso Selvino, indeciso se puntare poi all'Alben all'Arera. Alla fine, avendo già salito il primo diversi anni fa, decido di proseguire sino al colle di Zambla, per dirigermi verso la cima più alta. A dire il vero, la prima idea sarebbe - una volta raggiunta la capanna 2000 - proseguire lungo il sentiero dei fiori sino al passo Branchino, poi scendere alle baite di Mezzeno, quindi risalire al passo omonimo e infine calare al rif. dei Laghi Gemelli, ove pernottare. La decisione sarà però lasciata al meteo e all'umore del momento, anche se poi non sarebbe semplice tornare a recuperare la macchina al passo di Zambla ...

Il problema più grosso è decisamente trovare dove posteggiare, perché il parcheggino sul colle è decisamente microscopico e, complice la classica scampagnata ferragostana, ogni stallo regolare/irregolare è occupato, anche addentrandosi nelle stradine sterrate e ridiscendendo verso Zambla Alta. Alla fine, la fortuna mi arride: marco come un avvoltoio un'allegra famigliola che esce dal vicino ristorante, attendo che escano dallo sterrato e ... zac ... il posto è mio :)

L'inizio della passeggiata è in leggera discesa, sino a raggiungere il punto più basso del crinale, che credo si posizioni appena sopra i 1.200 m. Ci sono vari bivi ma devo davvero complimentarmi con il CAI di BG (o chi si occupa della marcatura dei sentieri), perché le bandierine di vernice e i cartelli segnavia sono posizionati in modo impeccabile ed è impossibile sbagliarsi!

Dopo circa un quarto d'ora le stradine si fanno finalmente sentiero, si entra in un boschetto e si risale abbastanza ripidamente a sinistra (abbandonando a destra la traccia che conduce all'alpe Grem). Si sbuca quasi subito su un alpeggio (al quale si sarebbe potuti arrivare più facilmente seguendo a vista la linea del crinale, discesa docet ...) e poi si segue una piacevole carrareccia in leggera salita, che in una mezz'ora abbondante dalla partenza  conduce alla panoramica malga di Zambla alta, da cui si gode di una bella retrospettiva sul monte Alben (che, per inciso, era quotato a 1h45 dal passo).

Seguendo l'ulteriore cartello segnavia, si bordeggia per una manciata di minuti il pascolo e si entra quindi nel bosco, che farà compagnia per buona parte della passeggiata. In questo tratto, lungo circa 3 km, il sentiero praticamente non guadagna quota e compie leggeri sali-scendi, per aggirare i costoloni e divallare i ruscelli che scendono dal fianco ovest della cima di Grem.

Dopo circa 1h10 dalla partenza (a passo spedito, magari un normale camminatore potrebbe impiegarci 1h30), si esce finalmente dal bosco e si inizia a risalire verso destra il profondo solco che separa la cima di Grem dal pizzo Arera. Sotto il sole cocente del pomeriggio, si sudano le proverbiali sette camicie (in realtà, sono già a torso nudo da un bel pezzo :)), ma il dislivello da risalire non è tantissimo, forse 200 m. Almeno 10 minuti prima di arrivare alla selletta che salda i due gruppi montuosi (e dove, probabilmente, il sentiero 238 confluirebbe nel 237), intravedo una traccia da mandriani sulla sinistra. Se ci sono salite le vacche, posso farcela anch'io! Abbandono quindi il sentiero vero e proprio, mi abbasso a guadare il ruscello e poi risalgo ripidamente i tornanti ricavati tra le erbacce (non ho capito se con un decespugliatore o affidandosi alle voraci bocche delle vacche :)) Entrati nel pascolo, è inutile puntare su dritti sino alla traccia del sentiero: conviene piuttosto risalire obliqui verso sinistra e intercettarla più avanti, già in vista della baita Zuccone.

Prima di arrivarci, c'è da bordeggiare un po' le basse pendici dell'Arera, scavalcare un torrentello (dove c'è una sorgente che ritengo potabile, perché a distanza di 1 gg sono ancora vivo) e risalire il ripido valloncello erboso che conduce alla sella dove si trova la baita, quotata 1.799 m (palina). Nel frattempo, sono già sotto la famigerata nube che scherma la cima del pizzo Arera più o meno 365 gg all'anno e quindi la temperatura passa repentinamente dalla calura tropicale al fresco dei fiordi Norvegesi.

La traccia guadagna subito una cinquantina di metri su per la linea di massima pendenza, poi sale obliqua sin sotto alla Capanna 2000, che si raggiunge con un ultimo strappo più ripido. Il rifugio sembra essere stato ristrutturato di recente e si presenta davvero bene, con le sue pareti di pietra locale e l'ampia terrazza che si affaccia sull'alta val Serina e sull'Alben. Sin qui, ho impiegato ca. 1h50. Le tabelle al passo di Zambla segnalavano addirittura 3 ore, ma - visto il chilometraggio che non dovrebbe eccedere i 7 km e il dislivello di circa 775 m - dubito che anche un camminatore più tranquillo possa impiegarci più di 2h30. Di sicuro, l'accesso che ho scelto io non è il più breve, perché qualche minuto dopo arriva una combriccola di bergamaschi a torso nudo, che dice di avere impiegato 35 minuti dal punto di attacco (probabilmente c'è un parcheggio 300-400 m di dislivello sotto).

Come da meteo, il tempo s'è ormai guastato e tutte le cime sono incappucciate da nubi grigie, che sembrano promettere nulla di buono. Mentre attacco le cibarie, decido allora di temporeggiare una mezz'oretta, per decidere il da farsi. Cominciano addirittura a cadere quattro gocce, per cui non resta che schiacciare un pisolino, nell'attesa di capire se debba scatenarsi l'inferno o se, come spesso accade attorno alle 5 del pomeriggio, l'umidità sia destinata a dissolversi pian piano.

La seconda delle ipotesi sembra quella giusta, perché smette di gocciolare e la nube verso l'Arera si dissolve pian piano, mostrando tutto il crinale che conduce all'anticima. Verso nord, la situazione sembra meno chiara (anche perché lo sguardo non riesce a infilarsi oltre il crinale ovest della Corna Piana) e sarebbe decisamente troppo tardi per incamminarsi verso i Laghi Gemelli, perché potrei arrivarvi non prima delle 19:30, anche a procedere a passo di carica. L'idea di scendere alla più vicina Alpe Corte,  che stimo a 1h30, non mi attira, perché poi il giorno dopo dovrei risalire 700 m sino al passo dei laghi Gemelli. Oltretutto, dovunque riesca a spingermi negli 1-2 gg successivi, sarebbe un gran casino tornare a recuperare la macchina al passo di Zambla, perché i pullman da Ponte Nossa partono a ogni morte di papa. Così, quando vedo una ragazza di rosa vestita scendere di corsa dal pizzo Arera (probabilmente sta allenandosi per una gara di skyrunning denominata Maga),  decido di trarre il dado e di varcare il mio personale Rubicone: e cima sia!

Riparto col pile addosso (perché nell'oretta di attesa faceva decisamente freschino), ma dopo un quarto d'ora il pendio che non dà tregua ha fatto salire la mia temperatura corporea sino a livelli da Sahara. Devo allora fermarmi un attimo e rimettermi in maglietta, nonostante si continui a camminare in mezzo a una nube in fase di dissolvimento. Il sentiero risale senza indugi un dislivello di circa 400 m ed è decisamente più piacevole quando punta versa sinistra, dato che risale le placche della giacitura naturale della montagna. Quando invece punta verso destra, attraversa obliquamente il ghiaietto che separa i lastoni e dunque il fondo è molto più sdrucciolevole.

In ogni caso, dopo circa 35 minuti con la lingua fuori, raggiungo quella che speravo essere la vetta e invece è solo l'anticima. Il sentiero la bordeggia orizzontale un po' sotto la linea di cresta e raggiunge un cupo canalino, che è tale più che altro perché la nube si è riaddensata e che la separa dalla prominenza principale. Ci si deve calare per una decina di metri giù per le ghiaie, poi c'è da rimontare una breve paretina con staffe, aggirare una prominenza assicurata da una fune e le difficoltà sono già terminate.

Si risale obliqui la piramide finale, su fondo costituito da rocce rotte e ghiaie. Più o meno a metà di quest'ultimo tratto, la traccia (sempre ben bollata) si infila su per un canale poco ripido e poi riprende a zig zagare, sino a far guadagnare con fatica l'agognata cima, su cui svetta la consueta croce di vetta. Purtroppo, e nonostante siano ormai le 6 del pomeriggio, la nube non ha voluto saperne di dissolversi. Si apre solo qualche brevissimo squarcio su verso il cielo, ma la vista sulle Orobie è assolutamente nulla: si vede a stento l'anticima da cui ero transitato una ventina di minuti prima!

Pensavo di essere l'unico matto ad avventurarsi su per le cime nel tardo pomeriggio, ma nello scendere verso la Capanna 2000 incrocio un camminatore locale, che sbuffa come una locomotiva a vapore su per il ripido pendio dell'anticima. Forse lui sarà stato abbastanza fortunato da arrivare in cima al pizzo senza la famigerata nube che sempre lo avvolge :) Mentre completo la discesa sino alla capanna, è curioso vedere che la nube danza vorticosa solo sul fianco meridionale della montagna, arrestandosi una ventina di metri prima della linea di cresta, cosicché tutto il pendio che devo scendere è completamente libero alla vista.

Il panorama migliore sarà però quello di cui potrò godere poco prima del tramonto, da poco sopra il passo di Zambla: le nubi si saranno quasi completamente dissolte (tranne che sull'Arera!) e quindi la vista potrà abbracciare tutto il solco della val Serina, dominata dall'Alben, dalla cima di Menna e dal fantasma del pizzo Arera. 

Nota: l'ho classificata T3 solo perché c'è il breve passaggio attrezzato con staffe e fune, altrimenti dubito che superi la difficoltà T2 (e forse anche T1, sino alla capanna 2000).

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