Lago di Selù


Published by cai56 , 9 October 2019, 20h32. Text and phots by the participants

Region: World » Italy » Lombardy
Date of the hike:27 September 2019
Hiking grading: T3 - Difficult Mountain hike
Waypoints:
Time: 4:30
Height gain: 1187 m 3893 ft.
Height loss: 1170 m 3838 ft.
Route:Parzialmente circolare 13,57 km
Access to start point:Da Milano a Sondrio lungo le statali 36 e 38; si prosegue in direzione Bormio fino a San Giacomo di Teglio dove, in corrispondenza di un semaforo, si svolta a destra e si sale per una decina di chilometri in direzione di Carona. Poco prima di raggiungere il villaggio, presso l'ultimo tornante, si devia a destra verso Bondone. Parcheggio presso la chiesa.

Che non dovesse essere una giornata di vero bel tempo era già assodato, ma che insorgesse un livello di nuvole così basso - direi quasi "invalidante" - proprio non ce lo si aspettava.
Per cui niente cima programmata: non che sia essenziale raggiungere per forza una vetta, ma, vista la zona ricca di laghetti, sarebbe stato piacevole osservarli dall'alto in un unico colpo d'occhio panoramico.
Per cui programma improvvisato di ripiego: un tratto di GVO (Gran Via delle Orobie) che qui attraversa aree fra le più selvatiche dell'intero percorso.
Ho sempre sostenuto che la GVO è un'occasione persa per una bellissima alta via a causa di assenza di manutenzione, di assenza di punti di appoggio, di segnaletica obiettivamente malfatta; ma ogni anno - o quasi - si riaccende un minimo di speranza davanti ad un regolare annuncio di riqualificazione generosamente finanziata: è pur vero che qua e là diverse baite in disuso sono state riattate a bivacco, ma se non vengono segnalati i sentieri di accesso, rimane uno sforzo "accademico". E anche oggi la solita sensazione è stata confermata: nuove paline e frecce direzionali sono state posate (una, misteriosamente, fuoriesce dal suolo per meno di un metro…), ma non viene in alcun modo evidenziato il percorso GVO; la bollatura, molto rada, appare disposta casualmente, dove è comodo ma non utile; in due occasioni gli svincoli di sentieri si trovano a molte decine di metri da dove segnalato…
Ultima amara osservazione: come si vedrà nelle foto allegate, in loco - area parco -  è presente una vivace attività di bracconaggio.


Da Bondone si prosegue lungo l'unica strada che si addentra nella valle fino ad oltrepassare di poco un'area picnic del parco (Parco Regionale delle Orobie Valtellinesi); pochi metri dopo un ampio tornante si abbandona la sterrata per imboccare sulla destra un sentiero recentemente segnalato che, addentrandosi in un umidissimo bosco, funzionando da scorciatoia, permette di evitare un ampio giro della pista. Tornati sulla carrozzabile, la si segue per breve tratto, fin dove si ritrova il proseguimento del sentiero: di nuovo si rientra nel bosco salendo a tornanti per guadagnare quota fino a raggiungere gli ampi pascoli della Baita Monte Basso. In direzione del fondovalle, benché molto inerbata, grazie alla segnaletica a vernice, si identifica la traccia che sale verso sinistra immersa nei bassi cespugli di ginepro e rododendro. L'ascesa, senza essere estrema, è comunque redditizia e, oltrepassato un incrocio (in realtà si confluisce nella GVO senza averne alcuna coscienza), si supera la quota-livello degli alberi e si raggiunge uno spettacolare altopiano dove si alternano pascolo umido, vecchie torbiere e vasti affioramenti di rocce montonate; svoltato un dosso sassoso si trovano la costruzione della Baita Cantarena e - ben lontana - una palina con indicazioni. La palina è localizzata sulla sommità di una collinetta erbosa, ma da essa non si distaccano né tracce né segnali che non siano quelli della via principale Bondone-Passo di Bondone. Si prosegue quindi con ampi quanto inutili giri nel pianoro fino a prendere una decisa direzione verso destra attraverso una zona di rocce coricate che gradualmente porta ad un ripiano superiore: l'odierna stratificazione di nubi con la relativa scarsa visibilità non consente di collocare precisamente il percorso nella vallata. La pendenza cala e una pianeggiante traversata verso nord-ovest permette di raggiungere la conca che ospita il tondeggiante Lago di Selù. Giusto il tempo di scattare qualche foto e non rimane nemmeno il sospetto dell'esistenza della pur modesta cima che avremmo dovuto raggiungere. Tornati alla palina misteriosa cerchiamo ispirazione per una variante di discesa: la difficoltà di questo intento è testimoniata dalla traccia GPS non particolarmente decisa!  Non stiamo cercando - come pur spesso in altre occasioni ci accade - un sentiero dimenticato: stiamo cercando la GVO... e finalmente ne troviamo un sospetto a circa ottanta metri dalla palina. "Sospetto" perché inizialmente sembra essere una variante parallela e dismessa della direzione già seguita in salita. Poi vaghe tracce di passaggio divergono nettamente e si dirigono in ripida discesa al piede di una fragile parete rocciosa attraverso detriti franosi di ogni dimensione; si prosegue in continuo saliscendi scoprendo antichi lavori di adattamento, quali scale di lastroni di pietra e cenge adattate a colpi di mazza, ormai fastidiosamente in via di invasione da parte degli ontani. Terminata la parte rocciosa e oltrepassato un avvallamento erboso umido, si esce nella conca che ospita i ruderi dell'Alpe Cadì: la palina con le opportune e precise indicazioni è ben visibile ad una cinquantina di metri più a monte. Noi cerchiamo il sentiero che scende direttamente a valle e ne troviamo la sbiadita bollatura immersa nella vegetazione dell'alpe. Si tratta del "Sentèe de li volti", che, attraversati comodamente al culmine un paio di valloni impraticabili, si getta poi nel terzo solco erboso con una cascata di serpentine molto ripide su terreno infido. Raggiunto il piano, si scorre parallelamente al torrente finchè, oltrepassata una presa idroelettrica, si arriva alla pista di fondovalle: seguendola per intero o usufruendo dei sentieri adoperati in salita si torna a Bondone.


https://www.relive.cc/view/v36ArrYY9Zq

Hike partners: cai56, chiaraa


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Comments (4)


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Sent 10 October 2019, 06h42
Concordo pienamente per quello che riguarda GVO e in senso piu ampio la generale inadeguatezza e mancanza di logica nella oltretutto scarsa segnaletica dei sentieri su quel versante.Non che si debba arrivare a livelli da cartellonistica autostradale ma sarebbe auspicabile almeno che i bivi venissero segnalati . Magari dove biforcano !!! Per tutto il resto i consueti ma mai sufficienti complimenti per la ricerca di escursioni sempre un po oltre l ordinario . Saludos

cai56 says: RE:
Sent 10 October 2019, 10h10
Qui ormai si tratta del fatto che nessuno sembri capire che con poche centinaia di euro di vernice applicata con criterio si risolverebbe ogni problema escursionistico.
Non farebbe nemmeno male segnalare a grandi linee (T1...T6, per esempio) le eventuali difficoltà del percorso: non tutti sono in grado di affrontare difficoltà o esposizione e forse saperlo prima...

sciurapina says: RE:
Sent 10 October 2019, 15h37
Gia, in Svizzera ( aridaiee con sta Sfizzera:-) i tracciati con difficolta superiori all escursionismo vengono bollati con colore diverso e alla partenza segnalati come tracciati per esperti.Le Famose EE oppure EEA forse possono essere migliorate come tipo di segnaletica . Ma se si vogliono mantenere diciamo che dovrebbero almeno essere usate dove servono

cai56 says: RE:
Sent 10 October 2019, 20h36
Svizzera o non Svizzera è inutile girarci intorno: i tre gradi di difficoltà escursionistica E - EE - EEA sono troppo pochi. Se poi l'unica giustificazione per il mantenimento obsoleto di questa scala è solo la tradizione… allora siamo messi male anche qui.


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